Viaggio nel cuore dell’Himalaya: l’esperienza di Voyagesillumination a Tawang
“«La mente» disse «non è un vaso da riempire ma una fiaccola da accendere e bruciare con la scintilla della passione. Una passione che va coltivata e non consumata, così che divenga sempre più intensa, fino a essere passione per la libertà che trascende ogni altro oggetto.» E proseguì: «Per questo ci vuole determinazione. Per essere determinati non basta volere, è necessario agire. La determinazione è azione nella meditazione come nella vita». Si voltò verso di me. «Ogni volta che senti bruciare il fuoco della tua passione, direzionalo con determinazione verso la libertà, desidera la libertà più di ogni altra cosa e agisci per conquistarla con la meditazione.»”[1] ‒ tratto da “Diario di una sciamana”

Dal 3 al 13 gennaio 2026 si è svolto un viaggio iniziatico in Himalaya, precisamente a Tawang, nel remoto Stato dell’India Arunachal Pradesh. L’esperienza organizzata dal progetto Voyagesillumination fondato dalla sciamana Selene Calloni Williams ha unito viaggio, pratica spirituale ed incontro autentico con le grandi tradizioni contemplative dell’Asia dando ai partecipanti la possibilità di operare all’interno della propria psiche in maniera intensa e trasformativa.
Dieci giorni di cammino interiore scandito dal silenzio delle montagne, dal ritmo delle preghiere e dalla profondità degli insegnamenti ricevuti che hanno impreziosito lo spostamento geografico che pur sempre garantisce una crescita di per sé.
Il gruppo accompagnato da Selene Calloni Williams è partito dall’Italia il 3 gennaio, il 4 gennaio è arrivato in India all’aeroporto di Delhi e, successivamente, ha preso un volo nazionale verso Guwahati. Dopo una breve sosta per ristabilirsi dalla stanchezza della prima parte del viaggio, ha ripreso il cammino alla volta di Dirang (9 ore di viaggio) vicino alla strada per Tawang. Qui si è visitata una gemma spirituale: il Tempio Kali Mandir, dedicato principalmente al culto della dea Kali ed aperto ai devoti della religione Hindu ma anche a tutti coloro che, pur professando altre religioni, sentono la necessità di pregare, ristorarsi e riposare nel rispetto del luogo di culto.
Il 6 gennaio il gruppo ha continuato il lungo viaggio via terra sostando presso il Passo Sela ‒ una vera e propria immersione in paesaggi grandiosi ‒ che ha rappresentato una graduale transizione dal mondo ordinario ad uno spazio più rarefatto. Il viaggio fisico raffigurato dallo spostamento è stato bensì un viaggio spirituale nel quale ogni curva ed ogni buca della strada percorsa ha allontanato tutte quelle urgenze quotidiane tipiche del mondo occidentale per un accostamento sempre più palpabile ad un tempo essenziale e più vasto: il tempo dell’anima. Infatti malgrado la stanchezza del corpo tutti i partecipanti hanno avuto modo di appartenere alla bellezza di quei luoghi nei quali natura, ricordo dell’antica storia umana e riverenza si incontrano in un abbraccio eterno.
Le giornate che vanno dal 7 al 10 gennaio sono state dedicate a Tawang, distretto nord occidentale dell’Arunachal Pradesh. L’area segna il confine a sud con il Bhutan ed a nord con il Tibet. Un territorio remoto nel quale la cultura tibetana non è stata devastata dalle brame di conquista della Cina. Tawang è abitata principalmente dal gruppo etnico tibetano Monpa[2] e, sospesa a 3000 metri di altezza, ospita il più grande monastero del buddhismo tibetano dell’India (il secondo più grande al mondo): il Tawang Galdan Namgye Lhatse che significa letteralmente “il sito scelto dal cavallo è il paradiso divino della vittoria completa”.[3] Fondato tra il 1680 ed il 1681 dal discepolo Lodre Gyatso su invito del maestro, il Quinto Dalai Lama, è sede organizzativa di altri 17 monasteri diffusi in tutto il territorio. Un’imponenza architettonica con all’interno ben 65 edifici residenziali ed una importante biblioteca che conserva le preziose scritture Kangyur e Tengyur, cioè i commenti dei grandi maestri sugli insegnamenti del Buddha.
