San Francesco d’Assisi: storia del presepe tra preghiera e innovazione
“Francesco realizzò letteralmente l’idea che un bambino appena nato è un oggetto che può essere adorato. Per lui, il Bambino di Betlemme era realmente un bambino, quasi come se potesse essere ritrovato come un trovatello in una stalla. Fece del presepe non una decorazione, ma una casa. Fece di quello che era stato solo un dipinto un dramma; fece di un dramma un dramma vivente.” ‒ G. K. Chesterton

San Francesco d’Assisi non è solo uno dei santi più amati della tradizione cattolica, ma è anche un innovatore della devozione popolare. Figura fra le più iconiche e amate della storia religiosa e culturale, il suo carisma e la sua vita esemplare hanno segnato profondamente il cristianesimo medievale, epoca in cui vive Francesco, segnata da contrasti profondi quali ricchezza e povertà, potere e assoggettamento.
“In quella rappresentazione commovente a Greccio si sprigionava una grandissima semplicità, si effondeva la gioia ineffabile che animava il cuore di san Francesco. Per lui, il Natale era la festa delle feste, perché più di ogni altra celebrazione esalta l’umiltà di Dio e la sua bontà.” ‒ Benedetto XVI
Francesco nasce a Assisi nel 1181/82 da Pietro di Bernardone, mercante benestante, e da Pica, madre di umili origini francesi. La sua giovinezza è segnata da una vita spensierata e mondana, tra feste e svaghi, tipica della borghesia emergente del tempo. Tuttavia, esperienze di guerra, malattia e contatto con gli ultimi e con la loro la povertà trasformano profondamente il giovane Francesco.
Intorno ai vent’anni, dopo un periodo di prigionia durante le campagne militari tra Assisi e Perugia inizia una sua radicale conversione spirituale, che lo porta a rinunciare ai beni materiali e alla vita agiata.
La sua vocazione trova origine nel bisogno di imitare Cristo, suo modello di vita, con una spiritualità fondata su una totale adesione al Vangelo e sulla volontà di seguire Cristo in povertà e umiltà. Atteggiamento questo, su cui imposta la sua rivoluzionaria pratica religiosa: non più solo preghiera e meditazione, ma una fede visiva e concreta.
Il messaggio francescano si caratterizza per la vicinanza ai poveri e ai malati, per l’attenzione al mondo naturale e agli animali e per una devozione intensa e semplice verso Dio e verso il prossimo. Inteso non come astrazione teologica, ma come esperienza tangibile e quotidiana.
Negli anni successivi, Francesco comincia a raccogliere intorno a sé discepoli desiderosi di condividere la sua preghiera. Poi, nel 1209 riceve l’approvazione papale per il nuovo ordine dei Frati Minori, fondato da lui su principi di povertà assoluta, di predicazione itinerante e della cura ai più deboli.
Negli ultimi anni della sua vita, Francesco si dedica a predicare, ad assistere i bisognosi e a meditare, nonché a scrivere le sue regole e il Cantico delle Creature, in cui celebra l’universo come manifestazione di Dio.
Nel 1226 muore ad Assisi e due anni dopo, nel 1228, viene canonizzato da papa Gregorio IX.
Lasciando un’eredità spirituale sociale e artistica che si riflette anche nella tradizione del presepe, Francesco segna profondamente la religione, la cultura e l’arte, dal Cantico delle Creature fino alla diffusione del presepe, che ogni anno ricorda la centralità della celebrazione del Natale.
“Il presepe è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura… Rappresenta con semplicità e gioia il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio.” ‒ Papa Francesco
Oggi, San Francesco è un esempio di vita capace di parlare a tutti, giovani e meno giovani compresi. Tra le sue opere spirituali e sociali una delle più sorprendenti è l’istituzione del presepe vivente, che ha cambiato il modo in cui i cristiani celebrano il Natale. Evento divino nato nel 1223 durante il periodo natalizio.
Desideroso di far comprendere al popolo il mistero della nascita di Gesù, Francesco realizza a Greccio il primo presepe vivente della Natività. Allestendo la rappresentazione, per mettere in scena la nascita di Gesù, con persone e animali reali e un bambino deposto in una mangiatoia.
Il presepe rappresenta una svolta nella devozione popolare: trasforma un racconto astratto in esperienza concreta e condivisa, con un atto che unisce spiritualità e innovazione culturale. Gesto, che non è solo una forma di rappresentazione natalizia, ma un vero e proprio principio teologico, capace di incarnare la fede in modo tangibile e partecipato.
Il Natale diventa così un momento in cui la fede è vissuta attraverso l’osservazione e un’adesione finalizzata, affinché i fedeli vedano e tocchino il mistero di Dio e la sua presenza nella vita quotidiana.
Il senso profondo con cui Francesco allestisce questa rappresentazione si fonda su alcuni principi fondanti, ispirati dalla sua volontà e dal suo profondo sentimento: l’incarnazione del mistero di Dio rappresentativa anche della povertà in cui nasce Gesù: Dio si fa uomo in umiltà, accanto agli ultimi e ai semplici. Ed è proprio il presepe a rendere visibile questo principio fondamentale.
Inoltre, la presenza dei pastori e degli animali è motivo di coinvolgimento del popolo nella narrazione della Natività, in un contesto paesaggistico che è espressione della visione francescana di un mondo in relazione con la Creazione, anticipando una teologia della fraternità universale che di cui si fa simbolo tramite il Cantico delle Creature.
Dunque, il presepe non è solo contemplazione passiva, ma strumento per trasformare il fedele in partecipante attivo, quale simbolo di una Chiesa intesa come comunità che accoglie e vive il mistero di Cristo. Sottolineando che la vera grandezza non sta nei beni materiali, ma nella semplicità di vita e nell’apertura verso il divino. L’idea di una Natività povera racchiude in sé un insegnamento importante, ovvero, che la salvezza è accessibile a tutti, senza barriere sociali o economiche.
Il presepe si diffonde rapidamente in Italia e in Europa, assumendo varie forme artistiche e popolari, ma conservando i principi dello spirito francescano: vicinanza al popolo, centralità della povertà, esperienza concreta della fede.

Dunque, non un mero ornamento natalizio, ma uno strumento pedagogico e devozionale che traduce in pratica i dettami teologici francescani. La creazione del presepe da parte di San Francesco rappresenta quindi un ponte tra teologia e vita, tra contemplazione e partecipazione. Segnando una rivoluzione culturale e spirituale, che unisce devozione, arte e pedagogia religiosa.
“Francesco, poeta della nudità evangelica, cantore della sorella povertà, innamorato folle del Cristo che si fa bambino, volle che il presepe fosse la predicazione del Vangelo ai semplici, ai poveri, a tutti.” ‒ Paolo VI
Oggi, con la sua idea di rendere visibile il mistero, San Francesco continua a ispirare il modo in cui milioni di persone celebrano il Natale, rendendo tangibile il mistero della natività, che si rinnova ogni anno nella devozione celebrativa del Natale vissuto dai cristiani. Che altrimenti sarebbe rimasto un evento astratto. La tradizione del presepe, quindi, è una vera esperienza di meditazione, che invita a guardare il mondo con occhi nuovi pieni di attenzione e gratitudine rivolti a Dio.
“Con la semplicità di quel segno, san Francesco realizzò una grande opera di evangelizzazione. Il suo insegnamento è penetrato nel cuore dei cristiani e permane fino ai nostri giorni come una genuina forma di bellezza della semplicità.” ‒ Papa Francesco
Written by Carolina Colombi

