“Diventare se stesse. Simone de Beauvoir, Virginia Woolf e la ricerca della libertà” di Giovanna Fracassi: la Premessa del saggio
“Avevo 18 anni quando acquistai “Il secondo sesso” di Simone de Beauvoir, probabilmente perché ne avevo sentito parlare in qualche riunione di un gruppo di autocoscienza a cui avevo partecipato. Divorai quel libro, assai corposo, in poco tempo e, per me, fu una rivelazione che cambiò il mio mondo di riferimento fino ad allora costituito per lo più dalla letteratura e dalla storia.” ‒ dal Prologo

Edito da Tomarchio Editore nell’ottobre 2026, “Diventare se stesse. Simone de Beauvoir, Virginia Woolf e la ricerca della libertà” di Giovanna Fracassi nasce dall’esigenza di comprendere cosa resti oggi del pensiero di Simone de Beauvoir e Virginia Woolf e su come le loro riflessioni continuino a significare in un presente segnato da profonde trasformazioni tecnologiche e sociali. L’opera indaga la possibilità per ciascun essere umano, e in particolare per le donne, di costruire la propria identità all’interno di un sistema che tende a definire dall’esterno, dove i vecchi divieti storici hanno ceduto il passo a più sottili condizionamenti impliciti.
Giovanna Fracassi semina un fertile campo di riflessione in cui filosofia e letteratura cessano di essere discipline separate per fondersi in strumenti complementari di conoscenza. Il dialogo tra queste due grandi autrici conduce il lettore verso una domanda universale: come si diventa se stesse? Un interrogativo intimo che attraversa il testo e si arricchisce delle voci di grandi pensatori, da Jean-Paul Sartre ad Hannah Arendt, fino a Giacomo Leopardi e Rainer Maria Rilke.
“Diventare se stesse” si sposta poi progressivamente verso la contemporaneità, analizzando la condizione della donna che scrive oggi in uno spazio digitale affollato ed instabile.
Il volume consta di ventuno capitoli[1] preceduti da Prologo e Premessa e seguiti dall’Epilogo, dalla critica Le ragioni di un dialogo, ed infine da Biografia, Indice degli autori citati, Indice delle opere citate ed Opere citate di Giovanna Fracassi.
Per gentile concessione della casa editrice, vi presentiamo in anteprima la Premessa redatta dalla stessa autrice. Vi auguriamo buona lettura e buona riflessione.
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PREMESSA “DIVENTARE SE STESSE”
Leggere oggi Simone de Beauvoir significa confrontarsi con un pensiero che ha segnato il Novecento ed entrare in un campo di domande che non hanno esaurito la loro importanza e che rimangono ancora aperte. La sua riflessione, infatti, non si limita a descrivere una condizione, né si accontenta di proporre un sistema teorico, ma indaga la possibilità per ciascun essere umano, in modo particolare per le donne, di costruire la propria identità all’interno di un sistema che tende a definirla dall’esterno. In questo senso l’idea di “diventare se stesse” implica scelta, consapevolezza, responsabilità. Chiariamo subito che de Beauvoir non offre una definizione rassicurante dell’identità, al contrario, ne mette in evidenza l’instabilità, e il legame costante con le condizioni storiche e sociali in cui si sviluppa.
Questo saggio nasce dalla mia volontà di comprendere cosa resta oggi del pensiero di Simone de Beauvoir e in che modo le sue riflessioni continuino a significare in un presente profondamente diverso, segnato da trasformazioni che riguardano il lavoro, il corpo, il linguaggio, la tecnologia, le relazioni.
È innegabile che nel corso degli ultimi decenni, molte delle conquiste che de Beauvoir considerava degli obiettivi da raggiungere si sono concretizzate. Oggi le donne hanno accesso all’istruzione, partecipano alla vita pubblica, occupano spazi un tempo preclusi e tuttavia, permangono delle problematicità nella costruzione dell’identità perché le forme del condizionamento di un tempo non sono scomparse, si sono trasformate, non agiscono più soltanto o prevalentemente attraverso divieti espliciti, ma attraverso modelli, aspettative, immagini, linguaggi che continuano a orientare, spesso in modo implicito, ciò che è considerato possibile o desiderabile.
È in questo scenario che la riflessione di de Beauvoir mantiene una forza ancora attuale perché invita a interrogarci sulle condizioni in cui viviamo e a riconoscere i margini di libertà e i limiti che li circondano. Accanto a questo nucleo teorico, il saggio si muove anche su un altro piano, meno evidente ma altrettanto essenziale: quello della vita vissuta.
De Beauvoir non è soltanto una filosofa è anche una scrittrice che ha trasformato la propria esperienza in materia di riflessione; infatti, le sue opere narrative e autobiografiche mostrano come le questioni filosofiche prendano forma dentro relazioni concrete, dentro scelte, legami, conflitti ed è proprio in questo intreccio tra pensiero e vita che il suo lavoro acquista profondità e immutata attualità. I suoi testi vanno letti come parti di un unico discorso, in cui il saggio filosofico, il romanzo e la scrittura autobiografica dialogano tra loro, restituendo un’immagine ricca e complessa.