Il gruppo, sin dall’ingresso nelle mura, ha potuto respirare un’atmosfera di raccoglimento e di silenzio secolare. Fin dalle prime ore del mattino ha preso parte alle sessioni di preghiera assieme a centinaia di monaci avvolti con vesti cremisi che, muovendosi come fiamme danzanti nei cortili e circondati dal suono profondo dei tamburi rituali e trombe, recitavano ininterrottamente ed all’unisono mantra millenari. Una esperienza condivisa che ha unito tutti i presenti in un respiro collettivo di voci, corpi ed intenzioni.
“Lo stato dell’estasi è sempre presente in uno sciamano, è una sua caratteristica permanente, come essere poeta per il poeta, ma viene accentuata in particolari momenti definiti rituali a mezzo di strumenti di cui il più utilizzato è il tamburo.”[4] ‒ tratto da “Yoga sciamanico”
I monaci, provvisti della loro smisurata accoglienza, hanno accompagnato il gruppo alla scoperta della vita monastica illustrando le diverse scuole del buddhismo. Sono state spiegazioni semplice e profonde che hanno raccontato le differenze esistenti tra tradizioni, approcci filosofici e pratiche spirituali.
In perfetta sintonia con gli insegnamenti di Selene Calloni Williams, i monaci hanno voluto trasmettere il concetto secondo il quale pur modificando la forma l’orizzonte delle pratiche resta comune, cioè la volontà di coltivare consapevolezza, compassione e saggezza.
Ripetizione dei gesti, momenti di silenzio e ritmo costante di preghiere mattutine e serali hanno permesso ai partecipanti del Viaggio dell’Eroe nei territori dell’Himalaya di entrare in sintonia con il presente ‒ l’hic et nunc dei latini ‒ permettendo di vivere la possibilità di partecipare intensamente l’istante in una eterna e sacra ripetizione.
Selene Calloni Williams, esperta di quei luoghi misterici, ha incluso nel programma del viaggio anche la visita ad un monastero femminile. Recitare mantra assieme alle monache è stata una delle esperienze più toccanti laddove la spiritualità si manifesta con cura, attenzione e dedizione quotidiana di chi percorre il sentiero con fermezza e grazia.
Durante il percorso il gruppo ha avuto modo di visitare anche un monastero del ramo del Buddhismo Mahayana, il Vajrayāna (che significa “Veicolo del Diamante” o “Veicolo del Fulmine”)[5], un buddhismo tantrico che utilizza visualizzazioni e meditazioni profonde che inducono all’illuminazione tramite tecniche esoteriche e rituali. Il lama ha trasmesso ai presenti, con parole misurate, insegnamenti che parlano di energia, trasformazione ed integrazione degli opposti, mostrando come il sacro possa essere vissuto non come fuga dal mondo, ma come piena trasfigurazione dell’esperienza umana.
“Quando la mente si acquieta e il corpo è immobile, non sei più in relazione con la tua coscienza di superficie, che è la risultante di un cumulo di impressioni acquisite nel corso degli anni, ma con una coscienza più vasta, profonda e libera che ti unisce a ciò che i sensi comunemente non possono percepire e la mente non può affermare; una conoscenza, una memoria che supera di gran lunga lo spettro delle esperienze di cui sei o sei stato consapevole per abbracciare ciò che è al di là della coscienza abituale.”[6] ‒ tratto da “Ikigai ‒ ciò per cui vale la pena vivere”
Le esperienze programmate da Selene Calloni Williams hanno trasportato i partecipanti in un altro monastero per la conoscenza della pratica dell’Ānāpānasati, parola che letteralmente significa “consapevolezza del respiro” e che effettivamente ha l’obiettivo di coltivare la concentrazione sull’osservazione del respiro. Insieme ai monaci si è fatta, dunque, una sperimentazione intensa che ha portato all’eliminazione degli ornamenti e dei rituali, l’attenzione era interamente riservata al dissolversi di ogni sensazione così che da dare al respiro la funzione di ponte tra corpo e mente per il raggiungimento dell’equilibrio psichico e della liberazione spirituale.

