Andrej Arsen’evic Tarkovskij: le stringate recensioni di Maurizio Ercolani

Restrospettiva Monografica sul regista  Andrej Arsen’evic Tarkovskij

 

 

“Solyaris” (“Солярис“) di Andrej Arsen’evic Tarkovskij

Solyaris

Come gli alberi si specchiano nel lago.

Così si specchiano nell’oceano di Solaris i fantasmi della nostra coscienza.

Le persone che abbiamo amato.

Sotto forma di neutrini.

Si materializzano davanti ai nostri occhi.

Come mai se ne fossero andate.

Isole della memoria.

Fine della “recensione”, in eterno.

Voto 8

 

“Lo specchio” (“Zerkalo“) di Andrej Arsen’evič Tarkovskij

Lo specchio

Gli alberi non si muovono.

Gli alberi stanno fermi e muti.

Siamo noi che corriamo, ci aggiriamo.

E diciamo sciocchezze.

L’inizio è eccezionale.

E poi non si capisce un cazzo.

Da rivedere, Mauri.

Fine della “recensione”, Cechov e  la corsia n.6.

Voto 8

 

“Sacrificio” (“Offret“) di Andrej Arsen’evic Tarkovskij

Sacrificio

Ho realizzato che è impossibile scrivere una recensione su un qualunque film di Andrej Tarkovskij.

Mi viene in mente solo un grande quadro con i personaggi che piano piano prendono vita, forma e movimento.

Prendi un foglio di carta e ritaglia un rettangolo al centro.

Scorrilo in orizzontale sul quadro, lentamente.

Adesso in verticale.

Ora soffermati un momento.

Fine della “recensione”, bellezza.

Voto 8

 

 “Stalker” (“Сталкер“) di Andrej Tarkovskij

Stalker

Non bastano ventitré frasi, forse ne occorrerebbero ventitremila, o forse meglio nessuna. A volte non ti senti all’altezza, a volte ti senti preso per il culo, come Casa di foglie di Danielewski, non so se lo avete letto.

Me lo consigliò un’amica, amicizia è sempre un concetto molto vago. Mi disse che le era piaciuto un sacco e io lessi millecinquecento pagine in una settimana, desideroso di discuterne assieme. A me tutto il libro sembrò una presa per il culo gigante ma sicuramente non l’avrò capito, e poi ero troppo curioso di parlarne con lei, finisco il libro e finalmente le chiedo:

– Perché a te è piaciuto?

– A me piaceva la copertina e il fatto che alcune parti si potessero leggere al contrario, sai io non l’ho letto. Sapete la storia del vaso? Gli antichi usavano questo vaso per metterci gli avanzi, passano i secoli e di quel vaso i critici cominciano ad apprezzarne lo stile e il disegno, quel vaso diventa opera d’arte e la folla accorre osannante, poi un giorno si scopre che quel vaso è tutta una burla e non va a vederlo più nessuno. Pecoroni. Avete letto il Giuoco delle perle di vetro? Stalker è della stessa pasta, Stalker è della stessa osticità. Stalker non è un film, ma un trattato di filosofia.

Stalker

Amo gli occhi tuoi, amica mia
il loro gioco splendido di fiamme
quando li alzi all’improvviso
e come un fulmine celeste guardi veloce tutto intorno
ma c’è un fascino più forte
gli occhi tuoi rivolti in basso
negli attimi di un bacio appassionato
e fra le ciglia semichiuse
del desiderio
il cupo e fosco fuoco

Brevi istruzioni per l’uso: se non ti piacciono i film lenti questo non è il tuo film. Se pensi che non abbia senso inquadrare una pozzanghera per dieci minuti di fila guardati i film dei Vanzina. Se invece riesci nell’impresa di arrivare fino in fondo probabilmente penserai che forse ne è valsa la pena, e che Stalker è un capolavoro del cinema, o forse no.

La debolezza è potenza, la forza non è nulla.

Stalker

La camera deve avanzare lentissima mi raccomando, piano sequenza destra sinistra, piano sequenza sinistra destra.
Il disinteresse dell’arte, che sia maledetta la discussione, da essa nasce la verità.
L’inquadratura è fissa perché non ti devi distrarre, devi solo ammirare il quadro.
L”umanità esiste per creare opere d’arte, ti prego vieni con me.
I dialoghi in primo piano, la pesantezza delle parole, le divine inquadrature e la sindrome di Stendhal.
Il pensiero umano, ill tempo di riflettere: riesci a ridere dei tuoi tormenti?
Lentezza, tu sei come una medusa al sole.
Dieci minuti fissi su una pozzanghera, sei solo un insulso parolaio.
Bicchieri che si muovono con il passare del treno, bicchieri che si muovono con la forza del pensiero.
Per me ovunque è una prigione: lo scrittore scrive per dimostrare di valere qualcosa a sé e agli altri, questo è sbagliato?
A un certo punto squilla un telefono, a un certo punto comincia a piovere.
Il mondo è infinitamente noioso, ma la musica l’arte e la poesia per qualche miracolo penetrano l’animo umano.
La ricerca della felicità: cerchi l’ispirazione scrittore?
Conscio e inconscio: lo scrittore, il professore e il verme.
Sai veramente cosa desideri? Noi viviamo per la speranza, una volta che raggiungi quello che desideri, una volta che riesci a dare alle cose una definizione queste cose perdono il loro significato, forse è allora che hai raggiunto l’infelicità.
C’è un posto – la Zona – in cui si avverano i desideri.
Solo quelli più intimi però, vuoi vincere il Nobel professore?
Come sarebbe la vita senza dolore?
Sarebbe peggio, perché non sapresti riconoscere la felicità, e la speranza.
È il percorso che è importante, non il punto di arrivo, è nella ricerca il senso dell’esistenza!
La speranza è vedere Vic Chesnutt a fine concerto che se ne va felice sulla sua sedia a rotelle, tra due ali festanti di folla.

Fine della “recensione”, buon viaggio.

Voto 10

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Written by  Maurizio Ercolani

http://www.facebook.com/streamofconsciousnessfanpage

 

15 thoughts on “Andrej Arsen’evic Tarkovskij: le stringate recensioni di Maurizio Ercolani

  1. ahahah grazie ancora! quella di stalker è una delle prime “recensioni” che ho scritto! a tratti non la capisco neppure io! però il film è spettacolare. è uno dei pochi a cui ho dato 10 :)
    PS: quella cui sono più affezionato è quella di solaris, consiglio a tutti di recitarla ad alta voce, guardandovi allo specchio ^_^

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