“Il giardino dalle mille voci” di Ewald Arenz: l’amicizia fra due donne

L’amicizia, la vera amicizia può nascere ovunque, anche dove non ti aspetti, come un fiore tra il pietrisco.

Il giardino dalle mille voci - Photo by Tiziana Topa
Il giardino dalle mille voci – Photo by Tiziana Topa

Può trascendere la differenza di età gettando un ponte tra generazioni diverse. Può essere apparentemente improbabile e assurda ma tenace e robusta.

Cosa può unire una ragazzina a una donna adulta? Nulla, o forse più di quanto si pensi se esse si ritrovano in una profonda sintonia e in un mutuo scambio di sentimenti e ideali.

Un dolore antico, un’inquietudine del vivere è ciò che accomuna Sally e Liss, protagoniste di Il giardino dalle mille voci (Garzanti, 2019, pp. 205, trad. di Giusi Valent Hansen), incantevole romanzo di Ewald Arenz, opera che è un inno alla speranza la quale rifulge tra la cupezza della sofferenza.

Sally ha diciassette anni ed è in fuga dalla clinica dove è ricoverata per problemi psichici. Sta per calare la notte quando incontra Liss, una donna che abita in una grande fattoria che le offre ospitalità. Seppur restia Sally accetta l’offerta e si trasferisce a casa di Liss la quale la inizia ai lavori agricoli.

Giorno dopo giorno tra le due donne si instaura una solida amicizia. Sally è ricercata dai genitori con un grande dispiegamento di forze e viene ritrovata. È così costretta a lasciare la fattoria per tornare al suo vecchio mondo. Ma la giovane, spirito inquieto, fugge di nuovo e raggiunge la fattoria, trovandola deserta. Nessuna traccia di Liss. Un presagio di sventura suggerisce a Sally che l’amica è in pericolo e, con una geniale intuizione, ne sventa il tentativo di suicidio. L’amicizia tra le due viene suggellata da un patto.

Adolescente, Sally vive più intensamente dei coetanei i turbamenti della sua età. Problematica, anoressica, autolesionista, ella è in fuga da quel mondo “normale” che la vorrebbe “normale”. Ma Sally rifiuta con tutte le proprie forze questa normalità. La sua fuga è un grido di protesta, una ribellione al perbenismo della scuola e della famiglia. È affamata di libertà.

Lei odiava che si dovesse mangiare quando lo dicevano gli altri o perché si era sempre fatto così. Mangiare perché era mattina. O mezzogiorno. O sera. O perché si aveva fame. Lei invece voleva mangiare quando aveva voglia di mangiare. Voleva bere quando aveva voglia di bere. Questo nessuno lo capiva.”

Sally vive i sentimenti in modo amplificato. Ogni emozione viene esasperata all’ennesima potenza nell’irruenza di un temperamento fuori dal comune. Le sue cosce esibiscono una ragnatela di cicatrici: sono le ferite che si è autoinflitta in preda a una furia distruttiva che, prima ancora che verso se stessa, è rivolta verso la società.

Ogni cicatrice parla del suo tormento, un arrovellarsi continuo sulle strettoie di quegli adulti che vorrebbero plasmarla a loro immagine e somiglianza. Ma no, Sally non ci sta. La ragazza mostra una scorza ruvida che cela una polpa – un’essenza – aspra e dolce al tempo stesso, come le pere che Liss le insegna a gustare. È forte e fragile, ecco com’è Sally. Per uno strano ossimoro la sua forza viene dalla fragilità. È questa che le dà la forza di fuggire e andare raminga per le strade del mondo.

E l’incontro con Liss è la luce in fondo al tunnel. Rabbiosa e fremente di sdegno, così la trova la donna, la quale rimane subito affascinata da quella giovane incoscientemente coraggiosa e caparbia.

Liss è una persona taciturna e quasi senza età. Regina di una grande fattoria e lavoratrice indefessa, conosce i segreti e i ritmi della Natura che scandiscono la sua vita con il ciclo dei lavori stagionali. Ma questa esistenza normata e tranquilla non è sempre stata tale; Liss custodisce un terribile segreto, è vestale di un dolore lacerante e sordo che la accompagna ogni giorno. Quel reticolato di cicatrici che campeggia sulle cosce di Sally è presente anche nell’anima di Liss, donna doppiamente spezzata.

