“Carta di Navigare” di Gerolamo Azurri #0: un portolano genovese della metà del 1500

“Carta di Navigare” di Gerolamo Azurri #0: un portolano genovese della metà del 1500

Giu 6, 2019

“L’isola di Sardegna gira intorno milia 700 et è habitata de molte città e castella; et ha primieramente Caglieri, che è la principal città che sia alla marina; ha il porto fatto de pali (…)” − Gerolamo Azurri, Carta di Navigare

Carta di Navigare – Gerolamo Azurri

Un portolano, da portus-porto, è un manuale pratico per la navigazione costiera basato sull’esperienza e sull’osservazione, in cui il navigatore, può trovare le informazioni principali relative alla zona in cui naviga o in cui intende pianificare la rotta della sua nave. Le prime stesure dei portolani risalgono al XIII secolo, inizialmente nella penisola italiana e successivamente nella Penisola Iberica.

I portolani di più antica datazione, risalenti al Medioevo, derivano dai peripli di origine greca e latina: in epoca classica, la navigazione veniva effettuata servendosi oltre che dell’esperienza dei gubernator (in greco κυβερνήτες – Kybernetes, nocchiero), di libri che descrivevano la costa, non necessariamente destinati alla nautica, ma più spesso consistenti in resoconti di precedenti viaggi.

A differenza delle carte nautiche, di cui non si hanno tracce in epoca greca e romana e di cui i primi esemplari conosciuti risalgono al XIII secolo, i peripli e, successivamente, i portolani si avvalgono di una tradizione ininterrotta e sostanzialmente immutata sino ai nostri giorni, che deriva da secoli di utilizzo ed esperienza.

Il più antico di portolano conosciuto del Mar Mediterraneo è il Periplo di Scilace di Carianda (in greco Σκύλαξ, Skýlax) risalente alla metà del VI secolo a.C. e pervenutoci in copie medievali. Il medievalista Bachisio Motzo fa invece risalire alla metà del Duecento (sulla base di confronti filologici con altre versioni dello stesso testo) il Compasso da Navegare, scritto da un anonimo italiano in lingua Sabir, la lingua franca mediterranea. Questo documento è anche il primo caso di testo scritto in questo idioma. La lingua sabir, era chiamata anche Petit Mauresque, Ferenghi, ‘Ajnabi o Aljamia. Il nome sabir è forse derivante dal catalano saber, sapere; il termine lingua franca, invece, deriva dall’arabo lisān-al-faranğī, in cui il secondo termine sta ad indicare un idioma che metta in contatto persone di diversa estrazione linguistica.

Proprio al prof. Motzo dobbiamo la connessione tra il Compasso da Navegare e la Carta di Navigare:

La sorte del Compasso fu di fornire il punto di partenza e il nucleo di una serie di descrizioni delle coste e di rappresentazioni cartografiche, che non ha più avuto sosta, e che giunge sino a noi (…) anche se i nocchieri che in seguito hanno cercato di fare opera indipendente, basata sull’esperienza personale, hanno tenuto più o meno presente questa descrizione e rappresentazione più antica” Bachisio Motzo

Mentre alla dott.ssa Ornella Bazurro, del Civico Istituto Colombiano di Genova, oggi Fondazione Colombiana, dobbiamo lo studio, la trascrizione, ed infine la pubblicazione, nel 1985 del codice conservato presso la biblioteca dell’Istituto Colombiano.

Il manoscritto, una copia seicentesca dell’originale cinquecentesco, era di proprietà dell’abate genovese Carlo Giuseppe Vespasiano Berio (1712-1794).

Poco si sa invece sul suo autore, Gerolamo Azurri, la cui unica notizia certa è il luogo di nascita: Vimercate, un comune dell’attuale provincia di Monza e Brianza. Le ipotesi più accreditate, stando alle esperienze personali che egli cita nel portolano, lo accreditano come pilota al servizio di Andrea Doria, sotto il comando del Capitano Antonio Doria:

Carta di Navigare – Gerolamo Azurri – TAV 1

La Favignana (…) e Trapani fuori in miglia quattro in mare, gli è una secca (…) e lì toccò la nave grossa dei Doria, capitano Antonio Doria […] Capo Bono (…) et li ammazzarono uno delli nostri piloti, e li sortimmo con le galere…” Gerolamo Azurri, Carta di Navigare

Altre osservazioni fatte dalla dott.ssa Bazurro sulla vita di Gerolamo Azurri, riconducono apparentemente all’Ordine dei Cavalieri di Malta: la lunga e dettagliata descrizione dell’Isola di Malta, unita ai numerosi accenni in tutto il portolano a fatti relativi alle “navi della Religione”, alla flotta del Principe Doria e a una serie di croci greche disegnate sulle carte nautiche ed in alcune pagine del manoscritto, le quali farebbero supporre un riferimento alla Croce di Malta. Questa ipotesi non è stata potuta confermare, in quanto nel Ruolo Generale conservato presso la Library of Malta, negli anni tra il 1555 e il 1797 il nome di Gerolamo Azurri non risulta tra i nomi dei Cavalieri, mentre non si è conservato il Ruolo Generale antecedente al 1555, per poter completare la ricerca.

