Meditazioni Metafisiche #34: uccidere è in sé un atto antisociale

L’essere umano vive nello spazio fisico, quindi ha bisogno continuo di risorse per sopravvivere e far prosperare i propri cari. Probabilmente sin dalla preistoria queste esigenze lo hanno motivato a prendere con la forza i beni altrui. Questo è lo spirito che, nonostante i millenni, anima molte delle guerre che continuano tuttora.

Psicologia militare - Marco Costa
Psicologia militare – Marco Costa

Le altre motivazioni principali della guerra sono: espansione territoriale, assoggettare uno stato per farlo divenire alleato, difesa da attacchi stranieri. Marco Costa, nel libro “Psicologia militare”, elenca anche altre: infliggere costi ai rivali (la base etologica è infliggere danno ai rivali dello stesso sesso per accaparrarsi le femmine), negoziare status e potere (con lo scopo di aumentarli con l’attacco e la vittoria sui rivali).

In ogni modo i teorici della guerra non la definiscono né una entità astratta né un fenomeno costante della storia umana. La guerra, infatti, non è definibile in maniera univoca e dipende sempre dalle circostanze storiche, culturali, economiche che la motivano nello specifico.

Se la guerra è un fenomeno così variegato, lo è anche il diritto in merito, cioè l’insieme della dottrina giuridica e delle norme giuridiche relative alla guerra: per intraprenderla (ius ad bellum: quando è giusto fare una guerra? Solo quando si viene attaccati?)  e per condurla (ius in bello: come ci si deve comportare durante una guerra? Come trattare i prigionieri? Ci sono limiti alla distruttività delle armi da impiegare?).

La scienza della guerra si divide in due grandi aree: la tattica e la strategia. La prima riguarda la singola battaglia (manovra delle truppe impiegate in un solo scontro), la seconda riguarda la condotta generale delle battaglie in vista della vittoria finale.

Le altre parti della guerra sono:

  • Logistica (supporto materiale alle truppe, dal cibo agli alloggi);
  • Organica (pianificazione e strutturazione delle forze armate in esercito, marina e aeronautica);
  • Arte operativa (ruolo interforze delle varie forze armate in scontri diversi).

Dal punto di vista psicologico la guerra esiste perché l’uomo possiede, oltre a una pulsione sessuale, anche una pulsione aggressiva, che lo spinge ad attaccare, fare del male e uccidere i propri simili. L’aggressività umana è costruttiva (tesa ad affermarsi nel lavoro, a superare le difficoltà della vita) ma anche distruttiva (tesa a fare del male fisico e psicologico agli altri). Ma, come si nota in Patrizia Messeri ed Elena Pulcini nel libro “Immagini dell’impensabile”, nell’uomo la spinta aggressiva è debole, quindi essa è utilizzata dalle spinte culturali. Nell’uomo, infatti, è la cultura il meccanismo di adattamento. 

Franco Fornari dedica un libro alla psicoanalisi della guerra. Per questo psicoanalista la guerra è “elaborazione paranoica del lutto”, reazione collettiva ai fantasmi persecutori presenti in ciascuno e generati dal fatto che si proietta sul nemico il senso di colpa (la responsabilità) derivante dalle pulsioni aggressive inconsce verso gli oggetti (persone, cose) cari.

La guerra moderna nasce con Napoleone che rende una accozzaglia di uomini armati una struttura militare. La guerra recente fa propri principi innovativi come il disarmo preventivo oppure quelli della cosiddetta Guerra di Quarta Generazione (sfruttando le tecniche della guerra psicologica si mette la popolazione contro il tiranno per scalzarlo dal potere).

Fenomenologia dell'omicidio - Giacomo Canepa
Fenomenologia dell’omicidio – Giacomo Canepa

In Giacomo Canepa, nel libro “Fenomenologia dell’omicidio”, si osserva come la guerra recente sia una sorta di involuzione:

  • L’arma bianca richiamava la fase genitale-fallica (l’ultima nello sviluppo pre-edipico contemplato da Freud) in cui la spada è il sostituto simbolico del pene;
  • L’arma da fuoco richiama la fase anale (quella mediana), perché pistole e fucili sono maneggevoli, manovrabili, esprimono il piacere del facile dominio sull’avversario;
  • Invece oggi gli scontri possono avvenire con armi più potenti, come l’atomica, che richiamano la fase orale (la prima descritta da Freud), con le sue fantasie di onnipotenza per via della grande distruzione possibile.

