“Lettere da Torino” di Friedrich Nietzsche: la lettera a Franz Overbeck, dividere in due l’umanità
«Con un cinismo che passerà alla storia, ora ho raccontato me stesso: il libro si intitola “Ecce homo” ed è un attentato, senza il minimo riguardo “al crocefisso”: termina con tuoni e folgori contro tutto quello che è cristiano o infetto dal cristianesimo, tanto da far perdere la vista e l’udito. In fin dei conti io sono il primo psicologo del cristianesimo, e posso, da vecchio artigliere quale sono, mettere in campo pezzo di grosso calibro di cui nessun avversario del cristianesimo ha mai sospettato nemmeno l’esistenza. Tutto ciò è il preludio della “Trasvalutazione di tutti i valori”, l’opera “che giace pronta davanti a me” Le giuro che fra due anni avremo davanti a noi tutto il mondo in preda alle convulsioni. Io sono un destino.»[1] ‒ “Lettere da Torino”

“Io sono un destino” scriveva Friedrich Nietzsche in una delle sue lettere da Torino al critico letterario Georg Brandes (20 novembre 1888), ed un destino lo è stato per davvero per coloro che si approcciarono direttamente ed indirettamente ai suoi scritti.
“Lettere da Torino” (Adelphi, 2008) è un denso epistolario che documenta l’avanzare della “psicosi/illuminazione” di Friedrich Nietzsche (Röcken, 15 ottobre 1844 – Weimar, 25 agosto 1900), le ultime tappe di quella vita cosciente che lo ha visto peregrinare in cerca di un miglioramento dai suoi malesseri psichici e fisici.
Siamo nel settembre 1888 e Friedrich Nietzsche decide di tornare per una seconda volta a Torino, una città che gli era rimasta impressa come benefica. Ed in effetti al suo ritorno è entusiasta di tutto: dell’aria, delle persone, del cibo, del susseguirsi delle giornate.
Scrive, scrive continuamente, ha la mente che sfavilla, sente e scrive di “essere un destino”, di essere “la dinamite più spaventosa che esista”,[2] di avere “la forza di cambiare il computo del tempo”,[3] di essere “il primo tra i viventi”,[4] di essere “l’unico tedesco raffinato in fatto di stile”,[5] di poter “sfidare l’intera umanità”,[6] di aver “letteralmente in mano il futuro dell’umanità”,[7] di essere “tutti i nomi della storia”.[8]
Non è compito nostro esplicitare la “dotta” diagnosi psichiatrica della follia irreversibile di Nietzsche bensì invitare il lettore ad entrare cieco ‒ senza direzione alcuna ‒ nello schianto della coscienza di uno dei filosofi più influenti degli ultimi duecento anni. Un uomo ‒ un destino ‒ inquieto che ha assiduamente scavato nell’inquietudine per poi trovarsi sia intrappolato dall’abisso sia sanato dall’insania della società che vede tutti costretti a regole mobili che si travestono da verità oggettive. Ed è in questa seconda veduta che il 3 gennaio 1889 il celebre ‒ ed a torto ancora deriso ‒ atto dell’abbracciare un cavallo in piazza, a Torino, diviene l’esternazione dell’amore universale che Nietzsche toccò in una delle sue lunghe notti trascorse nell’incessante ricerca dell’uomo oltre l’uomo. È infatti impensabile non considerare uno dei primi Biglietti della Follia del 3 gennaio nel quale si legge “Ho appena preso il possesso del mio regno”:[9] che cosa si intende con “regno”?
Il volume “Lettere da Torino” presenta, in ordine cronologico, le lettere che vanno dal 27 settembre 1888 al 6 gennaio 1889; si citano alcuni dei destinatari: Heinrich Köselitz,[10] Franziska Nietzsche,[11] Constantin Georg Naumann, Malwida von Meysenburg,[12] Franz Overbeck, Hans von Bülow, Georg Brandes, Carl Spitteler, Elisabeth Förster-Nietzsche,[13] Ernst Wilhelm Fritzsch, August Strindberg, Paul Deussen, Emily Fynn, Ferdinand Avenarius, Carl Fuchs, Helen Zimmern, Andreas Heusler, et cetera.
