Vincitori e finalisti della seconda edizione del Premio letterario “Samuel Fernando Pezzolato”

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“Era il giorno/ in cui il tuo profumo/ prese il nome di ‘Amore’.”

“It was the day/ when your scent/ acquired the name ‘Love’.”

“Ήταν η μέρα/ στην οποία το άρωμά σου/ απέκτησε το όνομα ‘Αγάπη’.”

Premio Samuel Fernando Pezzolato 2025
Premio Samuel Fernando Pezzolato 2025

Si è conclusa il 28 settembre 2025 a mezzanotte la possibilità di partecipare alla seconda edizione del Premio Samuel Fernando Pezzolato promosso da Oubliette Magazine e dal poeta torinese Samuel Fernando Pezzolato che, nel 2024, ha pubblicato con Edizioni DrawUp l’edizione trilingue (italiano, inglese, greco) della raccolta poetica “È giunto il maestrale – The Mistral Came” (edita in prima edizione nel novembre 2022 con Tomarchio Editore).

La giuria del Premio (Alessia Mocci, Samuel Fernando Pezzolato, Carolina Colombi, Antonietta Fragnito, Rosario Tomarchio, Giovanna Fracassi e Franco Carta) ha decretato i 14 finalisti dai quali sono stati selezionati i cinque vincitori.

Il premio per 1° classificato consiste in una raffinata targa con inciso il proprio nome e l’attestato, per il 2° classificato in una raffinata targa con inciso il proprio nome e l’attestato, per il 3° classificato in una raffinata targa con inciso il proprio nome e l’attestato, per il 4° classificato l’attestato, per il 5° classificato l’attestato.

Oggi, vi presentiamo tutti i finalisti ed i cinque vincitori.

Tutte le opere partecipanti al Premio Samuel Fernando Pezzolato possono essere lette cliccando QUI.

OPERE FINALISTE

“Invaghito di tutto” di Roberto Marzano

“Pelle nuova” di Wilbur Marini Garelli

“Siediti qui” di Marina Pieranunzi de Marinis

“I quartieri del sole” di Cinzia Birindelli

“A sud” di Antonella Cusenza

“Fragranze d’estate” di Grazia Tagliente

“Quel giorno” di Fabiola Murri

“Tu” di Annalisa Scialpi

“Oltre” di Daniela Trovato

“A te, padre” di Maria Foggetti

“Come mi sento” di Filomena Gagliardi

“Nel disordine” di Maria Paterlini

“Goccia di clessidra” di Antonio Dentice d’Accadia

“Se andassi all’inferno” di Davide Borowski

 

VINCITORI Premio Samuel Fernando Pezzolato

Opera 1ª classificata

“Fragranze d’estate” di Grazia Tagliente

Rare nuvole biancastre
viaggiano stanche nel cielo malva
mentre offro parole
al sole che pelle inganna,
a raggi che anche dietro la collina
chiamano a cuocere
un mondo sudato.

D’intorno poche finestre
sbadigliano sull’afa,
solo un garrir di rondini
a far da sentinella
ai tetti infuocati
e cicale, tante cicale,
in frinir picchiettando.

Lo sguardo lappa
fiacche ombre lunghe
e morbide danze lente
di spighe d’orzo gonfie
e di cotto grano d’oro,
tra ardenti folate d’aria
che non musican fronde.

In abito d’ala di libellula
miro foglie abbrustolite
tra manti appassiti,
da occhi secchi annuso
profumi di ginestra
del tutto stinti
tra l’ingialliti colori.

Effluvi cotti e abbandonati
per vicoli d’un mondo infuocato,
olezzi rinsecchiti
di fragranze d’estate
chiusi in mani trasudate e vuote
che invano provano a trattenere
frammenti tostati d’esistenza.

Opera 2ª classificata

“Pelle nuova” di Wilbur Marini Garelli

Fra crepe del tuo gelo elegante
scivolo come seta su marmo velato
Sono fiato, che bagna la tua assenza
vento caldo che schiude veli d’anima

Nel tuo disincanto io mi distendo
come linfa tra le tue vene spente
Accendo incastri di carne e silenzi
con labbra di brace e carezze di fumo

Ti sfioro senza toccarti davvero
ti abito come una febbre muta
Sarò pelle nuova sul tuo dolore
nella dimora del tuo risveglio

Opera 3ª classificata

“Goccia di clessidra” di Antonio Dentice d’Accadia

Il fiore migliore,
senza stelo né radice in terra,
cura col profumo della sospensione.

Tutto arrende,
tutto relativamente immaginato in memoria minuta,
coi bagliori in crescendo, seminati ovunque oltre l’apparente,
occhi e fessure di persiana a scomporre il sole in costellazioni.

Angelo d’un gabbiano è la goccia di clessidra,
che soffia dalla testa e si tuffa in petto tra i ventricoli in amore.

Siam travolti dal riso di tamburi che affogano feste nelle pance disarmate
e al battito d’una lieta belligeranza ci ricordiamo bambini,
tra vetri di biglie e redini idiote.

Le particelle di tempo invalide rallentano la corsa.
O forse è l’anima elettrica che plana,
riconsiderando proporzioni della valle di carne,
quand’ora affiora tra gorghi distratti,
sposando qualità neonata

e risolve l’inesistente separazione tra i miei me.