All’interno di questo percorso, il confronto con Virginia Woolf introduce una prospettiva ulteriore. Ho tentato di mettere in relazione due modi diversi di interrogare la condizione femminile, due scritture che, pur partendo da contesti differenti, convergono su alcune questioni decisive quali il rapporto tra identità e libertà, tra esperienza e forma.
Il dialogo tra queste due voci crea un campo di riflessione in cui le differenze diventano elementi di confronto e di approfondimento, quindi di critica costruttiva, offrendo utili stimoli nell’odierno quadro culturale.
Il presente libro si sposta poi progressivamente verso il presente, interrogando il modo in cui la scrittura e il pensiero si collocano oggi in un contesto segnato dalla digitalizzazione, dalla trasformazione dei linguaggi, dalla moltiplicazione delle voci. La figura dell’intellettuale, così come emerge nei testi di de Beauvoir, non può essere riproposta in modo identico, ma continua a sollevare una questione centrale: quale responsabilità comporta prendere la parola? In questo passaggio, la riflessione si concentra anche sulla condizione della donna che scrive oggi, sulle forme di esposizione, sulle difficoltà di riconoscimento, sulle tensioni che punteggiano uno spazio pubblico sempre più affollato e instabile.
Accanto a queste dinamiche, vi sono le situazioni in cui la parola femminile è ancora oggetto di censura e repressione. In questi contesti, scrivere non è soltanto un gesto culturale, ma un atto che implica un rischio reale, e proprio per questo rivela con maggiore evidenza il valore della libertà di espressione. Questo percorso, tuttavia, non resta esterno. In alcuni momenti, si apre a una dimensione più personale, non per spostare il discorso su un piano autobiografico, ma per riconoscere che le questioni affrontate non sono soltanto oggetto di studio, ma riguardano anche l’esperienza di chi scrive.
Ogni libro nasce da una domanda. Talvolta essa si presenta con chiarezza fin dall’inizio; altre volte accompagna silenziosamente il lavoro di ricerca, rivelando il proprio significato soltanto quando il percorso è ormai compiuto. Anche questo volume è nato da un interrogativo che, nel corso della scrittura, ha progressivamente assunto un respiro più ampio di quello immaginato in origine.
L’intenzione iniziale era quella di approfondire il pensiero di Simone de Beauvoir e di Virginia Woolf, due figure che hanno segnato profondamente la filosofia e la letteratura del Novecento, osservandone le convergenze e le differenze, le reciproche vicinanze e le originalità. Ben presto, tuttavia, mi sono resa conto che il dialogo tra queste due grandi autrici conduceva inevitabilmente oltre i confini di un’analisi comparata. Le loro opere continuavano a rimandare a una domanda più radicale, capace di attraversare non soltanto la loro riflessione, ma l’intera esperienza umana: come diventa una persona ciò che è? Come si diventa se stesse?
Ogni essere umano, nel corso della propria esistenza, è chiamato a costruire la propria identità attraverso esperienze, relazioni, scelte, successi, fallimenti, incontri e perdite; pertanto, questa domanda costituisce il filo invisibile che unisce tutte le pagine del libro. Essa accompagna la riflessione filosofica di Simone de Beauvoir sulla libertà, attraversa la ricerca narrativa di Virginia Woolf sulla coscienza e sulla memoria, riemerge nelle pagine di Jean-Paul Sartre, Paul Ricoeur, Hannah Arendt, Emmanuel Levinas, María Zambrano, Gaston Bachelard, Henri Bergson, Giacomo Leopardi, Rainer Maria Rilke e di molti altri autori che, pur appartenendo ad ambiti culturali e periodi differenti, hanno contribuito a illuminare aspetti essenziali della formazione della persona.
Ho voluto quindi coinvolgermi e coinvolgere il lettore in un dialogo nel quale filosofia e letteratura cessano di essere discipline separate per diventare strumenti complementari di conoscenza. Ho sempre pensato, infatti, che le grandi opere letterarie non si limitino a raccontare la vita, ma la interpretino, così come la filosofia, quando rimane fedele alla propria vocazione più autentica, non costruisce concetti astratti, bensì cerca di comprendere l’esperienza concreta dell’uomo. Questa prospettiva nasce anche da una convinzione maturata nel corso di molti anni di studio, d’insegnamento e di scrittura. La persona non può essere compresa attraverso un’unica disciplina, né ridotta a una sola definizione. La libertà, la memoria, l’identità, la relazione, la cultura, l’educazione e la scrittura non rappresentano aspetti isolati dell’esistenza, ma dimensioni che si intrecciano continuamente, modificandosi a vicenda pertanto comprendere l’essere umano significa accettare questa complessità e riconoscere che ogni autentica ricerca richiede il confronto tra linguaggi diversi. Credo fermamente che la filosofia e la letteratura abbiano la funzione di stimolo e di aiuto nel formulare domande più profonde, nell’osservare con maggiore attenzione ciò che spesso la consuetudine rende invisibile, nel riconoscere che la formazione della persona non coincide con l’accumulo delle conoscenze, ma con la progressiva maturazione della coscienza e che questo processo non termina con la scuola, con l’università o con la lettura di un libro, ma accompagna l’intero arco della vita, in quella che potremmo definire educazione e formazione permanenti
De Beauvoir e Woolf conservano una loro attualità nel nostro tempo in cui le possibilità sembrano essersi moltiplicate e, contemporaneamente le persone avvertono spesso una crescente difficoltà nel costruire un’identità consapevole. La rapidità della comunicazione, la frammentazione delle esperienze, l’incertezza culturale e sociale rendono ancora più urgente la domanda che ci guida in queste pagine: come si forma una persona?