La lettera ivi riportata è stata scritta il 18 ottobre 1888 e destinata al teologo protestante tedesco Franz Overbeck[14] (San Pietroburgo, 16 novembre 1837 – Basilea, 26 giugno 1905). Overbeck, durante la sua carriera è stato contrastato dai colleghi per le posizioni critiche sulla teologia. Franz Overbeck Pubblicò poco in vita: l’opera più importante è del 1873 ed è intitolata “Sulla cristianità della teologia dei nostri tempi”, nella quale afferma che il Cristianesimo non ha mantenuto la predicazione di Gesù Cristo e si presenta come una sorta di modificazione/interpretazione dei Padri della Chiesa. È noto per l’amicizia con Friedrich Nietzsche con il quale divise fino al 1875 l’abitazione a Basilea. Nel 1876 fu nominato rettore dell’Università di Basilea. L’amicizia con Nietzsche fu duratura e costante a dimostrazione di ciò il fitto scambio epistolare. Overbeck è stato anche destinatario di uno dei biglietti della follia che si potrà leggere in nota.[15]
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Lettera di Friedrich Nietzsche a Franz Overbeck[16]
Torino, 18 ottobre, 1888
Caro amico,
ieri ho fatto, con la Tua lettera in mano, la mia consueta passeggiata pomeridiana fuori Torino. Ovunque la più limpida luce di ottobre, lo splendido viale alberato, che per circa un’ora mi ha condotto lungo il corso del Po, quasi non ancora sfiorato dall’autunno. Adesso sono l’uomo più colmo di gratitudine del mondo ‒ con una disposizione d’animo autunnale nel miglior senso del termine: è il periodo della mia grande vendemmia. Tutto mi diventa facile, tutto mi riesce, anche se difficilmente qualcuno ha già avuto per le mani cose tanto grandi.

È con un sentimento per il quale non trovo parole che Ti comunico che per il primo libro della Trasvalutazione di tutti i valori è terminato, pronto per la stampa. Saranno in tutto quattro libri, che usciranno separatamente. Questa volta, da vecchio artigliere, tiro fuori i miei pezzi di grosso calibro: temo di far fuoco fino a dividere in due la storia dell’umanità. ‒ Riguardo allo scritto cui Ti accennavo nell’ultima lettera, siamo quasi alla fine: per risparmiare il più possibile il mio tempo, che adesso è assolutamente inestimabile, è stato stampato con una straordinaria precisione.
La Tua citazione da Umano, troppo umano è arrivata perfettamente in tempo e inserita.[17] ‒ Quest’opera è già una dichiarazione di guerra su cento fronti, con un lontano rimbombo sulle montagne; in primo piano molte cose «allegre», di quel genere di allegria condizionata che mi è propria… Con questo scritto sarà quanto mai facile constatare il mio grado di eterodossia, che in effetti non lascia pietra su pietra. Contro i tedeschi sferro un attacco su tutta la linea: non potrai certo lamentarti di «ambiguità». Questa razza irresponsabile, che ha sulla coscienza tutti i grandi malheurs[18] della cultura e che in tutti i momenti decisivi della storia aveva «altro» per la testa (‒ la Riforma nell’epoca del Rinascimento; la filosofia kantiana proprio mentre si stava conquistando a fatica, in Inghilterra e in Francia, una mentalità scientifica; le «guerre di liberazione» quando è comparso Napoleone, l’unico che finora sia stato abbastanza forte per fare dell’Europa una unità politica ed economica ‒), oggi ha in testa «il Reich», questa recrudescenza del particolarismo e dell’atomismo culturale, in un momento in cui viene posta per la prima volta la grande questione dei valori. Non c’è mai stato un momento più cruciale nella storia: ma chi potrebbe saperne qualcosa? Il contrasto che ne emerge è assolutamente inevitabile: nel momento in cui un’altezza e una libertà della passione spirituale mai immaginate finora prendono possesso del sommo problema dell’umanità evocando il verdetto sul suo destino, deve spiccare in modo tanto più Stridente la generale meschinità e ottusità.
Contro di me non vi è neppure «ostilità»: semplicemente non si hanno orecchie per le cose che scrivo, di conseguenza non ci sono né pro né pro né contro…
Caro amico, Ti prego di depositare alla Handwerkerbank anche i 500 franchi di cui mi scrivi. Adesso devo mettercela tutta per fare economia, in modo da poter fronteggiare le enormi spese di stampa dei prossimi tre anni. (Suppongo dunque che i 1000 franchi disponibili dal 1° ottobre siano già stati interamente depositati in quella banca). Alla fine di dicembre avrò sicuramente bisogno con grande urgenza di quasi 500 franchi. Il mio programma è di resistere qui fino al 20 novembre (un proposito un po’ glaciale, dato che arriverà presto l’inverno!). Poi voglio andare a Nizza, e lì, rompendo interamente con le mie usances, crearmi l’esistenza di cui adesso ho bisogno. Talora ho pensato anche a Bastia in Corsica: ma trovandomi in un periodo di profonda introspezione, cosa per me necessaria, ho paura dei rischi connessi a questo genere di esperimenti.
