“Leila” film di Alessandro Abba Legnazzi, Clementina Abba Legnazzi e Giada Vincenzi: il gioco ci può salvare?
“Penso che il gioco e il concetto di fantasia siano un po’ le armi che ci possono salvare. Ognuno di noi ha la capacità di affrontare il dolore in modo diverso, ognuno lo fa in funzione del proprio carattere e di com’è cresciuto, di quello che la vita gli ha insegnato e lo fa come gli viene. Per me, il primo modo di raccontare questa grande bugia e creare questo gioco è stato pensare alla fantasia, costruire un mondo parallelo e a buttarci dentro. Poi non so se è giusto o sbagliato, questo non so dirlo.” ‒ Alessandro Abba Legnazzi in un’intervista su Cinecittànews

Diretto da Nicoletta Romeo, il Trieste Film Festival, da sempre crocevia privilegiato delle cinematografie dell’Europa centro-orientale e osservatorio attento sulle nuove voci del cinema d’autore, in questa sua edizione del 2026 presenta il film Leila, in proiezione sabato 24 gennaio 2026 presso il Cinema Ambasciatori per il Premio Corso Salani.
Il film Leila, realizzato nel 2025 da Alessandro Abba Legnazzi, Clementina Abba Legnazzi e Giada Vincenzi è un’opera sorprendentemente matura, capace di muoversi con naturalezza tra realismo e suggestioni emotive di ampia portata.
Film di confine, non solo geograficamente parlando, ma anche da un punto di vista emotivo, la narrazione vede la protagonista, Leila, interpretata da Clementina Abba Legnazzi.
Un padre ed una figlia di appena dieci anni che si trovano ad affrontare il dramma dell’abbandono della madre.
“Davanti agli occhi pieni di lacrime di mia figlia Clementina, non sapevo come rispondere alla sua domanda più grande: dov’è la mamma?” ‒ Alessandro Abba Legnazzi
Dunque, un viaggio onirico quello di Leila, il cui elemento fondativo di un racconto intenso è la memoria. Intesa come condizione dolorosa della sua infanzia. Ed è proprio l’infanzia della protagonista il nucleo della narrazione filmica, che è descritta come un vero e proprio mito originario.
Infanzia, che attraverso una struttura a più livelli si intreccia con il presente della Leila adulta, che si consuma in un’estate trascorsa in compagnia del padre in una casa di campagna impregnata di ricordi. Che per proteggere la figlia, e forse anche se stesso, inventa una storia, un mondo condiviso in cui la realtà si piega alla fantasia.
Clementina diventa Leila, un’aviatrice coraggiosa che non teme di spingersi oltre i confini; lui si trasfigura in Tonio, compagno fedele di una missione impossibile. La casa diventa una fortezza, una mappa che rivela percorsi segreti, dove un nemico invisibile prende forma come un ostacolo da superare. La ricerca della madre si fa così fiaba, quale rituale per sopravvivere alla perdita e modo per vivere l’assenza senza esserne laceratati.
“Qualcuno resta perché è nella sua natura. Qualcuno se ne va perché è nella sua natura. Non si tratta di responsabilità, è solo una reazione a una ferita. Io sono rimasto senza sapere cosa fare, né come comportarmi. E ho tentato, talvolta trovando una buona soluzione, altre volte procurando solo ferite.” ‒ Alessandro Abba Legnazzi
In questo racconto infantile, nato per lenire una ferita, che si fa strumento di memoria, il passato riemerge nel presente della Leila adulta. Per mostrare infine come l’identità della protagonista si stata costruita sul fragile confine tra la verità e l’immaginazione, tra ciò che è accaduto e ciò che è stato necessario inventare per continuare a vivere.
Una lucida cognizione del dolore, un diario sofferto e vissuto in un villino a piedi del bosco. Clementina ed il padre ci vivono d’estate ma l’assenza della madre diventa un lamento giornaliero, una domanda continua alla quale la bambina non riesce a dare risposta.

Ed è per sopperire a questa mancanza che il padre Tonio (lo stesso regista Alessandro Abba Legnazzi) inventa una fiaba nella quale Clementina diventa Leila e si trasforma in una aviatrice. La sceneggiatura scritta assieme all’ex moglie, Giada Vincenzi, mostra come la separazione sia un evento nel quale “tutti perdono razionalità e credono di avere ragione“.
“Con Giada, la mamma, c’è stata la riflessione sulla storia, abbiamo cercato di capire quali fossero le cose importanti da raccontare, anche proprio in termini di liberazione di Clementina rispetto a un ricordo doloroso. C’è stato un processo collettivo e partecipativo di riflessione sulla nostra storia. In fase di riprese, chiaramente, Clementina ha aiutato tantissimo, offrendo spunti sulla storia, questioni attoriali che sono riuscite a mettermi a mio agio. Lei aveva un atteggiamento molto più libero, leggero, rispetto alla storia, e questo mi ha dato forza, ha dato forza anche a Giada.” ‒ Alessandro Abba Legnazzi in un’intervista su Cinecittànews
Alessandro Abba Legnazzi tra cartoon animati e tipico documentario paesaggistico produce questo piccolo gioiello low budget nel quale lo spaesamento per la fine improvvisa di un amore si protrae con l’incapacità di elaborazione.
“Leila”, con forte carica fiabesca, analizza il rapporto padre-figlia nell’assenza della figura materna in una fiaba nella quale non si teme di spingersi oltre.
Con “Leila” il Trieste Film Festival 2026 conferma il proprio ruolo nel valorizzare opere che, partendo da quel crogiolo di culture che è Trieste, parlano un linguaggio universale: quello della memoria, del dolore e della possibile riconciliazione con le proprie radici.
“Leila è la risposta sincera a un dolore. Una separazione è un tornado che travolge tutto. Tutti perdono razionalità e credono di avere ragione, non ci sono buoni o cattivi, tutti sbagliano, tutti perdono.” ‒ Alessandro Abba Legnazzi
Written by Carolina Colombi
Info
Oubliette Magazine conferirà per il secondo anno uno speciale Premio al miglior film del Premio Corso Salani (Giuria: Alessia Mocci, Aldo Turnu, Carolina Colombi e Simona Trunzo)
Programma 37ª edizione del Trieste Film Festival
Leggi l’intervista su Cinecittànews al regista Alessandro Abba Legnazzi
