“Fotogrammi – Sulle tracce di ogni istante” di Luisella Pisottu: il viaggio spirituale della poesia

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Ho letto con grande interesse “Fotogrammi – Sulle tracce di ogni istante” (Tomarchio Editore, 2025) di Luisella Pisottu, attratto dalle liriche che avevo avuto modo di conoscere in Visioni, la sezione della quarta edizione di Versi di Sardegna (Tomarchio Editore, 2025) alla quale ho partecipato collaborando anche con la curatrice Alessia Mocci.

Fotogrammi di Luisella Pisottu
Fotogrammi di Luisella Pisottu

“Fotogrammi”, sin dalle prime pagine, rivela una voce poetica intensa e raffinata, capace di unire contemplazione, memoria e simbolismo in un percorso che si dispiega come un vero viaggio dell’anima.

Pisottu costruisce un’opera rara per equilibrio e densità, articolata in sette movimenti – Terra sarda, Fiori di luce, Dee e voci dal femminile, Solitudini metropolitane, Quadri di vita, L’arte ci salva, la bellezza ci redime, Haiku – che compongono un dialogo continuo tra il visibile e l’invisibile, tra la materia del mondo e la sua vibrazione spirituale.

La sua poesia è sinestetica, profondamente visiva e musicale: alterna narrazione e sospensione, concretezza e astrazione, in un ritmo che respira, fatto di pieni e di vuoti, di luce e di silenzio.

Il tono oscilla tra l’intimo e l’universale, lasciando affiorare echi di una mistica contemporanea che ricorda Candiani, Gualtieri, Campo o, in lontananza, Rilke. Tuttavia, la voce di Pisottu resta autonoma, mitopoietica e mediterranea, radicata nella terra e nella memoria ma sempre orientata verso la trascendenza.

Immagini come acqua, vento, mare e luce costituiscono il vocabolario simbolico della sua anima poetica; ogni testo è un “fotogramma”, un frammento di tempo che si immobilizza per lasciar emergere ciò che vibra, come scrive l’autrice, “nel profondo atemporale, il codice dell’anima”.

“Terra sarda”

La sezione d’apertura è un diario visionario, dove luoghi reali – Sassari, Bosa, Cala Ginepro, Osilo – si intrecciano a paesaggi interiori. La Sardegna non è semplice contesto geografico: è organismo spirituale, varco alla conoscenza.

Il tempo si sospende: «Il tempo si è fermato in questo luogo che attende di esser detto».

Una geografia poetica che sale dalla terra verso l’infinito.

“Fiori di luce”

Qui la poesia si fa canto di nascita e rivelazione. I “fiori” rappresentano la materia visibile; la “luce” è l’essenza che la attraversa.
Il lungo movimento dedicato a Gabriele è una delle più potenti narrazioni poetiche della maternità contemporanea: «Un sole nel ventre m’illuminava».

L’identità materna – “mamma bambina” che impara dal figlio – diventa esperienza cosmica, principio di creazione e conoscenza.
Nelle poesie dedicate a Natalia Fois e Luisa Muraro emerge la genealogia femminile, la trasmissione della parola, della cura e della forza generativa.

“Dee e voci dal femminile”

È la sezione più archetipica e simbolica. Afrodite, Persefone, Demetra, Estia e Nyx non sono evocazioni letterarie, ma figure interiori attraverso cui la poetessa indaga corpo, desiderio, ferite e rinascite.

L’erotismo diventa rito di rivelazione: «Mani d’argilla modellano il corpo/ d’un soffio mi accendono».

Il corpo si trasforma in spazio sacro, la danza in gesto di liberazione: «Lascio lo strazio. Torno a danzare».

“Solitudini metropolitane”

Dopo il mito, l’autrice scende nella città contemporanea. Questa sezione ha un tono civile, quasi pasoliniano: uno sguardo lucido e pietoso sulla disumanizzazione urbana.

«Tacere per sopravvivere. Piegare i sogni dentro un portafoglio vuoto.»

La poesia diventa atto etico: una cronaca dell’alienazione e insieme una richiesta di salvezza per ciò che resta di umano nei margini del quotidiano.

“Quadri di vita”

Qui la voce si fa più raccolta e contemplativa. Ogni poesia è un istante che affiora e si lascia guardare.

Luisella Pisottu citazioni
Luisella Pisottu citazioni

«Quando si guardano le foto/ sempre meno ci si riconosce.»

Il corpo diventa archivio del tempo, il silenzio il luogo dell’amore: «Si chiama silenzio il luogo dell’amore».

Una maturità poetica che riconosce la fragilità come forma di grazia.

“L’arte ci salva, la bellezza ci redime”

Questa sezione rappresenta il fulcro teoretico del libro. Per Pisottu, l’arte non è ornamento: è pratica salvifica, via che redime e ricompone.

«Solo l’arte ci salva, la bellezza ci redime.»

Attraverso figure come Nivola o Dora Maar, la poetessa intesse un dialogo tra parola e immagine, tra pittura e poesia. Scrivere diventa atto corporeo e insieme mistico: «Mi basta scrivere, che già ritrovo il filo della preghiera».

“Haiku”

Il libro si chiude nella rarefazione.

Negli haiku urbani domina l’assenza del vento, simbolo di una vitalità smarrita: «Le teste chine/ le voci inghiottite/ rassegnazione».

Negli haiku dedicati alla natura sarda la parola ritrova invece il suo respiro cosmico: «Campo di spighe/ l’orologio tace/ cantano grilli».

«Due libellule / in trasparenza / verso la luce.»

L’isola diventa cattedrale naturale; la poesia, preghiera senza dogma.

Fotogrammi – Sulle tracce di ogni istante è un’opera polifonica e coerente, capace di attraversare mito e contemporaneità, corpo e spirito, memoria e presente. Luisella Pisottu compie un gesto raro: restituire alla poesia il suo compito originario, quello di ascoltare il mondo e riconsegnarlo alla luce.

Ogni immagine è promessa di rinascita, ogni parola un atto sacro.

 

Written by Franco Carta

 

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