Lei comanda! di Salvatore Acciardi: seduzione, fascino e potere

CONDIVIDI... CUM GRANO SALIS

“Lei comanda!” di Salvatore Acciardi è una narrazione. Poiché la frase può apparire monca, aggiungo: è una delle infinite Finzioni borgesiane che allietano lievemente la malinconia. L’umana esistenza è un’occulta rivendita di mélas-cholḗ, di nera bile, che serve a lenire la propria fragilità grazie alla ricerca spasmodica e, a volte, quieta, d’un salvifico candore in grado di diluirne i tenebrosi effetti.

Lei comanda di Salvatore Acciardi
Lei comanda di Salvatore Acciardi

Per ora non svelo quel che ignoro: se Lei comanda! trattasi di un racconto o di romanzo. Ma poi, per non glissare il problema, che è gnocco, che in arşân, l’idioma mio, significa di facile soluzione, spavaldamente affermo: è un romanzo!, non essendovi unità di azione, di tempo e di luogo, che, per Aristotele, sono i crismi che identificano (anche metaforicamente) la tragedia, nonché, arbitrariamente aggiungo, il racconto (si pensi a Il processo di Kafka e, che assurdità!, all’Ulisse di Joyce).

Per cui, insisto: quanto ho appena letto è soprattutto un romanzo! E non è una realtà che possa capitarci addosso come una frana! Nessuno di noi corre il rischio di aver a che fare con quel tipo sublime, irreale di Solita! Ma che è ‘sta Solita? Spoiler sessista: Elena è il corpo fisico più gravitazionale degli altri. Osserva, attira e dirige. Sappi, caro autore, che, se è pur vero che la Luna smuove le maree, anche lo smilzo pesciolino svolge una pur micronica attività gravitazionale e direzionale nei confronti di quell’astro… Ed ecco che la donna gravitazionale è attirata dall’uomo presso lei dipendente. Sì, lei, la Solita, andò per gravitare e fu lievemente gravitata. Se la sublime Judit Polgár, da te citata a pagina 100, giocasse meco a scacchi, ogni sua mossa sarebbe relazionata a ogni mia, ergo finirebbe per essere succube di ogni mia azione… Certo! A vincere sarebbe, alla fine dell’opera, lei, la Solita… Ma che vuol dire?! Vincere e perdere sono due banalità esistenziali… Un certo Silvano, che potresti ricordare d’averlo incontrato qualche esistenza fa, con fare clownesco così chiama Colei che è una Portatrice Sanissima di Sticchio… Se non ci fosse la Solita bisognerebbe inventarla. L’etimo di tale siculo lemma, composto di ben otto lettere e di appena due sillabe, è osticulum, diminutivo di ostium, ingresso… come la spiaggia di Ostia fu per secoli il punto d’attracco per chi approdava in terra latina.

La Solita è la piccola porta d’ingresso che ti conduce all’Immensità, dopo averti donato la vita. Nonché, talvolta, è l’assurda fonte di disperazione. Per cui tu decidi di tentare la fuga e, mentre corri, ti chiedi: ma ti rendi conto di quanto stai rinunciando?, e, mentre acceleri, ti rispondi: Sì! Capita poi di pestare una buccia di banana, frutto che simboleggia il fallo… mentre, sempre nella mia Reggio, il sesso femminile è identificato con la più succosa prugna (la brógna!). La vita non è che un frenetico mercato ortofrutticolo. E non un immobile Eden, ove ci si possa realizzare gratuitamente, ed eternamente… Nel caso in parola “Elena Rinaldi” è The Chief. L’uomo è il subordinato: l’ordinato di sotto.

Pagina 9 de Lei comanda!: “Le piaceva osservare come gli uomini reagivano alla sua presenza.” – che sia tipico delle donne? Frase sessista, la mia. Eppure… capita che cammini e incroci una donna, la quale è ben più giovane e bella di me (mi capita di sovente!) e che lei mantenga lo sguardo fisso davanti a sé. E, dentro di me, ho la penosa certezza ch’ella stia ben attenta a cogliere un unico fatto, per lei gratuito e, al contempo, cogente: che quel fragile uomo la stia ammirando! Ho ‘sta strana sensazione, che diviene una quasi certezza. Il che non significa che l’osservatore le interessi per un qualche altro motivo: quel che conta è la verifica che Lei stia intrigando l’Altro, l’effimero prossimo suo.

Pagina 17: Lei era “una donna che non chiedeva permesso nemmeno a se stessa.” – il suo era un heavy duty, un greve dovere, che mai le concedeva alcuna deroga.

Ogni capitoletto ha termine e reinizia con un’immagine disegnata, dalle macchioline im-precise, che riproducono immagini umane, scorci delle stesse, segnali di percorsi, ed altro. L’attività del dipendente non è frenetica, anzi: è spesso su un ciglio che lo può condurre a una paralisi.

Pagina 27: “Riguardava la stessa slide da dieci minuti senza modificarla davvero.” – non era un effetto negativo, era di certo voluto, previsto. In taluni ambienti lavorativi non serve la frenesia, bensì il gelido adeguarsi al fine di chi comanda.

Pagina 30: “Ho solo chiarito una dinamica. E per lei chiarire era sempre stato un atto neutro” – il doppio e conseguente riporto serve a chiarire la dinamica del testo, ove le forme dirette e indirette arditamente si mischiano, come per caso.