Il signor Köselitz si è trasferito a Berlino; dalle sue lettere spira la migliore disposizione d’animo che si possa desiderare su questa terra. Gli sta anche accadendo qualcosa: ma di questo Ti parlerò un’altra volta. Indirizzo: Berlino SW. Lindenstrasse 116 IV 1.
Un saluto a Te e alla Tua cara moglie con somma gratitudine
il Tuo Nietzsche
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“Io voglio insegnare agli uomini il senso del loro essere: che è il superuomo e il fulmine che viene dalla nube oscura uomo.” ‒ “Così parlo Zarathustra”
In chiusura una suggestione: un estratto dell’intervista all’esperta di psicologia, sciamanesimo e buddhismo Selene Calloni Williams che ha comparato la figura di Friedrich Nietzsche a quella di Sri Aurobindo.

Si lascia un breve estratto e si rimanda alla nota per leggere l’intervista integrale.
“Nietzsche ed Aurobindo descriveranno quel loro figlio, il superuomo, con la stessa forza, la stessa passione, la stessa ansia rivoluzionaria, gli stessi toni profetici. Basti osservare queste due citazioni, Nietzsche ne Così parlò Zarathustra scrive: “Io voglio insegnare agli uomini il senso del loro essere: che è il superuomo e il fulmine che viene dalla nube oscura uomo.”
Aurobindo ne Pensieri e Aforismi scrive: “L’evoluzione non è terminata; la ragione non è l’ultima parola della Natura, né l’animale raziocinante la sua forma suprema. Come l’uomo è emerso dall’animale così all’uomo emerge il superuomo.”
La manifestazione del superuomo è una ribellione dei sensi alla morale razionale. È necessaria una trasformazione vera del nostro modo di essere che possa mettere radici in un cambiamento fisico. Questa metamorfosi prende avvio dalla rivoluzione dei sensi, dalla ribellione nervosa al condizionamento morale, dall’apertura del respiro che rompe gli argini dell’indottrinamento e prosegue nel rilassamento del sistema percettivo il quale, finalmente, può restituirci la capacità di vedere, sentire, morire, soffrire, gioire, vivere con intensità ed entusiasmo.
Sia nella visione aurobindiana che nel pensiero di Nietzsche, la libertà creativa dell’uomo e la predestinazione sono due elementi coesistenti in una sintesi in cui non vengono reciprocamente annullati, ma eccitati al punto che la libera creatività dell’uomo prescelto si esprime nella sua capacità di assumersi piena responsabilità per il proprio destino e nell’amare senza condizioni il destino, nel darsi a esso fino in fondo. La libertà creativa è capacità di darsi al destino senza mai divenire fatalisti.
Si può affermare che il nichilismo completo di Nietzsche e il surrender di Aurobindo sono vie parallele, animate dalla stessa aspirazione e capaci di giungere alla medesima meta: una nuova specie.”[19]
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Si consiglia vivamente di leggere in completo l’epistolario torinese per approfondire il Nietzsche uomo e filosofo. L’edizione Adelphi è impreziosita da una interessante Introduzione curata da Giuliano Campioni; Maria Cristina Fornari ha collaborato alla stesura del volume; la traduzione è stata curata da Vivetta Vivarelli ed è stata condotta sulla base del testo stabilito da Giorgio Colli e Mazzino Montinari; presenti due corpose sezioni con le Note e l’Indice dei nomi.
