Significato dei sogni #25: sogni telepatici di William Oliver Stevens

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Il fenomeno per cui una persona sente determinate parole proprio nel medesimo istante in cui esse sono pronunciate a distanza dovrebbe essere chiamato «chiaraudizione», ma è sempre uno dei tanti casi di telepatia.” ‒ William Oliver Stevens

Sogni telepatici Il mistero dei sogni di William Oliver Stevens
Sogni telepatici Il mistero dei sogni di William Oliver Stevens

Venticinquesima puntata della rubrica “Significato dei sogni” nella quale si presenta un estratto del capitolo Sogni telepatici tratto da “Il mistero dei sogni” di William Oliver Stevens (Bompiani, 1953). Stevens (1878 – 1955) fu uno scrittore americano e professore per l’Accademia navale degli States.

“Il mistero dei sogni. La posizione e le certezze acquisite dalla scienza” fu pubblicato nel 1949, penultimo libro prima della sua morte seguito da “Psychics and Common Sense” del 1953, non ancora tradotto in italiano. Il volume qui in oggetto principia con una Introduzione ed è seguito da dieci capitoli (Il sogno nella letteratura; Il simbolismo nei sogni; Soluzione di problemi nel sogno; Sogni telepatici; Sogni chiaroveggenti; Sogni premonitori e profetici; Sogni di confine; Sogni concorrenti e reciproci); chiude la Conclusione.

Dall’Introduzione:La parola «sogno» non ha alcun sinonimo. «Visione» e «fantasticheria» appartengono alle facoltà di una coscienza sveglia. «Allucinazione» porta con sé il senso dell’irrealtà che fa pensare al parto di una mente disordinata. Sembra strano che un fenomeno comune a tutta l’umanità e che ha provocato tanto superstizioso interesse non debba avere più di una parola che lo distingua. Di conseguenza, la parola «sogno» è destinata ad essere usata con «dannata ripetizione», per dirla con Falstaff.[1]

Forse ad eccezione della parola «amore», non vi è nel dizionario altra parola di cui si sia così abusato come della parola «sogno». Eppure esso passa come uno dei misteri più grandi dell’umana esperienza e ha eccitato la curiosità dell’umanità dai tempi preistorici ad oggi. È una specie di doppia vita che l’uomo vive nel sonno, nella quale agisce senza apparente controllo sulle proprie azioni. È come se l’uomo avesse una seconda coscienza. A rendere poi l’esperienza più terribile, talvolta, un sogno si «avvera»; ed ecco sorgere allora una circostanza che rafforza di molto la credenza che i sogni debbano avere un significato. Fu, così, inevitabile che gli indovini si arricchissero al seguito dei re e che i sacerdoti aumentassero le loro rendite interpretando i sogni nei templi degli dèi. In tutto il mondo, perciò, il sogno ha tenuto un posto di primo ordine nei culti e nei miti dei popoli. […] È superfluo ricordare a chi conosce bene la Bibbia, nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, quale importanza avessero i sogni per gli antichi Ebrei. Lo stesso fu per l’Egitto, per Babilonia, per Roma antica e per l’Oriente. […]

Fu opinione largamente diffusa che, durante il sonno, l’anima lasciasse il corpo e volasse come farfalla in un suo avventuroso mondo. I Birmani, ad esempio, usano ancora oggi questo simbolo per rappresentare il sogno mentre i Greci raffiguravano generalmente Psiche con le ali di farfalla.”[2]

La rubrica “Significato dei sogni” presenta, oggi, un argomento che potrebbe invece ridestare l’interesse verso l’inconscio, i suoi modi “sensazionali” di comunicazione e rinnovare l’immaginario del mondo avventuroso della farfalla. In questa venticinquesima puntata William Oliver Stevens ci racconta dei sogni telepatici offrendo, assieme ad una veloce indagine della tipologia del sogno, testimonianze che possono farci riflettere.

Sottostante si potrà leggere la disamina ed un sogno intitolato Il figlio della cameriera; nel capitolo sono presenti i sogni: Il villaggio bianco; Il colpo sulla bocca; Il grido della nuora; La chiamata della bimba ammalata; La figlia infelice; Le ultime parole di una madre; Il cane di Rider Haggard.

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Estratto da Sogni telepatici tratto da “Il mistero dei sogni” di William Oliver Stevens

Nei primissimi tempi delle ricerche sui fenomeni psichici, si dovette necessariamente chiamare in causa la parola «telepatia». Quegli uomini e quelle donne che, nonostante le ingiurie e le beffe, continuavano coraggiosamente a studiare tali fenomeni, sapevano di poter trovare una spiegazione ragionevole per proseguire nel cammino intrapreso, sul sapere umano non avrebbe rivelato che il caos.

Accadde così che la trasmissione del pensiero fosse la più facile a dimostrarsi perché vi erano moltissime testimonianze al riguardo. E quindi gli studiosi si basarono su di essa come su di una verità già dimostrata e tentarono di portare tutti gli altri fenomeni misteriosi nel campo facilmente spiegabile della telepatia.

Naturalmente, alcuni di quei primi studiosi respinsero ogni spiegazione che potesse definirsi «spiritica». Questa poteva soddisfare solo la gente semplice ed ingenua e fu presa in esame da pochi eccezionalissimi uomini di scienza, come Alfred Russel Wallace.[3]

Se si leggono alcune discussioni sui casi studiati in quel primo periodo, non si può fare a meno di pensare che lo sforzo di trovare per ogni cosa una spiegazione telepatica fu, talvolta, spinto fino alla esasperazione. Ad ogni modo è già qualcosa il sapere che la telepatia e la chiaroveggenza sono ora considerati fenomeni intimamente collegati, come ha dichiarato il Dr. Alexis Carrel[4] più di dieci anni or sono e come il Dr. Rhine[5] ha brillantemente dimostrato con i suoi pazienti esperimenti all’Università di Duke.

Nel linguaggio popolare, per chiaroveggenza si intende quella facoltà di percepire, senza l’aiuto dei sensi, fatti o incidenti che si verificano a distanza; mentre la telepatia, sua gemella fra le forze psichiche, è quel processo per cui pensieri, emozioni e sensazioni vengono trasmessi da una mente all’altra senza l’aiuto dei sensi. Tra le due vi è, naturalmente, una parentela così stretta che è spesso difficile fare tra loro una logica distinzione, e non sempre facile è il decidere se un fenomeno debba classificarsi telepatico o di chiaroveggenza. È tuttavia sempre conveniente fare la distinzione, anche se i due fenomeni non sono che le figure opposte di una stessa medaglia.

Gli esempi sotto riportati sono offerti come casi di telepatia nei quali un pensiero, un’emozione, una sensazione o un messaggio vero e proprio sono passati da una mente ad un’altra per mezzo di un sogno.

Il fenomeno per cui una persona sente determinate parole proprio nel medesimo istante in cui esse sono pronunciate a distanza dovrebbe essere chiamato «chiaraudizione», ma è sempre uno dei tanti casi di telepatia.

Gli esempi del primo gruppo sono stati definiti come «insignificanti ma veri»; giova tuttavia far notare che in questi casi non dobbiamo lasciarci accecare dal carattere insignificante del contenuto e non vedere il valore della evidenza e della genuinità dell’esempio.

[Si riporta il terzo sogno del sottocapitolo Esempi di ansia e dispiacere intitolato Il figlio della cameriera]

Fra i moltissimi sogni veridici pubblicati oltre sessant’anni or sono nel libro I fantasmi dei viventi (vol. II – pag. 388) ve n’è uno che si inserisce nel gruppo dei sogni telepatici.

Una signora inglese, indicata solo con l’iniziale «B», ma ben conosciuta dagli autori dell’opera, prese al suo servizio una ragazza di ventitré anni, che le era stata raccomandata. Ne fu molto soddisfatta, tanto che domestica e padrona simpatizzarono a vicenda in un modo veramente eccezionale e la ragazza esclamava spesso che non aveva mai trovato una sistemazione così felice. Ma oltre alle referenze avute, la signora «B» non sapeva nulla del passato della ragazza.

Una mattina di buon’ora ebbe un curioso sogno: la ragazza entrava in camera da pranzo e faceva l’atto inconsueto di sedersi accanto a lei. Poi le diceva seriamente: «Ho qualcosa da dirvi: ho un figlio di tre anni chiamato Bertie».

Non era che un sogno, ma così reale che ne parlò a suo marito e, dopo colazione, andò al frutteto dove la ragazza stava stendendo dei panni e le raccontò il sogno. Quella non disse una parola, ma impallidì e apparve così strana che la signora rientrò in casa con la sensazione di averla offesa. Poco dopo la trovò in cucina ove stava piangendo amaramente.

«Cosa hai Annie? Ti ho forse offesa?»

«Oh no, signora. Il vostro sogno è vero sotto tutti i riguardi, persino nel nome.»

Poi aggiunse che da molto tempo era oppressa dalla convinzione che sarebbe stato suo dovere confessare alla padrona l’esistenza di quel figlio illegittimo, il quale era allevato da sua madre; e, invero, quest’ultima l’aveva più volte pressata, dicendole che sarebbe stato necessario mettere in chiaro la faccenda.

La signora «B» dichiarò di non aver mai sospettato del bambino, ma che quel breve sogno fu veridico sotto ogni riguardo: il bambino esisteva, aveva tre anni e si chiamava Bertie.

Circa un anno dopo la signora «B» era lontana da casa, essendosi recata a Londra per visitare certi parenti e sognò di nuovo un quadro di vita vissuta simile al precedente, e, anche questa volta nei riguardi di Annie. La vedeva in un accesso di angoscia con le guance rigate di lacrime, ma, al contrario del primo, il sogno non fu affatto breve e le sembrò di vedersi davanti agli occhi, durante tutta la notte, quel viso sconvolto dal dolore. Non fu detta una parola in quel secondo sogno, ma esso le lasciò un’impressione tragica tanto opprimente che la mattina successiva si affrettò a ritornare a casa.

Le venne ad aprire la ragazza stessa e, subito, le gridò, in un fiume di lacrime:

«Oh, signora, mia madre mi ha scritto che Bertie sta morendo! Ho pianto e pregato tutta la notte che voi tornaste! Voglio andar da lui, voglio andar da lui!»

In questo caso sembra che vi sia stata una speciale armonia di pensiero e di simpatia fra la donna di servizio e la padrona, tanto che si potrebbe dire che esse «avevano le medesime vibrazioni»; ma la telepatia non ha operato ‒ come spesso avviene ‒ nei periodi coscienti delle due persone da sveglie e si è manifestata attraverso due sogni nello stato di abbandono provocato dal sonno.

In occasione del primo sogno, evidentemente la ragazza era talmente angustiata, nel suo intimo, dal pensiero che fosse suo preciso dovere di mettere completamente al corrente la padrona sul suo segreto, che un conflitto psicologico si creò nel suo animo, manifestandosi finalmente, in ogni suo dettaglio, nel sogno della signora «B».

Un anno dopo, l’angoscia intensa provocata dalla notizia che il figlio stava morendo spinse la giovane madre a pregare per tutta la notte, sia per la guarigione del bimbo, sia per l’immediato ritorno della padrona, che potesse permetterle di correre al capezzale del moribondo. Questa profonda angoscia della sua mente, registrata da quella della signora sotto forma di sogno, rivelava che Annie stava subendo un forte dolore; ma, mentre nel primo sogno erano stati forniti dati precisi, in quest’ultimo non vi era alcun cenno circa la ragione delle lacrime della ragazza. Non era che un quadro di dolore formatosi nella mente della padrona, il quale lasciò tuttavia un’impressione talmente opprimente da indurla a interrompere la permanenza presso i suoi parenti e a ritornare d’urgenza a casa.

[…]

Per chiudere l’argomento dei sogni telepatici, parleremo del Dr. Wilfried Daim,[6] un giovane psicologo di Vienna, che ha effettuato degli esperimenti veri e propri sui sogni telepatici, essendo egli stesso un soggetto abbastanza sensibile, sia come trasmettitore, sia come ricevitore di sensazioni.

Egli compie generalmente i suoi esperimenti nelle prime ore del mattino, con distanze variabili, tra il soggetto trasmettente e quello ricevente, da venticinque metri a sei chilometri, basandoli su una combinazione di colori e di figure geometriche, che viene scelta a caso dal soggetto trasmettente tra un gruppo di buste.

Ad esempio il 14 marzo 1948, il Dr. Daim si svegliò alle 6:30 e si concentrò su di una «targhetta» costituita da un triangolo equilatero rosso su di un basamento rettangolare nero. «Sentii allora distintamente», egli scrive, «lo strano contatto telepatico, che è quasi impossibile descrivere, e, con energia, ma senza parole, ordinai al soggetto ricevente di svegliarsi.»

Nella sua relazione, quest’ultimo racconta, a sua volta, di essersi svegliato, quella mattina, pochi minuti dopo le 6:30, mentre stava sognando di musiche militari e di soldati, quando, a un tratto spiccò viva su tutta la scena la figura di un abete, che, tuttavia, non era come uno di quelli che si possono vedere in natura, ma stilizzato, come quelli che disegnano i bambini: la chioma era rappresentata da un triangolo equilatero rosso e il tronco da un rettangolo nero. Il fatto più sorprendente era che, mentre tutta la scena del sogno (le musiche militari, i soldati, et cetera) gli appariva grigiastra e senza colori, l’albero di abete era vivamente colorato.

Per un completo rendiconto di questo e di altri simili esperimenti, fatti dal Dr. Daim, rimando il lettore al Bollettino parapsicologico dell’Università di Duke del febbraio 1949.

Quello che è più interessante è il sapere che la realtà dei sogni telepatici si può, oggi, dimostrare per mezzo di esperimenti scientifici.

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William Oliver Stevens citazioni sogni telepatici
William Oliver Stevens citazioni sogni telepatici

Per continuare la lettura in modo proficuo e con attenzione si consiglia di distogliere gli occhi dal computer o dal cellulare e di recarsi nella propria libreria per cercare il libro tra gli scaffali impolverati; se non si possiede il volume in casa si consiglia di acquistarlo (rigorosamente in cartaceo).

Leggere è un compito importante, la carta è di grande ausilio rispetto al formato digitale non solo per la concentrazione necessaria all’atto della riflessione e comprensione ma anche per instaurare un rapporto fisico con l’oggetto-pozzo che conserva amorevolmente le considerazioni degli esseri umani del passato, in questo caso di William Oliver Stevens.

Un ulteriore consiglio: un bel quaderno (cartaceo) con penna o matita posto sul comodino per annotare i sogni al risveglio (con data ed orario). È importante non perdere l’uso della scrittura sia per la manualità delle dita sia per la stimolazione del cervello astratto e creativo.

