“Un battito d’ali tutt’intorno al cuore” di Giovanna Fracassi: la prefazione di Lucia Olime

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“Diamanti di sale/ disciolti nel vento/ illuminano l’estremo palpito.// È il pulsare/ degli astri/ nel mio firmamento.// Splende il bianco/ ghiaccio nel buio denso/ e/ la polvere della luna/ ricopre il suo silenzio:// brucia l’anima/ in queste tenebre/ di fuoco.”“Tenebre”[1]

Un battito d'ali Giovanna Fracassi Prefazione
Un battito d’ali Giovanna Fracassi Prefazione

“[…] brucia l’anima/ in queste tenebre/ di fuoco”, brucia “Un battito d’ali tutt’intorno al cuore” (Rupe Mutevole Edizioni, 2025) se ci si avvicina alla suddetta opera poetica con lo sguardo di chi vive altrove, di chi assapora lo straniamento dal quotidiano per percorrere la via che porta all’abisso in cui l’anima racconta del tempo in cui la parola poetica era indistinguibile dalla parola profetica.

Giovanna Fracassi, con circa 230 pagine di poesie intense ed autentiche, ci presenta ancora una volta il suo mondo letterario cosparso di morte e rinascita, in cui quel battito d’ali del titolo volteggia a spirale attorno al cuore, sede per antonomasia dei sentimenti e delle emozioni.

La poetessa vicentina sceglie di inserire in incipit del volume quattro citazioni di quattro autori distanti fra loro per epoca e per genere Emily Dickinson, Platone, Gabriel García Márquez ed Ernest Hemingway ‒ quasi a voler mostrare al pubblico dei lettori come la tematica dell’amore sia stata ed è la principale fonte d’ispirazione umana. E di ispirazione in ispirazione, di verso in verso, Giovanna Fracassi procede spedita nella sua vasta produzione, infatti, da iniziale poetessa si è ben presto cimentata nella prosa e nella critica letteraria e filosofica sino ad arrivare anche ai più piccoli con la divertentissima saga di Nonna Amelia che con fiabe e filastrocche ravviva le serate dei suoi nipotini. Ma la fantasia creatrice della Nostra si nota anche in esperimenti che prendendo in considerazione la ciclicità del tempo ‒ tema portante della poetica dell’autrice ‒ si manifestano con agende letterarie perenni, calendari da tavolo perenni e elegantissime tazze da thè.

“Un battito d’ali tutt’intorno al cuore” è il pulsare delle parole ‒ “pulsare degli astri” ‒ nella mente; le diverse tematiche sono unite dal filo nascosto del simbolo che ora mostra ed ora cela. Giovanna Fracassi è abile nello stravolgimento del senso ed ogni sua immagine si proietta in altro.

La malinconia/ scuce e ricuce/ la trama del tempo/ quando forse/ non v’è più attesa/ e di fronte al nulla/ i fili hanno nodi invisibili./ Cieco è il cuore/ quando nella notte/ il buio si prende/ tutto lo spazio/ e vuota resta/ la conchiglia/ arresa alla roccia:/ occhio aperto sull’infinito.” ‒ “La trama del tempo”[2]

Buio, notte, malinconia e cuore sono in balia della trama del tempo, la conchiglia e la roccia diventano un occhio che si apre verso ciò che non è misurabile. Ed è come se l’autrice ci dicesse che la materia è indissolubilmente legata allo spirito, all’immateriale, all’anima. Le figure simboliche presenti ne “Un battito d’ali tutt’intorno al cuore” non sono sempre di facile intuizione essendo Giovanna Fracassi esperta di concetti filosofici espressi dai più audaci autori del Novecento (ad esempio su Jean-Paul Sartre a cui, oltre alla tesi di Laurea, ha anche dedicato un saggio critico dal titolo “Essere e corpo in J. P. Sartre” edito da Rupe Mutevole, 2023) ma tutte insinuano una fascinazione irresistibile anche per il lettore con un grado di distrazione considerevole.

“Io/ volto di chi mi ha preceduto/ resto orma da interpretare./ L’Altro è sempre Altro/ come lo sono Io.” ‒ “Origine e destino”[3]

Per gentile concessione dell’autrice e della casa editrice vi presentiamo un estratto dell’interessante Prefazione redatta da Lucia Olime presente nel volume.

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Estratto dalla Prefazione de “Un battito d’ali tutt’intorno al cuore” redatta da Lucia Olime

“La silloge Un battito d’ali tutt’intorno al cuore si presenta come un articolato e intenso percorso poetico che attraversa l’anima, ne scandaglia gli abissi e ne accarezza le vette, restituendo una visione del mondo intrisa di lirismo, malinconia, amore e consapevolezza esistenziale. In essa la parola poetica si fa corpo vivo, respiro sottile che accompagna l’interiorità e la trasfigura in immagini, suoni, e vibrazioni emotive di rara profondità.

