Poetry Trailer di “Afrodite” di Luisella Pisottu: poesia tratta dalla silloge “Fotogrammi”
“Non dirò del sentimento/ perché prezioso è lo sguardo/ che azzurro poso su questo fuoco.// […]” ‒ “Afrodite”

Realizzata da Aldo Turnu ed Alessandro Gabriele Tuveri, la Poetry Trailer di “Afrodite” presenta al pubblico la poesia omonima dell’autrice sassarese Luisella Pisottu tratta dalla silloge poetica “Fotogrammi”.
Recitata in modo toccante dalla stessa autrice, la Poetry Trailer “come il corpo che scrive/ tempo e sogno” s’incalza sulle note della colonna sonora realizzata appositamente ed avente come titolo “The Soul of the Swan” (“L’anima del cigno”, reprise del brano “The Swan of the Moon” presente nel concept album “EGO” composto e prodotto da AL III nel 2024).
La silloge “Fotogrammi”, edita da Tomarchio Editore nell’ottobre 2025, è strutturata in sette sezioni (Terra sarda, Fiori di luce, Dee e voci dal femminile, Solitudini metropolitane, Quadri di vita, L’arte ci salva, la bellezza ci redime, Haiku) precedute dalla Prefazione redatta dallo scrittore Giovanni Nuscis e seguite dalla Postfazione di Alessia Mocci e da una sezione dedicata alle Biografie nella quale è presente Natalia Fois (Illorai 1946 – Sassari 2013), autrice della scultura “Matriarca” utilizzata per la copertina della silloge nonché madre di Luisella Pisottu.
L’autrice, sin dalla nascita, grazie all’attenta osservazione delle mani materne ha conosciuto la bellezza della trasformazione ed approfondito la paziente attesa della sua manifestazione.
“Di mia madre non ho detto,/ sarebbe come aprire il cielo dentro/ dire di Estia/ presenza dissimulata/ nelle mie fughe dal mondo/ il mio tempo fra i palmi/ gli occhi senza specchi./ La sento e le parlo nell’oltre./ La sua essenza è nel vero.// […]// Scelgo con cura ogni presenza,/ è ancora Bellezza./ Ti cerco nell’approdo del vento/ e in albe come questa/ mi acquieto, ti sento.” ‒ “A Natalia Fois”
Le riprese della Poetry Trailer “Afrodite” sono state realizzate dal videomaker Alessandro Gabriele Tuveri nella sub regione sarda della Marmilla tra Barumini, Sanluri ed il caratteristico scenario di Villa Verde sito sul versante orientale del massiccio vulcanico Monte Arci. Il soggetto porta la firma di Aldo Turnu in stretta collaborazione con Alessandro Gabriele Tuveri che ha inoltre curato il montaggio del video.
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“Afrodite”
Non dirò del sentimento
perché prezioso è lo sguardo
che azzurro poso su questo fuoco.
Lascio che libero si alimenti
come non fossi io l’incendiaria
che soffia sul mistero
apre le braccia alla vita.
È la festa del campo
che mai inaridisce,
se ricordo chi siamo
lo rendo immortale.
Il sogno mi appartiene
come il corpo che scrive
tempo e sogno.
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Dalla Prefazione de “Fotogrammi” di Giovanni Nuscis:
“[…] La lettura del libro evidenzia perimetri tematici che a volte dilatano, così che alcune poesie potrebbero includersi, per consonanza, in più di una sezione; come flussi di vita che si generano e scorrono, col loro carico di sguardi, percezioni, riflessioni non sempre scindibili. Chi sceglie la scrittura come strumento cognitivo e di espressione ‒ vita che segue e rappresenta altra vita ‒ sa che non è sempre facile selezionare e compattare i propri componimenti. Oltretutto la raccolta è ampia e varia per i temi trattati e i tempi di elaborazione. Lo sguardo dell’autrice indugia e ritorna più volte sul mondo che ama e descrive, molto traendo dalla splendida natura dell’Isola in cui vive, così come dalle relazioni primarie: i figli, la madre che fu artista anche lei. Sguardo che a nulla si ritrae, così che vediamo spegnersi a volte il tono creaturale che pervade buona parte della raccolta. […]”
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Dalla Postfazione de “Fotogrammi”:
“[…] I versi sottolineano l’illusione prodotta dalla parola: quella tensione verso l’esplicazione dell’Assoluto ‒ dell’Uno ‒ a cui tende il poeta quando in contemplazione della vita e dell’Universo viene letteralmente attratto dal raptus poetico così da immergersi in “altre realtà” di cui ode solo qualche eco in lontananza. Le parole sono, infatti, sovrapposte: si percepiscono con la mente in una trazione costante ‒ e confusa ‒ tra significato e significante. In quegli istanti la visione estatica palesa concetti che il poeta vive come appartenenti al suo essere, dunque non come novità da apprendere ma come ricordo di un passato che si era dimenticato. Questa esperienza produce una chiara sensazione di pace antica che si manifesta con l’immediato silenzio e, successivamente, con la bramosia di trascrivere tutto ciò che si è visto, udito, assaporato. Così nasce il verso in un “Esserci pienamente,/ intensamente,/ fino a che il sogno lo consente” in un riconoscere il passo del sentiero percorso dalla millenaria tradizione di vocaboli che si allungano sino quasi a toccare le dita frementi nell’atto della scrittura. […]”
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Dalla recensione del poeta ibrido Franco Carta:
“[…] [Ne Quadri di vita] la voce si fa più raccolta e contemplativa. Ogni poesia è un istante che affiora e si lascia guardare.
«Quando si guardano le foto/ sempre meno ci si riconosce.»
Il corpo diventa archivio del tempo, il silenzio il luogo dell’amore: «Si chiama silenzio il luogo dell’amore». Una maturità poetica che riconosce la fragilità come forma di grazia.
“L’arte ci salva, la bellezza ci redime”
Questa sezione rappresenta il fulcro teoretico del libro. Per Pisottu, l’arte non è ornamento: è pratica salvifica, via che redime e ricompone.
«Solo l’arte ci salva, la bellezza ci redime.»
Attraverso figure come Nivola o Dora Maar, la poetessa intesse un dialogo tra parola e immagine, tra pittura e poesia. Scrivere diventa atto corporeo e insieme mistico: «Mi basta scrivere, che già ritrovo il filo della preghiera». […]”
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