Uccidere è in sé un atto antisociale. Anche se le norme positive fanno rientrare l’omicidio di stato (guerra) nel lecito, chi uccide ha sempre in sé attitudini antisociali. Secondo recenti studi sul funzionamento del cervello, l’aggressività fisica è correlata a deficit alle aree prefrontali dorsolaterali, mentre chi ha ricevuto una condanna per assassinio mostra un metabolismo del glucosio più basso nella corteccia prefrontale laterale e mediale.

L’esercito attacca da terra, la marina dall’acqua, l’aeronautica dal cielo. Ma oggi le azioni belliche sono spesso interforze. Marina e aeronautica sono spesso solo di supporto affinché le truppe di terra dell’esercito entrino nel paese nemico e ne assumano il controllo, spesso conquistando il centro o le aree più produttive. I bombardamenti servono sia per farsi strada eliminando le difese avversarie sia per scoraggiare il paese nemico e costringerlo ad arrendersi.

L’arma atomica può essere tattica (da usarsi in una battaglia, per esempio per sbaragliare una colonna pesante di mezzi nemici) sia strategica (molto più potente, come quella di Hiroshima e Nagasaki, per fare danni ingentissimi e quindi costringere il paese alla resa). Secondo alcuni fronti informativi, durante la Guerra Fredda USA e URSS avrebbero progettato e realizzato bombe atomiche tattiche miniaturizzate da valigetta, ma non ci sono prove tangibili.

Secondo la dottrina militare di stampo statunitense, la chiave della guerra sta nella forza distruttiva del fuoco, quindi i caccia militari, sganciando velocemente ordigni contro tutte le postazioni, sono l’arma migliore in una guerra. Invece secondo la dottrina di stampo sovietico, il grosso di una azione bellica deve essere esercitato dai missili e dalla difesa antimissilistica più convenzionale: gli aerei dovrebbero soprattutto stare a difesa di queste armi e accompagnare le truppe di terra alla conquista dei territori.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale gli USA avevano una supremazia basata sulla disponibilità della bomba atomica, ma anche gli URSS potevano difendersi contando su un consistente apparato di armi convenzionali.

Le armi convenzionali sono armi da sparo, bombe, razzi, siluri, missili. Sono dette armi non convenzionali quelle chimiche, batteriologiche, atomiche, elettromagnetiche. I teorici della guerra sostengono che il prestigio di una nazione sullo scenario internazionale dipenda esclusivamente dal potenziale bellico.

Verso gli anni Cinquanta l’URSS acquisì la capacità atomica, quindi finì con il bilanciarsi con gli USA. Le due superpotenze avevano le stesse armi e in caso di conflitto ci sarebbe stata una MAD, Mutua Distruzione Assicurata. Quindi i negoziati presero il posto delle armi.

La guerra atomica è la nuova frontiera della supremazia militare. Ci sono bombe atomiche, ma anche missili, cioè quando la testata atomica viene lanciata con un ordigno missilistico, per esempio da un caccia militare (durante un volo alle basse quote detto LABS) oppure da impianti missilistici con vettori che raggiungono distanze intercontinentali.

La conquista dello spazio è funzionale alla guerra atomica: i satelliti spia permettono sia di operare agevolmente per il lancio di testate atomiche sia di intercettare sul nascere operazioni ostili provenienti da un paese nemico. Gli USA svilupparono programmi per operare nello spazio anche con nuove armi finalizzate alla neutralizzazione dei missili atomici avversari. Si tratta delle Armi a Energia Diretta: lanciano sul bersaglio radiazioni elettromagnetiche, onde acustiche ad enorme potenza, plasma ad elevata energia, raggi laser.

Di particolare rilevanza sono anche i sottomarini atomici, che mediante sofisticate tecnologie di penetrazione possono costituire un grave pericolo nel contesto di una guerra atomica. L’Italia, non essendo una nazione atomica, non ne ha, possiede soltanto dei battelli sottomarini detti sommergibili, che funzionano con carburante ordinario e hanno prestazioni di gran lunga minori. Certamente la guerra navale moderna non si può concepire come quella del passato, nella quale le grandi navi da guerra erano le protagoniste indiscusse dello scenario bellico.

