“Fotogrammi ‒ Sulle tracce di ogni istante” di Luisella Pisottu: la prefazione di Giovanni Nuscis
“[…] Capita/ di frugare nelle tasche della vita/ così, senza motivo apparente/ come bambino che rapito dal gesto/ segua il movimento delle mani,/ preludio alla scoperta/ intuizione.// Strappare la strada,/ scuoterla/ può rivelare non solo polvere,/ affanno./ Aggrappate alla trama della vita/ talvolta, leggere percezioni/ particelle sfuggite al controllo/ del potere, sapere, volere.” ‒ poesia “Dal rito”

“Fotogrammi ‒ Sulle tracce di ogni istante” (Tomarchio Editore, ottobre 2025) è una raccolta poetica della poetessa e scrittrice sassarese Luisella Pisottu.
La silloge prende avvio con una corposa Prefazione redatta dallo scrittore e redattore Giovanni Nuscis; è strutturata in sette sezioni (Terra sarda, Fiori di luce, Dee e voci dal femminile, Solitudini metropolitane, Quadri di vita, L’arte ci salva, la bellezza ci redime, Haiku); in chiusura la Postfazione di Alessia Mocci e la sezione Biografie.
La foto di copertina intitolata “Matriarca” è un’opera di Natalia Fois (Illorai 1946 – Sassari 2013), artista poliedrica e madre dell’autrice.
“«Echi di altre realtà si sovrappongono» nelle poesie presenti nella silloge “Fotogrammi ‒ Sulle tracce di ogni istante” di Luisella Pisottu. I versi sottolineano l’illusione prodotta dalla parola: quella tensione verso l’esplicazione dell’Assoluto ‒ dell’Uno ‒ a cui tende il poeta quando in contemplazione della vita e dell’Universo viene letteralmente attratto dal raptus poetico così da immergersi in “altre realtà” di cui ode solo qualche eco in lontananza.” ‒ dalla Postfazione
Per gentile concessione della casa editrice Tomarchio Editore si presenta in anteprima un estratto dalla Prefazione di Giovanni Nuscis.
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PREFAZIONE “Fotogrammi ‒ Sulle tracce di ogni istante”
“Ingenuamente tenera/ la mia poesia appare…”
Fotogrammi ‒ Sulle tracce di ogni istante è l’ultima raccolta poetica di Luisella Pisottu, autrice di sillogi ma anche di racconti, fiabe e testi di canzoni per bambini in lingua sarda, strutturata in sette sezioni: Terra sarda, Fiori di luce, Dee e voci dal femminile, Solitudini metropolitane, Quadri di vita, L’arte ci salva, la bellezza ci redime, Haiku.
La lettura del libro evidenzia perimetri tematici che a volte dilatano, così che alcune poesie potrebbero includersi, per consonanza, in più di una sezione; come flussi di vita che si generano e scorrono, col loro carico di sguardi, percezioni, riflessioni non sempre scindibili. Chi sceglie la scrittura come strumento cognitivo e di espressione ‒ vita che segue e rappresenta altra vita ‒ sa che non è sempre facile selezionare e compattare i propri componimenti. Oltretutto la raccolta è ampia e varia per i temi trattati e i tempi di elaborazione. Lo sguardo dell’autrice indugia e ritorna più volte sul mondo che ama e descrive, molto traendo dalla splendida natura dell’Isola in cui vive, così come dalle relazioni primarie: i figli, la madre che fu artista anche lei. Sguardo che a nulla si ritrae, così che vediamo spegnersi a volte il tono creaturale che pervade buona parte della raccolta.
Il titolo del libro è appropriato, in quanto l’autrice molto si affida alla parola singola o al breve sintagma; un fotogramma, appunto, a definire un’immagine o una scena; tracce di istanti, lacerti di mondo che più di altri si figgono in chi legge; che spiegano anche la scelta dell’haiku come forma poetica, nell’ultima sezione della raccolta.
Una scrittura, dunque, in cui a prevalere sono i frammenti di sguardi, percezioni, lampi. Brevi e intense impressioni piuttosto che lunghi e sinuosi discorsi, anche quando i versi trasmettono emozioni, delineano pensieri e riflessioni; aspetti, questi ultimi, che caratterizzano anch’essi la presente raccolta, e che paiono in continuo affinamento, quanto più l’autrice si cala senza orpelli sul nudo sentire, i cui migliori esiti sono soprattutto nelle sezioni centrali.
L’insieme della raccolta effonde una positività di fondo, pure considerando i testi che esprimono amarezza e disillusione, quella “ingenuità tenera” che riconosce l’autrice alla sua poesia; ovvero, innocente, senza malizia, ma non per questo priva di accortezza ed esperienza.
Qualche breve accenno, ora, al contenuto delle sezioni.

