La storia di internet: dalla nascita all’evoluzione del metaverso

Si parla sempre più spesso di metaverso e di web 3.0.

Metaverso
Metaverso

Internet ci ha permesso di fare passi da giganti negli ultimi decenni in pratica in qualsiasi settore del nostro vivere quotidiano, dal lavoro alla vita sociale, dall’ambiente ai rapporti interpersonali e familiari fino a concepire concretamente quello che, fino a qualche tempo fa, avevamo visto e letto soltanto sui libri di fantascienza (o al cinema) e che oggi chiamiamo con l’appellativo di metaverso (o universo parallelo).

Ma non solo. Grazie alle innovazioni tecnologiche legate allo sviluppo della realtà aumentata e del metaverso, il futuro della rete internet appare come un universo sconfinato di possibilità. Già oggi è possibile avere un assaggio di quello che ci riserverà il domani.

La rete ci mette in collegamento con persone e luoghi in ogni parte del mondo; possiamo così presenziare ad una riunione di lavoro grazie a programmi come Meet o Skype oppure vedere dei groupier in diretta live come per esempio accade su Betway, o in alternative partecipare a dei corsi interattivi in cui é possibile confrontarsi con altre persone come se fossimo in un forum dal vivo.

Ma da dove è partito questo viaggio? Cos’è e quando è nato internet? Perché è importante capire l’evoluzione del web per capire dove stiamo andando?

Sappiamo che internet è nato ufficialmente circa 30 anni fa come un modo per i governi centrali (ma anche per le istituzioni ed aziende) di condividere informazioni e comunicare. La rete per come la conosciamo oggi ha avuto anche un precursore: ARPANET.

All’epoca (eravamo in piena Guerra Fredda), la Difesa degli Stati Uniti voleva trovare un modo per collegare su una rete unica tutti i suoi computer, sistemi elettronici e terminali, così da reagire prontamente (e con maggiore solerzia) in caso di attacco da parte dell’Unione Sovietica.

Ma la rete internet vera e propria, quella costruita su scala mondiale, quella che ha ispirato celebri romanzi e pellicole cinematografiche, si è palesata nelle nostre vite per la prima volta soltanto nel 1983, con la prima versione del web, appunto il web 1.0. Si trattava di una connessione che per lo più permetteva unicamente la condivisione di file di testo (posta elettronica e poco altro). In soldoni, era come scrivere una lettera (o mandare un fax, all’epoca tanto di moda), impiegando però molto meno tempo (invio e ricezione potevano essere quasi istantanei).

Con l’avvento del web 2.0 (siamo negli anni Novanta) internet assiste ad un passaggio epocale. I siti web di questa nuova fase della rete possono contare ora sull’html, sul css e su quelle che ora vengono chiamate richieste JavaScript e Ajax.

Metaverso
Metaverso

Il sito internet del web 2.0 si differenzia da quello del web 1.0 in quanto le sue pagine sono dinamiche, nel senso che sono in grado di gestire le richieste degli utenti sul sito. Le pagine web non solo ospitano le informazioni presenti nel sito ma sono in grado di far interagire gli utenti con tante informazioni (testi e immagini) da inserire e condividere.

Il sito internet probabilmente più famoso ad oggi, Facebook, è nato proprio grazie a questa struttura. Su Facebook (così come su tutti i social network) l’utente può commentare il post di qualcun altro, scriverne uno od eliminarlo. Più in generale, il web 2.0 è quello che associamo al mondo dei social media, dei blog, delle recensioni dei contenuti e delle esperienze (come accade su Tripadvisor), del tagging.

Siamo arrivati ai giorni nostri e alla rivoluzione di internet 3.0 (o web 3.0). Siamo nell’era delle app e dei dispositivi intelligenti (smart tv, realtà aumentata, condivisione bluetooth, intelligenza artificiale e così via). Oggi la tecnologia dietro la grande rete web mondiale è arrivata ad essere talmente sofisticata da farci aspettare, nel breve periodo, la nascita di software e macchine dotati di una propria intelligenza.

L’idea dietro l’apprendimento automatico delle macchine è quella di memorizzare e apprendere il comportamento dei dati. Prendiamo ad esempio l’algoritmo musicale di Spotify. Questa famosa app riesce ad “apprendere” gli interessi musicali dell’utente, raccogliendo i vari dati e creando di fatto un percorso di “ricordi” in base ad ogni riproduzione selezionata.

Insomma, a differenza della fase 1 e 2 del web (in cui era l’utente a leggere e interagire con i dati), l’internet moderno (e quello del futuro) vedrà l’uomo e la macchina posti sullo stesso piano interagire biunivocamente.

 

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