“La donna che realizzava i sogni” di Phaedra Patrick: un universo di carta ed inchiostro

Due donne. Due corpi e una sola anima. Due personalità affatto diverse eppure complementari, mite e remissiva l’una, estrosa e battagliera l’altra. Due esseri legati non solo da un vincolo di sangue ma da una profonda sintonia.

La donna che realizzava i sogni - Photo by Tiziana Topa
La donna che realizzava i sogni – Photo by Tiziana Topa

Martha e Zelda, nipote e nonna, separate dal destino e dal destino fatte ritrovare, sono le regine di La donna che realizzava i sogni (Garzanti, 2021, pp. 300, trad. di Claudia Marseguerra), delicato romanzo di Phaedra Patrick già autrice del bestseller L’uomo che inseguiva i desideri.

Martha Storm lavora in una biblioteca e nel tempo libero svolge compiti assegnati dai conoscenti. Una sera le viene recapitato un libro dal titolo Cieli azzurri e mari in tempesta il quale reca, vergata sulla prima pagina, una dedica firmata dalla nonna Zelda e datata giugno 1985. Tutto molto poetico se non fosse che la donna è morta nel 1982.

Profondamente turbata, Martha si impegna nella soluzione del mistero. Nonostante il parere contrario della sorella Lilian, la donna ripercorre le peregrinazioni del libro, in un viaggio a ritroso che la porterà ad una scoperta clamorosa: Zelda è ancora viva.

Perché i genitori le hanno fatto credere che ella fosse morta? Perché solo Lilian conosceva la verità? Perché Zelda è scappata facendo perdere le proprie tracce? Tante sono le domande che ruotano intorno a un fitto mistero il quale porta con sé un segreto che sconvolgerà le granitiche certezze su cui si fonda la vita di Martha.

Martha, una vita spesa nel soddisfare le esigenze altrui. Fare il bucato, rammendare pantaloni, riparare la testa di un drago di cartapesta. Non c’è mansione davanti alla quale ella si tiri indietro.

Hai il dono di semplificare la vita alla gente”.

Affidabile. Tanto, troppo. Generosa. Tanto, troppo. Servizievole. Tanto, troppo. Martha pecca di altruismo, non sa dire di no. Ha rinnegato se stessa, a cominciare da quando, giovane, ha rinunciato alla sua storia d’amore con Joe per assistere i genitori anziani. Una scelta ovvia, scontata per un temperamento magnanimo come quello di Martha; una scelta che, sì, la fa sentire in pace con se stessa ma le lascerà l’amaro in bocca.

Ne valeva la pena, Martha? Valeva la pena immolarsi sull’altare della famiglia pagando il pegno di un perenne rimpianto? L’ipertrofica generosità della donna affonda le sue radici lontano, nella sua infanzia e nel rapporto con un padre dispotico che esige da lei il massimo e instilla nella giovane mente della figlia un senso di inadeguatezza, di inutilità. Inutile. Ecco come si sente Martha. Ecco come cresce Martha. E per una reazione-compensazione ella si dedica forsennatamente a compiacere le aspettative altrui, come se in ogni volto ritrovasse quel padre ingombrante e sordo alle sue velleità adolescenziali.

Il ricongiungimento con Zelda è per Martha uno scossone, un evento catartico che le permette di acquisire una nuova consapevolezza del proprio valore di essere umano e della propria unicità. Grazie alla nonna Martha si risveglia da quella sorta di letargo emotivo e guadagna quel pizzico di sano egoismo che le è sempre mancato.

Decise che non avrebbe più speso tutte le sue energie nel tentativo di compiacere gli altri. Doveva imparare a conoscersi e ad amarsi. Forse il dolce calore che percepiva quando le persone le esprimevano la loro gratitudine poteva ritrovarlo anche dentro di sé.”

Ezmeralda, detta Zelda, è una nonna dinamica, travolgente, vulcanica. Inconfondibile nel suo camicione turchese, lo sguardo incorniciato da occhiali con la montatura a forma di occhi di gatto, ella arriva a casa Storm portando con sé una ventata di leggerezza che non è superficialità ma un volo dell’anima. Anticonformista Zelda. Ella si schiera apertamente contro il carattere autoritario del genero contraddicendone ogni decisione. Ciò che Thomas impone Zelda lo sconsiglia con veemenza. Ciò che Thomas vieta ella lo incoraggia. Scandalosa Zelda. La donna non esita a suscitare la riprovazione della famiglia pur di afferrare quella felicità che sa spettarle di diritto. Dietro la sua apparente frivolezza Zelda è uno scrigno di insegnamenti. Ella cerca di trasmettere alla figlia, succube di un marito soffocante, e alle nipoti – invero soprattutto a Martha, la sua prediletta – un messaggio rivoluzionario, ovvero l’importanza di sapersi autodeterminare, di affermare la propria identità, di attaccare la vita e non subirla. Martha ritrova una Zelda anziana e malata, prostrata nel corpo ma non nello spirito. Quella nonna in fin di vita è la seconda possibilità che il destino le riserva; una donna piegata come un fuscello ma ancora in grado di spronarla, di farla maturare. Proprio Zelda, che sta per uscire da questa vita, riesce in poche settimane a insegnare la Vita a Martha, ultimo atto d’amore.