Meditazioni Metafisiche #34 uccidere è in sé un atto antisociale
Meditazioni Metafisiche #34 uccidere è in sé un atto antisociale

Oggi, infatti, un siluro o un missile può essere lanciato anche dal naviglio più leggero ed essere in grado di affondare navi di grandi dimensioni. Recenti tecnologie per rendere le navi da guerra invisibili ai radar potrebbero far risaltare di nuovo l’importanza della marina di superficie rispetto alla predominanza tutta moderna dell’efficacia dell’unità sottomarina.

Oggi il potenziale distruttivo dei paesi è cresciuto così tanto che non ci sono più battaglie campali in cui due eserciti si affrontano: un solo missile distruggerebbe l’intero nemico schierato a battaglia. Quindi gli scontri sono solo settoriali, per conquistare obiettivi mirati.

La definizione di missile è molto estesa, per i teorici anche un dardo lanciato da una fionda rientra nella categoria di missile. Per i più, però, un missile è un ordigno spesso senza ali che, autopropulso, raggiunge un obiettivo anche ricercandolo autonomamente e scaricando su di esso ordigni esplosivi, atomici, chimici, batteriologici oppure atti a interferire con il potenziale elettromagnetico del nemico (guerra elettromagnetica). Il missile in sé non rientra nel concetto tradizionale di artiglieria in quanto è autopropulso. L’artiglieria, quale specialità dell’esercito, usa di norma cannoni, obici, mortai, lanciarazzi, però attualmente ci sono nuove dotazioni alle varie unità di artiglieria, come sistemi missilistici.

Un missile può essere lanciato da terra, da una nave, da un aereo, da un sottomarino. In un combattimento aereo i due caccia possono lanciarsi contro missili aria-aria, mentre un altro caccia militare può colpire un bersaglio a terra, o da terra si può lanciare un missile contro un aereo (difesa antiaerea).

Psaroudakis scrive nel libro “Elementi di missilistica”:I missili sono delle strutture solide che operano nel fluido detto aria. A prescindere dai componenti interni i missili, sia la strettura dei missili stessi, che il fluido esterno ad essi, sono branche della meccanica. Pertanto, ambedue soddisfano gruppi di ben documentate leggi… Spesso, però, tali leggi si riferiscono a modelli e situazioni ideali e di conseguenza nei problemi reali a volte sono inadatte, oppure molto approssimate. In questi casi si rende necessaria la sperimentazione”. Gli armamenti bellici sono tra le cose più segrete di uno stato.

Si combatte anche con le informazioni. Conoscere i segreti politici, industriali, economici del paese avversario lo rende vulnerabile all’azione non solo militare ma anche diplomatica di un altro paese. La Guerra Fredda fu una guerra di spie tesa alla fine al controllo dello spazio per la supremazia militare.

Si parla di guerra asimmetrica quando le forze in campo differiscono o nella quantità o nella sostanza. Oggi alcuni vedono nel terrorismo una sorta di guerra, che sarebbe asimmetrica, in quanto l’Occidente combatte in modo convenzionale (bombe e missili), ma anche con le tecniche della Guerra di Quarta Generazione, invece il mondo musulmano con tattiche di guerriglia anche urbana, rapimenti, attentati esplosivi per l’appunto.

 

Written by Marco Calzoli

 

Bibliografia

  1. Amato, A. C. Leonardi, La difesa antimissile. Dalla Guerra fredda ai nuovi equilibri mondiali, Milano 2014;
  2. Canepa (a cura di), Fenomenologia dell’omicidio, Milano 1985;
  3. von Clausewitz, Della Guerra, Milano 2009;
  4. Costa, Psicologia militare, Milano 2003;
  5. Cozolino, Il cervello sociale. Neuroscienze delle relazioni umane, Milano 2008;
  6. Fornari, Psicoanalisi della guerra, Milano 1988;
  7. Messeri, E. Pulcini (a cura di), Immagini dell’impensabile, Genova 1991;
  8. Psaroudakis, Elementi di missilistica, Pisa 2017;
  9. Rampini, La seconda guerra fredda. Lo scontro per il nuovo dominio globale, Milano 2019;
  10. Savin, La nuova arte della guerra. I conflitti moderni e la teoria del coaching, Roma 2019.

 

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