Opera 4ª classificata

“A te, padre” di Maria Foggetti

Il rasoio solca attento
quella pelle così stanca,
a te Padre a cui la vita deve
ancora una speranza.
Prigioniero di quel mostro
che i tuoi giorni ha divorato,
riducendo in fumo e cenere
quel che avevi in cuor sognato.
Io bambino ci speravo
in un tuo abbraccio, una carezza,
ma leggevo nei tuoi occhi
solo vuoto ed amarezza.
Ti cercavo e mi chiedevo
se mai un giorno, chissà quando,
ti avrei mai potuto dire
che mi sei mancato tanto!
Io pregavo Dio ogni giorno,
combattendo con la rabbia
nel vederti prigioniero
come tigre in una gabbia.
Impotente io assistevo
a quel demone spietato
che rubava il tuo presente,
il tuo futuro, il tuo passato.
I tuoi giorni consumati
da paure, smarrimento,
non sai quanto avrei voluto
colorare anche un momento
di allegria, spensieratezza, giochi,
corse e passeggiate,
ciò che un padre fa col figlio,
condivider le giornate!
Ma vorrei che tu sapessi
che io non ti ho mai odiato
per quel buio che ho vissuto,
a cui tu sei condannato.
Adesso che sei qui,
in un letto di ospedale,
cerco di esserti vicino,
di poterti ancora amare.
Io non so se tu la senti
la tua mano nella mia
o se quando tu mi guardi
riconosci chi io sia.
Ma sono qui ora per te,
a cercare con ardore,
di sfidar la malattia
col potere dell’amore.
Perché sai mio caro Padre,
esiste un posto, credo il cuore,
dove il male non può vincere,
dove splende sempre il sole…
Io, sì, penso a tutto questo
mentre rado la tua barba,
ti sorrido e un po’ mi chiedo
se il mio esserci ti garba.
Una carezza sulla fronte,
ti sistemo un sopracciglio,
ad un tratto mi sorridi e sussurri
“Grazie Figlio!”.

Opera 5ª classificata

“Se andassi all’inferno” di Davide Borowski

Se andassi all’inferno non sarei stupito affatto
Avrò un tavolo riservato coi dannati di successo
La dannazione avrà in me un acquirente soddisfatto
Berremo veleno liscio, senza ghiaccio né compromesso
Con Lucifero che mi guarda e dice: “Borowski, sei dei nostri”
Qui sotto i peccatori son tutti volti tosti
Ogni bestemmia è un brindisi, ogni vizio un trofeo
Non voglio ali bianche, voglio il marchio del reo
Dei miei sbagli che risuonano come beat distorti
La santità è un party dove dormono tutti morti

E se mi piace pensare a questo epilogo dantesco
È perché oggi da vivo, a non farmi schifo non riesco
Oggi mi guardo allo specchio come un giudice in attesa
Che emette la sentenza ma non concede difesa
Mi parlo con disgusto, senza grazia né appello
Ogni gesto è indizio, ogni pensiero un duello
Ho costruito attorno muri e li ho graffitati col mio nome
Ho imparato a sabotarmi con estrema precisione
E ogni mattina mi sveglio, ormai sono una larva
Con la faccia del boia davanti mentre mi faccio la barba

Non cerco redenzione, non credo a chi perdona
Perché il dolore mi somiglia, è la mia vera persona
Chi dice “ama te stesso” non si è mai addentrato
In quell’abisso di meschinità e ipocrisia che è il mio passato
Dove ogni ricordo che parli d’amore suona fasullo
Il cuore era solo un organo, e il corpo un trastullo
Io non voglio salvarmi, voglio capire perché
Ho imparato a disprezzarmi meglio di chiunque, anche di te

Ma poi ‒ quando il fumo si dirada, e l’urlo svanisce ‒
Resta il silenzio, che nessuna fiamma lenisce.
Né donne né demoni sanno più intrattenere
La noia profonda del non sapere che volere.
Anche l’inferno ha i suoi giorni vuoti, le sere spente,
Dove ogni bestemmia suona già detta, già niente.
E l’anima ‒ che urlava, che spaccava le pareti ‒
Infine geme piano tra i carboni quieti.
Perché anche il fuoco, a lungo andare, diventa fiammella esangue,
E ogni ribellione, nel tempo, si affievolisce e langue.
Non c’è paradiso né inferno, soltanto l’intervallo
Tra un’illusione e il crollo, tra Riccardo e il cavallo.
E in quel varco sottile, dove non echeggia più suono,
Si affaccia la verità: non siamo niente, non serve il perdono.

***

Ringraziamo tutti i partecipanti alla prima edizione del Premio Samuel Fernando Pezzolato

Ci complimentiamo con i finalisti ed i vincitori del Premio Samuel Fernando Pezzolato

I vincitori saranno contattati via e-mail per la ricezione del premio

***

Invitiamo a partecipare ai contest attivi in questo momento su Oubliette Magazine:

“Il sogno del brigante”

“Solstizio con Selene Calloni Williams”

 

Un pensiero su “Vincitori e finalisti della seconda edizione del Premio letterario “Samuel Fernando Pezzolato”

  1. Congratulazioni ai vincitori e ai finalisti, e bravi tutti, non è mai facile scegliere!

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