“Il pizzo strappato” di Emilia Pardo Bazán: la violenza fisica e psicologica esercitata sulle donne

“I suoi scritti sulla questione femminile sono tutti concepiti per occasioni particolari: per esempio relazioni ai convegni nazionali e internazionali ai quali viene invitata come rappresentante del suo paese…”

Il pizzo strappato di Emilia Pardo Bazán
Il pizzo strappato di Emilia Pardo Bazán

L’occasione di celebrare la scrittrice spagnola Emilia Pardo Bazán è il centenario della sua morte, avvenuta a Madrid nel 1921.

Una circostanza da non trascurare per approfondire la conoscenza di un’intellettuale di spessore presente nel panorama culturale spagnolo di fine Ottocento e inizi Novecento.

A ricordarne la figura è Marsilio editore con il testo Il pizzo strappato pubblicato nel 2021 per la collana Letteratura universale Marsilio.

Con un’attenta traduzione di Valentina Nider, professoressa ordinaria presso l’Università di Bologna, che affronta le sue ricerche fondate su una multidisciplinarità di relazioni fra letteratura, giornalismo e storia.

Il titolo del volume, Il pizzo strappato, è assai evocativo ed anticipa la tematica dei racconti: la condizione della donna, spesso soggetta a discriminazioni di sorta, inserita nel contesto ambientale dell’epoca. Una raccolta di 18 scritti da fruire per una lettura gradevole e arricchente, tutti di assoluta attualità, nonostante il tempo trascorso dalla loro pubblicazione; ognuno dei quali inserito in una situazione diversa, ma con unico filo conduttore: la violenza fisica e psicologica esercitata sulle donne.

Un volume dal contenuto prezioso, quindi, da poterlo ascrivere quale libro di denuncia sulla questione femminile.

“Seguendo l’arco cronologico della produzione della Pardo Bazán, non stupisce che i racconti, al di là delle specificità del genere letterario, rispecchino la ricerca formale che caratterizza l’evoluzione intellettuale e poetica della scrittrice…”

Emilia Pardo Bazán nasce nel 1851 a La Coruña da genitori progressisti e cattolici appartenenti alla piccola nobiltà locale, e impegnati sia politicamente che socialmente.

La sua formazione scolastica ha inizio presso una scuola francese, per proseguire poi nell’ambito domestico con precettori dai nomi illustri. Formazione che gode anche dei numerosi volumi custoditi nella biblioteca paterna: bagaglio culturale fondamentale per la sua istruzione.

Sensibile ai cambiamenti politici, la giovane intellettuale partecipa al dibattito pubblico in veste non solo di letterata ma anche di giornalista.

Attenta osservatrice del suo tempo si occupa di molte e svariate questioni culturali.

I suoi obiettivi sono ambiziosi: partecipare della divulgazione scientifica e fare da tramite fra la Spagna, l’Europa e il Nuovo Mondo ispanico.

Quando la crisi sociale ed economica di fine Ottocento è alle porte, la Pardo Bazán sostiene la necessità di modernizzare la società attraverso un clima culturale stimolante.

Con un occhio rivolto ai nascenti movimenti femministi che invitano le donne ad emanciparsi, ottenere equi diritti, il cui prioritario è il diritto di voto, e avere l’accesso a professioni fino ad allora riservate ai soli uomini. Al fine di affrancarsi dai soprusi psicologici e fisici spesso esercitati su di loro.

A proposito dell’impegno e della sua propensione al femminismo, è in famiglia che la Pardo Bazán apprende un codice di comportamento anti sessista, se così si può definire l’atteggiamento di suo padre José Pardo Bazán, che la esorta ad andare oltre l’appartenenza di genere delle persone.

Affermando, che il concetto di genere è ininfluente sul comportamento di un individuo.

Considerata precorritrice del femminismo, la Pardo rivendica per le donne un’istruzione a tutto tondo, considerandolo un diritto inalienabile.

La scrittrice distingue però le rivendicazioni femministe da quella politiche; criticando anche, per certi aspetti, il nascente socialismo e il liberalismo democratico.

Secondo la Pardo i politici confinano le donne nella bassezza culturale, così come pure il cattolicesimo tradizionale e perbenista.

