“Il caso Alaska Sanders” di Joël Dicker: sequel del bestseller “La verità sul caso Harry Quebert”

Chi ha ucciso Alaska Sanders?

“Dov’è finito Harry Quebert?”

Il caso Alaska Sanders di Joël Dicker
Il caso Alaska Sanders di Joël Dicker

Sono questi gli interrogativi che tormentano Marcus Goldman, lo scrittore-detective che il grande pubblico ha conosciuto con il fenomeno editoriale La verità sul caso Harry Quebert e che torna a far parlare di sé nella nuova, monumentale fatica letteraria di Joël Dicker, Il caso Alaska Sanders (La nave di Teseo, 2022, pp. 624, trad. di Milena Zemira Ciccimarra), sequel del bestseller del 2012. Dicker presenta una fase più matura della vita di Marcus che, ormai “diventato grande”, vede vecchie conoscenze e vecchi ricordi irrompere dal passato.

Il 3 aprile 1999 Mount Pleasant, tranquilla cittadina del New Hampshire, viene sconvolta da un omicidio. Alaska Sanders, giovane donna di ventidue anni, è stata rinvenuta senza vita in riva al lago, brutalmente massacrata. Il caso, di cui si occupa il sergente Perry Gahalowood, viene chiuso in pochi giorni. Il sospettato confessa il delitto e denuncia il complice per poi suicidarsi. Facile. Forse fin troppo. Undici anni dopo, il sergente riceve una missiva anonima che riapre il caso. Ancora una volta, egli si avvale della collaborazione di Marcus Goldman, il cui fiuto da segugio si rivela decisivo per dipanare una matassa molto più aggrovigliata di quanto non si fosse creduto nel 1999. Ma questo mistero corre parallelo a un altro mistero: l’inspiegabile scomparsa di Harry Quebert.

È il 2010. Sono trascorsi due anni dalla soluzione del caso relativo al delitto di Nola Kellergan in cui era stato coinvolto Quebert. Da questa torbida storia Marcus ha tratto un romanzo che lo ha consacrato quale stella indiscussa del firmamento letterario degli States. È la celebrità del momento, l’uomo d’oro, come dice il nome stesso. È ricco e famoso ma un’ombra offusca la gioia della gloria: dopo l’assoluzione, Harry, suo amico e mentore, ha fatto perdere le proprie tracce. Come se non fosse mai esistito.

E Marcus accusa un profondo senso di vuoto; si sente incompleto, inappagato. Il suo universo è fatto di pagine piene di parole ma la sua vita è costellata da buchi neri. Egli è alla ricerca di sé, di un posto nel mondo ma in un mondo più autentico di quello opportunista della grande editoria che lo vede solo come una macchina che produce libri che producono soldi. Un “salvadanaio che cammina”; questo è Marcus per il suo agente, il quale lo incalza affinché approfitti del caso di Alaska, provvidenzialmente riaperto, per creare un bestseller che rinnovi il successo di La verità sul caso Harry Quebert.

Ma Marcus non è un cinico; non scrive per il denaro né per essere osannato. Scrive per far conoscere la verità. Per amore di verità e per dare giustizia ad Alaska, Marcus accetta di collaborare con il sergente Gahalowood, al fine di far luce su quel caso ormai archiviato ma su cui la lettera anonima solleva inquietanti dubbi. Un caso, quello di Alaska, rimasto una aporia, un rompicapo irrisolto. Perché risolto troppo frettolosamente, perché troppe lacune e incongruenze sono state ignorate. Nel corso dell’indagine, Marcus e Perry rintracciano personaggi che avevano gravitato intorno ad Alaska ma che, all’epoca, non furono attenzionati.

Il caso Alaska Sanders di Joël Dicker - Photo by Tiziana Topa
Il caso Alaska Sanders di Joël Dicker – Photo by Tiziana Topa

“Tutte le persone coinvolte hanno qualche cosa da nascondere”, sentenzia Hercule Poirot, il detective creato da Agatha Christie. E i membri della cerchia di Alaska non fanno eccezione. Con ricerche capillari e meticolose, i due investigatori scoperchiano il vaso di Pandora; uno dopo l’altro emergono segreti scabrosi celati sotto il velo della rispettabilità. Mount Pleasant e Salem rivelano braci che ardono sotto la cenere. E vengono a galla adulteri, ricatti, inganni, il volto sordido di comunità apparentemente irreprensibili.