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“Dicono molti, soprattutto coloro che seguono l’empio Porfirio, il quale scrisse contro i cristiani e allontanò molti dalla dottrina di Dio, dicono dunque costoro: «Perché mai Iddio proibì la conoscenza del bene e del male? Va bene, ha proibito il male; ma perché anche il bene? Dicendo: ‘Non mangiate dall’albero della conoscenza del bene e del male’, egli impedisce, sostengono costoro, che si conosca il male. Ma perché deve egli impedire che ci conosca anche il bene?» Sempre la malvagità usa artifizi in difesa di se stessa, sempre essa offre occasione per essere compiuta.” ‒ “Discorsi contro i cristiani”[20]
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Written by Alessia Mocci
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Leggi l’articolo “Il Nichilismo Europeo”
Note
[1] Friedrich Nietzsche, Lettere da Torino, Adelphi, 2008, p. 84
[2] Ibidem, p. 105
[3] Ibidem, p. 95
[4] Ibidem, p. 94
[5] Ibidem, p. 41
[6] Ibidem, p. 74
[7] Ibidem, p. 73
[8] Ibidem, p. 201
[9] Ibidem, p. 193
[10] Il compositore tedesco Heinrich Köselitz (Annaberg, 10 gennaio 1854 – Annaberg, 15 agosto 1918) è noto soprattutto con lo pseudonimo Peter Gast attribuito dall’amico Friedrich Nietzsche. Peter Gast fu destinatario di un “biglietto della follia”, cioè una lettera inviata dalla Posta centrale di Torino a partire dal 3 gennaio 1889 (due anni dopo la stesura de “Il nichilismo europeo”) in cui grafia, abbreviazioni e salti di lettere compromettono la facile comprensione. La data è indicativa della prima crisi in pubblico mentre si trovava in piazza Carignano (abbracciò piangendo un cavallo fustigato a sangue dal cocchiere).
Biglietto della Follia per Peter Gast (4 gennaio 1889): “Al mio maestro Pietro. Cantami una nuova canzone: il mondo è trasfigurato e tutti i cieli gioiscono”.
Peter Gast è stato il redattore della controversa opera “La volontà di potenza” costituita da materiali eterogenei del filosofo, realizzandone una prima versione composta da 483 paragrafi insieme ai fratelli Horneffer nel 1901, e nel 1906 una seconda versione composta da 1067 paragrafi con la sorella Elisabeth Förster-Nietzsche. Leggi la biografia di Peter Gast su Wikipedia.
[11] La madre di Nietzsche.
[12] Malwida von Meysenbug (Kassel, 28 ottobre 1816 – Roma, 23 aprile 1903) è stata una scrittrice tedesca. Suo padre, Carl Rivalier, discendeva da una famiglia di ugonotti e ricevette il titolo di Barone von Meysenbug da Guglielmo I d’Assia; era la nona di dieci figli. Ruppe ogni rapporto con la sua famiglia a causa delle proprie idee politiche, mentre due dei suoi fratelli fecero invece brillanti carriere come ministri, uno a Vienna e l’altro a Karlsruhe. Nel 1852 emigrò in Inghilterra dove visse insegnando e traducendo e dove incontrò Louis Blanc, Giuseppe Mazzini, Alexandre Ledru-Rollin e Gottfried Kinkel, tutti rifugiati politici; il giovane Carl Schurz divenne anch’egli suo conoscente. Fonte Biografia Wikipedia. Si consiglia di leggere “Nietzsche nei ricordi e nelle testimonianze dei contemporanei”: l’incontro con Resa von Schirnhofer.
[13] La sorella di Nietzsche.
[14] Approfondisci la biografia su Wikipedia.
[15] Biglietto della Follia per Franz Overbeck (4 gennaio 1889): “All’amico Overbeck e signora. Sebbene finora abbiate dimostrato scarsa fiducia nella mia solvibilità, spero tuttavia di riuscire a dimostrare che sono uno che paga i suoi debiti ‒ ad esempio quello nei vostri confronti… Sto facendo fucilare tutti gli antisemiti…”
[16] Friedrich Nietzsche, Lettere da Torino, Adelphi, 2008, p. 47
[17] Aggiunge Nietzsche: “Nell’enorme tensione di questo periodo un duello con Wagner è stato per me un autentico svago: e poi era necessario, ora che sono entrato in guerra aperta con lui, dimostrare pubblicamente che ho «il polso sciolto».”
“Le quattro Inattuali sono una guerra da capo a fondo. Esse stanno a provare che non avevo «la testa fra le nuvole», che mi piace sguainare la spada ‒ e forse anche che ho il polso pericolosamente sciolto.” (“Ecce homo”)
[18] In francese. Significato: disgrazia, sciagura.
[19] Leggi l’intervista integrale “Friedrich Nietzsche e Sri Aurobindo: il Santo e l’Anticristo”
[20] Porfirio, Contro i cristiani, Edizioni di Ar, a cura di Claudio Mutti, 1977, p. 82