Purtroppo la dott.ssa Bazurro non è riuscita a far luce sulla vicenda, in quanto, spostando la ricerca a Genova, anche negli archivi del Magistrato delle Galee, gli elenchi delle navi dei Doria riportano solo il nome della nave, del comita e del sottocomita, ma purtroppo, non dei piloti di queste navi.

A livello contenutistico, la Carta di Navigare descrive praticamente tutto il bacino del Mediterraneo, comprese buona parte del Mar Nero e alcune porzioni di Oceano Atlantico in un itinerario frammentario che inizia con una descrizione dell’Isola di Capri, e prosegue con la descrizione molto ampia e particolareggiata delle isole di Tavolara e Morere (Molara), delle varie località costiere della Sardegna, Sicilia e isole circostanti, e delle Baleari. L’itinerario si sposta poi in Libia e Tunisia, e conclusa la sezione sulla costa Nord Africana, comincia un nuovo itinerario, il più lungo, che partendo da Venezia, percorre la costa Dalmata e Greca sino alla Turchia e alla penisola di Crimea.

Non manca nel portolano una attenta e dettagliata  descrizione di Genova, del suo porto e delle coste dei possedimenti della Repubblica, in cui sono riportate precise e pratiche indicazioni riguardo alle coste, agli approdi, alle rotte, ai venti di traversìa degli approdi e porti, le batimetrie, i tipi di fondale, i punti cospicui a terra, le correnti, i venti locali e dominanti, in alcuni casi ricalcando o copiando il Compasso e il Portolano Rizo, specialmente nella parte dedicata al Mediterraneo Orientale, di cui l’Azurri ricopia 42 carte, con alcuni adattamenti linguistici, in cui i venti di Ostro e Garbin (Scirocco e Libeccio), diventano nella terminologia nautica tirrenica Mezzodì e Lebecchio.  Altri adattamenti si hanno nella conversione delle misure, da quelle veneziane a quelle liguri: il veneziano starìa utilizzata nelle distanze da capo a capo, o da porto a porto, viene interpretato dall’Azurri con il termine per stancia (per stanzia) o per freo (per fretum) nel caso indichi la larghezza di un canale fra due terre, da sponda a sponda.

Come nei moderni portolani, il manuale aiuta il navigante fornendo ogni notizia utile per un atterraggio, un ancoraggio, e per la navigazione costiera, con particolare riferimento ai canali tra le isole, specificando anche le eventuali accostate di rotta (banda a dritta, banda a manca, o tenere il centro canale).
Per alcune località viene indicata anche la miglior tecnica di ancoraggio per le condizioni di fondale, le conformazioni dell’approdo, le locali condizioni meteomarine, la capienza degli approdi in numero, tipologia e dimensioni delle navi.

L’Azurri non manca di dare indicazioni utili su cosa si può reperire a terra, con particolare attenzione all’acqua potabile, alle vettovaglie, ai legnami per carpenteria navale.

Questa mole di informazioni è completata da aneddoti personali, ricordi, fatti avvenuti, quali naufragi e avvistamenti di pirati o di navi nemiche, persino scontri navali a cui l’Azurri prese parte.

Mediterraneo nel cinquecento

Mediterraneo nel cinquecento

Nel confronto con altri portolani precedenti e coevi, la Carta di Navigare si pone in una posizione di originalità, e un lettore attento non mancherà di notare che non vengono descritte le rotte e gli approdi mercantili, come nel caso del Portolano de Crescenzio, bensì son descritte minuziosamente le rotte e gli approdi militari.

Questa originalità è stata attribuita all’esperienza personale dell’Azurri nelle flotte dei Doria. In particolare per la descrizione del Mar Tirreno, è probabile che egli si riferisca ai normali itinerari percorsi dalle navi da guerra genovesi in perlustrazione delle coste, o nelle missioni più lunghe verso il Mediterraneo Meridionale e le coste Africane, a caccia dei corsari Turchi.

L’assenza di più copie del portolano e il suo contenuto farebbero addirittura supporre che quest’ultimo fosse destinato ai soli piloti delle navi della flotta da guerra, o più facilmente, può trattarsi di una serie di appunti personali dell’autore, non destinati alla pubblicazione. La stessa frammentarietà e difficoltà di consultazione dell’opera, facendo una ricerca per singole località andrebbe ad avvalorare l’ultima ipotesi.

L’Isola del Pachsò alla ponta a Levante, largo uno miglio o uno e mezzo, gli è una secca, adonde se perdio una galera del Papa. Bisogna chi vol passare, accostare bene in terra all’isola.” – Gerolamo Azurri

 

Written by Claudio Fadda

 

Info

TAV.1 Primo foglio della Carta di Navigare di Gerolamo Azurri (Genova, Civica Biblioteca Berio).

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Bibliografia

Carta di Navigare, Gerolamo Azurri, Civico Istituto Colombiano, Genova, 1985

 

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