È facile notare un’analogia con i fatti di Twin Peaks; in questa pacifica cittadina montana il fiume restituisce il corpo della giovane Laura Palmer. E, insieme alle povere spoglie, affiorano verità gelosamente nascoste. Comune ai casi di Alaska e Laura è il tema dell’acqua, come una sorta di regressus ad uterum segnato dalla morte, intesa come forma di rinascita.

La morte di Alaska accende i riflettori su un’altra morte frettolosamente archiviata come suicidio nonostante il mancato ritrovamento del corpo. Si tratta di Eleanor Lowell, una giovane donna molto vicina ad Alaska. Entrambe avevano indossato la corona di miss New England, entrambe erano proiettate nel mondo del cinema. Ma Alaska era molto più carismatica. Inevitabile l’invidia, inevitabile il desiderio di rivalsa da parte di Eleanor. Alaska, al contrario, era immune da sentimenti negativi. Era bella, anzi splendida. Ma, prima ancora che per l’avvenenza fisica, ella si faceva notare per la luce che emanava. Una luce interiore che abbacinava chiunque la conoscesse. Era un’anima pura che non concepiva la cattiveria, non riconosceva il male e agiva sempre secondo un radicato senso di giustizia, anche se ciò avrebbe finito con il procurarle guai.

Alaska era talmente bella dentro e fuori da sembrare una finzione nella finzione letteraria. Amava in modo viscerale, altamente spirituale e delicatamente carnale. Anche la sua sessualità, di cui aveva fatto fatica a riconoscere la vera natura, si esprimeva con un’innocente sensualità della quale non si rendeva conto. “La piccola Alaska” era oggetto di un amore così folle da ottenebrare la mente. Amore e follia, amore e morte si congiungono in una danza macabra. Il candore fu la condanna a morte della giovane. Una morte procurata con dolore dal carnefice; recidere come una Parca il filo della breve vita di Alaska fu atroce, insopportabile ma necessario.

Amore e amicizia sono due grandi temi che emergono come punte di iceberg nella vicenda nera. Come Alaska, anche Marcus ama. Il suo è un amore perduto e rimpianto. Senza tregua. Senza sosta. Continua a cercarlo, crede di averlo trovato ma capisce che è un’illusione. Quello sporco successo che ha raggiunto lo ha reso un uomo solo, circondato da parassiti e ipocriti.

Quello sporco successo lo ha reso ricco, molto ricco. Gli ha permesso di sostituire la sua vecchia Ford con una Range Rover. Status symbol che lancia un messaggio: il giovane che inseguiva un sogno è stato corrotto dal veleno della gloria. Marcus in Ford non esiste più e, insieme a quell’auto malandata, è uscita dalla sua vita anche Emma, che ormai non poteva né voleva amare uno sconosciuto.

Joël Dicker
Joël Dicker

“Scoprirai che il successo è una forma di malattia, Marcus. Altera il comportamento. Il successo pubblico, la fama, ossia il modo in cui la gente ti guarda, influenzano la tua condotta, ti impediscono di vivere normalmente. Ma non aver paura: perché il successo è una malattia come le altre, sviluppa i propri anticorpi. Si combatte da solo, dall’interno. Il successo, quindi, è un fallimento programmato.”

La scomparsa improvvisa e misteriosa di Harry è una spina che tormenta Marcus ogni giorno da due anni. L’amicizia è l’altro grande ideale che urla dalle pagine di Dicker.

Harry Quebert è un fantasma che alita addosso a Goldman e finisce per mostrarsi in carne e ossa. Il confronto tra i due amici ritrovati è una sorta di seduta psicoanalitica. Harry si mette a nudo senza pietà verso sé stesso; ammette che la propria umana finitezza lo ha reso disumano. Come Caino, ha invidiato e cercato di “uccidere” il fiducioso fratello. Ha desiderato che Marcus fallisse, lo ha sabotato.

 

Written by Tiziana Topa

 

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