Un battito d’ali tutt’intorno al cuore non è solo il titolo di questa raccolta: è anche la metafora perfetta della scrittura di Giovanna Fracassi. La sua poesia si posa sul lettore come un battito d’ali: lieve ma capace di muovere l’aria più profonda. In ogni componimento si avverte un’intimità trattenuta e insieme universale, un tempo sospeso che accoglie e accompagna le emozioni più autentiche.

Il fulcro dell’intera raccolta è costituito dalla tematica amorosa. L’amore è narrato nella sua duplicità: come passione che incendia e come mancanza che consuma, come estasi e come perdita. In “Amarti”, l’autrice scrive: “Ho smarrito/ la mia identità/ in un istante dilatato/ senza aria,/ senza spazio:/ io dentro te/ tu dentro me”.

L’unione amorosa diventa qui fusione totalizzante, quasi mistica, che però ha come controcanto la consapevolezza del dolore dell’assenza. L’evocazione dell’altro, spesso celato o sfuggente, si ripete in molti testi, rendendo l’amore una dimensione al contempo carnale e spirituale, vissuta nella concretezza del ricordo o nel languore del desiderio.

Allo stesso modo, il tempo in questo testo poetico è una presenza pervasiva: flusso implacabile, rete che avvolge, nodo che stringe. Ne “La trama del tempo” si legge: “La malinconia/ scuce e ricuce/ la trama del tempo/ quando forse/ non v’è più attesa”.

Il tempo è ricamato dall’emozione, e al tempo stesso lo sfilacciarsi del vissuto diventa immagine del disorientamento esistenziale. L’esperienza temporale si lega strettamente alla memoria, come testimoniano i componimenti “Bolle di ricordi”, “Il foglietto” e “Specchio”, in cui il passato ritorna nella forma di visioni, frammenti e riverberi, sovente accompagnati da una struggente malinconia.

Altro elemento centrale che possiamo evidenziare è la natura, che appare non come semplice scenario ma come parte integrante dell’esperienza interiore. Gli elementi naturali diventano metafore potenti: il vento, l’onda, la neve, il sole, l’alba sono spesso portatori di emozioni, simboli di trasformazioni intime o di stati d’animo. In “Dita protese”, ad esempio leggiamo “Le dita protese/ sono ali di cera/ nel lento dipanarsi della vita/ fra vertigini di vuoto”.

Questa fusione tra paesaggio e sentimento riconduce a una visione fortemente simbolica, dove l’elemento esterno viene interiorizzato e trasmutato. Infatti nel cuore della poetica della poetessa c’è un principio fondante: la parola è respiro dell’anima. Ogni suo verso non nasce mai per semplice esercizio estetico, ma scaturisce da un’urgenza interiore, da un bisogno autentico di nominare l’invisibile. Le sue poesie sono finestre aperte sull’emotività umana, varchi attraverso i quali il lettore è invitato a contemplare paesaggi interiori in cui rispecchiarsi.

La poetica della Fracassi si nutre di un rapporto costante tra l’io e il mondo, tra il corpo e il cosmo, tra ciò che si può toccare e ciò che solo si può sentire. Nella sua scrittura, la parola è sempre al servizio dell’emozione: evocativa, sonora, sobria e potente insieme. In un tempo in cui la poesia spesso rincorre sperimentazioni lontane dalla verità del cuore, l’autrice sceglie la via della profondità e della fedeltà emotiva.

[…]

Dal punto di vista filosofico, la silloge manifesta una chiara affinità con il pensiero esistenzialista. Le domande sul senso dell’essere, sulla finitudine, sull’identità, sul tempo e sull’altro, richiamano l’interrogazione radicale che attraversa autori come Kierkegaard, Heidegger e Sartre. L’“esserci” poetico si configura come presenza fragile, esposta, ma anche consapevole e interrogante.

Al contempo, si rintraccia un’eco della fenomenologia husserliana nel modo in cui le esperienze vengono descritte nella loro immediatezza sensibile e nell’attenzione alla percezione: la poesia diventa allora atto intenzionale, apertura al mondo e ai suoi significati nascosti. La malinconia che attraversa i testi non è mai chiusura sterile, ma impulso conoscitivo, come suggerisce anche la filosofia di María Zambrano, in cui la poesia è considerata forma privilegiata di pensiero.

Dal punto di vista filosofico, la silloge instaura un dialogo profondo, seppur implicito, con la riflessione leopardiana. Come in Leopardi, anche qui la consapevolezza del limite, dell’infelicità e dell’incolmabile distanza tra desiderio e realtà non conduce al nichilismo, bensì a una forma di resistenza estetica. La poesia diventa così risposta alla condizione tragica dell’esistere, atto di bellezza che pur nella precarietà offre consolazione – non illusoria ma umanissima. Si pensi a componimenti come “Soffice silenzio” o “Niente”, dove la malinconia non è mero abbandono ma sguardo che coglie il sublime nell’effimero.

