Vincitori e finalisti del Contest di poesia e racconto breve “Le vie del vento”
“Ti vidi e scorsi tutta la mia insopportabile follia/ e l’intemperanza della solitudine/ che disintegra ogni limite/ in un attimo fu amore per il mio cuore malato/ e ascosi le sempiterne paure/ tra i fiordalisi/ non rimase che un sentore di te nell’aria/ un aulire di mimose e ginestre/ poi sussurrai una parola dolce fra le tue gambe/ a rapirti l’istante/ a condurti nel tempo in cui/ germinano i sensi/ […]” ‒ “Epifania” tratta da “Le vie del vento”

Si è conclusa l’11 maggio 2025, a mezzanotte, la possibilità di partecipare al Contest letterario di poesia e racconto breve “Le vie del vento” promosso da Oubliette Magazine, dall’autore Fabio Soricone e dalla casa editrice Tomarchio Editore.
La giuria del contest “Le vie del vento” (Alessia Mocci, Franco Carta, Fabio Soricone, Giovanna Fracassi, Rosario Tomarchio, Carolina Colombi e Michela Pistidda) ha decretato i 14 finalisti dai quali sono stati selezionati due vincitori per ognuna delle categorie in gara.
Il premio per ciascuno dei vincitori consiste nell’invio di una copia del libro “Le vie del vento”, silloge di Fabio Soricone edita nel marzo 2025 da Tomarchio Editore
Oggi, vi presentiamo tutti i finalisti ed i quattro vincitori ex aequo del Contest “Le vie del vento” (due per ogni sezione).
Tutte le opere partecipanti al Contest letterario “Le vie del vento” possono essere lette cliccando QUI.
FINALISTI
Sezione A (poesia)
“Ordine apparente” di Angela Maria Malatacca
“Le vie del vento” di Fabiola Murri
“Amo per non morire” di Francesca Patitucci
“Distanze” di Rita Coda Deiana
“Vento” di Francesca Santucci
“Riconoscimenti” di Luigi Carlo Rocco
“Gesù nudo” di Pierfrancesco Roberti
Sezione B (racconto breve)
“La nonna, buona anche da morta” di Francesco Gagliardi
“L’incanto dell’isola” di Francesca Santucci
“Sul palco non vi è altro che la musica” di Rita Coda Deiana
“Questo racconto non ha un finale” di Corrado Tringali
“La via dei ciliegi” di Nona M. Stanciu
“Thunderstruck Empire 2 Evolution” di Marco Petruzzella
“Il peso sulle spalle” di Enrico Ravasio
VINCITORI
Sezione A (poesia)
“Le vie del vento” di Fabiola Murri
Scivola lieve tra rami d’ulivo,
soffio di voci che non hanno volto,
il vento viaggia senza confini,
portando storie da chi non ha tempo.
Attraversa tetti, colline e deserti,
conosce il canto dei mari profondi,
accarezza i crinali del mondo
e scompiglia i pensieri nascosti.
Nel nord sferza come lama d’acciaio,
nel sud danza come spirito antico,
porta profumi di rose e di sale,
mescola sabbia e lacrime perse.
Entra nei sogni di chi ha nostalgia,
e ne risveglia l’anima inquieta,
sussurra a chi ascolta nel silenzio
segreti impressi in foglie cadute.
Nei vicoli stretti delle città
spinge i ricordi sotto le porte,
gioca con tende e lenzuola stese,
fa il giro del mondo in un solo respiro.
Ha il passo del lupo, la voce dell’aquila,
corre nei prati, poi sale ai vulcani,
spinge le nubi oltre l’orizzonte,
conduce il tempo dove non arriva il cuore.
Nei deserti disegna sentieri
che svaniscono appena tracciati,
tra le rovine canta di amori
che la memoria ha ormai consumato.
Quando si placa, sembra ascoltare
il battito quieto della terra intera,
ma basta un pensiero, un grido, un addio
e torna a correre, impaziente e fiero.
Le sue vie non hanno inizio né fine,
sono linee d’aria incise nel cielo,
seguono strade che solo lui sa,
il vento, errante, non guarda mai indietro.
