“Essere e corpo in J. P. Sartre” di Giovanna Fracassi: alcune osservazioni su “L’Essere e il Nulla”
“[…] per Sartre l’essere nello spazio del corpo non è inteso in senso oggettivistico come è per la spazialità degli oggetti, ma si tratta di uno spazio corporeo situazionale, perché si costituisce a partire dalla situazione e dalle sue possibilità, quindi diviene soggettivo e unico nel suo genere perché le situazioni e le possibilità sono diverse.”[1] ‒ “Essere e corpo in J. P. Sartre”

“Essere e corpo in J. P. Sartre” è un saggio della poetessa e scrittrice vicentina Giovanna Fracassi, pubblicato nel 2023 da Rupe Mutevole Edizioni e, come già esplicita il titolo, dedicato al pensiero del filosofo e drammaturgo francese Jean-Paul Sartre (Parigi, 21 giugno 1905 – Parigi, 15 aprile 1980).
Il saggio principia con una Introduzione firmata dalla stessa autrice nella quale si presenta il lavoro sulla concezione sartriana della corporeità con un veloce sunto della concezione del corpo dalle società primitive sino al Novecento. I successivi cinque capitoli sono così denominati: Il corpo sul piano del per-sé, Il corpo sul piano del per-altri, Il corpo e la sua terza dimensione ontologica, Il corpo nell’amore e nel desiderio, Bilancio critico conclusivo. Ogni capitolo termina con le note bibliografiche, utili per poter rintracciare nei vari testi citati la sequenza di argomenti così da dare al lettore la possibilità di poter approfondire con facilità.
Infatti “Essere e corpo in J. P. Sartre” si presenta come un dialogo non solo fra l’autrice Giovanna Fracassi e Jean-Paul Sartre ma anche con alcuni tra i maggiori studiosi del filosofo francese: Audry Colette, Adriano Bausola, Umberto Galimberti, Ludovico Gasparini, Aldo Masullo, Maurice Merleau-Ponty, Aniello Montano, Sergio Moravia, Enzo Paci, Annagrazia Papone, Luigi Pareyson, Cesare Pianciola.
“[…] Sartre sembra svalutare l’auto-percezione cinestetica della cosalità del corpo, proprio mentre la conoscenza del proprio corpo da parte del soggetto è assai strettamente integrata all’esperienza del corpo e del mondo. A tal proposito evidenziamo l’aspetto importantissimo che nell’educazione, riveste la conoscenza e la presa di coscienza delle potenzialità del proprio corpo da parte del fanciullo, proprio per conoscere l’ambiente per mezzo dei concetti di spazio e di tempo.”[2] ‒ dall’Introduzione
Giovanna Fracassi, laureata in Lettere e Filosofia all’Università di Padova, discusse una tesi intitolata “Il tema della corporeità nella filosofia di Jean Paul Sartre”, dunque il saggio “Essere e corpo in J. P. Sartre” giunge come un proseguo ed un approfondimento dei suoi studi universitari. In particolar modo si nota la meticolosità nel cercare di esplicare alcuni concetti chiave della filosofia di Sartre: fattità, sogettività, percezione, conoscenza intuitiva, corpo per-sé, corpo per-altri, senso visivo, azione ed avvenire, strumento, adattamento, cenestesi, coscienza dolorosa, riflessione, corpo psichico, trascendenza trascesa, terza dimensione ontologica del corpo, masochismo, esistenza come progetto.
I concetti sono espressi non solo con l’interpretazione dell’autrice e le pertinenti citazioni tratte da “L’Essere e il Nulla” ma anche con citazioni degli studiosi sopra elencati. Ad esempio per la coscienza dolorosa Giovanna Fracassi mette in rilievo la riflessione secondo la quale il dolore si presenta come oggetto psichico, cioè il male.