Terra sarda
La prima poesia della sezione e della raccolta apre con una domanda:“Chi sceglie il momento/ l’attimo esatto in cui il tempo/ si apre/ tutto si acuisce?”
Quel tempo che si “apre” non può che alludere ai momenti in cui più chiara è la consapevolezza che qualcosa di rilevante sta avvenendo, come accadimento interiore o del mondo intorno. I sensi e l’intero corpo percepiscono l’irrompere del cambiamento; avvertono che tutto ciò che è stato fino a quel momento non è più, si sta dissolvendo (“il passato è lungo fischio di treno/ oltre la collina…”).
Tornando alla domanda iniziale, a nessuno è dato scegliere quel momento, ma senza un’apertura interiore, senza una capacità di accoglienza nessuna scena e nessuna novità potrebbe mostrarsi; aleggerebbe solo confusione, incertezza, o una vaga sensazione di inquietudine.
Sentire, intuire, lasciarsi andare, cogliere per tempo i segnali che preludono a un cambiamento è la capacità che caratterizza la parte più sensibile dell’umanità, in particolare gli artisti.
Lungo questa via sembra voler procedere Luisella Pisottu, attenta all’ascolto e decisa “a mettere in versi la vita”. Cammino arduo e affollato, ma convintamente, consapevolmente scelto, deciso. Motivato dalla gioia smisurata che se ne trae.
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Dee e voci dal femminile
A Ishtar, la regina degli dei nell’antico mondo mesopotamico (col nome di Inanna, tra i sumeri), è dedicata la prima poesia della sezione. Dea dell’amore puro o sregolato, della protezione, della giustizia, della discordia e della guerra; “onnipotente e tremenda/ nel dare e azzerare vita”. E poi a Tammuz, dio della vegetazione, della natura la cui forza vitale genera piante e animali. Ad Afrodite, dea greca dell’amore, della bellezza, della fecondità (Venere, nella mitologia romana); a Efesto, dio del fuoco, delle fucine, dell’ingegneria, della scultura e della metallurgia; ad Era (Giunone nella mitologia romana), dea del matrimonio, della fedeltà coniugale, del parto e della famiglia; a Nyx, primordiale dea greca della Notte, figlia del Caos e personificazione dell’oscurità: “Come fiera si nasconde al tempo/ ritorna nei bisbigli della notte/ a riprendersi trappole, pendagli/ pentole capovolte./ Accoglie il giorno con strilli da strega/ vuole Nyx il buio/ stride, giace, si contorce/ o si dispiega immobile/ fra le pieghe del letto”); e poi Artemide, Estia, Atena; e Persefone Kore, figlia di Demetra e Zeus, rapita da Ade dio dell’oltretomba, che la portò negli inferi per sposarla, fanciulla, contro la sua volontà: “Ti amo di un amore lontano/ che secca ghiandole, pareti/ fa piovere deserti di polvere./ Superfici plastiche ma nude/ come nudo può essere il vuoto/ l’assenza, il dolore”.
[…]
Quadri di vita
Poesie, qui, dall’atmosfera sospesa, come quella che ci parla di una cabina per fototessera: “Il vento sollevava la tenda/ e avrei giurato dietro ci fosse qualcuno,/ due gambe, un corpo, una storia/ qualcosa per cui sorridere/ o un destino da immortalare/ (quando si guardano le foto sempre meno ci si riconosce)// Sul sedile della macchinetta/ non stava nessuno/ Era rimasta una foto, un viso fermo/ sulla striscia di carta fotografica/ una vita/ come una tenda sollevata”. Poesie attraversate da inquietudini e paure sotto la superficie del sentimento amoroso: “Si chiama silenzio il luogo dell’amore,/ entrargli nel profondo buio,/ chiedere qual è il cammino,/ ampio, levigato o agghiacciante./ Le paure, sciami di vespe, non danno pace”. Uno stato di inquietudine difficile a volte da reggere, come quando ci si cala nelle miserie altrui: “Oggi sono vecchia/ mentre salgo gradini di scale infinite,/ porto sulle spalle/ le miserie della gente,/ su danaro, salute, ripicche”.
[…]”
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Luisella Pisottu è nata e risiede a Sassari. È autrice delle seguenti opere poetiche: “In vortice obliquo”, Edizioni Albatros Il Filo (2007); “Tra spirito e respiro”, Edizioni Albatros Il Filo (2010); “Graffiti”, Edizioni Albatros Il Filo (2010); “Il giorno fiorisce sull’acqua”, CFR Edizioni (2014); “Oltre il sipario a compiersi”, Edizioni Sarde NoFrontiere (2017); “Sulla linea effimera”, autopubblicazione (2017), plaquette pubblicata insieme all’autore Francesco Pasella; “È ancora bellezza”, Edizioni Zardinu Galanu (2023); “Di versi noi”, Edizioni Zardinu Galanu (2023), volume pubblicato insieme all’autore Elvy Samuele Desole; “L’anarchia dei piccoli passi”, Edizioni Zardinu Galanu (2024).
Dal 2007 coltiva la passione teatrale, con esiti scenici nei teatri di Sassari. È autrice di racconti, fiabe e testi di canzoni per bambini in lingua sarda (nell’anno 2007 ha partecipato con due suoi testi al Premio Mariele Ventre in lingua sarda).
Nel giugno 2025 ha pubblicato la raccolta poetica intitolata “Visione” nella quarta edizione del progetto antologico “Versi di Sardegna” edito da Tomarchio Editore. Nel mese di settembre 2025 ha pubblicato “La fiaba delle due Fantasie Bambine”, Edizioni Zardinu Galanu.
Info
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“Fotogrammi” sul sito della casa editrice
Pubblica con Tomarchio Editore

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