“Riconoscimenti” di Luigi Carlo Rocco
Il colore delle parole
la magia di manoscritti
incunaboli
lentamente il tempo ospite distante
paure, timori
la somma dei sorrisi
pagine che scorrono
nel pulsare della sera
l’improvvisa scoperta
di un disegno
di un’epoca senza testimoni
un lessico con elementi floreali
emozioni trattenute
mani strette tra le mani
una vivida apparenza
nella nebbia eterea
una tunica trattenuta
un orlo ricamato
un mantello e i capelli sotto il velo
anima smarrita
il déjà vu
della psiche e dei ricordi
il mistero del tempo
il mistero delle donne.
Sezione B (racconto breve)
“Questo racconto non ha un finale” di Corrado Tringali
Ebbene, la faccenda è questa: questo racconto non ha un finale. Detta così è un po’ brutale, lo capisco; e penserete che si tratti di un espediente per evitare di scriverlo, questo benedetto finale, dato che è risaputo che nei racconti brevi il difficile è proprio trovare una degna conclusione alla narrazione. Eppure vi prego di darmi credito, e se possibile, di capire le mie ragioni.
Allora, provate a immaginare un uomo e una donna che discutono animatamente, ad esempio attorno a un tavolino, in un bar elegante del centro città, due bicchieri di prosecco e qualche salatino sul tavolo; oppure, può andar bene lo stesso, in una stanza da letto accuratamente arredata, lei in piedi, in sottoveste di seta nera, lui seduto, anzi accasciato, sul bordo del letto.
Lei è ancora una bella donna, sul viso qualche ruga che non riesce a intristire quegli occhi cerulei, ora attraversati da lampi di rabbia. Anche lui è un uomo piacente, brizzolato, ma ha avuto tempi migliori. Mormora poche parole, cerca di contrastare l’invettiva della donna.
Poniamo che siano marito e moglie; oppure, ed è ugualmente possibile, un uomo sposato e la sua amante.
Lei non può più sopportarlo. Per anni ha fatto finta di non vedere il tradimento compiuto sotto i propri occhi, ma ora basta.
D’altronde, anche la richiesta di rompere definitivamente con la moglie e chiedere il divorzio, è rimasta inascoltata per anni. Ora basta.
Lui è distrutto, capisce di essere sull’orlo di un precipizio. Come ha potuto arrivare a questo punto? Eppure ama ancora sua moglie, non potrebbe vivere senza di lei. Come potrebbe rinunciare alla tenerezza degli abbracci notturni, al Natale con i figli lontani? E i ricordi di una vita felice passata insieme a lei non lo tormenterebbero comunque? Tuttavia, non può fare a meno neanche dell’amante. Non riesce nemmeno a pensare di non provare più il brivido di eccitazione alla vista di lei, l’ansia per gli incontri furtivi, la spasmodica ricerca del suo corpo, mentre lei fa altrettanto nei suoi confronti.
Prova a negare, ancora una volta, sia pur debolmente. Si sente come il toro carico di banderillas, che sente avvicinarsi il colpo finale. Cerca di impietosirla. Ma la moglie è granitica, gli si avvicina e gli urla contro. D’altra parte, se anche stessimo parlando dell’amante, e in questo caso non ci sarebbero urla, ma parole sottili e taglienti, le ferite sarebbero egualmente gravi.
Rivede la sua vita passata, gli errori compiuti, ma ormai è troppo tardi. Non ha colpe da imputare se non a sé stesso. Credeva di essere un uomo onesto e fedele. Poi ha conosciuto lei. Cosa lo ha trascinato nel gorgo? La sua voce sensuale, gli occhi quasi trasparenti (così simili a quelli della moglie!), il modo in cui si muove? Si sentiva trascurato? O si è convinto di esserlo?
Improvvisamente la moglie (che è in camera da letto… o si trova al bar per il solito aperitivo col marito? Beh, non importa, anche l’amante potrebbe avere iniziato il discorso dopo il loro ultimo amplesso in una stanza d’albergo) assume un’espressione cattiva, un’espressione che lui non le ha mai visto prima. Dice cose che lui di primo acchito non capisce… che vuol dire “sono stata con un altro”? Cosa intende dire con “credevi che avrei sopportato per sempre?”. Ma mentre dice quelle cose impensabili, urla e piange, disperatamente piange. Lui è ancora tramortito, vorrebbe consolarla (o accusarla?) ma non osa avvicinarsi. “È tutta colpa tua, stronzo!” urla ancora la moglie, e fra le lacrime gli assesta un ceffone violentissimo.