Pagina 35: “Se dico sì, confermo che potere ha su di me. Se dico no, mi sto negando.” – Enten-Eller, Aut-Aut. A volte mi domando che ne pensasse Kierkegaard di quell’In-Solito Mistero.

Pagina 41 de Lei comanda!: “Non gli ho imposto nulla, si disse con assoluta sincerità. Gli ho mostrato una dinamica. È diverso.” – direzione e verso corretto. Tutto e il suo contrario!

Pagina 43: “Era uno spazio perfetto per osservare le reazioni.” – ove la perfezione reca al culmine dell’esistenza.

Pagina 47: “Roma li aspettava.” – morto un ambiente, se ne ri-crea subito un altro.

Pagina 49: “E lei aveva sempre preferito chi cedeva consapevolmente, anche se non l’avrebbe mai ammesso.” – a chi? a Sé? o all’Altro?

Pagina 55: “Il potere migliore è invisibile, pensò.” – che abbia letto I persuasori occulti di Vance Packard?!

Pagina 56: “Basta scegliere il contesto e lasciare che lui si muova secondo le regole invisibili.” – le catene ineffabili sono, per definizione, insolubili.

Pagina 65: “Era purezza di controllo…” – analisi pura, non deviata dall’ego. È però possibile?!

Pagina 67: “Il dominio più completo è invisibile, pensò. E io lo sto esercitando perfettamente.” – pure Dio s’illude di trastullarsi col mondo, che un giorno, inevitabilmente, finirà per tradirlo… che Dio abbia… un genere unico…? Oppure Egli È…? E non Ha…?

Pagina 71 de Lei comanda!: “… nessun piacere effimero. Solo la certezza della dinamica instaurata.” – che è la mera capacità di cernere, di decidere: l’esito lo si saprà poi.

Pagina 74: ecco che, magicamente, enfaticamente, appare l’immagine di un Tacco, nero come la Morte.

Pagina 75: “Non salutò con enfasi, non sorrise. La sua autorità era già chiara senza parole.” – semplicemente abbagliante!

Pagina 76: “Il potere più efficace non ha bisogno di parole, pensò.” – pensare significa pendere con ostinazione, pesare, attrarre, farsi attrarre, entrare in un entanglement, in un aggrovigliamento.

Pagina 94: “La seduzione migliore è quella che non viene dichiarata, ma percepita, pensò.” – Lei soppesò!
Pagina 95: “… il rischio e il desiderio erano indissolubilmente intrecciati.” – e qui cascano entrambi gli… aggrovigliati!

Pagina 99: “Il piacere più grande è quello che si prova osservando la reazione di chi…” – a te è correlato, come, del resto, tu a lui. Non ti passa mai per la mente?

Pagina 106: “… pensò Elena, soddisfatta del trionfo del suo dom…” – del suo? O del loro, reciproco dom…? Uno dei due pensa: “Non posso muovermi, non voglio resistere.” – l’altro, dal canto suo, non se ne avvede.

Pagina 109: Lei ti fissa negli occhi, onni-comprensiva…

Pagina 110: e mo’ mira il Cielo, credendo di essere Lassù, e si guarda intorno (a Sé).

Pagina 112: Un “elemento” – assurdamente – “era trionfante” – e “il desiderio” altrui era “completamente confessato”: si è giunti al culmine, dopodiché si può iniziare la discesa.

Pagina 115 de Lei comanda!: “Il loro legame – tra desiderio, dipendenza e rispetto.” – reciproco? Uno dei due ne è consapevole. L’altro, ancora, no.

Pagina 116: “… una dolce e letale mescolanza di controllo…” – un intrigo d’esistenze… caduche… Un giogo assurdo, inevitabile, a suo modo naturale. Cosa non lo è, del resto?
La porta stretta – passando da Luca, a Matteo, ad André Gide.

E a chiunque si azzardi a penetrarvi, a mo’ di speleologo.

Ogni sopraffazione è deprecabile. È inevitabile. E diventa perciò cogente. Per i francesi l’incontro sessuale reca a una Piccola Morte. E, infine, a una Rinascita agitata. Quando incontro una donna disastrata, mi dico. Beh, finalmente so che esisti! E un po’ ravviso in lei quel che so di me. Ce n’è una che in genere girovaga nella stazione di Bologna. Una volta la scorsi su un treno, mentre stava fuggendo e, dietro di lei, una donna stava urlando. Poco dopo il treno giunse a Bologna. Lei e un suo complice erano stati fermati dalla polizia. Lei sbraitava e agitava le braccia, in preda alla rabbia. La sentii, in quell’istante, come una mia disgraziata sorella. E le volli un po’ di bene. Un giorno mi capitò d’incontrarla sotto i portici. Stava chiacchierando con due persone. Teneva il piedino sinistro all’in su, come una ballerina. Talvolta mi s’è avvicinata e m’ha chiesto un soldino. Chissà se gliel’ho mai donato. Se le ho dato l’impressione di tergiversare, beh, forse sono riuscito nel mio folle intento. L’essenziale è essere consapevoli dell’altrui controllo. E riuscire persino a sorridere, in tale inumano sforzo… Mia considerazione serotina: Essenzialmente, vi sono due tipi di persone: in primis c’è chi sa amare più che comandare. In coda poi ci stanno tutti gli altri.

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Salvatore Acciardi, Lei comanda!,  Amazon, 2026

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *