Contest letterario “Raccontaci il tuo libro” – partecipazione gratuita
“La lettura è un rapporto con noi stessi e non solo col libro, col nostro mondo interiore attraverso il mondo che il libro ci apre.” ‒ Italo Calvino

Regolamento Contest “Raccontaci il tuo libro”
1. Il Contest letterario gratuito “Raccontaci il tuo libro” è promosso da Oubliette Magazine e dalla casa editrice Tomarchio Editore. La partecipazione al contest letterario è riservata ai maggiori di 16 anni.
La partecipazione al Contest è gratuita.
2. Articolato in una sezione:
A. Libro edito (qualsiasi genere letterario)
3. Partecipare è facilissimo: a fine pagina alla voce “Lascia un commento” si dovrà inserire un testo di presentazione del proprio libro (qualsiasi genere letterario, qualsiasi casa editrice o self-publishing senza alcuna restrizione sull’anno di pubblicazione).
Il testo di presentazione potrà essere in versi oppure in prosa a discrezione del partecipante; si consiglia di indicare il titolo del libro, casa editrice ed anno di pubblicazione.
Si richiede la cortesia di non superare 300 parole.
Si potrà partecipare con massimo due libri, da inserire in commenti separati.
Le opere senza nome, cognome, e dichiarazione di accettazione del regolamento NON saranno pubblicate perché squalificate. Inoltre NON si partecipa via e-mail ma nel modo sopra indicato.
Importante: cliccare su Non sono un robot, è un sistema Captcha che ci protegge dallo spam. Per convalidare la partecipazione bisogna cliccare sulla casella.
4. Premio Contest “Raccontaci il tuo libro”
N° 1 copia dell’antologia “Poetesse e Scrittrici d’Italia ‒ seconda edizione” delle autrici Annalisa Atzeni, Beatrice Benet, Daniela Balestra, Francesca Santucci, Gabriella Mantovani, Giovanna Fracassi, Marcella Donagemma, Maricà, Marta Beatrice De Lucia, Michela Fanni, Milena Musu, Patrizia Basile, Teresa Stringa e Tiziana Topa; edito ad ottobre 2025 da Tomarchio Editore.
N° 1 copia dell’antologia “Poeti e Scrittori d’Italia ‒ seconda edizione” degli autori Aldo Turnu, Fabio Soricone, Franco Carta, Jonny Souto, Marcello Comitini, Marco Leonardi, Marco Salvario, Mario Alberto Castoldi, Mattia Airoldi, Rosario Tomarchio, Samuel Fernando Pezzolato e Stefano Gervasoni; edito a novembre 2025 da Tomarchio Editore.
Saranno premiati i primi quattro classificati.
5. La scadenza per la partecipazione al Contest “Raccontaci il tuo libro”, come commento sotto questo stesso bando, è fissata per il 27 giugno 2026 a mezzanotte.
6. Il giudizio della giuria è insindacabile ed inappellabile. La giuria è composta da:
Alessia Mocci (Editor in chief)
Carolina Colombi (Scrittrice e collaboratrice Oubliette)
Franco Carta (Poeta e scrittore)
Giovanna Fracassi (Poetessa e scrittrice)
Rosario Tomarchio (Poeta ed editore)
Tiziana Topa (Scrittrice e collaboratrice Oubliette)
Aldo Turnu (Cantautore, compositore e collaboratore Oubliette)
7. Il contest non si assume alcuna responsabilità su eventuali plagi, dati non veritieri, violazione della privacy.
8. Si esortano i concorrenti per un invio sollecito senza attendere gli ultimi giorni utili, onde facilitare le operazioni di coordinamento. La collaborazione in tal senso sarà sentitamente apprezzata.
9. La segreteria è a disposizione per ogni informazione e delucidazione per e-mail: oubliettemagazine@hotmail.it indicando nell’oggetto “Info Contest” (NON si partecipa via e-mail ma direttamente sotto il bando), in alternativa all’email si può comunicare attraverso la pagina fan di Facebook.
10. È possibile seguire l’andamento del Contest ricevendo via e-mail tutte le notifiche con le nuove partecipanti al Contest Letterario; troverete nella sezione dei commenti la possibilità di farlo facilmente mettendo la spunta in “Avvertimi via e-mail in caso di risposte al mio commento”.
11. La partecipazione al Contest implica l’accettazione incondizionata del presente regolamento e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai soli fini istituzionali (Gdpr 679/2016). Il mancato rispetto delle norme sopra descritte comporta l’esclusione dal concorso.
Buona partecipazione!

Titolo libro: Messer Matteo gentiluomo e fiorentino a Borgo Silva – Arpeggio Libero, 2023
La morte di una marchesa nel fiore degli anni. Un gentiluomo che indaga e che non sa resistere alle grazie di donzelle e locandiere. E poi lo speziale, il maniscalco e la fantesca. Sullo sfondo, ecco delinearsi la lotta tra Guelfi e Ghibellini, tra Roma e Firenze, tra gli interessi del Papa e quelli dell’oligarchia fiorentina, tra gli onesti e i lestofanti, incarnati questi ultimi nelle figure di un lubrico marchese, un ignavo Podestà, un torvo inquisitore. In questo giallo medievale dalle atmosfere bocc accesche c’è tutto, gli ingredienti ben dosati e amalgamati quanto basta per far scorrere fino alla fine la storia di un omicidio da svelare.
Studioso eclettico e appassionato di Storia Medievale e della condizione degli ebrei durante questo periodo, scrittore di racconti ed ex manager editoriale, l’autore Peter Hubscher manda oggi alle stampe il suo primo romanzo e ci narra la vicenda di Messer Matteo, un giureconsulto fiorentino caduto in disgrazia: per riscattarsi, si vede a costretto ad accettare controvoglia un’indagine scomoda, “una patata bollente”. Spedito in uno sperduto villaggio toscano, si improvvisa detective e avvia ricerche e interrogatori per svelare il segreto che avvolge il delitto della nobildonna, un assassinio per avvelenamento di cui l’intero borgo sembrerebbe complice silente ma che in verità trascina sul banco degli imputati l’innocente Abramo, lo speziale, e Anna, la giovane ancella della marchesa, entrambi accusati di eresia, stregoneria e commerci con Satana.
In un Medioevo licenzioso molto ben ricostruito, tra scorribande di cavalieri, convegni in mezzo ai boschi, notti di sabba e luna piena, ecco che si srotolano le indagini, il processo, le torbide vicende di un mondo che da sempre sa accendere l’immaginazione e la curiosità dei lettori. C’è la descrizione della convivenza tra gente toscana e minoranza giudaica durante l’epoca medievale; c’è la protervia aristocratica del feudatario; ci sono le svelte pennellate sulla vita quotidiana. E infine, un intreccio ben congegnato che ci trascina con gusto fino all’esito conclusivo.
Titolo: Alex e Grace
Alex rollò l’ ennesima sigaretta di quella gelida mattinata d’ inverno poi con un soffio di voce dipinse la sua bestemmia sulle nubi ” Ehi cielo guardami… un grumo di ossa tenute insieme dallo sputo dei santi… ecco chi sono….” New Jork era bellissima; la neve l’ aveva ricoperta tutta e le cime dei grattacieli sembravano le prospicenze del paradiso…..lui era lassù, lui e suoi 47 anni intabarrati in un giaccone troppo grande per contenere una vita. Era stanco dei perché, quei maledetti pugni spaccati nelle lunghissime notti d’ ospedale, tra le flebo che non scendono e gli urli della sua Grace….Grace, il suo volto, il suo corpo i loro abbracci, i loro sì…..e poi il cancro gelido stillicidio di una cicuta bevuta troppo giovani…. .. tossì i suoi ultimi secondi di lacrime…. per un attimo Dio sembrò dipingergli un sorriso….. poi più nulla. Nessuno sentì il tonfo…..nessuno… solo il silenzio. Lo trovarono con gli occhi riversi all’ insù, come una preghiera giunta al cielo, aperti come la vita che avevano corso da giovani con Grace. I paramedici lo avvolsero in un sudario e lo deposero con dolcezza nell’ ambulanza parcheggiata tra due ali di folla silenziosa. Lo portarono all’ ospedale di Manhattan dove il tempo si era fermato al momento in cui la sua Grace se n’ era andata; li misero insieme come due novelli Romeo e Giulietta, pure gli infermieri più anziani piangevano a dirotto. Le famiglie arrivarono trafelate, impallidite e svuotate: era finita, li avevano persi per la seconda volta, una volta era stata la loro arroganza, la seconda volta il destino. Entrarono muti nella camera dove i loro ragazzi riposavano e le mamme si abbracciarono in un abbraccio che non ebbe fine. I padri no, dritti nella loro austera nullità dietro le mogli, guardarono la scena da lontano. Le famiglie uscirono ed ecco Jeannie una delle pazienti più anziane dell’ ospedale andò loro incontro e abbracciò le mamme. Un libretto scivolò dalle sue mani incartapecorite a quelle di Lilly, la mamma single di Alex, e la sua voce roca ruppe la morte di quei secondi interminabili: “I vostri ragazzi hanno vissuto. La gioia, la dolcezza, l’ amore la malattia erano come il tutto che scandisce i giorni io c’ ero”. Allora aprirono il libro e riconobbero la calligrafia di Grace e le prime lettere “Cara mamma, caro papà……………. Si dice che il mondo ti casca addosso, si dice tanto per dire invece è vero; un botto dentro al petto, un colpo, un vuoto e appresso scivolasti a terra fiera, dolcissima Josephine mamma senza più domani………..Ti ritrovarono svenuta con gli occhi riversi verso il cielo che urlavano quelle lettere che si ripetevano senza fine: “Cara mamma, caro papà”; il mio bocciolo colorato che ora riposava per sempre…. Gli infermieri aiutarono a rialzare le tue povere ossa e l’ appoggiarono delicatamente su una sedia, tu che stringevi i pugni in un anelito di preghiera: “O Signore dammi un’ altra possibilità, ridammi il mio fiore!!”. Girasti la pagina e la vita di Grace accarezzò le tue guance: Ti ricordi dei nostri sorrisi, delle nostre assurde litigate, delle lacrime di quel giorno quando sbattei la porta per sempre per il buio dei vostri no…..corsi, corsi e corsi su migliaia di marciapiedi fin quando il mantello della notte vestì il mio corpo di sudore e le mie ginocchia di silenzio. Mi rialzai ed ero sola, iNew Jork era bellissima avvolta in un regno di ombre, mi avvicinai e scorsi quegli occhi, tristi di mille solitudini le cui lacrime sembravano fiumi senza fine……”Mi fai accendere?” Chiesi distrattamente, lui si avvicinò e mi diede l’ accendino poi mi chiese: “Che ci fa una ragazza sola a quest’ ora di notte?” Rimanemmo in silenzio per lunghissimi interminabili secondi, poi gli risposi “Sono scappata volevo vivere…..” Ti capisco, mi rispose, io non sono mai diventato uomo……” Ci accogliemmo quella notte in una strada senza nome da quel momento in poi fummo solo noi ALEX e GRACE nelle vite consumate di cicche e di parole………” I giorni si sono fatti anni, vissuti nei migliaia di tramonti che New Jork ci donava, abbracciati di un sentimento nuovo che nasceva….l’ amore….. C’è solo la strada su cui puoi contare, la strada è l’ unica salvezza, pensò Jacqueline dopo l’ ennesima notte insonne passata da sola; Rob se n’ era andato e quell ‘ appartamento era diventato troppo grande e pieno di fantasmi……. New Jork non s’ era mai più riaccesa dal momento che il suo bocciolo aveva richiuso le ali e le lettere che vestivano quel libro avevano spremuto il suo sudore in notti e notti di silenzio…….. Uscì di casa un giorno di primavera con il peso d’ uno zaino di vita e gli occhi di quel dolce passato nel cuore….. Corse per giorni e giorni e giorni sotto un cielo di uomini poi sdraiò le sue ossa stanche nell’ angolo di un condominio senza nome. Per lunghissimi istanti fermò il suo sguardo al cielo e guardò la luna e forse per la prima volta sembrò felice…….. Tirò fuori quel libro e l’ amore dei ragazzi colorò quella notte: ” I nostri baci come fragorose speranze dei nostri giorni felici in quella soffitta disordinata, intrecciati come stelle incandescenti d’ amore…….ci raccontammo in migliaia di attimi fotografati di preghiere e le nostre notti si bagnarono di sorrisi”, ALEX e GRACE urlarono da quel libro la loro vita breve ma immensa, cicca consunta d’ una notte d’ estate……………. Jacqueline si svegliò era l’ aurora, aveva gli occhi gonfi di stupore, si stiracchiò e vide gli ultimi tiratardi tornare a casa. Era sola ed il sole piano piano accarezzò la fronte consumata dalle troppe lacrime che aveva versato in quei giorni….. La vista dei ragazzi in quella camera mortuaria l’ aveva d’ un botto invecchiata di anni, pensava sorseggiando il primo nero caffè dell’ ennesimo giorno d’ inutile vita………Quel libro si stava lentamente piegando, consunto di lacrime e caffè, fu in quel momento che il buio entrò con le prime parole e la tosse di GRACE……….. I colpi di tosse bucarono la solennità delle notti ed il suo fragile corpo vibrò davanti al terremoto del destino. GRACE era malata, ma la sua anima lottava come un vecchio pugile dinanzi al tramonto. “I giorni e le notti tra gli abbracci stretti di ALEX ed i pugni al destino”, così accolse quelle parole Jacqueline stretta nel suo cuore di mamma con il suo tormento senza risposta: “Perchè al mio bocciolo?” . Camminò per chilometri e chilometri ed alla fine arrivò al loro palazzo; appena entrò vide un omone di colore che gli si fece appresso dicendogli: “Dove va signora?” Jacqueline con un velo di tristezza gli rispose “Voglio vedere la soffitta ci abitava mia figlia” Allora l’ omone si ricordò di ALEX e GRACE e si commosse “Me li ricordo bene, erano una bellissima coppia sempre insieme fino alla fine di lei…..poi non ho saputo più niente” Aprì la soffitta ed una fitta avvolse il cuore di Jacqueline, c’ era un tavolo con due ritratti dei due ragazzi ed un letto ancora sfatto simbolo che la vita li aveva consumati oltre le parole, i sorrisi e le lacrime……Maledetto libro pensò per un attimo, ma l’ attrazione verso la vita dei ragazzi fu più profonda della tristezza e lo riaprì così GRACE parlò tra i pallidi occhi di sua madre: “Quanti medici mamma quanti ne ho dovuti passare senza di te, avrei voluto la stretta della tua mano ma c’ era ALEX il mio uno il mio tutto che riusciva sempre a farmi sorridere anche quando sarei voluta impazzire di lacrime….. In quei mesi ci siamo avvolti di parole come se fossero scudi alla sofferenza lui abbracciava le mie notti assopendo il mio dolore è stato lui a convincermi di scrivere queste parole……………..Mi ha detto “Devono sapere chi sei, che donna sei diventata e che mi hai insegnato a vivere…….” Richiuse il libro tra le lacrime e prese un ritratto quello di sua figlia e ALEX che sorridevano nel parco e richiuse dietro di se la porta…………………Basta! Basta se ne andò in preda ad una crisi di pianto, il dolore le stava trapanando le ossa……………………Si fermò sul marciapiede e lentamente si calmò: “Quanta sofferenza non è giusto, povera figlia mia”…..E s’ avviò con il sorriso di sua figlia stampato nel cuore…. La neve cadeva sugli alberi e New Jork era bellissima nel suo silenzio irreale; Jacqueline vide il paesaggio dalla sua finestra del suo appartamento all’ Upper East Side e d’ improvviso la tradì una lacrima “Quanto vuoto senza i tuoi sorrisi piccola mia……” E riaprì quel libro unto di anni e di caffè e gli sembrò che il rumore delle emozioni dei ragazzi potesse irrompere vestito di lunghissimi baci e di perdute insonnie. GRACE era un grumo di ossa con occhi gonfi di troppi silenzi e troppe cicute seminate per la casa ed ALEX l’ accompagnava cingendo i suoi fianchi con la forza folle dei suoi sorrisi. Tutti sapevano di GRACE, ma nessuno si azzardava a compatirla di fronte alla sua dignità ed ai suoi bellissimi occhi. Quel sabato che cadde per l’ ultima volta era sola……..ALEX era uscito quella mattina, finalmente il sole lo baciava dopo giorni e giorni di forzata claustrofobia “Quanto sei bella New Jork, quanto sei bello sole” E GRACE cadde sfinita da quel maledetto cancro……ALEX bussò bussò e urlò disperato quando entrarono sfondando il portone la trovarono svenuta senza più una lacrima da versare….. Arrivò l’ ambulanza e volarono verso l’ ospedale, l’ ultimo viaggio delle loro bellissime anime………Arrivarono e trasferirono il suo corpo esanime alle emergenze, ALEX la seguiva tenendogli la sua povera mano e d’ improvviso i suoi sorrisi sparirono “Quanto sei bella amore mio, Dio Dio mio perchè me la devi portare via?” Ed il silenzio gli rigò il suo pallido volto e le notti sfinirono la sua fragrante giovinezza; la sua vita era quella camera, quanto avrebbe voluto abbracciare sua mamma ma era solo, con la sua GRACE…………………… Quante notti e quanti giorni su quella sedia tenendo la mano della sua GRACE……quel corpo disteso che urlava vita da tutti i suoi pori “Quanto sei bella bocciolo mio”pensò ALEX guardandola negli occhi, non vide entrare Jeannie la più anziana delle pazienti dell’ ospedale in punta di piedi, gli si accostò e gli disse “So chi sei, qui tutti sanno di te e GRACE” stupefatto ALEX avrebbe voluto rispondergli ma la forza gli venne meno e d’ improvviso scoppiò a piangere sulla sua spalla. Jeannie lo accompagnò un momento fuori da quella stanza si presero un caffè e ALEX gli raccontò del giorno in cui per la prima volta rimase solo quando sua madre se ne andò e del giorno quando conobbe GRACE il suo tutto. Per un momento il ricordo delle folli risate con lei gli diedero forza e quella notte pregò, pregò e pregò che la sua GRACE rinvenisse un’ altra volta. Ma il cancro fini di straziare proprio quella notte il suo povero corpo. L’ infermiere svegliò ALEX ancora trasognante e lo schiaffeggiò facendolo svegliare “La sua GRACE l’ abbiamo dovuta intubare purtroppo non ce la farà…..” ALEX corse disperato per il corridoio ed alla fine si fermò chino verso il muro, sferrò un pugno per sentire di essere ancora vivo….. Troppe settimane aveva passato gonfio di vana speranza e stanchezza, incontrò nel corridoio Jeannie e in un secondo d’ immenso silenzio s’ abbracciarono…. Jeannie gli disse “Caro mio so che il dolore ti distrugge le ossa ma gli devi dire addio lo devi al tuo tutto se vuoi io ci sarò accanto a te ma glielo devi…..” Tornò in quella stanza per l’ ultima volta con Jeannie, lui sembrava finalmente trovare un po di pace si asciugò le lacrime e gli regalò la promessa d’ amore che gli aveva fatto quel giorno che s’ erano uniti……strinse forte forte la sua mano…..il suo cuore batteva fortissimo…..”grazie vita mia per aver illuminato i miei giorni” detto ciò si alzò e uscì …….d’ improvviso sentì i suoi 47 anni un peso insopportabile; Jeannie lo vide uscire dall’ ospedale solo, rassegnato senza più niente……… GRACE era volata via come un dolcissimo angelo e di ALEX nessuno aveva più saputo niente. Solo il cielo un giorno lo vide su quel tetto di New Jork sotto la neve, bellissima anima con gli occhi spenti che si rollava l’ ultima sigaretta…
Ho scritto due libri di narrativa: ” Il fiume sotto la quercia ” ed Laruffa e ” Anime Itineranti ” ed Albatros ll Filo.
Il primo è composto da 15 novelle, il secondo da 27. L’ impressione è da subito quella di inoltrarsi in un cammino dalle valenze autobiografiche, accese da racconti vivaci e ricchi di sorprese. Non sappiamo se è suono, se è danza, se è canto, se un fauno si nasconde dietro lo scenario ma di sicuro è tempo primordiale, cuore primitivo alla ricerca di emozioni forti che non vogliono sciogliersi come neve alla banalità del quotidiano. Chi legge esegue dunque con l’ autrice un esercizio intenso che evoca un universo amato e ormai assediato dalla problematica realtà moderna: da esso si eleva un grido che si affida al mare, mare che tra burrasche improvvise e placida bonaccia, lo riproporrà alla vita, vestito di speranza nuova e viva. Non manca la donna protagonista, a volte bucolica, a volte dea inaccessibile o musa ispiratrice… è sempre lei il perno intorno a cui tutto ruota, sia che si faccia madre o amante, complice o maestra di vita. La donna amata, oggetto di sogno o di follia, la donna amante, genesi e compimento, alfa e omega, aurora e crepuscolo, fonte di piacere e di tormento, genesi di vita e di morte. In prima linea, sempre. La figura della donna riappare decisa anche nel secondo libro ” Anime Itineranti” in tutta la sua triste attualità.Le vicende raccontate si animano in uno stile ricco di aggettivazioni che turbano, coinvolgono, meravigliano e le protagoniste si rivelano fino nella parte più intima dell’ anima. Un’ anima itinerante.Un’anima che sorprende anche se in poche pagine dove la vicenda narrata è sempre conclusa, con un colpo di coda, ecco che la soluzione arriva improvvisa,insperata, come se niente debba essere affidato al caso. Le donne sono protagoniste : ci sono coloro che sono costrette a vivere nell’ ignoranza, nella sofferenza e nei pregiudizi, nella miseria materiale e morale. Queste figure femminili, immerse un ‘inerzia apparente, possiedono sempre la capacità e le risorse per riscattarsi e uscire vincenti.
La parte spettante, NOR Edizioni, 2025
Aurighi e guerrieri schierati,
da un lato e dall’altro, a battaglia;
la lancia che prima si scaglia,
percorre lo spazio e colpisce;
la nave sui flutti sfrenati
del mare distesa d’azzurro;
il dolce e leggero sussurro
d’amore che scocca e ferisce:
ma poi si discende e finisce
fra i tanti soldati, le amate,
gli amanti e quelle acque infuriate.
Di tutti rimangono strisce
di lacrime e sangue: salate,
com’erano le onde agitate.
Una mano di carte, Montag, 2026
Ci sono i re, con scettro ed ermellino;
le dame, che vi mettono in ambasce;
il fante che combatte, poverino;
le imperatrici in trono, un po’ bagasce;
il diavolo all’inferno, accomodato;
l’alchimista, che muta il piombo in oro;
chi ha fatto un tentativo e lo ha sbagliato;
chi canta da solista contro il coro.
Seguitemi nel mondo dei mazzieri,
quello che sta sul tavolino verde:
seguitemi, provate a stare seri,
fra chi vince la posta, e chi la perde.
Seguitemi, col passo che fa il gatto,
attenti al cane e state dietro al matto.
Daltonico Esistenziale. Tomarchio Editore. 2025
MI SI E’ SECCATA ADDOSSO LA VITA.
Il 2 giugno 2023 mia madre e’ morta. Prima che chiudessero la bara, le ho chiesto di “lasciarmi andare”: un vivo che chiede ad un cadavere di essere “lasciato andare”? Infatti, non era a mia madre che lo chiedevo veramente, ma a me stesso; e siccome negli incroci piu’ importanti della mia vita sono spesso stato un codardo, ho chiesto proprio a lei, a mia madre appena morta, di fare qualcosa al posto mio, qualcosa che io non avevo il coraggio di fare: lasciarmi andare.
“Daltonico Esistenziale” è il racconto nemmeno troppo lineare di un tentativo involontario di presa di coscienza. E’ un tratto di un viaggio, forse, un viaggio in cui mi sono scivolato, che non avevo ne’ programmato ne’ pianificato ne’ prenotato.
Più che un viaggio, e’ una sequenza disordinata di tappe , forse.
Non c’è un inizio, non c’e’ una fine; c’e’ solo un movimento cui mi sono abbandonato, come avevo fatto finta di chiedere a mia mamma. Anche se non era proprio questo che intendevo in quel momento.
Le “poesie” di Daltonico Esistenziale, senza volerlo, raccontano quel movimento.
Daltonico é, notoriamente, chi ha una visione alterata dei colori, soprattutto di alcuni.
Daltonico esistenziale è chi ha una visione alterata della vita, chi la vede in modo diverso dagli “altri”, chi vede qualcosa che gli “altri” non vedono oppure chi non vede qualcosa che agli altri risulta lampante.
Io sono sempre stato un daltonico esistenziale, ma non lo sapevo, l’ho capito tardo insieme a tante altre cose, ma le poesie di questa raccolta sono i colori così come li vedo io.
VIENI A PRENDERMI, PORTAMI VIA CON TE
Ti ho incontrato ieri.
Ero in bici, verso Grumello del Monte, stavo rientrando dal mio giro.
Ho imparato che, quando piango, è perché ti incontro, quindi non mi posso sbagliare: eri tu.
Mi sei venuto prepotentemente davanti: hai urlato. E tu non urli quasi mai; quando lo fai, mi scuoti sempre.
Mi hai preso la testa fra le mani, me l’hai scossa, avanti e indietro, come per essere sicuro che ti sentissi e che capissi che non stavi bene.
Ho pianto per tutto il tempo in cui mi hai parlato, e anche un po’ dopo.
Mi hai detto più o meno così:
Non lasciarmi più con persone che non mi voglio bene come sono.
Che mi feriscono, che non sono interessate davvero a me, che mi guardano storto, che mi vogliono bene solo se e fino a quando faccio quello che vogliono loro.
Sono stanco di stare qui.
Adesso ho bisogno di stare davvero tranquillo, ho bisogno di serenità.
Non ne posso più. Non ne posso più di sguardi di disapprovazione e di malcontento. Piuttosto, stiamo soli tu ed io per un po’. Non ne posso più di atmosfere pesanti, di persone che sbuffano, di musi lunghi. Non ne posso davvero più. Ho bisogno di stare tranquillo, adesso.
Fammi incontrare solo persone che mi vogliono bene, per come sono, che mi dicono, con la bocca con gli occhi e con il cuore che io vado bene così.
Non voglio più sentire quella vocina che passa attraverso le pareti e che mi dice che mi manca sempre qualcosa.
Dammi una stanza tutta mia, dove non mi sente nessuno, dove possiamo parlare tu ed io senza che nessuno ci ascolti, dove ti posso dire tutto.
Dove posso fare tutto quello che voglio, senza preoccuparmi se sia giusto o sbagliato.
Ho bisogno, per un po’ di tempo, di non sentire alcun giudizio. Nessuno proprio.
Lasciami fare, lascia spaziare la mia fantasia senza preoccuparmi.
Fino ad ora, ho vissuto in una stanza senza finestre, con una sola porta da dove hanno fatto irruzione tante persone che sono entrate e mi hanno spaventato, hanno cacciato degli urli che qualche volta non capivo nemmeno. Io non ho mai avuto il coraggio di uscire perché avevo paura.
Sulle pareti della mia stanza qualcuno proiettava immagini spaventose, che mi mettevano paura. Nelle immagini, c’era sempre qualcuno in pericolo, qualcuno che cadeva, qualcuno che si sfracellava.
Così, ho pensato che, fuori, quello fosse il mondo per davvero: pieno di pericoli e di persone cattive, che mi avrebbero fatto del male.
Quando ti guardavano storto, quello sguardo veniva proiettato sulle pareti della mia stanza.
Quando ti dicevano che “non vai bene”, che “devi fare questo o quest’altro”, quelle voci arrivavano a me amplificate da un megafono maledetto.
Ti prego, vieni a prendermi e portami via, ma fallo adesso.
So che sei forte e che, quando ti ci metti, non ti ferma nessuno.
Ho bisogno della tua mano salda, adesso.
Se tu mi dai la tua mano, io faccio uno sforzo ed esco da qui, ma tu dammi la mano.
Se tu mi starai a fianco, io avrò meno paura perché so che tu sai fronteggiare i briganti e hai mille pugnali nelle tasche.
Portami in un luogo sicuro, non ti ho detto “bello”, ti ho detto “sicuro”. Basta che abbia qualche finestra e che io possa guardare fuori.
Compra una porta di acciaio, blindata, cosi quando ci chiudiamo a chiave nessuno potrà entrare e rimaniamo soli io e te. Non ci serve nessuno, credimi, almeno per un po’.
Vieni a prendermi.
Portami via con te.
Adesso.
I miei versi storti. Liberodiscrivere. 2023
VIENI A PRENDERMI, PORTAMI VIA CON TE
Ti ho incontrato ieri.
Ero in bici, verso Grumello del Monte, stavo rientrando dal mio giro.
Ho imparato che, quando piango, è perché ti incontro, quindi non mi posso sbagliare: eri tu.
Mi sei venuto prepotentemente davanti: hai urlato. E tu non urli quasi mai; quando lo fai, mi scuoti sempre.
Mi hai preso la testa fra le mani, me l’hai scossa, avanti e indietro, come per essere sicuro che ti sentissi e che capissi che non stavi bene.
Ho pianto per tutto il tempo in cui mi hai parlato, e anche un po’ dopo.
Mi hai detto più o meno così:
Non lasciarmi più con persone che non mi voglio bene come sono.
Che mi feriscono, che non sono interessate davvero a me, che mi guardano storto, che mi vogliono bene solo se e fino a quando faccio quello che vogliono loro.
Sono stanco di stare qui.
Adesso ho bisogno di stare davvero tranquillo, ho bisogno di serenità.
Non ne posso più. Non ne posso più di sguardi di disapprovazione e di malcontento. Piuttosto, stiamo soli tu ed io per un po’. Non ne posso più di atmosfere pesanti, di persone che sbuffano, di musi lunghi. Non ne posso davvero più. Ho bisogno di stare tranquillo, adesso.
Fammi incontrare solo persone che mi vogliono bene, per come sono, che mi dicono, con la bocca con gli occhi e con il cuore che io vado bene così.
Non voglio più sentire quella vocina che passa attraverso le pareti e che mi dice che mi manca sempre qualcosa.
Dammi una stanza tutta mia, dove non mi sente nessuno, dove possiamo parlare tu ed io senza che nessuno ci ascolti, dove ti posso dire tutto.
Dove posso fare tutto quello che voglio, senza preoccuparmi se sia giusto o sbagliato.
Ho bisogno, per un po’ di tempo, di non sentire alcun giudizio. Nessuno proprio.
Lasciami fare, lascia spaziare la mia fantasia senza preoccuparmi.
Fino ad ora, ho vissuto in una stanza senza finestre, con una sola porta da dove hanno fatto irruzione tante persone che sono entrate e mi hanno spaventato, hanno cacciato degli urli che qualche volta non capivo nemmeno. Io non ho mai avuto il coraggio di uscire perché avevo paura.
Sulle pareti della mia stanza qualcuno proiettava immagini spaventose, che mi mettevano paura. Nelle immagini, c’era sempre qualcuno in pericolo, qualcuno che cadeva, qualcuno che si sfracellava.
Così, ho pensato che, fuori, quello fosse il mondo per davvero: pieno di pericoli e di persone cattive, che mi avrebbero fatto del male.
Quando ti guardavano storto, quello sguardo veniva proiettato sulle pareti della mia stanza.
Quando ti dicevano che “non vai bene”, che “devi fare questo o quest’altro”, quelle voci arrivavano a me amplificate da un megafono maledetto.
Ti prego, vieni a prendermi e portami via, ma fallo adesso.
So che sei forte e che, quando ti ci metti, non ti ferma nessuno.
Ho bisogno della tua mano salda, adesso.
Se tu mi dai la tua mano, io faccio uno sforzo ed esco da qui, ma tu dammi la mano.
Se tu mi starai a fianco, io avrò meno paura perché so che tu sai fronteggiare i briganti e hai mille pugnali nelle tasche.
Portami in un luogo sicuro, non ti ho detto “bello”, ti ho detto “sicuro”. Basta che abbia qualche finestra e che io possa guardare fuori.
Compra una porta di acciaio, blindata, cosi quando ci chiudiamo a chiave nessuno potrà entrare e rimaniamo soli io e te. Non ci serve nessuno, credimi, almeno per un po’.
Vieni a prendermi.
Portami via con te.
Adesso.
Titolo del libro: Il Piccolo Mago e la Stadera
Casa editrice: Silele Edizioni
Anno di pubblicazione: Prima edizione 2016.
***
Per caso, vi è capitato di incontrare un Piccolo Mago con una stadera in mano?
Spoiler: non serve per pesare oro, anche se all’inizio il nostro protagonista era un po’ fissato con il cash e i gioielli.
È questo l’inizio:
“C’era una volta,
una volta di sera,
un piccolo Mago con una stadera.
Porgete l’orecchio
miei cari bambini!
La storia si narra
a grandi e piccini.”
“Il Piccolo Mago e la Stadera” è una fiaba in rima illustrata da Maurizio Gioco e scritta a quattro mani con Andrea Vanacore. Ma non chiamatela “storiella per bambin*”: questo libro è il pilot di una vera e propria trilogia crossover tra editoria e solidarietà (il progetto “1 LibroX2” per le zone terremotate del centro Italia) che parla di audiolibri, propedeutica musicale e Love Writing — ovvero la reference cartacea e “analogica” degli affetti in un mondo digitalizzato.
La trama ha un plot twist pazzesco: il maghetto passa le giornate a pesare preziosi finché non incontra Oreste, un ragazzino che lo convincerà a pesare lettere d’amore e d’affetto, determinando un totale switch di mentalità:
“Mio piccolo Mago,
tu sì lo puoi fare,
soppesa parole
del saper amare!
Il piccolo Mago,
con foglio e una stilo,
trascrive una lista
legata da un filo[…]”
Da lì, il Mago molla la brama di denaro e parte per una missione speciale on the road, che si svilupperà nei prossimi due capitoli inediti della trilogia, “Il Piccolo Mago e Donna Carlona” e “Il Piccolo Mago e il Pescatore”. Tra cuoche di montagna, bacchette rotte e spiagge campane, assisteremo al rebranding del Piccolo Mago che non vi svelo. Sarebbe troppo!
Posseggo le ultime 14 copie cartacee del “Piccolo Mago e la stadera”; che conservo e che dono a poch*; esiste, però, la versione ebook e audiolibro con la splendida voce di Lorenza Cristanini Mion.
Ma tutto comincia qui, con una stadera e la riscoperta del valore dei sentimenti e dello scrivere lettere d’amore. Un format perfetto per la lettura ad alta voce adult*-bambin*.
Nome e cognome: Barbara Gaiardoni e Andrea Vanacore
Titolo del libro: Il Piccolo Mago e la Stadera
Casa editrice: Silele Edizioni
Anno di pubblicazione: Prima edizione 2016. Oggi fuori catalogo!
Dichiarazione obbligatoria: Con l’invio di questo commento dichiaro di accettare incondizionatamente il regolamento del presente Contest e autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai soli fini istituzionali (GDPR 679/2016).
Titolo: La mensa dei giorni pari e altri racconti
Autore: Lorenzo Iannelli
Casa Editrice: Edizioni Botteghe Invisibili
Anno di pubblicazione: 2025
Presentazione
Cosa resta davvero di una giornata di scuola quando suona l’ultima campanella? “La mensa dei giorni pari e altri racconti” è un’incursione nuda e autentica nel mondo dell’istruzione, lontano dalle retoriche istituzionali e vicino al battito vitale di aule, corridoi e sale docenti. Attraverso otto racconti, suddivisi simmetricamente tra giorni “Pari” e “Dispari”, la narrazione esplora la quotidianità scolastica come un microcosmo di umanità complessa e sfaccettata.
Dalle fatiche incerte dei precari alle dinamiche talvolta surreali dei collegi docenti, fino ai momenti sospesi e rivelatori della mensa, il libro non si limita a descrivere una professione, ma scandaglia l’esistenza stessa. Non sono racconti a tesi; l’autore non vuole spiegare o moralizzare, ma porre domande ineludibili: chi educa chi? Cosa insegniamo realmente quando non stiamo spiegando una lezione?
L’opera si muove sul filo di una “pedagogia della realtà”, dove l’errore di grammatica o la giornata storta diventano feritoie attraverso cui osservare l’altro. La scrittura di Iannelli cattura con precisione quegli sguardi e quei silenzi che definiscono il senso profondo di una missione educativa che va ben oltre il programma ministeriale. La scuola che emerge da queste pagine non è un luogo perfetto, ma uno spazio profondamente vivo, fatto di ascolto e della possibilità che qualcuno, in mezzo a una classe che guarda altrove, trovi finalmente il coraggio di dire ciò che è autentico. Un tributo necessario alla scuola come luogo di incontro e di incessante cammino umano.
Dichiaro di aver letto e di accettare integralmente il regolamento del contest “Raccontaci il tuo libro”. Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai soli fini istituzionali (GDPR 679/2016).
Nome e Cognome: Lorenzo Iannelli
Silloge poetica “Ritratti di poesia”, Antonella Alberghina, CTL Livorno, 2022.
Nulla avviene per caso… Non credo nelle famose coincidenze di incontri ed eventi, non credo nella sorte avversa e nei suoi accanimenti. Penso siano tutti pretesti per non fare cosa vogliamo veramente o meglio per non essere veramente chi siamo. Credo semmai nell’intenzione delle azioni; credo nella vita tutta, bella e brutta che sia, e nella sua poesia. Già la poesia, il motore di tutto, il mio modo preferito di essere.
E quando l’arte parla attraverso la poesia, le sue immagini diventano d’incanto una rivelazione per gli occhi e il cuore. I suoi colori e le sue sfumature ispirano i versi e le sue linee e i sui tratti li imprimono su carta. E’ così che la poesia dice a parole ciò che l‘arte affida al colore e insieme, in un sublime connubio, danno vita ad una moltitudine di legami e arcani da scoprire.
Accento il regolamento
Silloge poetica “L’armadio di coscienza”, Antonella Alberghina, Eretica edizioni 2023.
La mia camera come illuminazione poetica. L’armadio di coscienza nasce dalla volontà di affidare ai versi gli accessori della vita quotidiana, le maschere. L’anima si veste di continuo di immagini e abiti nuovi per adattarsi agli eventi e difendersi dai colpi della fortuna. Ma quando rimane da sola, si sveste e ritorna ad essere se stessa in attesa di un nuovo travestimento.
Accetto il regolamento
Anna Guzzi, Radici come parole, prefazione di Alessandro Quasimodo, Aletti, 2023.
La poesia è un fiume
Poco suono d’infinito
«Percorrendo il silenzio, gli occhi alle dita/che interrompono ogni linea, accartocciano/crete e querce e fiumare riportandole in cima ai monti,/uscii dalla finità del tempo con le sillabe in gola/d’una canzone magnogreca; si ricompose/allora la mia figura: era stata erosa/dal duro cammino nei campi assolati./ Qui ondeggiano, rovinose e calde, le spighe:/il loro suono arriva pungente/come un trascorrere d’infinito».
Questa è una delle poesie di Radici come parole, titolo che ricorda la Sila della mia Calabria, fatta di radici boscose che escono fuori dalla terra e sembrano disegnare un alfabeto. Ma i miei versi rielaborano anche quelli di un grande poeta, Lorenzo Calogero. La sua e la mia Calabria non è solo mare, secondo uno stereotipo diffuso, ma paesaggio scavato dalle fiumare, da faglie e scarpate, terra attraversata da un vento che tutto solleva, portando allo scoperto i «nervi dell’anima,/scoperti sulla pelle assottigliata». Radici come parole è sia la storia di un’interiorità, sia una critica letteraria in modalità poetica; si sforza di costruire relazioni conoscitive, facendo dialogare gli autori più diversi: Dante e Lucrezio, Campana e Caproni, Gadda, il mito di Amore e Psiche, Arguedas ecc. Da quest’ultimo scrittore peruviano, in particolare, la raccolta prende l’immagine dei fiumi impetuosi sulle Ande dove spuntano i pisonay e la forza dell’acqua si infrange sulle pietre ‘di sangue’, come le chiamano gli indios per indicare il carattere vivo della natura, ma anche la durezza della storia. Di pietra, infatti, sono anche le loro antiche case ‘nascoste’ dall’architettura coloniale spagnola. Per scoprirle, bisogna andare oltre, scavare fra gli strati della realtà, ascoltare minime vibrazioni, nella consapevolezza che perfino «le ali / di una farfalla bionda, scrollandosi, /cambiano piega al vento» (da Yllu: musica delle piccole cose).
Anna Guzzi, Cosa c’è nella sequoia?, Temperino Rosso edizioni, 2023
Con le parole possiamo costruire un mondo intorno a noi: questa fiaba nasce da questo antico proverbio indiano e da un fiocco di neve che entra in una sequoia americana, uno degli alberi più grandi del mondo, come il General Sherman in California. Cavallo Azzurro, così si chiama il fiocco di neve, in omaggio a un mantello indiano dove sono disegnati alcuni puledri, inizia così un avventuroso viaggio sottoterra. Seguendo le radici dell’albero, incontra ragni, topini, un labirinto, tappeti di foglie rosse e una mappa-corteccia con il Bosco delle Salamandre Paracadutiste e la Prateria della Lince Rossa. I personaggi di questa fiaba sono davvero tanti: una lucertola con la ‘r’ moscia, appassionata di enigmistica, una puzzola maculata un po’ pericolosa, Capriolo che vuole farsi pagare il biglietto perché il fiocco di neve possa proseguire il suo viaggio. C’è anche lo Schiaccianoci di Clark, uccellino con un cappello di midollo di pane, come Pinocchio. Purtroppo, per una noce che gli cade in testa, Cavallo Azzurro inizia ad avere delle allucinazioni e vede un altro luogo: addirittura la Foresta Nera in Germania! Qui è in compagnia del celebre soldatino dello Schiaccianoci che deve difendere Clara dall’assalto di milioni di topi … Ma riuscirà a tornare da dove è venuto e, cioè, in California? Intanto, vicino alla Rupe della Volpe grigia, un altro dei luoghi segnati dalla mappa-corteccia, c’è una roccia illuminata dall’Orsa Maggiore. È qui che deve arrivare Cavallo Azzurro per poter leggere la storia che le lucciole hanno scritto sulla pietra con segni luminosi: la storia del Pellerossa che venne accusato di essere uno stregone perché voleva imparare a scrivere e donare la scrittura al suo popolo.
Titolo: 60 Milioni. Kilometri di vita su millimetri di roccia
Autore: Christian Roccati Editore: Alpine Studio Edizione: 2019
Alberto Gnerro è considerato “il più forte climber italiano di tutti i tempi”, un atleta ascetico e visionario, schivo e lontano dal mondo social. Ma chi è davvero? Esistono due Alberto: il primo è un ragazzo giovane, sorridente ed entusiasta, un vulcanico arrampicatore che ha attraversato tutte le epoche dell’arrampicata sportiva. Si direbbe la storia avvincente di una leggenda, eppure questo libro racconta ben altro. Il secondo personaggio è un veterano reduce da ogni possibile conflitto, nella vita e sulle pareti, che affronta l’esistenza sulle note del Boss Springsteen. Qual è il nesso tra le due figure? Il Doc è l’uomo delle scalate a vista con oltre quattrocento vie on sight tra 1’8b e l’8b+, tra cui il primo 8b a vista al mondo da lui stesso sgradato, il primo italiano ad aver chiodato e liberato il 9a in territorio nazionale e ad aver chiuso l’8a on sight; in free solo fino al 7c. Gnerro: esploratore con la corda e nel boulder, per vent’anni in lotta ai vertici delle gare tra Coppa del Mondo, master internazionali, oltre che artista tracciatore nelle più importanti manifestazioni, sempre alla ricerca della fatica per la fatica. 60 milioni: il numero di kg sollevati in una vita di allenamenti ai limiti dell’umano per un atleta determinato e inflessibile. Non resta che scoprire quest’avventura attraverso ogni era della scalata fino a un “ultimo giorno da Leoni”.
Quando crollano i muri – Bookabook 2026
A volte, i muri che costruiamo per proteggerci diventano prigioni. Questo libro racconta la storia di una ragazza che ha trascorso gran parte della sua vita dietro queste barriere, sperando che la proteggessero dal dolore, dalla paura e dal giudizio. Elena, la protagonista di questa storia, è una giovane che potresti aver incontrato nella tua vita, o che forse sei stata o sei ancora. Un’adolescente come tante, con sogni delicati come cristallo e paure che sembrano montagne insormontabili. Elena sogna una vita fatta di piccoli momenti felici: un abbraccio che scalda l’anima, il coraggio di parlare senza il timore di essere giudicata, la libertà di essere se stessa senza nascondersi. Ma i suoi sogni si scontrano ogni giorno con l’ansia che le stringe il petto e con quella voce interiore che le ripete di non essere mai abbastanza. A scuola, tra i banchi e nei corridoi affollati, cerca di mascherare la sua fragilità, costruendo un’immagine di normalità che però le pesa come una corazza. A casa, tra le mura sicure della sua famiglia, si sforza di apparire forte per non deludere chi la ama. Il libro che stai per leggere non è solo la storia di Elena, ma la storia di chiunque abbia mai sentito il peso delle aspettative, la paura di non essere adeguato o il desiderio di trovare qualcuno che lo guardi e dica: «Va tutto bene, sei perfetto così come sei.» È una storia di silenzi, ma anche di parole che finalmente trovano la strada per uscire. È il racconto di come, nel momento più buio, la luce di un legame sincero possa illuminare la strada.
Titolo del libro: “I colori dell’anima”
Autore: Franco Maccioni
Casa Editrice: Edizioni BookSprint – ROMAGNANO AL MONTE (SA)
Anno di pubblicazione: 2011 – Ancora in catalogo.
Voglio presentarvi me stesso, così come sono quando scrivo: nudo, fragile, vero.
Il mio primo libro di poesie “I colori dell’anima”
I colori dell’anima è nato nei silenzi, nei tramonti, nei giorni in cui cercavo risposte che non arrivavano. Ho scritto questi versi perché, a volte, non riuscivo a vedere ciò che avevo dentro. «Volevo vedere i colori dell’anima…» — così inizia la mia poesia. E davvero li cercavo: tra ricordi, tra le ferite, tra le cose che non ho mai detto a nessuno.
Il mare mi ha accompagnato in questo viaggio. Un mare che consola e ferisce, che accoglie e respinge. Un mare che, come me, cambia umore. Quando scrivo «m’immergo in un mare… in un tremendo sconforto», non è solo un’immagine: è un momento della mia vita, uno di quelli in cui si affonda per poi risalire.
E poi c’è l’amore. L’amore che salva, che illumina, che dà un senso al cammino. L’amore che mi ha insegnato a guardare oltre l’orizzonte, anche quando sembrava scomparire. Perché sì, a volte l’orizzonte sfugge … ma altre volte basta un gesto, una mano sulla spalla, per ritrovarlo.
Queste poesie non chiedono di essere giudicate. Chiedono solo di essere ascoltate. Se, leggendo o ascoltando, sentirete un piccolo tremito, un ricordo che riaffiora, un colore che vi appartiene allora saprete perché ho scritto questo libro.
E forse, chissà, avrete voglia anche, spero, di portarlo con voi. Non per leggere me, ma per ritrovare voi stessi nei miei colori!
E allora vi invito ad ascoltare questi versi, lasciando che ogni immagine vi sfiori il cuore, perché la poesia vive quando qualcuno la accoglie, quando trova un’anima disposta ad ascoltarla.
Titolo: Rubiamo la luna. Romanzo a tinte forti.
Edito da Team service Asti.
Pubblicato nel maggio 2025
Rubiamo la Luna, affronta con intensità i temi dell’accettazione e dell’inclusione. Doralice inizialmente non accetta l’orientamento sessuale del figlio Marco. Convinta di proteggerlo da un mondo crudele, finisce invece per allontanarlo, ferendolo proprio nel momento in cui avrebbe avuto più bisogno di essere accolto e amato senza condizioni. Quando Marco fugge di casa, il silenzio che lascia dietro di sé diventa per lei una condanna. È allora che Doralice comprende il peso dei propri errori e decide di affrontare tutto ciò che prima aveva scelto di ignorare: le proprie paure, i propri pregiudizi e un passato mai davvero chiuso. La ricerca del figlio la conduce dentro una congregazione segreta e inquietante, guidata da Leonardo Muniz De Moraes, uomo carismatico e antico amore della sua giovinezza. Dietro l’apparenza di una comunità accogliente si nasconde però un sistema manipolatorio e pericoloso, capace di sedurre e distruggere i più fragili. Il romanzo intreccia dramma, suspense e passione, affrontando temi delicati come il rifiuto, il bisogno di appartenenza, la libertà di essere sé stessi e il coraggio di cambiare. Più che una semplice lotta per salvare un figlio, “Rubiamo la Luna” è il viaggio di una madre verso la consapevolezza, il perdono e l’amore autentico.
Rubiamo la Luna, pubblicato dalla Team Service nel maggio 2025, affronta con intensità i temi dell’accettazione e dell’inclusione. Doralice inizialmente non accetta l’orientamento sessuale del figlio Marco. Convinta di proteggerlo da un mondo crudele, finisce invece per allontanarlo, ferendolo proprio nel momento in cui avrebbe avuto più bisogno di essere accolto e amato senza condizioni. Quando Marco fugge di casa, il silenzio che lascia dietro di sé diventa per lei una condanna. È allora che Doralice comprende il peso dei propri errori e decide di affrontare tutto ciò che prima aveva scelto di ignorare: le proprie paure, i propri pregiudizi e un passato mai davvero chiuso. La ricerca del figlio la conduce dentro una congregazione segreta e inquietante, guidata da Leonardo Muniz De Moraes, uomo carismatico e antico amore della sua giovinezza. Dietro l’apparenza di una comunità accogliente si nasconde però un sistema manipolatorio e pericoloso, capace di sedurre e distruggere i più fragili. Il romanzo intreccia dramma, suspense e passione, affrontando temi delicati come il rifiuto, il bisogno di appartenenza, la libertà di essere sé stessi e il coraggio di cambiare. Più che una semplice lotta per salvare un figlio, “Rubiamo la Luna” è il viaggio di una madre verso la consapevolezza, il perdono e l’amore autentico.
LORENA SILVIA SAMBRUNA, TITOLO LIBRO: DIO CREÒ LA COPPIA
Loro si mandarono a quel paese… Prefazione di Enrico Beruschi e Margherita Fumero, coppia artistica per eccellenza. Un viaggio dentro l’universo della coppia, partendo da una domanda semplice quanto eterna: perché uomini e donne, pur amandosi, parlano due lingue diverse?
Attraverso episodi quotidiani, dialoghi pungenti e situazioni in cui tutti si riconosceranno, il libro racconta le differenze tra lui e lei: dalla spesa alle vacanze, dai silenzi “carichi di significato” alle discussioni nate per motivi apparentemente inesistenti. Dietro l’ironia, la comicità e le frecciatine affettuose, emergono verità universali sulle relazioni, sulla convivenza e sull’impossibilità meravigliosa e disastrosa allo stesso tempo, di fare a meno l’uno dell’altra.
Le piccole guerre domestiche diventano una commedia umana dove ridere diventa il modo migliore per capirsi, sopportarsi e, soprattutto, continuare a scegliersi ogni giorno.
Perché, in fondo, mandarsi a quel paese può anche essere un gesto d’amore… purché ci si vada insieme, con rispetto, complicità e magari tenendosi per mano.
Ricordatevi per andare d’accordo serve memoria corta e umorismo lungo!
Lorena Silvia Sambruna, “TESTA DI CACTUS sono io”, pubblicato nel 2025 da Family Editore,
“TESTA DI CACTUS sono io” è un libro che attraversa emozioni, ironia, fragilità e poesia, trasformando il cactus in una metafora dell’esistenza umana: resistente, capace di sopravvivere anche nei deserti emotivi della vita.
Attraverso racconti, riflessioni e immagini evocative, racconti, esperienze personali, incontri, ferite, rinascite e quella capacità di restare vivi anche quando il mondo sembra diventare arido.
Il libro alterna momenti poetici a passaggi ironici e profondamente umani, creando un viaggio emotivo in cui il lettore può riconoscersi. “Testa di cactus sono io” parla di identità, sensibilità, amore, memoria e della forza necessaria per affrontare il quotidiano senza perdere la propria natura.
La prefazione è firmata da Massimiliano Canè, autore di Raiuno e firma di importanti programmi della televisione italiana, capace di introdurre il libro con uno sguardo intenso e partecipato sul valore del racconto umano e poetico.
All’interno del volume trovano spazio anche le vignette artistiche di Marco Fusi, che accompagnano il testo con tratti ironici e visionari, arricchendo ulteriormente l’atmosfera narrativa.
Le fotografie presenti nel libro e la frase inserita nella fascetta editoriale che avvolge il libro sono invece firmate da Giovanni Bigazzi, fotografo e figlio del grande Giancarlo Bigazzi, uno dei più importanti protagonisti della musica italiana, autore di brani entrati nella storia della canzone italiana come “Gloria”, “Ti amo” e “Si può dare di più”.
Le immagini di Giovanni Bigazzi dialogano con le parole, amplificano le emozioni e trasformano le pagine in una contaminazione artistica tra fotografia, poesia e vita vissuta.
Titolo: ANIMA BLUES – POESIE E CANZONI, Gruppo Albatros Il Filo, 2024
Se si sente la parola blues cosa viene in mente? B.B. King con “la sua Lucille”, che può esprimere tutta la malinconia del mondo, o Muddy Waters con il suo riff elettrico, che sa come trasportare una sensazione fino all’erotismo, ma soprattutto quello “shout” in cui si celano le domande e le risposte sulla vita di chi ha sperimentato il tormento e il piacere, la tragedia e l’entusiasmo, la disperazione e la santità. È proprio l’urlo lacerante dei black countryman ciò che è rimasto la vera anima del blues, la sua melodia, i suoi testi. «Quando Adamo ed Eva si sono visti per la prima volta, è stato allora che è iniziato il blues. Non importa quello che qualcuno dice, tutto si riduce alla stessa cosa: un uomo e una donna, un cuore spezzato e una casa distrutta – sai cosa io voglia dire?» così John Lee Hooker descrive la vera natura del blues.
Il blues non è solo musica. È poesia, è catarsi, perché permette all’animo umano di librarsi e liberarsi, almeno per un po’, delle angosce di cui è gravato. Questo non è forse anche poesia? La bellezza della poesia è che essa permette di conciliare i due opposti – solitudine e condivisione. Partecipare al magma del dolore universale ma con individualità, e riproporne una condivisione onirica forse per lenire, forse per fuggire, forse per vincere: così il poeta affronta la propria incessante inquietudine, che magari è quella degli uomini tutti. Salvatore Quasimodo, infatti, dice: «La poesia è la rivelazione di un sentimento che il poeta crede che sia personale e interiore, che il lettore riconosce come proprio».
La silloge ripercorre e introduce questo genere musicale che è diventato nei decenni un mondo a sé sconfinando in altri generi artistici. E le poesie dell’autore sono pervase da quella malinconia e da quel feeling blue tipici del blues. Le liriche, frutto di due anni di produzione, si rifanno all’esperienza del verso libero, spesso al linguaggio simbolico, con un’inclinazione alla tecnica ermetica.
L’artista blues, che sia musicista o scrittore, è dunque un moody man, perché inevitabilmente fa della disperazione un tratto intimo e lacerante. Con una tipica architettura tematica, il bluesman può assurgere a poeta, e questi può travestirsi da bluesman. Entrambi possono cantare d’amori desolati o di passioni incontenibili, di realtà dolorose e speranze di salvezza, possono sfogare la propria rabbia spingendosi all’evasione. «Il blues è poesia, amore, dolore, flamenco!» queste le parole di Eric Burdon, e sempre Leopardi: «La poesia malinconica e sentimentale è un respiro dell’anima». Musica e poesia hanno in comune la capacità di evocare, comunicare, far condividere, senza intermediari. Per questo non moriranno mai.
Titolo della silloge poetica : “La forza non è mia”
Autrice : Cinzia Panuccio
Casa editrice: Città del Sole
anno di pubblicazione 2004
La forza non è mia è un viaggio poetico dentro le ferite e le meraviglie dell’esistenza.
Cinzia Panuccio consegna al lettore un’opera intensa, umana, profondamente vera, in cui la parola diventa carezza, denuncia, preghiera e luce.
In queste pagine la poesia non resta chiusa nella bellezza del verso, ma scende nella vita, attraversa il dolore, ascolta le voci dei più fragili, si china sulle ingiustizie del mondo e le trasforma in coscienza. Migrazione, povertà, guerra, terrorismo, solitudine, ma anche famiglia, amore, natura, Sud, memoria e speranza diventano materia viva di una scrittura che non giudica, ma abbraccia.
Il titolo racchiude il cuore dell’opera: la forza non appartiene soltanto all’io, ma nasce da qualcosa di più grande, da chi resiste, da chi ama nonostante tutto, da chi continua a cercare luce anche nel buio. È una forza che supera la fragilità e la rende testimonianza.
La poesia di Cinzia Panuccio commuove perché è sincera, diretta, necessaria. Ogni verso sembra nascere da una ferita aperta e, allo stesso tempo, da una speranza ostinata.
La forza non è mia è un libro che invita a guardare il mondo con occhi più umani e ad ascoltare il battito nascosto delle vite dimenticate. È un canto di dolore e rinascita, un atto d’amore verso l’uomo, la vita e la dignità.
Titolo del libro : Erebia Madame Fifì e lo strano viaggio
Autrice : Cinzia Panuccio
Casa editrice: Kimerik
anno di pubblicazione 2025
Preparatevi a partire con ali spiegate, zampette curiose e valigie piene di meraviglia: Erebia, Madame Fifì e lo strano viaggio è una favola simpatica, colorata e sorprendente, dove nulla è davvero come sembra.
Erebia non è una farfalla qualunque: è rara, trasparente, un po’ vanitosa, molto coraggiosa e tremendamente curiosa. Nasce tra le montagne della Val d’Ossola, ma il suo cuore batte già per il mondo intero. Quando incontra Madame Fifì, cagnolina meticcia elegante, buffissima e piena di vita, comincia un’avventura capace di far sorridere, sognare e riflettere.
Le due amiche attraversano paesi lontani, incontrano animali incredibili, affrontano pericoli, misteri, imprevisti e situazioni esilaranti. Dall’Egitto alla Groenlandia, dal Giappone alla Spagna, ogni luogo diventa una finestra aperta sulla bellezza del pianeta e sulla ricchezza delle culture. Tra piramidi, ghiacci, mercati, boschi, mari e castelli incantati, il viaggio si trasforma in una grande lezione di amicizia, rispetto, altruismo e coraggio.
Con leggerezza e fantasia, il libro parla ai bambini, ma strizza l’occhio anche agli adulti. Insegna che essere diversi non significa essere sbagliati, che la gentilezza può salvare una giornata e che anche i più piccoli possono compiere imprese grandi.
Pagina dopo pagina, il lettore viene trascinato in un turbine allegro di scoperte, dove l’avventura non è mai soltanto divertimento, ma anche crescita. Erebia e Madame Fifì ci ricordano che il mondo va osservato con stupore, che gli amici veri non si abbandonano mai e che, anche nelle difficoltà, si può trovare sempre un motivo per ridere e ricominciare con gli occhi limpidi e coraggiosi della fantasia più bella infantile.
Amelia Belloni Sonzogni, Io ho sempre parlato. Vita di un cane unico con umani normali, Youcanprint 2020
Mi chiamo Pedro, sono un cane e sono morto; ciononostante “parlo” in questo romanzo che racconta di me, dei miei umani e del mio erede, mio fratello anche se non di sangue.
Se lo vedeste ora, nella cuccia che è stata la mia, spaparanzato pancia all’aria, mentre russa in un sonno profondo, vi fareste di lui un’idea sbagliata. Oggi è così, ma appena arrivato… ci si poteva scrivere un romanzo. E la mia umana adorata lo ha scritto e pubblicato e ha pure ricevuto una menzione di merito, un secondo posto e venduto parecchie copie. Con il ricavato – tutto – ha aiutato e aiuta un canile in Sicilia.
Nel romanzo, una voce narrante racconta la vicenda e io “parlo” in corsivo con mio fratello. Come si chiama? Anche il suo nome fa parte della storia, che inizia con un matrimonio al quale avrei dovuto assistere, ma non sono arrivato in tempo, e con un regalo di nozze. So cosa state immaginando ma non voglio darvi né conferme né smentite perché spererei di invogliarvi alla lettura. Vi dico solo che mi prendo il ruolo di protagonista, come del resto titolo e immagine di copertina suggeriscono; lascio quello di comprimario a quel testone, cocciuto come si conviene a un calabrese, di mio fratello. Per fortuna ha me, che lo sorveglio ancora, in spirito. Sono sempre stato un cane saggio, paziente, intelligente e un po’ filosofo: non avrei potuto sopportare altrimenti la malattia degenerativa che mi ha ridotto su un carrellino; ho resistito il più possibile per i miei umani, per i quali sono stato, in tempi e modi diversi, indispensabile fonte di vita. Lasciarli lì, da soli, non è stato facile neanche per me. Ora li guardo e rivivo ogni volta che la mia umana adorata scrive di me, come adesso.
Amelia Belloni Sonzogni accetto il regolamento
Un fiore nell’asfalto: Racconto lungo ma non troppo
Panesi Edizioni – Ebook 2017
Nel 2017 Panesi Edizioni ha pubblicato il mio ebook Un fiore nell’asfalto, una storia ambientata in una periferia ricca di umanità nascoste e di storie da raccontare.
La protagonista è Antonella, una giovane donna costretta a rinunciare a molti dei propri sogni quando la morte improvvisa del padre la obbliga a rilevare la piccola edicola di famiglia. Tra un lavoro che non ha scelto, la responsabilità verso il fratello minore e un futuro che sembra sempre più incerto, le sue giornate scorrono lente tra sacrifici, difficoltà e continui conflitti quotidiani, come quello con il burbero gestore del bar di fronte, soprannominato da tutti il Vichingo.
L’unica vera evasione la trova la sera, durante le prove teatrali della compagnia amatoriale del Professore, dove Antonella può finalmente respirare, sorridere e sentirsi parte di qualcosa. Finché un evento criminale inatteso la priva di quel poco che possiede, e la sua vita viene completamente sconvolta; sarà proprio l’aiuto proveniente dalla persona meno prevedibile a offrirle una possibilità di rinascita.
Un lettore ha scritto che Antonella è «un personaggio a volte quasi irritante per la sua passività, ma capace di affrontare le prove più dure senza mai crollare». Credo che questa osservazione colga bene il cuore del libro: la forza silenziosa delle persone comuni, quei fiori che riescono a crescere anche nell’asfalto.
** ACCETTO IL REGOLAMENTO **
“Con un dio dentro alle dita. Una storia d’amore tra parole e note”
La storia d’amore tra Fryderyk Chopin e George Sand suscitò già nei contemporanei grande attenzione, tanto da divenire oggetto di narrazioni non raramente al limite dell’indiscreto.
Il mio testo ripercorre le tappe della vicenda amorosa tra i due grandi artisti dell’800 da un punto di vista psicologico ed emotivo, seppur strettamente corrispondente alla veridicità storica.
Il testo si apre con un prologo, in cui il lettore viene gettato all’interno di un momento di intensissima emozione per il giovane Fryderyk Chopin: la consegna di una missiva anonima ma passionale, in cui una persona sconosciuta ma che sicuramente lo osserva da tempo gli si dichiara in modo quasi sfrontato.
Il pianista polacco viene sopraffatto da sentimenti contrapposti: da un lato la paura di dover avere a che fare di nuovo con l’Amore, dopo la prostrante delusione per una precedente relazione finita nel peggiore dei modi: l’abbandono inaspettato dell’amata.
Dall’altra parte emerge in lui quello stesso sentimento che il dolore ancora presente sembra impedirgli di veder rinascere: la voglia di tornare a essere desiderato e di proiettarsi in un futuro che non abbia come unica compagna la propria solitudine.
Il giovane pianista intuisce e spera che la mittente della lettera sia proprio quella strana ma seducente signora che si fa chiamare George Sand.
Da questo momento il testo ripercorre le tappe della relazione tra i due, alternando alle loro vicissitudini l’approfondimento delle loro diverse e a tratti contrapposte caratteristiche personali.
Gli stati d’animo descritti nel prologo risultano essere infatti una costante delle rispettive personalità: Chopin schivo e riservato, talentuoso e profondo, appare costantemente gravato da una dolce malinconia. Di ciò è complice la malattia polmonare che lo perseguita fin dalla più giovane età.
George Sand è una donna coraggiosa, forte, determinata, esuberante: sembra non essere interessata ai pregiudizi che pesano sulla sua persona. Divorziata, con due figli, gestisce la propria vita cercando la libertà di esprimere se stessa in un modo del tutto sconosciuto ai salotti parigini dell’epoca, che pur sfacciatamente frequenta.
Mentre la nostalgia per la lontana e irraggiungibile patria e il dolore della malattia diventano motivo di capacità espressiva e di forza in Chopin, Sand può rifugiarsi in lui per coprire la propria maschera di irruenza e farsi scoprire da lui in tutte le sue fragilità.
Dopo l’idillio iniziale dei primi incontri, tale dinamica si rivela durante il burrascoso viaggio a Minorca. La coppia si ritrova in una situazione di grande precarietà, sia perché respinti dagli abitanti dell’isola, sia perché il maltempo causa il drastico peggioramento delle condizioni di salute di Chopin.
L’evolversi drammatico della situazione trova compimento nella capacità dei due di rispecchiarsi l’uno nell’altra: Sand fa di tutto per sollevare lo stato d’animo dell’amato pianista, quest’ultimo sa di essere profondamente capito e supportato durante le prove della vita.
Tra riflessioni dialogate e piccole e grandi scaramucce, nove anni di quotidianità tra due personalità così eccentriche portano però a una rottura, dolorosa, netta, ma definitiva solo se osservata dal punto di vista delle vicende umane: l’arte e l’amore sono infatti condannati a durare per un tempo eterno.
Un tempo scandito da quel “dio dentro alle dita” che divora entrambi: uno nella musica, l’altro nella scrittura.
“Alto il morale, tutto avrà termine in bene”
Le mie parole, il mio bagaglio
Bernardo Rossi, prigioniero 118002, Stammlager VII A
Elisa Margherita Rossi
Breve manoscritto che non so far rientrare in un genere letterario compiuto: raccolta di lettere inedite di un prigioniero di guerra dal settembre ’43 alla Liberazione? Sì, ma non solo. Narrazione in forma di dialogo tra una giovane donna e suo nonno? Sì, ma non solo. Tentativo di creare un ponte tra il visibile e l’invisibile? Sì forse questo. Perchè la giovane donna che riflette sulla propria vita lo fa insieme al nonno che non ha mai conosciuto ma che si è presentato a lei in forma di emozioni scritte su lettere ungarettianamente “piene d’amore”.
Titolo: L’Artista
Autore: Marco Salvario
Pubblicato con StreetLib nel 2024
In questi ultimi vent’anni, frequentare gallerie d’arte e conoscere artisti più o meno affermati, mi ha permesso di osservare da vicino modi di vivere e di pensare molto diversi dal mio. Per creare Mario, il protagonista de L’Artista, ho raccolto frammenti di persone reali: un particolare del carattere, lo sguardo, il muoversi delle mani, un episodio raccontato davanti a un quadro o durante una mostra. Da questo mosaico è nato un uomo introverso, geniale, diffidente, spaventato dal mondo che lo circonda, totalmente innamorato della propria arte, quasi indifferente alla fama e alla sicurezza economica che essa può offrirgli.
Anche molti dei personaggi che lo accompagnano hanno radici nella mia realtà: Silvia, la modella che diventa sua moglie, Pettrini, il gallerista che ne intuisce il talento, Balagotti, il critico d’arte nel quale, inevitabilmente, ho finito per inserire qualcosa di me stesso.
Volevo scherzare con loro, invece, come accade spesso quando scrivo, quasi immediatamente ho perso il controllo della storia. I personaggi hanno cominciato a muoversi da soli e il romanzo è diventato anche il riflesso di alcune mie paure profonde: il bisogno di normalità, di certezze, la fragilità dei progetti umani, il timore di quel misterioso meccanismo che io chiamo Destino con la “D” maiuscola, altri chiamano caso, Manzoni Provvidenza e qualcuno, più volgarmente, sfiga.
Io con Mario sono stato crudele, molto crudele, e lui non me lo perdonerà mai. Perché, dopo tanta sofferenza, il finale che gli ho riservato è duro, senza scampo. Quando ho scritto l’ultima pagina, è stato lui ad abbandonare me, lasciandomi solo con un profondo sentimento di colpa e di dolore.
** ACCETTO IL REGOLAMENTO **
Titolo: ” Da un guscio nasce un canto”
Autore: Esuvia di cicala
Pubblicato Aletheia Editore 2023
he rumore fa la vita? Ha un suono di cicale, del vento estivo tra le fronde. È dolce come una poesia e a volte triste come il sorriso di un mimo, impetuosa come il mare e fragile come un fiore. Un pacchetto di ricordi, sensazioni, sentimenti carichi di sfumature sotto forma di libro. Tanti pezzetti di cuore tascabili. “Da un guscio nasce un canto”, il prezioso volume d’esordio dell’autrice Esuvia di Cicala, con il suo tono leggero e sommesso, pagina dopo pagina immerge chi legge nelle profondità di se stesso, cullandolo con il suono della natura, la quale permea con voce vellutata l’intera opera.
Una raccolta di poesia e prosa che vuole essere un viaggio dentro l’uomo tra limiti e luce, per abbracciare e accettare allo stesso modo le paure e le grandezze del cuore, una continua scoperta dell’Io, un discorso intimo a tu per tu con l’interiorità più pura, accompagnato da parole che toccano il centro dell’anima.
** ACCETTO IL REGOLAMENTO**
Titolo: ” Siamo lo stesso dentro ( io e te)”
Autore: Esuvia di cicala
Pubblicato Youcanprint 2025
Siamo lo stesso dentro io e te. Siamo tutti uguali perché rispondiamo tutti a regole che ci condizionano e, a volte, ci governano. Siamo tutti diversi perché ciascuno di noi gestisce e interiorizza queste regole in modo personale, in base a com’è, a come ha vissuto e ad un’infinità di parametri, che sono quelli che ci rendono unici. Siamo tutti uguali significa che, nella vita, certi meccanismi ci incastrano un po’ tutti. Così, possiamo imparare ad avere pazienza, a comprendere meglio i limiti degli altri, perché sono anche i nostri. Siamo tutti diversi vuol dire che non c’è altra strada, per essere noi, che essere unici. Anche quando questo significa andare oltre quelle visioni limitanti che la vita ci ha imposto, o noi stessi abbiamo scelto. Siamo uguali io e te. Ad un anno dal volume d’esordio “Da un guscio nasce un canto” con Aletheia Editore, Esuvia di Cicala si ripresenta con una raccolta di poesie, brevi racconti e haiku. Un nuovo viaggio dentro di sè, un discorso intimo a tu per tu per accettare e attraversare i propri limiti e paure e comprendere che “Bisogna essere ciò che si è, per poter essere ciò che si vuole”.
** ACCETTO IL REGOLAMENTO**
A TASTE OF DEATH
Lo sviluppo narrativo di questo romanzo “distopico” parte dalla forte ossessione che affligge il Professor Matthew Doherty, docente presso l’Università della Louisiana situata a Baton Rouge: l’amore per gli animali e l’odio nei confronti dell’essere umano che è stato capace, nei secoli, di azioni efferate verso i propri simili. Vuol trovare un modo per far rivivere le sensazioni che un individuo prova negli attimi che precedono una morte violenta, atroce.
Il Professore coinvolge Assistenti e studenti, durante i suoi seminari, sulle sensazioni che si vivono in occasione di morti traumatiche. E’ talmente convinto di questo progetto innovativo che convoca alcuni dei suoi più fidati Assistenti e spiega loro l’iniziativa che consiste nello svolgere tirocini presso i reparti di Medicina Legale negli ospedali di New Orleans per individuare le cause dei diversi tipi di morte violenta. Affiancheranno i medici legali durante le autopsie scoprendo l’origine di tale decesso e dovranno sottrarre, con la complicità dei colleghi, alcune porzioni di tessuto, sangue e midollo dalla nuca del defunto. Nel frattempo il Professore sviluppa contatti con agenzie specializzate nella ricerca di un target di persone super ricche disponibili a sperimentare, da vive, le forti sensazioni che possono scaturire da una morte violenta. Inizia la produzione in mini-serie di provette contenenti il siero specifico per le diverse tipologie di morti traumatiche. Prima della diffusione su scala mondiale del progetto, vengono organizzati alcuni test, utilizzando persone consenzienti dietro lauto compenso, e successivamente una sorta di prova generale che vede coinvolti, in prima battuta, i fidati Assistenti del Professore. L’obiettivo è quello di certificare, in modo da poter poi raccontare, le sensazioni e le emozioni provato in occasione di queste morti simulate. Tutti sono in trepida attesa perché vogliono essere artefici dell’esperimento tanto atteso che frutterà loro una montagna di dollari. Il destino riserverà loro una sorpresa: la morte.
Accetto il Regolamento
Presentazione silloge di “Dimensioni parallele” (Noi Qui, 2023)
La raccolta poetica intreccia forme e simboli, trasformando i versi in cassa di risonanza per emozioni, memorie, dubbi esistenziali e slanci spirituali. Ho seguito il riverbero dell’anima, legando i componimenti a un filo comune: il ritmo dei sentimenti e dei valori che scandiscono il quotidiano, sotto il fluire inevitabile del tempo. Già in “Cambiamenti climatici” la clessidra “impietosa” non concede soste, mentre l’inquietudine attraversa le liriche.
Scrivo mettendomi a nudo, cercando un dialogo intimo con il lettore, quasi una richiesta di comprensione per moti interiori in cerca di quiete e risposte. In “ A strozzare fiato” l’abbraccio mancato si insinua tra nostalgie irrisolte. La mia esperienza diventa mezzo per esplorare la coscienza, rivelando una densità interiore che fa della raccolta uno specchio del mio io.
L’intera opera è percorsa da forte tensione umana e spirituale. La fede diventa spazio catartico: in “All’altare” l’invocazione al “Signore del mio spirito” chiede di colmare vuoti e dare senso ai perché rimasti senza ascolto. La poesia nasce qui, nell’incontro tra vita concreta e dimensione intima. Due rette parallele, “anima e quotidianità”, trovano convergenza nel verso.
Temi ricorrenti sono gioia e dolore, libertà e nostalgia, amore e memoria. In fondo, la vita scorre su due binari opposti, un dualismo perpetuo da affrontare con linguaggio libero, immediato, privo di orpelli ma di forte impatto emotivo. I testi oscillano tra dolcezza e fermezza, come in “Preludio invernale” dove “zefiri novembrini” dipingono la natura. Non c’è resa: anche nei passaggi più amari resta speranza, una luce mai spenta del tutto, come in “Abissi”, rifiuto dell’oblio e apertura alla meraviglia.
Qualcuno ha citato Moravia, leggendomi: “la raccolta invita alla contemplazione come riserva d’energia contro il logorio del fare”. Per me la poesia non è stile, ma strumento per elevare coscienza e anima. Come dice Giusti, un libro vale se rende migliori: Dimensioni parallele sembra riuscirci, offrendo musicalità e buoni sentimenti che conducono il lettore in una dimensione altra, tra armonia dei versi e bellezza del vivere, nonostante i tumulti di un’anima in cammino.
L’Inquilino dalla modica follia
Tomarchio Editore dicembre 2022
Il mio primo romanzo
C’è una famiglia disfunzionale i cui genitori sono palesemente anaffettivi. La madre, molto staccata dal reale, colleziona bambole. Il padre glaciale non conosce le più elementari emozioni. E ci sono i figli, ognuno con le proprie turbe psicologiche derivanti dal rapporto anomalo con i genitori. Di tutto questo si fa portavoce Marco, il figlio meno patologico, quello affetto da modica follia. L’ “Inquilino” è un libro nato da un caso fortuito, precisamente dal mio avere assistito di persona ad una seduta analitica familiare. E scrivendolo, sono divenuta pure io una sorta di inquilina del racconto. Ho alloggiato per lungo tempo, insieme agli strani personaggi, nell’atipica cittadina Rocca dei Sassi, luogo della vicenda. Con Marco ed altri pazienti ho frequentato la stanza di analisi dello psichiatra Antonio Neri. E ho parteggiato apertamente per la redenzione di Marco.
È stato difficile parlare del mio libro perché ne sono ancora coinvolta e catturata.
Amelia Belloni Sonzogni, Tutta l’estate davanti. Levanto sempre, Amazon KDP, 2025
Alice arriva a Levanto da bambina e, un’estate dopo l’altra, cresce tra questo luogo, che sente casa sua, e Milano dove è nata, vive e lavorerà, nella quale si sente invece spaesata. La scuola e l’università – frequentata negli anni di piombo e, poi, luogo di complesso inserimento professionale – scrivono le stagioni fredde, che scorrono come sabbia nella clessidra. Alice aspetta solo il momento di girarla, di vivere una nuova estate, una libertà maggiore perché i divieti dei genitori via via si allentano.
Amici, innamoramenti, amori: tutto le accade in quel luogo che la avvolge, la coinvolge e la trasforma, costringendola a scoprirsi e prendere consapevolezza di sé. Tuttavia, non è Alice il vero protagonista ma il luogo: orgoglioso delle proprie tipicità (blu di mare e cielo, luci policrome del tramonto, bianche onde di libecciate, profumo di pesto e fiori di campo, sentore di frantoio e focaccia, tipico mugugno) e contraddizioni. Una vena di rassegnazione lo percorre: è quella di chi si adatta al turismo, necessario e vitale, ma lo sopporta a mala pena e ritrova tutto il suo paese a ottobre, quando resta solo il bello, a estate finita, cabine smontate e foresti tornati da dove sono arrivati; alcuni, altri invece in attesa di vaglio critico per essere accettati pienamente, quelli per i quali Levanto non è solo ad ottobre (come recita in apertura il titolo della canzone ispiratrice del racconto) ma sempre (sottotitolo).
Nelle diverse occasioni di presentazione, questo romanzo si è personificato nell’acronimo del titolo – TED – uno di famiglia per tutte le famiglie nelle quali è entrato: ogni commento, impressione, riscontro ricevuti mi hanno trasmesso il senso di una comunità, di valori condivisi, di tempi vissuti insieme anche senza frequentarsi, anche se vissuti in altri luoghi, di presenze e assenze che lo hanno caratterizzato.
Amelia Belloni Sonzogni accetto il regolamento
Caterina Marchesini
IL CASO DEL MONASTERO
2021 Aletti Editore
Si diressero in quella direzione. Dalla parte opposta accorsero pure Oldenzi e Biagi. I quattro si riunirono così ai piedi della scalinata e, nello stesso istante, comparve in cima Gilda, terrorizzata.
— Signorina Dori, è stata lei a gridare? — Domandò a gran voce Oldenzi salendo le scale.
— No… — Rispose quella con un fil di voce.
— È stata una delle suore allora… — Continuò l’agente, mentre gli altri due e il custode erano anch’essi giunti in cima.
— Non so chi abbia gridato! — Continuò Gilda.
— Lei dov’era in quel momento? — Riprese Oldenzi.
— In camera mia, cioè nella camera che suor Beatrice mi ha assegnato per questa momentanea permanenza qui al monastero. — E indicò la porta aperta della stanza che si trovava non molto lontano dalla scalinata.
— Mi trovavo ancora a letto, subito mi sono alzata spaventata; mi è sembrato provenisse dal corridoio.
— E chi o cosa ha visto? — Domandò Biagi.
— Niente, non c’era nessuno. Immediatamente dopo siete comparsi voi…
In quel mentre si udì suonare il campanello del portone.
— Scendo ad aprire. — Disse il custode.
Era De Angelis.
— Scusi il po’ di ritardo, ispettore, ma ero al primo piano insieme ai suoi agenti…
— Come mai? È successo qualcosa?
— Sì… poco fa c’è stato un grido!
— Un grido! Un altro grido? — Esclamò l’ispettore e si avviò subito lassù.
— Oh, ispettore, è lei! — Esclamò Gilda come sollevata, vedendolo comparire ai piedi della scalinata.
— Ma cos’è successo?
Intervenne allora Dimitri.
— Pochi minuti fa, intorno alle otto e trenta, si è udito un grido di donna. Lo abbiamo udito tutti distintamente e sembrava provenisse da questa zona.
Gilda gli raccontò l’accaduto ripetendo quello che aveva già detto agli agenti.
De Angelis ascoltava silenzioso.
— Suor Beatrice dov’è? — Chiese poi.
— Penso sia nella sua stanza. — Rispose Gilda.
L’ispettore andò a bussare alla camera della badessa, seguito dalla giovane, dagli agenti e dal custode.
La madre superiora aprì dopo alcuni secondi. Il suo viso assunse un’espressione tra il meravigliato e lo stupito vedendosi davanti tutta quella gente.
— Che succede?! — Domandò infatti.
— Mi scusi, suor Beatrice, è stata lei a gridare poc’anzi? — Chiese De Angelis.
— Gridare?! Perché avrei dovuto gridare?
— Gli agenti, il custode e la signorina Dori, in mia assenza, hanno sentito un urlo. Lei no?
— Non ho sentito nulla, né ho gridato io. — Rispose, secca.
— Vorrei parlare anche con le altre suore.
— Faccia pure. — Disse suor Beatrice e si fece avanti per prima.
Bussò lei stessa alle varie camere. Ognuna delle consorelle era nella propria. Sia suor Virginia che suor Elvira e suor Ginevra dissero di non aver udito nulla. Arrivati nella stanza della più anziana, l’ispettore usò la massima delicatezza dato che era stata poco bene il giorno precedente.
— Come si sente, suor Amelia? — Le domandò.
— Meglio, mi è rimasto solo un po’ di mal di testa.
— Poco fa ha per caso sentito gridare?
— Allora è stato vero! Mi è sembrato che avessero gridato! — Esclamò, agitandosi.
— Quindi ha udito il grido, sa dire se fosse di un uomo o una donna? Lo ha riconosciuto?
— No, no, è stato un attimo! Non saprei dire! Ho paura!
— Perché ha paura?
IL MIO LIBRO È :QUANDO LA VITA INCONTRA LA POESIA
LIBRO DI POESIE NATE DA MIE RIFLESSIONI.
Quando la vita incontra la poesia
Ho pensato e ripensato
questo libro che ho creato
quanto amore e pace mi ha donato.
Mi sento come una mamma strafottente
che a quel figlio bravo a scuola
non regala soddisfazione.
Così questa mattina
ho pensato di rimediare…
voglio subito ringraziare
questo figlio dell’amore
che con la forza delle parole
suscita in tutti tanta emozione.
Grazie mille a te anche lettore
che tra milioni di persone
hai scelto questo libro
di una ragazza senza presunzione
che porta il sogno di poetare.
L’amico di Benito. Una storia di Resistenza
Romanzo storico sull’occupazione tedesca a Roma e la Resistenza antifascista; ha vinto la menzione speciale del premio Acqui Edito inedito 2021.
Giovanni, classe 1925, è l’amico di Benito che lo coinvolge nella Resistenza romana, fin dalla battaglia del 9 settembre 1943 con cui i tedeschi entrarono in città. Insieme ad Anna, Elena e altri ragazzi, costituiscono un nucleo armato cattolico e comunista con a capo Franco Rodano, Romualdo Chiesa, Adriano Ossicini, e il sostegno dei sacerdoti Paolo Pecoraro e Pietro Pappagallo.
La vicenda dei giovani si intreccia saldamente a quella dei reali interpreti di quel periodo e degli avvenimenti che colpirono Roma: dal bombardamento di San Lorenzo al rastrellamento del Quadraro, passando per il misterioso morbo di K e gli ordigni in Vaticano.
Amicizie e amori adolescenziali, passioni e aspirazioni vengono però duramente colpiti dalle vicende di una guerra fratricida, in cui i confini tra il bene e il male non sono più netti.
Un libro per far conoscere la Resistenza e il duro periodo dell’occupazione tedesca a Roma, destinato ai ragazzi e a persone di ogni età. Utile anche per i docenti che vogliono coinvolgere i loro studenti con un racconto documentato ma, nello stesso tempo, intrigante e a tratti persino divertente.
Silloge di poesie
“Sogni e intermezzi d’amore a Napoli” è un viaggio nella libertà con il
contrappunto lucido dell’amore sognato
Muto e sulagno, cerco ‘a tte
ìnto’a nu penziero antico
allargato e senza tiempo
Accompagnato solo dalla sua esperienza di vita, l’autore intraprende un
percorso alla riscoperta del “bello”. È il tema dominante della silloge di
Igor Issorf
Tenco sulo sta vita mia appassiunata
ca bella o brutta m’arrepara
sempe ’a quanno aggio visto juorno
Ne risulta una fitta tela di intrecci con le infinite e variegate emozioni, le
pulsioni e le aspettative che i due cardini principali – il viaggio e l’amore
– riescono a generare in un sapiente groviglio di incidenze e incroci,
quasi a simulare, rendendoli visibili, i decumani e i cardini della città di
Partenope: essa rappresenta il territorio del viaggio, con le voci e le punteggiature
della lingua viva napoletana, altamente evocativa di quei sentimenti
veri, riposti nel profondo ed analizzati dal poeta nella loro radice autentica
Sinossi UNA BRAVA MOGLIE di Andreina Moretti
TraccePerlaMeta Edizioni
Pubblicazione Gennaio 2026
“Una brava moglie” è un romanzo che attraversa la storia recente dell’Italia, intrecciando vicende familiari e trasformazioni sociali che hanno segnato profondamente la vita delle donne. Attraverso la storia di Ines, della figlia Alma e della giovane Stella, il racconto si muove tra silenzi, vergogna e ruoli imposti, restituendo uno spaccato di un’Italia in cui l’onore della famiglia contava più della libertà individuale. Sul fondo della narrazione emergono pagine cruciali della nostra storia civile: i manicomi, luoghi di reclusione e controllo sociale dove venivano rinchiuse le donne considerate “scomode”; le battaglie che hanno portato alla loro chiusura; l’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore; le conquiste che hanno cambiato il destino femminile, dal diritto di voto alla legge sull’aborto. Tra memoria e denuncia silenziosa, “Una brava moglie” racconta il peso di un tempo in cui il dolore veniva nascosto dietro le mura delle case e delle istituzioni, e allo stesso tempo ricorda il lungo cammino delle donne verso il riconoscimento dei propri diritti e della propria
dignità.
Ines è una donna cresciuta dentro un ruolo imposto: quello della moglie silenziosa, obbediente, invisibile. Ma dietro quella normalità si nasconde una verità più oscura: il peso dei giudizi, i segreti familiari, la violenza delle istituzioni che per anni hanno rinchiuso e cancellato le donne che non rientravano dentro degli schemi sociali.
Tra memoria, dolore e desiderio di libertà, il romanzo scava nelle ferite del passato e pone una domanda urgente: quante vite sono state spezzate per difendere l’ordine delle apparenze?
Sinossi Aurora e il sentiero stellato di Andreina Moretti
Hatria Edizioni
Pubblicato ad ottobre 2025
Questa fiaba è una metafora della vita e del mondo interiore del bambino. Affronta con linguaggio semplice, temi ed emozioni profondi come la paura, l’amore, i sogni, la solidarietà, la magia del pensiero, il perdono, la gioia e la speranza.
Aurora, spinta dalla curiosità, parte per un viaggio straordinario: un cammino tra stelle luminose, pesci parlanti e avventure che insegnano quanto sia prezioso ascoltare chi ci vuole bene.
Un racconto magico che intreccia cielo e mare, emozioni e meraviglia, colpendo il lettore dritto al cuore.
Il viaggio di Aurora, tra errori, tentazioni e atti di altruismo, incarna il desiderio umano di superare le proprie debolezze, migliorare se stessi e realizzare la propria umanità.
Aurora è una bambina vivace e sognatrice con la voglia di esplorare, un giorno si allontana da casa e si ritrova in un’avventura piena di meraviglie…ma anche di pericoli.
Male Habitus (dal latino male e habere che significa star male) è un libro edito nel 2019 che affronta il tema intricato della malattia oncologica non sul piano tecnico-scientifico ma sul piano esistenziale-filosofico, pertanto la lettura è agevole a tutti.
Ma perché un libro che parli proprio di quella malattia, la peggiore, quella che fa tremare le gambe e fa barcollare il respiro a migliaia di persone ogni anno? Perché sia collocata in una cornice accettabile e naturale: come parte integrante della vita, come suggerisce il sottotitolo la malattia come la vita non avviene senza una ragione.
Sono descritte nove storie che sono degli exempla rappresentativi della relazione del paziente con la malattia e dove, come per le altre circostanze della vita, ognuno risponde a suo modo; le vicende passate e presenti della vita, l’indole genetica, l’influenza ambientale, nonché la cultura, la sensibilità, la fede, si intersecano con la malattia rendendola un mosaico personale e unico su cui si innalza dall’alto lo sguardo aristocratico e distaccato, mai indifferente, del terapeuta. C’è chi reagisce con la rimozione o la determinazione, chi rifugiandosi nella bellezza, chi con la rabbia o la paura, chi con la depressione e l’annientamento e anche chi con saggezza e leggerezza.
Il libro vuole essere un aiuto a chi è ammalato, a chi ha un passato di malattia, o la combatte perché è accanto ad un familiare o un amico, anche a chi gode della salute perché abbia modo di apprezzare il suo dono prezioso e la bellezza della vita. Perché, in fondo, “si vive e ci si emoziona anche da malati, a volte anche più intensamente di quando si era sani”.
L’Uomo Sole
Casa Editrice: Giazira scritture
Anno di pubblicazione: 2021
Samuel ha diciotto anni, una vita segnata dal bullismo e un profondo senso di invisibilità. Quando Michael, il suo migliore amico affetto da sindrome di Asperger, si toglie la vita, il dolore diventa insopportabile e Samuel decide di seguirne il destino. Sceglie la suggestiva Cava di Bauxite per il suo ultimo saluto al mondo, ma lì, avvolto dal silenzio e da un’improvvisa euforia, viene colto da un malore a causa del sole battente.
Soccorso da un misterioso anziano che vive in un casolare isolato, il ragazzo trova finalmente un confidente a cui rivelare la propria infelicità e la sua innata sensibilità per i drammi altrui. Sarà proprio il vecchio a rivelargli una verità incredibile: il sole gli ha donato un’aura consolatrice e salvifica. Guidato da una voce interiore, Samuel si trasforma in una sorta di supereroe capace di guarire le ferite dell’anima, riportando la gioia nella vita delle persone che incontra, a partire da Sole, il suo nuovo grande amore, e dal fratellino autistico di lei.
Questa straordinaria missione, però, attira l’attenzione di forze oscure. Tra pestaggi e lettere minatorie, il vecchio mentore sarà costretto a svelare a Samuel la verità dietro quel prodigio: i superpoteri sono solo un’invenzione, ma la capacità reale di curare il cuore delle persone lede gli interessi dei poteri forti. All’improvviso, Samuel si troverà di fronte a un bivio decisivo: sfidare il Sistema o arrendersi a esso.
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Gli Ultimi
Giazira scritture
2024
Questa è la storia degli Ultimi. Ribelli, fuori dagli schemi, folli, outsider. Ognuno di loro porta il peso di una particolarità, di una fissa o di una paura che lo isola dal resto del mondo. C’è Teo, che annega la depressione fumando una Marlboro Light dietro l’altra; c’è Gloria, che riesce a filtrare la realtà solo attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica; e c’è Albert, che dopo aver perso lavoro e fidanzata si sente l’ultimo tra gli ultimi. E poi c’è Massimo, un ragazzo fin troppo sensibile, ma che è riuscito a compiere il miracolo più grande: convertire la propria fragilità in una forza salvifica per gli altri.
Il loro punto di riferimento, il capo branco, era Jack. Ma la malattia lo ha sconfitto, portandosi via proprio chi aveva più fame di vita di tutti. Jack, però, non ha intenzione di abbandonare i suoi amici. Sa di doverli guidare per un’ultima, decisiva volta. Attraverso un ultimo viaggio straordinario, i ragazzi avranno l’occasione di riunirsi, guardarsi dentro e trovarsi davvero.
Dietro le quinte di questo cammino si muove Massimo, il vero leader nascosto del gruppo, l’unico capace di raccogliere l’eredità di Jack. Quando il viaggio giunge al termine e il compito di Jack si esaurisce, per gli Ultimi arriva il momento del doloroso ma liberatorio addio, accompagnato da un unico, potente monito: Viva la Vida. Un grido che spezza le catene del passato e lascia ognuno di loro finalmente libero di vivere una vita autentica, assaporandola fino in fondo.
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Rime Spente-Poesie di Alessio Romanini- Giovane Holden Edizioni
Anno 2019
Questa è la mia prima silloge di poesie, dove ho raccolto versi composti negli anni ’90 e altri più recenti fino al 2019. Sono molto legato a questa raccolta perché è stata la prima volta che ho pubblicato le mie liriche con un editore. Ricordo ancora l’emozione di quei giorni; nessuno potrà ridarmi quella gioia di veder pubblicate le mie strofe sopra un libro e vendute nelle librerie della mia città e on-line. Ricordo ancora l’emozione di presentare la silloge davanti agli amici e i conoscenti accorsi alla libreria “Lettera 22” di Viareggio (LU), guidato dalle domande di due professoresse di italiano e scrittrici. Però non nego la delusione avvenuta nel tempo, quando ho capito che la spesa sostenuta per la pubblicazione, alla fine era solo un rientro economico per l’editore. Mi sono sentito schiacciato nell’ingranaggio del business. Finito il contratto sono diventato una “meteora”. Ho scoperto che quella stampa era fine a sé stessa. Dopo l’amara delusione iniziale, ho tirato su le mie quattro ossa e non mi sono lasciato abbattere. Ho scritto ogni giorno i miei versi. Non mi sono lasciato sopraffare, ho partecipato a vari concorsi e con le successive liriche sono riuscito anche a vincere alcune pubblicazioni gratuite. Poi attraverso un poeta, venni a conoscenza del servizio self-publishing di Amazon.it, cosicché potessi essere libero da obblighi contrattuali e pubblicare le mie poesie in tutta libertà (com’è giusto che sia). La poesia è libertà interiore. Voce dell’anima.
Tornando a “Rime Spente”, le poesie contenute al suo interno toccano momenti delicati della mia vita: quelle dedicate ai miei nonni e le mie prozie con cui sono cresciuto, mentre quelle recenti sono più introspettive, a volte ermetiche. Tutte scritte in versi liberi, incorniciate dalla natura, simbolo degli stadi interiori dell’anima.
Alessio Romanini Accetto il regolamento
Titolo della silloge: Le vie del vento – Edito da Tomarchio Editore nel marzo 2025 – Accetto il regolamento
Grido
La tua ulimosa spora
caduta sulla negra terra dissodata
della notte
non ha soglia di speranza da varcare
con indolenza divina
un labbro spento non largisce
voce di mare
ho spinto la mia carne immobile sotterra
a scavare nei cieli rovesciati
della mia paura
dove ogni sguardo che incontro
è un sicario da temere
di queste poesie resta la fumida anima
che vapora in silenzio
ma non potrò smemorarmi in un lampo
ché la terra mi chiama ancora
e vuol chiudermi nel suo abbraccio materno
a ridestarmi da questa vacuità impietosa
che tace. Che tace.
Oggi ascolto lo sferragliare dei treni
una voce amica mi chiama da lontanissimo
ed io che ricordo di me siderei abissi
da trafugare e ascondere nelle tasche dei jeans
oso infrangere il tabù della parola
farmi sacerdote e vittima sacrificale
come Cristo sul Golgota.
Titolo della silloge: Il Passo della Strega – Edito da Tomarchio Editore nel luglio 2025 – Accetto il regolamento
Brivido
Sul paesaggio svetta
una luna cerea,
vellicata da alberi maestosi.
Tu sola… e un ansito leggero di paura,
un respiro livido.
La cintura nebbiosa
abbraccia il costato del mondo,
soffocandone la speme;
è questa l’ora segreta che avviluppa il cuore,
è questo il tempo dei sussurri,
delle preci,
l’attimo tremebondo in cui ci si accorge
del silenzio atro
cesurato solo da sparute
litanie del vento.
L’ululo della bestia sopraggiunge improvviso.
Infierisce…
Tu, come una bambina,
conosci questa voce.
Nereggiava appena fuori dal tuo abituro…
Non dimenticasti mai,
quel trascolorare estenuante della luce del giorno,
quel buiore
che quasi t’inghiottiva.
Ancora oggi dentro il tuo recinto t’ascondi.
Nel sentiero oscuro del bosco,
brusisce la notte…
Amare due persone identiche o amare due volte la stessa persona? Questo il dilemma di Marco, neolaureato che conosce in viaggio Lisa, ragazza milanese con la quale inizia una relazione e che all’improvviso scompare. Poco tempo dopo Marco conosce Cleo, identica a Lisa, sarà una sosia o è Lisa stessa? Misteri e stranezze si succedono durante la loro frequentazione, lasciando il protagonista sempre in una sorta di sospensione.
Il finale è ricco di colpi di scena e sorprese. Cosa farà Marco con Cleo… o Lisa?
Sinossi di “Hypnos” – di Stefano Pietri
Il romanzo narra la vicenda di Paolo, un ragazzo brillante che, oltre a lavorare, suona in un gruppo rock e svolge una vita apparentemente normale. C’è però in lui una parte buia, rappresentata dalla tragica morte dei suoi genitori in un incidente, che ha lasciato orfani lui e la sorella Laura e che tornerà alla luce nella seconda parte della storia. L’apparente normalità della sua vita viene meno a seguito dell’uccisione di tre ragazze, tutte abitanti nello stesso quartiere e che avevano avuto poco tempo prima una breve relazione con lui.
Questi avvenimenti chiaramente turbano il protagonista e le cose si complicano ancora di più quando conosce Fabiola. Paolo infatti se ne innamora e, visto quello che è accaduto alle altre ragazze, teme per la sua incolumità. Comincia così a comportarsi in modi strani, cosa che lo porterà prima ad allontanarsi da lei in maniera sofferta, poi ad intraprendere un duro percorso di analisi interiore per cercare di gestire la sofferenza e di capire da dove proviene il proprio tormento.
Dopo aver sperimentato anche l’ipnosi (da qui il titolo del libro), Paolo arriverà finalmente a scoprire dove si cela la verità, anche se la sorte ha ancora in serbo per lui un colpo di scena finale.
Titolo: Amici. Accetto il regolamento
Ho pubblicato, in questo 2026, per la Casa Editrice La vita Felice di Milano, una nuova raccolta di poesie dedicata, appunto, agli amici. La prefazione è a cura di Ada Crippa, carissima amica poetessa della Brianza. Il libro e i testi possono essere identificati in periodi di tempo ben precisi: l’età giovanile, comprensibile già dalla foto in copertina e l’età adulta, gli amici del quartiere (Loreto, zona 167 a Bergamo) e gli altri conosciuti negli anni “adulti”, persone che non ci sono più e persone che mi sono presenti ad oggi. Diana Battaggia Direttore editoriale mi ha seguito con professionalità in questa nuova avventura.
Dalla prefazione di Ada Crippa:
“Entriamo in Amici e veniamo immediatamente investiti da un forte senso di calore: un abbraccio
circolare affettivo che muove e riversa commozione nell’animo di chi sta di fronte alle parole di Carlo Zanutto”.
Accetto il regolamento
Libro Anastasia rapita dalle fate , genere racconti edito da Kubera edizioni ,anno 2021
Prima settimana di trattamento individuale,
patologia: autismo.
Comportamento: autolesionistico.
Abitudini: consolidate e scorrette che rendono
difficoltose le relazioni interpersonali
Nome: Anastasia
Cognome: Rossi
Età: quattordici anni
Intervento: modificazione del comportamento con divieti (sì, no).
La psicoterapeuta andò incontro ad Angelica che sembrava preoccupata e ansiosa, poiché di lì a poco sarebbe entrata nella stanza del centro A.M.A la piccola Anastasia.Barbara conosceva bene Anastasia e sapeva quanto sarebbe stato difficile relazionarsi con lei, quindi anche per Angelica.Angelica dal canto suo, aveva già lavorato nei servizi tutelari a stretto contatto proprio con i bambini autistici ed era riuscita sempre ad avvicinarsi al loro mondo, così fuo così fuori dalla realtà.
Titolo opera: ONGOS
Autrice: Tiziana Iannantuoni
Cornacchione Editore
Pubblicazione Febbraio 2026
Ongos è una raccolta di racconti ispirata ai quadri di Magritte, 22 dipinti, 22 racconti che appaiono come visioni nello spirito surreale che bandisce dalla mente il già visto e ricerca il non visto. Il titolo riempie l’idea di un’angolazione capovolta di un’immagine: trasposizioni trasversali di dati della realtà con percezioni sensibili, intime in un percorso variabile di fuori e dentro. L’ imprevedibilità dell’emozione di fronte un’opera d’arte che ha il potere di trasportare in un altrove infinito, dipendente in modo esclusivo dalla disposizione d’animo dell’osservatore.
La voce narrante della raccolta è la donna dall’abito rosso che è in copertina, la sua postura di spalle indica che c’è ancora molto da rivelare, la sua sospensione in un cielo azzurro tra le nuvole conduce in un’atmosfera onirica. La donna entra in un museo, la mostra con le opere di Magritte le suscita un’intrigante curiosita. Nel silenzio si rivelano storie, ha quasi timore d’inoltrarsi tra i capolavori come se lo sguardo le potesse ribaltare la realtà, privandola del controllo razionale, ma nello stesso tempo un’inquieta sollecitudine la spinge ad addentrarsi in sentieri indefiniti.
ONGOS è un libro insolito: la sua lettura è verticale perché si entra nel museo, si sbircia il catalogo, si sceglie il quadro su cui sostare e si entra nel racconto corrispondente.
È un viaggio di colori, sfumature, sentimenti, ambientazioni che potrebbero sorprendere. È la ricerca di quel pezzo di sè che l’arte è capace di rivelare.
Realtà e sogno in una commistione fantasiosa che già il titolo anticipa.
TOMAS K. Diario di un assasino di bambini. Edito da Publimedia Dic. 2024.
Di Regina Loredana Pozzo
Non è facile presentare questo libro. Così
copio quanto riportato nella descrizione in copertina, poi in seguito dirò la mia versione.
“Scritto in prima persona, il libro raccoglie attraverso una fredda e lucida processione di ricordi e conversazioni, la vita di Thomas K. L’assassino di bambini. Libero da seguire costrizioni temporali, ha dato la precedenza ai soli accadimenti che lui stesso riteneva utili e provocatori. Profondo e introspettivo, il diario ci accompagna all’interno della sua mente, con dialoghi descrittivi di auto analisi, di intimità con se stesso, in una sarcastica ricerca della verità, alternando un linguaggio emozionante tra cinismo e poesia. Lontano da ogni possibile ovvietà, nelle sue pagine concentra tutto quello che vuole far sapere, aprendo di quando in quando, parentesi inaspettate, controverse, su temi ideologici, religiosi e morali che danno spunto e motivi di dibattito.”
La mia versione:
Non ho scritto questo libro per ottenere consensi, dare un messaggio, offrire delle risposte, fare un’analisi della psiche umana, creare dibattiti, parlare di dinamiche sociali, di giustizia, non ho avuto nessuno di questi scopi. Il mio libro vuole essere ” un’esperienza”
un viaggio, un incontro con tutte le emozioni, “qualunque” esse siano… O vuoi entrare o rimani fuori. Il risultato è imprevedibile. Questo libro è , per definizione, un po come i film di David Lynch, non commerciabili, un viaggio nella follia, nella deformazione, che diventa normalità, che diventa una scelta, quella di vivere o no questo cortometraggio. Ci tengo a chiarire che il libro non contiene “passaggi” che possano disturbare i lettori e che il titolo definisce solo, per correttezza, chi era Thomas K. Il resto della narrazzione ti rimane nel cuore.
Questo è scritto nella quarta di copertina.
“Penso che a nessuno sia stato permesso di scegliere il proprio destino. Tutto è già scritto, in quanto siamo figli di altri prima di noi e non direttamente generati da Dio. La strada è già decisa, venendo al mondo e con il crescere la percorriamo e io, figlio di Gehry e Miranda, sono l’assassino di bambini. Per forza.”
La bellezza della costiera (Amalfitana)
Un vento leggiadro nella costiera
donava gioia vera
un soffio di vita soave
colmo di pace
paesaggi meravigliosi
splendidi maestosi
superbi
davvero strepitosi
la bellezza
la dolcezza
abbracciavano
sfioravano
incantavano
l’anima mia
in un crescendo di emozioni
di vibranti sensazioni
il tempo volava
davanti alla costiera
rimarrà un dolce ricordo
grande al pari del mondo
Donne, maghe, dee” di Annalisa Scialpi, Edizioni Progetto Cultura, Roma, 2026.
Premessa/prefazione
“Donne , maghe e dee” è un itinerario in cui l’autrice ci conduce per mano verso un percorso di metamorfosi interiore. La rilettura del mito, centro dell’opera, intreccia nel doppio filo la divinità/potenza delle figure femminili rappresentate e il doloroso sentimento del tradimento dell’amore.
Il poeta latino Ovidio nelle Metamorfosi giunge alla considerazione che il tradimento non è da vedersi come un semplice incidente emotivo, ma come la forza cinetica che innesca la trasformazione, disegnando mutazioni in grado di rompere uno stato d’animo cristallizzato.
Il tradimento per Circe è la dolorosa scoperta che, per l’uomo, l’amore è una sosta e non un approdo. Ma Circe è anche la maga che trasforma la solitudine in un’arma, mutando gli uomini che la insidiano sull’isola in porci, per mostrargli la loro vera natura. Circe è la maga che, tradita, diviene l’unica padrona del suo regno, bastando a se stessa.
L’amore tradito invece, per Medusa, rappresenta il volto della violenza e la sua corazza definitiva. La sua metamorfosi garantisce che nessuno potrà mai guardarla senza morire. Medusa rappresenta il grido muto di chi è stato violato e poi tradito dal sistema stesso a cui era a servizio, ma la trasformazione della propria vulnerabilità diviene iniziazione al ruolo di ‘guardiana’ del mondo infero. Medusa rappresenta un altro tipo di bellezza, terribile e intoccabile.
Il sentimento di rabbia invece esplode dirompente nella figura di Medea, che nel suo dolore non cerca conforto, ma giustizia. Il tradimento di Giasone per Medea si trasforma in una forza distruttrice. L’eroina uccidendo i propri figli concepiti con Giasone firma l’atto finale della tragedia. Dimostra così al mondo che la vera regalità non è nel potere sociale ma nel potere delle ossa. E così preferisce distruggere tutto il suo mondo e in definitiva, se stessa, piuttosto che accettare di essere una donna marginale per l’avidità di un piccolo uomo.
Con Cassandra, infine, il tradimento si esprime in maniera più sottile: è il tradimento della fede. Ella profetizza, ma nessuno l’ascolta. Annusa le sciagure, ma la voce della coscienza viene soffocata dal rumore dell’orgoglio maschile. La morte diviene non sconfitta, ma resa, metamorfosi, luogo di passaggio liberato dalle ombre da annunciare.
Il tradimento non è soltanto la rottura di una promessa o l’intrusione di un terzo elemento in un legame ma è, nel profondo, un terremoto dell’identità. Quando amiamo qualcuno, gli consegniamo la chiave della nostra narrazione personale: ci fidiamo della sua versione di noi, ci specchiamo nei suoi occhi per capire chi siamo. Tradire significa alterare quello specchio senza preavviso, lasciando l’altro a fissare un’immagine frammentata di sé.
Il tradimento però, come ci insegnano le figure di Circe o Medea è anche un momento di brutale verità, per comprendere ciò che siamo realmente e liberarci dal circuito delle proiezioni. Esso ci ricorda che l’amore è un atto di coraggio estremo, perché si fonda su un paradosso: promettiamo l’eterno, ma siamo creature mutabili. Il tradimento, dunque, rappresenta, nel mito come nell’esperienza, l’ombra che accompagna ogni luce amorosa; è il rischio che accettiamo di correre per non vivere murati nelle nostre certezze e come insegna il mito, per evolverci e trasformarci.
Dal Tunnel alla Leggiadria di Arianna Di Presa.
Una demarcazione sconfinata tra l’inferno e il paradiso. È il contatto con altri mondi che permette di esplorare la morte mentre si vive quando il corpo è stanco di assorbire solo sofferenza e fatica mentre l’anima ha già deciso di restare perché ha ancora la propria missione da completare. Un tuffo nel mare ancestrale per poi riassaporare l’infinito terreno tornando a camminare. È come volare oltre rime e suoni che un proprio posto nel Cosmo devono ancora trovare.
“il mondo incantato di Alea”
Di Brigida Forte, pab editrice
La Bambina che credeva di essere una fatina.
Non aveva le ali grandi e lucenti come nelle storie.
Le sue erano piccole, trasparenti, quasi invisibili.
Ma bastava un battito e le cose cambiavano.
Questa fiaba parla di una bambina che non sapeva di essere fatina.
Viveva in un paese dove tutti correvano troppo per accorgersi delle piccole magie: un fiore che nasceva tra le crepe dell’asfalto, una risata che rompeva il silenzio, una parola gentile detta al momento giusto, una mano tesa quando sembrava che nessuno guardasse.
Lei le vedeva.
E senza bacchetta magica, le faceva accadere.
Perché è così che impariamo a gestire i desideri: l’immaginazione prima, poi forse domani anche il desiderio reale.
Nel frattempo aspetti. Prima o poi, forse, arriverà.
Non usava formule, non conosceva incantesimi imparati sui libri. Usava lo sguardo, la pazienza, il coraggio di restare quando tutti andavano via. Ogni volta che aiutava qualcuno, una scintilla le nasceva nel petto e il mondo, per un istante, sembrava più leggero.
Gli adulti le dicevano: “Smettila di sognare, torna coi piedi per terra”.
Ma lei aveva capito che i piedi per terra servono per non volare via, non per smettere di guardare il cielo.
“La bambina fatina” è una storia per chi ha ancora voglia di credere che le cose piccole contano. È per i bambini che non hanno bisogno di spiegazioni, e per gli adulti che hanno bisogno di ricordarsi come si fa.
L’ho scritta perché il mondo ha bisogno di più magie senza bacchetta. Di più persone che scelgono di restare, di ascoltare, di aspettare. Di più desideri coltivati piano, senza pretendere che si avverino subito.
Perché tutti, in fondo, abbiamo un po’ di fata dentro.
Basta smettere di correre per accorgersene.
E quando succede, anche un giorno qualunque può diventare straordinario.
*Uno strano incontro*
Di Brigida Forte. La Rosa edizione
Negli occhi di una volpe piccola
si specchia un uomo col fucile.
E il tempo si ferma.
Questa è una fiaba che nasce in Siria, in un angolo di terra dove il silenzio pesa più delle parole. Non è una storia di caccia, non è una storia di paura. È una storia di due sguardi che si incontrano e si riconoscono.
Il cucciolo di volpe non scappa. L’uomo col fucile non spara. In quel momento sospeso, entrambi vedono oltre la paura: vedono la vita che resiste, la fatica di restare, il desiderio di non farsi del male.
Ho scritto questa fiaba per ricordare che anche nei luoghi segnati dalla guerra, un incontro può cambiare il corso di due destini. Non servono grandi gesti. Basta abbassare l’arma, basta non voltarsi dall’altra parte.
La Rosa Edizioni ha accolto questa storia perché parla ai bambini, ma soprattutto agli adulti che si sono dimenticati di guardare negli occhi. È un racconto breve, essenziale, scritto con parole semplici perché il messaggio resti chiaro: la vita vale più di qualsiasi preda.
Se hai un bambino vicino, leggila con lui. Se sei tu quello che ha il fucile abbassato da troppo tempo, leggila per te.
A volte basta uno strano incontro per ricordare chi siamo davvero.
LE TIGRI E IL RE DEGLI SCACCHI, romanzo di jazz e di destino (KDP 2026)
Nella prima parte il protagonista, Jason, si racconta in prima persona, ragazzo in una monotona periferia americana a cavallo degli anni Trenta e Quaranta, senza prospettive, senza riconoscimenti, fino a quando, diventato adulto, trova la propria redenzione divenendo un fortunato e apprezzato sassofonista jazz.
Inconsciamente illusosi di poter così riuscire a sfuggire al destino e riscattare un’esistenza altrimenti misera, frustrante, assolutamente anonima, finirà con il convogliare tutti i propri desideri, le passioni, i miti, in esperienze forti, determinanti, decisive, sempre indissolubilmente legate alla musica jazz.
Ma improvvisamente la storia pare interrompersi bruscamente, capovolgendosi totalmente nella seconda parte. Dalla periferia americana, così caparbiamente idealizzata e vissuta, ci ritroviamo nella fragile e spiazzante provincia italiana contemporanea, dove l’angolo di prospettiva cambia radicalmente.
Grazie. Accetto il regolamento del contest.
Il libro in questione è una silloge dal titolo “Due più due fa due” edito nel 2025 da RP edizioni. Non voglio sprecare troppe parole nel descriverlo. A mio modesto parere l’aspetto davvero originale di questa mia opera è quella di avere accettato una sfida molto particolare: scrivere poesie su singoli oggetti presenti nella sua stanza. Tra le altre le poesie di questa sezione sono dedicate a esempio al letto, al calendario, alla parete, a una foto, al comodino e via dicendo. Oltre a questa sezione ve ne è una seconda con poesie che riflettono sulla creazione delle poesie stesse. Infine la terza sezione raccoglie poesie di argomento più variato e più di tipo tradizionale. Il libro è indicato soprattutto per chi è curioso di leggere cosa c’è di poetico in una ciabatta elettrica.
IL LESTO FLUIRE DELL’ACQUA (Scatole Parlanti, 2024)
La desolazione di una stanza d’albergo fa da contenitore ai ricordi di un’intera esistenza.
Dalla sonnacchiosa e devastante giovinezza, scandita dal fluire del fiume nel cuore della pianura
lombarda, segnata dalla scomparsa della madre suicida, soffocata dall’ottusità di un padre
aggressivo, al riscatto lavorativo, il complicato rapporto con Irene che non può rappresentare il
cambiamento necessario, l’incapacità di vivere la propria vita, soffocando quelli che sono i propri
desideri e aspirazioni.
Infine il drammatico affiorare, nella mente, dei mostri del passato mai metabolizzati, il tentativo di
sedare la depressione nell’alcol e nella droga, la deriva fino all’esperienza in comunità, condivisa
con tossicodipendenti ed emarginati, il proponimento di un riscatto, accettando il difficile lavoro da
necroforo.
Nell’arco di una mattina si sviluppano la genesi e la parabola di una storia, all’apparenza estrema e
paradossale, ma che prende spunto da umanità segnate da disperazioni e angosce profonde.
Grazie. Accetto il regolamento del contest.
Ritratti – G.C.L. Edizioni, 2024 Accetto il regolamento
Porto con me l’inquietudine del vivere
tratteggiata in storie intime, ritratti,
che della gioia e del dolore sono gli scatti,
del rimpianto la memoria da rivivere.
Delle relazioni apre il sentiero dell’essere nel mondo
riflettendo sull’alterità che ci nega e ferisce,
su un’umanità in bilico, che nell’isolamento si smarrisce.
Una speranza ci sorprende, emergendo dal profondo,
l’accettazione di ciò che non si può cambiare
preludio di una rinascita interiore che torna ad illuminare.
Crollano barriere, si dissolvono pregiudizi in chi si pone ad ascoltare.
“”Zingari o Re””
Perché nel dubbio contano le risposte
appartenenti advun isola di incognite.
Ho amici lungo il fiume
sono liberi dall’istinto da eventuali perplessità,
liberi di sognare per capire l’ignoto che non conta,
ma questo splendido istante
che annusa le nuvole
foglie di pensieri forse strambi
ma pur sempre realizzabili.
Avvertenze prima di morire
restare a cuor leggero nonostante tutto quello che le concezioni di persone speranzose possano spengnere sorrisi.
Ma a voi non fa paura l’inferno basta un riflesso su peccati stuzzicanti e poi un abbraccio per augurarsi una nuda tristezza vestita di verità
Ad uno Zingaro o Re
non si trovano differenze
se si crede alla rinfusa
ad un piatto da una portata sola
e ben servita per una eternità sovrasta da sorrisi custoditi…
Demix
“”Un Addio Senza le Parole””
Ti prometto un cielo senza le parole dove i grandi sanno già volare dentro ad un mare calmo senza più pensieri,
la tristezza è a tratti senza far rumore
e di sassi in terra che san far l’amore.
Una voglia matta che non sa contare ma se liberi l’istinto riesci già a suonare.
Sotto una doccia fredda di emozioni nuove è un arrivederci senza farci male.
Il perdono è grande lo fa solo Dio nuvole distese per sentirsi in pace,
io ti bacio il seno senza un’illusione te lo bacio piano senza più parlare
di volerti ancora senza alcun domani senti un nodo in gola tremano le mani
la paura è amica della nostalgia di rimanere senza quell’armonia per costudire il lembo del nostro progredire con pensieri incartati da inciampi trascurati.
Demix
Titolo: Il volto del mio sentimento
Casa editrice: LFA PUBLISHER
Anno di pubblicazione: 2023
“Il volto del mio sentimento” è un viaggio che procede in direzione parallela alla mia esistenza.
Nella prima sezione della raccolta,
“L’io singolare”, il viaggio parte dai meandri più interni dell’anima per farsi strada con il lettore e renderlo partecipe attraverso una serie di identificazioni. Prima sono una nave, poi una principessa, e ancora un aereo, il fuoco o il mare; nella stessa misura in cui personifico gli oggetti e i sentimenti, come la ruota o la nostalgia. La prima sezione trasuda paure e incertezze, quelle che molteplici volte ci impediscono di fare il salto al di là dell’ordinario.
“Il fuoco sacro del dolore” è la seconda sezione, dialogo fatto di domande (spesso prive di risposta)
che pongo al dolore e ai suoi affini.
Non si tratta di un dolore passivo e inerme, bensi della speranza che lo anima e che non vede l’ora di uscire fuori, per divenire forza e vitalità.
La terza e ultima sezione “Amore e disamore” è il motore delle precedenti. È l’amore che rinnova la speranza, declinato nelle sue accezioni positive e negative verso cose e persone. È l’incanto e il disincanto, è l’abbandonarsi totalmente o il sentirsi abbandonato. In qualunque delle sue forme, resta certamente il motore della vita.
Questo libro è tutto il mio cuore, massacrato e rinato mille volte.
*** CONTEST TERMINATO ***
I finalisti saranno contattati via e-mail.
Vi ringraziamo per la partecipazione.
A breve sarà pubblicato un nuovo contest letterario gratuito!
Consigliamo di iscriversi alla nostra newsletter (è gratuita e lo sarà sempre).
Congratulandoci con tutti i partecipanti, presentiamo l’elenco dei libri finalisti del Contest:
LIBRI FINALISTI
“Un fiore nell’asfalto” di Marco Salvario
“L’amico di Benito. Una storia di Resistenza” di Ninetta Pierangeli
“Dimensioni parallele” di Francesca Patitucci
“Male Habitus” di Giovanna Masci
“Donne, maghe, dee” di Annalisa Scialpi
“Gli Ultimi” di Saverio Giannini
“Con un dio dentro alle dita. Una storia d’amore tra parole e note” di Elisa Margherita Rossi
“Il Piccolo Mago e la Stadera” di Barbara Anna Gaiardoni
“Il mondo incantato di Alea” di Brigida Forte
“Radici come parole” di Anna Guzzi
“60 Milioni. Kilometri di vita su millimetri di roccia” di Christian Roccati
“Rubiamo la luna. Romanzo a tinte forti” di Cristina Abozzi
“ONGOS” di Tiziana Iannantuoni
“Thomas K. Diario di un assassino di bambini” di Regina Loredana Pozzo
***
I vincitori saranno contattati via e-mail per l’invio del premio
***
Cogliamo l’occasione per invitare alla partecipazione gratuita del nuovo Contest Letterario:
https://oubliettemagazine.com/2026/07/08/contest-letterario-gratuito-di-poesia-e-racconto-breve-cronache-in-versi/
ARTICOLO VINCITORI E FINALISTI:
https://oubliettemagazine.com/2026/07/24/vincitori-e-finalisti-del-contest-letterario-raccontaci-il-tuo-libro/
***
complimenti a tutti/e
***
I vincitori saranno contattati via e-mail per l’invio del premio
***
Cogliamo l’occasione per invitare alla partecipazione gratuita del nuovo Contest Letterario:
https://oubliettemagazine.com/2026/07/08/contest-letterario-gratuito-di-poesia-e-racconto-breve-cronache-in-versi/