Come lo Zibaldone, anche questa silloge si pone come esercizio continuo di pensiero poetante, in cui la riflessione sul tempo, sulla memoria e sull’identità si fondono in una scrittura che non pretende risposte, ma custodisce domande. L’infinito leopardiano – non solo come celebre idillio, ma come categoria spirituale – risuona nelle immagini dell’infinito interiore dell’autrice, in cui il senso dell’oltre si declina come tensione lirica, come nostalgia di ciò che è perduto e insieme eternamente presente. Infine, la «noia» leopardiana, intesa come presa di coscienza del vuoto, si rifrange nella silloge come sentimento della mancanza, che tuttavia apre alla creazione. Dove la natura è muta o indifferente, l’essere umano ha ancora il potere della parola, della memoria e della relazione simbolica: e la poesia diventa così luogo di resistenza affettiva, estetica, etica.

Giovanna Fracassi poesia Un battito d'ali tutt'intorno al cuore
Giovanna Fracassi poesia Un battito d’ali tutt’intorno al cuore

L’intera raccolta può essere letta alla luce di una sensibilità post-nietzschiana: il dolore non viene negato, ma trasfigurato; l’assenza non è solo vuoto, ma spazio in cui può emergere la verità dell’essere. La parola poetica, in questo senso, diventa atto di resistenza, di significazione, e di fede nella possibilità del linguaggio.

Un battito d’ali tutt’intorno al cuore è una raccolta che custodisce molte vite in una sola voce. Una voce che non si alza mai per gridare, ma che sa sussurrare con forza, toccare con delicatezza, aprire squarci di luce nell’opacità del quotidiano. La poesia dell’autrice infatti è memoria, sogno, attesa, desiderio. È il tentativo, riuscito, di trattenere l’effimero, di dare forma all’invisibile, di far brillare la materia dell’anima. In un tempo spesso troppo veloce, rumoroso e disattento, queste pagine sono un invito alla lentezza, all’ascolto, alla presenza. Un invito soprattutto, a tornare al cuore.

[…]

Un ulteriore livello di lettura si apre se si considera il legame profondo tra poesia e spiritualità nella scrittura femminile, un aspetto che attraversa anche la silloge Un battito d’ali tutt’intorno al cuore. La spiritualità, intesa non tanto come adesione a un sistema religioso codificato, ma come tensione interiore verso l’assoluto, il mistero e il senso del vivere, è un tratto costitutivo della poesia scritta da donne che hanno interrogato il mondo a partire da sé, dal proprio corpo, dal dolore e dalla meraviglia. L’autrice sembra far propria questa tradizione, intrecciando le sue parole con un senso del sacro che non ha bisogno di dogmi: la sacralità emerge dall’ascolto, dalla contemplazione, dall’attenzione minuta ai gesti e agli affetti. In ciò risuona l’insegnamento di Emily Dickinson, la cui clausura era in realtà apertura sconfinata all’invisibile, e l’intuizione di Rainer Maria Rilke, secondo cui «la vera patria dell’anima è l’invisibile».

Questa spiritualità della parola trova espressione nella delicatezza con cui l’autrice maneggia le immagini, nell’umiltà del verso che non impone, ma offre; nella sua capacità di abitare la soglia tra visibile e invisibile, tra corpo e anima, tra ricordo e visione. Come nei versi di Hildegard von Bingen, mistica e poetessa medievale, la parola qui è nutrimento e visione, canto e ascolto.

Nel contesto contemporaneo, questa dimensione si avvicina a quella esplorata da autrici come Denise Levertov, la cui poesia spirituale è sempre incarnata nella materia del quotidiano, o come Rupi Kaur, che nella sua semplicità disarmante riesce a toccare corde intime e archetipiche. Anche le esperienze poetiche delle già citate autrici italiane come Cristina Campo o Alda Merini – diverse per stile, ma affini per profondità – suggeriscono che la poesia può essere spazio di rivelazione e silenziosa teologia.

La presente silloge s’inserisce in questa genealogia spirituale al femminile: le parole non sono solo segni sulla pagina ma veicoli di presenza. Ogni poesia sembra una preghiera implicita, un’offerta, un tentativo di connettersi con ciò che eccede l’umano pur passando per l’umano. Il silenzio, che spesso segue i versi più intensi, non è vuoto ma pieno: è il tempo della risonanza, del raccoglimento, dell’ascolto. In un’epoca in cui la spiritualità è spesso relegata ai margini, questa poesia restituisce alla parola la sua funzione originaria: quella di fare ponte, di unire, di evocare. Il battito d’ali evocato dal titolo è anche questo: gesto fragile ma potente, che unisce cielo e terra, spirito e carne, vita e mistero.

In tal modo, Un battito d’ali tutt’intorno al cuore non è solo una raccolta di versi, ma un cammino, un pellegrinaggio poetico verso un altrove che è sempre anche un ritorno: ritorno a sé, al cuore, all’umano che ci abita nella sua forma più vera e più vulnerabile.

[…]”

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Written by Alessia Mocci

 

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Note

[1] Giovanna Fracassi, Un battito d’ali tutt’intorno al cuore, Rupe Mutevole Edizioni, 2025, p. 84

[2] Ibidem, p. 37

[3] Ibidem, p. 158

 

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