Ed è proprio sui presupposti del cattolicesimo, di cui l’uguaglianza fra gli uomini è uno degli aspetti più manifesti, che inserisce esigenze di stampo illuminista, non ultima l’estensione dei diritti civili e politici alle donne. Che siano però artefici della propria istruzione: concetto che attraversa tutta la produzione della scrittrice.

Perché per la Pardo, la donna deve rispondere innanzitutto a se stessa, e seguire l’esigenza di formarsi come persona e cittadina attraverso l’integrazione culturale, la stessa posseduta degli uomini.

Per il suo pensiero, innovativo per l’epoca, la Pardo è considerata dalla critica del suo tempo come ‘virile’, giudizio di cui i suoi detrattori si servono per denigrarla.

Il suo romanzo più celebre è Signorotti di Galizia del 1886 che, insieme a una cospicua produzione di racconti, contraddistingue la sua narrativa. Romanzo in cui critica la violenza e il rapporto di asservimento a causa della differenza di classe dei protagonisti.

Emilia Pardo Bazán - 1896
Emilia Pardo Bazán – 1896

Il pizzo strappato, oltre a godere di una traduzione attenta della professoressa Valentina Nider, inserisce a fronte il testo spagnolo, il quale dà completezza al testo in un amalgama linguistico vicino all’originale, al fine di tradurre puntualmente strutture colloquiali e vezzi popolari.

Sono due i punti fondamentali su cui poggia Il pizzo strappato, peraltro ricorrenti nella produzione della Pardo: la denuncia sulla violenza perpetrata a danno delle donne, e la ‘propaganda’ di un nuovo ideale di donna.

La situazione della condizione femminile vede la donna vittima delle convenzioni sociali dell’epoca e di calcoli familiari, che spesso la vogliono sposata per convenienza economica; unioni, però, che spesso si concludono con umiliazioni e maltrattamenti, oltre che incomprensioni.

Quasi tutti inediti in Italia, dove la Pardo in tempi passati non è stata molto apprezzata, i racconti si concentrano su tematiche che fanno parte del mondo femminile proponendo diversi spaccati di una quotidianità che, seppur sconcertante, mette in luce le mancanze di cui le donne sono spesso oggetto. Tematiche che vanno dal lavoro alla questione dell’emigrazione, dalla guerra al folclore spagnolo, dalle tradizioni gitane allo stato mentale di alcune delle protagoniste.

Racconti in cui artifici letterari, che vanno dal fantastico al poliziesco, dalle indagini scientifiche dell’epoca ad altre questioni di estremo interesse sono drammatici, ma raccontati con raro garbo descrittivo.

Non stucchevoli, ma animati dai sentimenti inclusi nelle diverse situazioni, dove le donne sono spesso merce di scambio, o anche soggetto di desiderio prima e oggetto di violenza in seguito, da parte di uomini incapaci di esprimere i loro malumori o controllare le proprie gelosie.

È un quadro inquietante quello che riporta l’autrice nei suoi racconti, che non corrisponde del tutto a quello odierno, ma per certi aspetti ancora lo ricorda.

Inoltre, la presentazione dei racconti rispetta la cronologia di pubblicazione originale dell’epoca, con la prima edizione che risale al 1886.

I 18 racconti, elaborazione di una fine strategia narrativa, pur non rappresentando a pieno il pensiero della Pardo Bazán, sono comunque significativi in quanto emblema di tutta la sua produzione letteraria. Perché accomunati dal tema principale, declinato in molteplici sfaccettature e affrontato in contesti diversi da un punto di vista sociologico: la questione femminile, con gli effetti che ne conseguono.

Raccontati con uno stile fluente e brillante, innovativo da un punto di vista letterario, la scrittrice

descrive le varie situazioni, a volte cruente, dettate da scelte obbligate e convenzioni sociali, ma che fanno sempre della donna una vittima.

“Fra tutte le donne che facevano il bucato nel lavatoio pubblico di Marineda, intirizzite dal freddo pungente di una mattina di marzo, Antonia la domestica era la più curva, la più abbattuta, quella che strizzava con meno brio, quella che sfregava con maggior sconforto…”

 

Written by Carolina Colombi

 

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