Quello tra le due donne è un rapporto esclusivo, una stanza appartata abitata solo da loro. Come Thomas non fa mistero di prediligere Lilian, così Zelda è “innamorata” di Martha alla quale la lega un tenero affetto e un’affinità elettiva. Quando la giovane è malata, in occasione di un’importante cena di famiglia, è Zelda a correre da lei per farle compagnia. Quando Thomas proibisce alla figlia la lettura di romanzi, inutili a suo dire, è Zelda che li procura di sottecchi a Martha.

Phaedra Patrick
Phaedra Patrick

Complici, nonna e nipote, amiche e interlocutrici alla pari. La vediamo, sì, vediamo Zelda ammiccare sorniona alla ragazza quasi a voler suggellare quel prezioso segreto. Zelda è forse per Martha più madre di Betty, troppo intenta a non contrariare il marito, ad assecondarlo anche quando le sue decisioni sembrano incomprensibili. La nonna è la prima a credere nel talento letterario della nipote, che ama scrivere racconti, e la esorta a coltivare questo dono, a credere nei propri sogni. Martha è ingabbiata in una prigione le cui invisibili sbarre sono costituite regole e divieti, imposizioni e restrizioni; per questo Zelda, con la sua carica vitale, porta colori e suoni nell’atmosfera plumbea di casa Storm e una bellezza che scalda il cuore della piccola Martha. Ritrovandosi a distanza di anni le due donne devono reimparare a conoscersi e a riscoprirsi. Sulle prime Martha fatica a riconoscere in quell’anziana resa calva dalle terapie e costretta su una sedia a rotelle la nonna travolgente compagna di pomeriggi al mare; allo stesso modo Zelda deve prendere confidenza con quella nipote che ha lasciato adolescente e ritrova donna matura, con una striatura di bianco tra i capelli ricciuti. Ma l’Amore no, quello non lo hanno dimenticato. Esso è sopravvissuto e, come un fiume carsico, ritorna in superficie dopo essersi nascosto, rialza la testa come una bestiolina che si riscuote dal sonno. Il legame tra Martha e Zelda trova il suo punto nevralgico nella comune passione per la letteratura e la scrittura.

Tutti i personaggi di La donna che realizzava i sogni si muovono in un universo di carta e inchiostro e sono insieme attori e fruitori delle lettere. Martha è la regina della biblioteca ma i libri non le danno solo da vivere. Essi sono per lei organismi viventi, dotati ciascuno di una propria personalità e tutti di pari dignità.

Promettente scrittrice in erba, Martha ha abdicato a questa passione, indotta in ciò dalla sottile strategia persuasiva operata dal padre. Eppure per la giovane lettura e scrittura rappresentano il completamento, quasi una propaggine, del proprio essere. I libri le permettono di fuggire da quella prigione, di sottrarsi al controllo maniacale di Thomas per visitare luoghi lontani e viaggiare con la fantasia. D’altra parte, scrivendo racconti Martha sublima il proprio disagio stemperandolo in sapienti parole vergate su carta. Le sue storie rappresentano la trasposizione letteraria del clima di oppressione in cui è costretta a vivere, nei personaggi non è arduo scorgere l’alter ego dei familiari e sempre, dietro un taglio fiabesco, si avverte un retrogusto amaro.

Il libro preferito di Martha è Alice nel paese delle meraviglie. Della protagonista ella ammira il senso pratico, il coraggio e quella sfrontatezza che le permettono di affrontare imperturbabile le creature magiche che incontra.

Anche Zelda si muove nel fatato mondo dei libri. Sua è l’iniziativa di dare alle stampe la raccolta di racconti scritti da Martha. Ma c’è di più. L’anziana si sente investita della missione di divulgare quanto più possibile l’opera della nipote e, con essa, la storia di famiglia. Una sorta di evangelizzatrice, dunque. A tale scopo Zelda ha ideato i cosiddetti “Leggi e fuggi”, eventi letterari nel corso dei quali, in luoghi affollati, declama racconti tratti da Cieli azzurri e mari in tempesta per poi lasciarne a terra una copia con la scritta “Leggimi, sono tuo”, come se il libro avesse capacità di parola e “adescasse” il passante per instaurare con lui un rapporto amichevole.

 

Written by Tiziana Topa

 

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