Moglie ferita e madre defraudata del suo bene più prezioso, ella subisce le angherie di una sorte avversa che culmina nella tragedia. O meglio in una mancata tragedia che Liss pagherà a caro prezzo e di cui recherà sempre impresso il marchio. Ma, a differenza di Sally, ella sceglie di restare. Di restare in quel luogo che ha visto tanto dolore, quasi a voler ricordare ogni istante di quella vita precedente, quasi a voler espiare una colpa che colpa non è se non per lei. L’incontro con Sally è un’epifania; nella ragazza ella rivede la se stessa che è stata, la giovane donna che era, ma dotata di più forza.

“Mi ricorda me stessa quando avevo quell’età. Solo che lei è molto più forte di me. E vive tutto più intensamente. Siamo state dalle api. Lei è stata punta, ed era quasi contenta del dolore. Non ho mai visto nessuno che assimila tutto come lei. […] Non c’è da stupirsi che una così non si trovi bene nel mondo normale.”

In Sally Liss si guarda come in uno specchio, il quale restituisce l’immagine di una persona che promette di diventare ciò che la donna avrebbe voluto essere una volta adulta. Ribelle, volitiva, fiera al punto di non piegare la testa ai dettami della società e capace di modellare con le proprie mani il suo destino.

Ewald Arenz
Ewald Arenz

Quella tra Sally e Liss è un’amicizia che si nutre di parole non dette, di silenzi rispettosi del silenzio altrui, di gesti d’affetto come preparare la colazione. Un’amicizia discreta, che non viola l’intimità dell’altra ma lascia che ciascuna si confidi, si apra pian piano, come un fiore che, dischiudendosi giorno dopo giorno, sboccia nel suo pieno fulgore.

Un’amicizia sincera, onesta, fatta di domande dettate da un vero interesse al benessere dell’altra, non quesiti distratti e retorici di cui non importa la risposta ma posti distrattamente. Un’amicizia intessuta di sollecitudine, di un affetto celato sotto una scorza ruvida eppure presente e vivo.

È un sentimento, quello fra Sally e Liss, che unisce e lega ma non vincola e lascia alla giovane la libertà di scegliere se andare o rimanere, se partire o tornare, nella certezza che il cuore la riporterà lì, dov’è la sua nuova casa. Non c’è nulla di morboso nel rapporto tra le due donne ma un istinto materno che permette a Liss di colmare il proprio vuoto esistenziale. È l’affinità elettiva di due anime che si sono incontrate e scelte, rispecchiandosi l’una nell’altra e stemperando reciprocamente i propri tormenti.

Protagonista in filigrana è la campagna, o meglio, in senso più ampio, la Natura, forza superiore cui viene attribuito un potere salvifico e rigenerante. L’immersione panica in essa consente a Sally di purificarsi dalle scorie di una vita inquinata dall’indifferenza degli adulti, dal loro egoismo e cinismo.

La Natura è madre benevola che accoglie tra le sue braccia ed effonde balsamo sulle ferite della ragazza ma anche su quelle di Liss, la quale ha votato a questa entità tutta la propria esistenza.

La donna è depositaria dei misteri e segreti della Natura e li trasmette alla sua protetta. È un percorso iniziatico quello compiuto da Sally, la quale giunge a una vera e propria palingenesi che la riconcilia con se stessa e con la vita. Fulcro di questo processo catartico di ascesa spirituale è il giardino di Liss, un luogo dimesso e quasi dimenticato. Si tratta di un locus amoenus in cui non entrano le cure del mondo, di un Eden primigenio in cui perfino le serpi sono innocue.

A ben vedere il giardino ha un valore simbolico: esso rappresenta il ricongiungimento di Sally con la parte più nascosta del proprio Io, con la parte sana, pulita del proprio essere che giace sopita sotto la coltre di un temperamento ombroso.

 

Written by Tiziana Topa

 

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