Certo, dovremmo tenere conto dell’altra versione della storia, ma anche qui le cose si mettono male. “Ormai ho deciso. La nostra storia è finita.”, dice l’amante, quasi in un sussurro, perché le manca il fiato. Anche il suo viso è solcato dalle lacrime. Afferra il bicchiere sul tavolo e lo rovescia sul viso dell’uomo, che sopporta, terreo, senza dire una parola; o forse semplicemente gli volta le spalle e inizia a rivestirsi.
Lui capisce che deve fare qualcosa, un gesto, una parola… ma è come se la sua volontà fosse stata annullata; sa che un passo in una direzione gli precluderà per sempre l’altra. Le funi che lo dilaniano tirano con la stessa forza in direzioni opposte: non ha scampo.
“Ti prego”, riesce a dire con voce quasi flebile, ma la donna che gli sta dinanzi lo guarda con freddezza.
“Ho conosciuto una persona.”
Lui capisce che è la giusta punizione, ma vede una voragine aprirsi sotto i suoi piedi, pronta a inghiottirlo. Eppure sa che quella donna, in fondo, lo ama profondamente.
Ed ecco che siamo al punto morto, per il quale vi avevo avvertito. Perché qui sorge il dubbio, se le parole raccogliticce con le quali abbiamo illustrato questa storia (o queste storie) siano soltanto uno sfarfallio nella mente dell’autore, o siano piuttosto carne e sangue, vite vissute realmente in qualche angolo del mondo, con piccole variazioni: il colore degli occhi, qualche ruga in più, una frase meno tagliente, l’arredo poco elegante, vino rosso al posto del prosecco. E all’autore quelle parole siano giunte, portate da qualche misterioso vento cosmico, perché si ponesse al servizio del dramma che quelle persone stavano vivendo. Di fronte a questo dubbio, l’autore arretra timoroso, o se volete rispettoso, di quello strazio che ha, per pochi attimi, intuito.
E lascia a voi, se volete, l’incombenza di concludere la storia.
“Il peso sulle spalle” di Enrico Ravasio
Il denaro non ha odore, ma ha un peso.
Un milione in contanti pesa sulle spalle più di un fucile.
E quando la notte avanza, quel peso diventa una promessa: il prossimo incarico sarà l’ultimo. Poi lo sarà quello dopo. E quello dopo ancora.
La prima volta che ho ucciso in combattimento è stato a ventidue anni, sei mesi dopo il congedo dai paracadutisti; il capitano mi disse: “Non pensarci, figliolo. Premere un grilletto è solo meccanica.”
Non aveva torto, ho premuto tanti grilletti che potrei scrivere un manuale d’uso.
Nello Zaire ho visto uomini pagarsi la fuga con l’oro che avevano strappato dai denti dei morti, io non l’ho fatto cazzo e avrei potuto.
In Angola, ho trattato la vita di un ufficiale nemico come si fa con il prezzo di un cavallo: troppo caro, rinuncio.
In un bistrot di Parigi, un giornalista mi ha chiesto se dormivo bene la notte.
Ho sorriso e gli ho risposto: “Come un bambino”, però non gli ho detto che i bambini urlano nel sonno.
Per due volte mi sono infilato in manifestazioni contro le guerre, divertimento assicurato.
Tutte queste brave persone che ardono di nobili ideali che gridano e strepitano convinti di testimoniare la Giustizia e se avessero davanti i loro avversari disarmati li ridurrebbero a brandelli, eccitandosi.
Ho anche rimorchiato una manifestante, un’insegnate con gli occhiali ed i capelli ricci, raffinata e sposata.
Ho amato poche cose nella mia vita. Una di queste è il rumore della pioggia sulla lamiera dopo una battaglia, perché il sangue viene lavato via.
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I vincitori del volume “Le vie del vento” saranno contattati via e-mail per l’invio del premio.
Complimenti ai vincitori, finalisti e partecipanti del Contest “Le vie del vento”.
Partecipa al Contest di poesia e racconto breve “Poeti e Scrittori d’Italia” cliccando QUI.
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