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Nella prima puntata della rubrica si è presentato un estratto tratto dal primo capitolo “La letteratura scientifica sui problemi del sogno” del libro “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud; nella seconda un estratto tratto dal primo paragrafo intitolato “Il rapporto tra sogno e veglia” dello stesso capitolo; nella terza puntata si è presentato un estratto tratto dal secondo paragrafo intitolato “Il materiale onirico. La memoria nel sogno” dello stesso capitolo; nella quarta si è selezionato un estratto da “Relazione, imago e proiezione” del febbraio 1959, tratto dal capitolo “Attività medica e analitica” del libro “In dialogo con Carl Gustav Jung” di Aniela Jaffé, che mostra il sogno in rapporto con l’ex partner; nella quinta si è ripreso il discorso con Sigmund Freud con un estratto estratto tratto dal quarto paragrafo intitolato “Perché si dimentica il sogno dopo il risveglio” del primo capitolo “La letteratura scientifica sui problemi del sogno”; nella sesta si è selezionato un estratto dal primo capitolo intitolato “Sogni lucidi e la loro impostazione filosofica” del libro “Sogni lucidi” dalla parapsicologia e scrittrice britannica Celia Green; nella settima si è presentato un estratto tratto dal secondo capitolo “L’uomo e l’esperienza” del libro “Sogni, profezie e apparizioni” di Aniela Jaffé affrontando la tematica della precognizione della morte; nell’ottava si è ripreso il libro “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud con un estratto tratto dal terzo paragrafo intitolato “Stimoli e fonti del sogno” del primo capitolo “La letteratura scientifica sui problemi del sogno”; nella nona un estratto tratto dall’introduzione del libro “Alchimia” di Marie-Louise von Franz mettendo l’accento sulla trascrizione del sogno; nella decima si è presentato un estratto tratto dal libro “La schizofrenia” di Carl Gustav Jung; dal capitolo “Psicogenesi della schizofrenia”; nell’undicesima si sono mostrate “Le peculiarità psicologiche del sogno” tratto del libro “L’nterpretazione dei sogni” di Sigmund Freud; nella dodicesima si è parlato del libro “Il codice dei sogni” di Charles Maillant finendo nel paragrafo Diventare ciechi; nella tredicesima il capitolo Anatomia di un sogno tratto dal libro “I sogni” di Edgar Cayce e Mark Thurston; nella quattordicesima si è presentato il tema della responsabilità ed inconscio dal libro “Elogio dell’inconscio” di Massimo Recalcati; nella quindicesima si è parlato dell’assenza di sonno trattata da Simon Monneret; nella sedicesima si è toccato il tema della maternità in carcere con Lella Ravasi Bellocchio; nella diciassettesima I sentimenti morali nel sogno espresso da Sigmund Freud; nella diciottesima Il simbolismo del cibo di Serena Foglia; nella diciannovesima Le discordanze della memoria di Igor Sibaldi; nella ventesima l’Incubo di Jorge Luis Borges; nella ventunesima Sognare di volare di Artemidoro; nella ventiduesima Sognare di morire di Artemidoro; nella ventitreesima Sognare di cambiare sesso di Charles Maillant; nella ventiquattresima il sogno in stato di veglia tratto da “Miti Sogni e Misteri” di Mircea Eliade.

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“Il mondo intero pende da questa continua catena:/ Il simile gode di ciò che è simile./ Così il Mercurio s’unisce al Mercurio, il fuoco/ Al fuoco, e questa è la meta dell’arte tua./ Vulcano conduca Mercurio, ma tu, o Cinzia,/ Sei liberata da pennuto Ermete e dal fratel tuo, Apollo.” – Atalanta fugiens

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Bibliografia

William Oliver Stevens, Il mistero dei sogni, Bompiani, 1953

Michael Maier, Atalanta fugiens, Edizioni Mediterranee

 

Note

[1] Sir John Falstaff è un personaggio apparso ne Enrico IV e Le allegri comari di Windsor (menzionato ne Enrico V). Williams Shakespeare lo dipinge come un vecchio cavaliere spaccone, comico ma anche gentiluomo, un po’ giullare e dotato di insaziabile appetito.

[2] William Oliver Stevens, Il mistero dei sogni, Bompiani, 1953, pp. 7-8

[3] Alfred Russel Wallace (1823 – 1913) fu naturalista, esploratore ed antropologo britannico. Assieme a Charles Darwin formulò la famosa teoria dell’evoluzione dell’essere umano.

[4] Alexis Carrel (1873 – 1944) è stato un chirurgo e biologo francese; i suoi progressi nelle tecniche di satura dei vasi sanguinei e sui trapianti di tessuti ed organi hanno contribuito per le operazioni chirurgiche di oggi.

[5] Joseph Banks Rhine (1895 – 1980) è stato un parapsicologo statunitense, considerato pioniere. Definì “percezione extrasensoriale” l’esistenza di trasmissione da mente a mente.

[6] Wilfried Daim (1923 – 2016) è stato uno psicologo e psicoterapista austriaco. Nel 1956 ha fondato a Vienne l’istituto privato Political Psycology.

 

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