Ma vi è anche un’altra ragione che mi ha spinta a scrivere questo libro. Per molti anni ho insegnato letteratura e non solo e ho così avuto il privilegio di osservare generazioni di giovani confrontarsi con i grandi testi della nostra tradizione. Ogni volta ho visto accadere qualcosa di sorprendente: un libro diventava veramente importante soltanto quando cessava di essere un semplice oggetto di studio e cominciava a parlare a chi lo leggeva, diventava significativo nel momento in cui entrava in contatto con le sue esperienze e i suoi pensieri. Questo è senz’altro accaduto anche a me, i libri che hanno segnato il mio cammino non sono rimasti chiusi nella mia biblioteca ma sono penetrati nella mia esistenza, modificando il mio modo di considerare il tempo, la memoria, la libertà, la scrittura, la relazione con gli altri. Per questo motivo le pagine che seguono non costituiscono tanto un’analisi critica delle opere di Simone de Beauvoir e Virginia Woolf, ma sono il racconto di un dialogo che coinvolge la filosofia, la letteratura, la poesia, l’insegnamento e la ricerca storica, cercando ogni volta di comprendere come l’esperienza possa trasformarsi in conoscenza. Mi auguro quindi, che questo libro possa essere letto più che come un modesto contributo agli studi su Simone de Beauvoir e Virginia Woolf, come un invito a riflettere sul significato della propria esistenza, al desiderio di rileggere la propria storia con occhi nuovi, di interrogare la memoria, di comprendere più profondamente il valore della cultura, della libertà e della relazione.
Quando lessi per la prima volta Simone de Beauvoir rimasi colpita soprattutto dalla forza con cui smontava l’idea di una natura femminile immutabile. La sua celebre affermazione “Donna non si nasce, lo si diventa” non rappresentava soltanto una denuncia delle disuguaglianze storiche, anzi mi è apparsa fin da subito come una riflessione molto più ampia sulla costruzione della persona, sulla libertà e sulla responsabilità. Poi come già anticipato, qualche tempo dopo Virginia Woolf mi avrebbe aperto un’altra prospettiva. Se de Beauvoir mi insegnava a riflettere sulle condizioni della libertà, Woolf mi mostrava come quella libertà avesse bisogno di una voce, di uno spazio, di un linguaggio. Leggendo i suoi romanzi e i suoi saggi compresi che la scrittura è un luogo nel quale la coscienza prende forma, interpreta la propria esperienza e costruisce progressivamente la propria identità. Ogni libro, in fondo, rappresenta un incontro ed il presente studio non propone certo un itinerario concluso, bensì un cammino che continua oltre la lettura, perché la ricerca non termina mai. Ogni nuova esperienza, ogni nuovo incontro, ogni nuova domanda modifica il significato di quelle precedenti e ci ricorda che diventare pienamente se stessi significa, prima di tutto, continuare a cercare.
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Written by Alessia Mocci
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Rubrica “Il Giardino come passaggio culturale”
Sito Giovanna Fracassi
Scheda autrice
Recensioni ed interviste su e di Giovanna Fracassi
Note
[1] I ventuno capitoli sono così intitolati: Simone de Beauvoir: cenni biografici e bibliografici; Virginia Woolf: vita, opere e pensiero; Il secondo sesso: nascita di una coscienza; Nascere, diventare, scegliere: la donna tra natura, storia e libertà; Nascere donna ; Parigi e Londra: diventare intellettuali; Memorie di una ragazza perbene: nascita di una coscienza libera ; L’età forte: la costruzione inquieta della libertà; Mrs Dalloway: tra vite interiori e memoria; L’ambiguità dell’esistenza ; Per una morale dell’ambiguità: libertà e limite; Guerra, storia, crollo della civiltà; Letteratura e impegno ; Virginia Woolf: Il lettore comune; Amore, dipendenza, reciprocità impossibile ; Il quotidiano e la prigione invisibile; Scrivere se stesse; La forza delle cose; La vecchiaia e il corpo che cede; La morte dell’altro; Memoria, morte e permanenza del legame.