Una ulteriore soglia simbolica è stata attraversata con la visita al tempio dei Nāga. I Nag Temple, letteralmente “Tempio del Serpente” sono dedicati a Shiva ed ai Nāga, cioè serpenti mitologici custodi delle acque e delle energie profonde della terra. Un’altra forma ed un altro nome ma la percezione del gruppo è stata la medesima: una identica forza archetipica ed ancestrale che si manifestava davanti ai loro occhi con lo scopo di abitare una dimensione di concentrazione profonda avente come obiettivo la più proficua delle introspezioni.
Dall’11 al 13 gennaio i partecipanti hanno iniziato il lungo percorso di ritorno. Lasciare Tawang è stato un momento delicato avvertito come passaggio iniziatico: alla luce dei giorni immersi nella pratica, nel silenzio e nell’ascolto l’ormai rientro al mondo quotidiano occidentale non si è percepito come separazione ma come genuina integrazione.
Gli insegnamenti raccolti durante la visita nei vari monasteri sono stati percepiti ed interiorizzati così profondamente da aver trasmutato la bellezza e la serenità della vita nei monasteri nel singolo respiro perché, come Selene Calloni Williams suole ripetere spesso, la vera meta non è un luogo ma uno stato dell’essere.
Sono tante le mete del progetto Voyagesillumination: dalla Grecia alle Hawaii, dal Giappone al Costa Rica, dalla Mongolia a Lanzarote, dalla California all’Himalaya. L’esperta di sciamanesimo, psicologia e buddhismo Selene Calloni Williams propone viaggi dell’Anima che, manifestandosi nella conoscenza di antichi rituali, garantiscono esperienze profonde e trasformative e che, aprendo nuovi orizzonti, mettono alla prova insegnando pazienza ed adattabilità.
Per scoprire tutte le novità sulle date del progetto Voyagesillumination si consiglia di scrivere alla segreteria dell’Associazione di Nonterapia all’e-mail scw@selenecalloniwilliams.com oppure di visitare il sito (link nella sezione Info).
“[La percezione della bellezza di come le cose sono] È la vera meditazione, è il grande rito. La contemplazione della bellezza, che si esercita nell’attenzione all’attimo presente, ci porta oltre la mente critica, in uno stato ampliato di coscienza. La bellezza è estasi, rapimento, trance e mette in comunicazione l’umano e il divino. […] Stare nella natura, contemplare la bellezza aiuta il processo di liberazione. L’esperienza estetica è al centro dell’esperienza rituale e quindi della vita, essendo la vita e il rituale sacro coincidenti.” ‒ dichiara Selene Calloni Williams in una intervista
Info
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Note
[1] Selene Calloni Willams, Diario di una sciamana, Piemme, 2025, p. 194
[2] La parola Monpa significa “Popolo di Mon-yul”: Mon-yul, in lingua tibetana, significa letteralmente “terra”, arrivando dunque a “Popolo della terra”.
[3] Una delle quattro leggende legate al nome narra, infatti, che la posizione nella quale è ora situato il monastero fu scelto dal cavallo di Lodre Gyatso in missione per conto del Quinto Dalai Lama.
[4] Selene Calloni Williams, Yoga sciamanico, Edizioni Mediterranee, 2020, p. 17
[5] Sul sito di Selene Calloni Williams è possibile prenotarsi per un percorso di conoscenza in due seminari “Diamante” e “Fulmine”. Se ti ha incuriosito approfondisci leggendo l’introduzione sul percorso di conoscenza del Mantra Madre e guarda i due video presenti sul sito (clicca QUI).
[6] Selene Calloni Williams, Noburu Okuda Dō, Ikigai ‒ ciò per cui vale la pena vivere, Hermes Edizioni (Gruppo editoriale Edizioni Mediterranee), 2019, p. 86

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