“Le zie” di Georges Simenon: ci si può adattare alla vita senza porsi domande?
Nello scegliere di leggere un romanzo di Georges Simenon difficilmente ci si sbaglia.

Le zie, pubblicato in Francia nel 1938, con il titolo originale: Le coup de vague, non costituisce certamente un’eccezione a questa regola.
L’ambiente è quello di una cittadina sulla costa atlantica: Marselly, non distante da La Rochelle. La solita grigia e soffocante realtà della provincia francese, anche se in riva al mare.
D’altronde, si può dire che l’acqua sia quasi costitutiva nei romanzi di Simenon; che sia il mare, che siano i fiumi o i canali, ma l’acqua, con tutti i suoi correlati, è pressoché una costante dell’ambiente simenoniano.
La casa, infatti, dove abita il giovane Jean e le sue due zie si trova vicino alla riva in cui si allevano cozze e ostriche. Il ritmo della giornata e del lavoro viene determinato quotidianamente dalle maree, dal loro ritmo incessante scandito dai cicli lunari.
Tutti i giorni Jean e gli altri lavoranti scendono con i loro carri trainati dai cavalli dalla spiaggia in una zona che non è né propriamente terra, né mare.
La descrizione che ne fa Simenon è quasi poetica: «Tutto funzionava all’unisono, come in una macchina ben lubrificata. Nel cielo, l’azzurro diventava sempre più intenso, mentre le onde del mare retrocedevano dolcemente con la marea, scoprendo sempre più vaste zone acquitrinose, sabbie rossastre, rocce».
Jean è particolarmente inconsapevole di tutto, la sua vita non presenta particolari problematiche. Obbediente e remissivo, ha preso come buoni tutti i racconti delle zie sulla sua nascita e sui suoi genitori venuti a mancare quando lui era ancora in tenera età e si interessa solo della moto e delle ragazze della cittadina in cui vive.
Come tanti altri romanzi di Simenon, Le zie lascia con l’amaro in bocca, con la consapevolezza di quanto sia illusoria la vita e di quanto noi non siamo mai del tutto consapevoli della concatenazione di fatti, eventi e persone della quale siamo parte.
Spesso, imbrogliamo noi stessi pur di non prendere atto della realtà e delle relazioni nelle quali, volenti o nolenti, siamo immersi.
Jean è un esempio abbastanza eclatante di quanto l’essere umano si possa adattare alla vita senza porsi alcun problema che possa scalfire le sue misere sicurezze e abitudini quotidiane.
Eppure, per quanto Jean faccia di tutto per evitare quegli scossoni che lo costringano a rivedere la sua vita e i suoi pensieri sulle persone e sulle cose, qualcosa di imprevisto accade, un evento a cui Jean non si può sottrarre. Martha, l’amichetta con la quale si era ritirato nel bosco della Richardière, rimane incinta.

Da quel momento le cose si complicano, precisamente a partire dal giorno del matrimonio che, per ironia della sorte avrebbe dovuto essere riparatore, quando quel diavolo di Justin Sarlat, il padre di Martha, uno sfaccendato, libertino, ubriacone e a capo di una banda di perdigiorno da caffè come lui, insinua un dubbio in Jean sulla sua nascita.
Jean dovrà fare i conti con la sua coscienza risvegliata, con la nuova rappresentazione delle zie e del loro vero ruolo nel tenerlo in quello stato di sudditanza inconsapevole oltre che con il dileggio, anche se silente, dei concittadini.
I tentativi di Martha per evadere come coppia da quella situazione troveranno un contrasto non esplicito ma determinato da parte delle due zie e un animo sempre più in bilico nel marito.
Da un lato l’aspirazione alla libertà, dall’altro il legame malato con le zie e il mondo conosciuto.
Written by Algo Ferrari
Bibliografia
Georges Simenon, Le zie, Oscar Mondadori, 1969