“Il dolore ha coesione assoluta e senza pari, ha una sua durata in quanto possiede un passato ed un avvenire, al di fuori della coscienza. Il dolore, come male, acquista una propria trascendenza, una durata, un ritmo melodico «Un dolore che viene a fitte, seguite da intervalli, non è percepito dalla riflessione come puro alternarsi di coscienze dolorose; per la riflessione organizzatrice i brevi intervalli fanno parte del male, come i silenzi fanno parte della melodia. L’insieme costituisce il ritmo e l’andamento del male. […] C’è un animismo del male: si dà come un essere vivente che ha una sua forma, una sua durata, le sue abitudini […] Attraverso ogni dolore, io sento tutto il male e tuttavia questo li trascende tutti, perché è la totalità sintetica di tutti i dolori, il tema che si sviluppa per mezzo loro e attraverso essi […] non c’è nessuna distanza fra la coscienza riflessa e il dolore, né fra la coscienza riflessiva e la coscienza riflessa. Ne risulta che il male è trascendente ma senza distanza. È al di fuori della mia coscienza, come totalità sintetica ed è vicinissimo ad essere altrove, ma da un altro lato è in essa, penetra essa, per mezzo di tutti i suoi sfrangiamenti, delle sue note, che sono la mia coscienza.»[3]”[4]
Oltre al celebre “L’Essere e il Nulla” vengono citate altre due opere di Sartre: “L’Esistenzialismo è un umanesimo” ed il fortunatissimo romanzo “La Nausea”. Ed è proprio per continuare il discorso su come il dolore possa rivelarsi per la coscienza che Giovanna Fracassi mostra al lettore ‒ in connessione con la nausea ‒ un passaggio che, chiudendo il capitolo Il corpo sul piano del per-sé, si palesa come più che significativo per comprendere la mediazione che interviene tra il Sartre filosofo ed il Sartre romanziere.

“In particolare, quando nessun dolore, nessun piacere, nessun dispiacere preciso, non sono ‘esistiti’ dalla coscienza, il per-sé non cessa di proiettarsi al di là di una contingenza pura e per così dire, non qualificata. La coscienza non cessa di ‘avere un corpo’. L’affettività cenestetica è allora pura sensazione non posizionale di sé come esistenza di fato. Questa sensazione continua del mio per-sé di un gusto insipido e senza distanza che mi accompagna, perfino nei miei sforzi per liberarmene e che è il mio gusto, e ciò che abbiamo descritto altrove sotto il nome di nausea. Una nausea nascosta e insuperabile rivela continuamente il mio corpo alla mia coscienza; può capitare che noi cerchiamo il piacere o il dolore fisico per liberarcene, ma quando il dolore o il piacere vengono esistiti dalla coscienza, manifestano a loro volta la sua fattità e contingenza, ed è sullo sfondo della nausea che essi si manifestano.”[5]
Si lascia al lettore di scoprire, mediante la lettura del saggio, la posizione sui punti trattati che l’autrice di volta in volta esplica in modo chiaro e conciso. L’ultimo capitolo Bilancio critico conclusivo, oltre a far il sunto dei capitoli precedenti, prova ad illuminare sulla dialettica portante dell’idea del corpo come prigione e l’idea del corpo come strumento dell’anima.
“[…] possiamo rilevare che, essendo in Sartre la coscienza definita come un ‘nulla’ sia, secondo noi, contradditorio nella sua teoria, porre questa coscienza mancante d’una reale consistenza a fondamento sia di una concreta vita coscienziale, sia inerire ad un corpo. Infatti questa coscienza si viene a configurare come un testimone impotente di fatti fisiologici bruti perché, non essendo essa che annullamento, non può servirsi di alcun modo per agire sul corpo, per ‘animarlo’, ma può solo limitarsi a prendere atto di ciò che annulla.”[6]
Written by Alessia Mocci
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Note
[1] Giovanna Fracassi, Essere e corpo in J. P. Sartre, Rupe Mutevole, 2023, p. 24
[2] Ibidem, p. 16
[3] Jean-Paul Sartre, L’Essere e il Nulla, Il Saggiatore, 1984, pp. 416-417
[4] Giovanna Fracassi, Essere e corpo in J. P. Sartre, Rupe Mutevole, 2023, pp. 56-57
[5] Jean-Paul Sartre, L’Essere e il Nulla, Il Saggiatore, 1984, pp. 419
[6] Giovanna Fracassi, Essere e corpo in J. P. Sartre, Rupe Mutevole, 2023, p. 97

