“Il mio calcio” di Pier Paolo Pasolini: i pregiudizi verso le donne

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Il mio calcio di Pier Paolo Pasolini
Il mio calcio di Pier Paolo Pasolini

Ho letto con piacere il libello Il mio calcio, una selezione di interventi di Pier Paolo Pasolini (sia articoli da lui scritti, sia interviste da lui rilasciate, apparsi tra gli anni Cinquanta e Settanta) ripubblicati a cura di Garzanti nel novembre 2020 con la prefazione di Gabriele Romagnoli.

Leggerlo è stato gradevole perché lo scrittore, bolognese per nascita, ma romano per adozione, è in grado di anticipare, tanto profeticamente, quanto implicitamente l’esito del calcio al giorno d’oggi: “Io guardo al calcio e al ciclismo che sono gli sport più seguiti: essi sono in decadenza: quindi lo stesso penso dello sport. Le cause non le conosco, ma penso siano prevalentemente di carattere economico!”

Leggere a posteriori queste parole pone al centro quel “penso” che, alla luce dei nostri giorni, pesa come un macigno.

Talora Pasolini riflette sull’opposizione tra il calcio,un concetto umano storico, terrestree il tifo, “un’astrazione, una costellazione fissa, un dogma”, preferendo nettamente il calcio nella sua concretezza e imprevedibilità.

Inoltre Pasolini intuisce la rilevanza culturale di questo sport, ormai irrinunciabile, ma purtroppo ancora non riconosciuta dagli intellettuali e dai giornalisti. In questo rappresenta senz’altro un pioniere in un’epoca in cui, come scrive Romagnoli in prefazione, un “nuovo quotidiano di riferimento per l’intellighenzia nazionale”, quale la Repubblica, non ha ancora “pagine dedicate allo sport”.

Pasolini ama parlare e scrivere di calcio perché lui stesso è tifoso e perché lui stesso ama giocare: pur ammirando le domeniche trascorse allo stadio a Roma, città che adora per il modo in cui sa vivere il calcio, tanto da parte romanista quanto laziale, egli afferma con forza: “Io sono tifoso del Bologna. Non tanto perché sono nato a Bologna, quanto perché a Bologna […], sono ritornato a quattordici anni, e ho cominciato a giocare a pallone […] Io che ho passato a giocare a pallone sui Prati di Caprara […] sono stati indubbiamente i più belli della mia vita. Mi viene quasi un nodo in gola, se ci penso. Allora il Bologna era il Bologna più potente della sua storia […] Che domeniche allo stadio Comunale! Ma, strano a dirsi, tutto è cambiato in questi trent’anni. Mi ricordo di quel tempo come se fosse il tempo di un morto; tutto è cambiato, ma le domeniche agli stadi, sono rimaste identiche. Me ne chiedo il perché…”.

Pasolini analizza il fenomeno del calcio da un punto di vista culturale, sociale, ma anche quotidiano, immaginando una realtà totalmente dominata dal pallone, come una religione. Certo Pasolini non poteva prevedere il “calcio spezzatino” dei nostri giorni, eppure è stato lungimirante.

Solo una cosa non posso perdonargli e nemmeno la Storia, del resto, può dargli ragione, ed è il passo in cui egli afferma: “Che le donne giochino a pallone è uno sgradevole mimetismo un po’ scimmiesco. Esse sono negate al calcio come Benvenuti o Monzon”.

Queste righe, poste alla fine del volumetto, tanto inattese quanto poco eleganti, hanno compromesso un po’ sulle prime il mio giudizio sull’intera raccolta.

Pier Paolo Pasolini - calcio
Pier Paolo Pasolini – calcio

Certo bisogna contestualizzare la frase, e tuttavia, a posteriori non posso giustificarla. Anche perché dal 1975 (anno a cui risalgono queste parole) ad oggi, ne è passata di acqua sotto i ponti. Sebbene ancora in modo imperfetto, sia in Italia che in Europa, che in altre parti del mondo, si è pian piano riconosciuto il diritto anche alle donne di praticare il calcio e in Italia si sta procedendo per conferire statuto di professionalità alle calciatrici, almeno nei livelli più alti.

Solo due anni fa la Nazionale femminile di calcio italiana si è distinta nella competizione massima mondiale ed è di qualche giorno fa la bella notizia della qualificazione delle Azzurre all’Europeo 2022.

A capo di queste campionessa c’è Milena Bertolini.

Su questo ho scritto a suo tempo; qui mi permetto solo di aggiungere che oggi, nonostante alcune pur diffuse resistenze, ci sono sempre più calciatrici e giornaliste di calcio.

Due anni fa accadde che l’opinionista ed ex calciatore Fulvio Collovati sostenesse, nel corso di una trasmissione televisiva Rai, che era impossibile che le donne potessero discutere sugli schieramenti tattici: per questo fu allontanato, seppur solo temporaneamente, dalla trasmissione radiofonica con cui collaborava e con cui collabora ancora (sempre sui canali Rai).

Certo ha chiesto scusa, ma resta che quelle cose le ha dette, e per aggiunta in modo davvero poco elegante.

Oggi è la Festa della donna e il mio augurio è che il calcio possa dare alle donne le medesime opportunità che ha saputo dare a tanti uomini, sia giocatori che conduttori di programmi calcistici.

In ogni cosa si faccia contano le competenze e la passione, non il sesso o altri fattori esterni: e se questi due fattori ci sono, non ci sono motivi per non ammettere le donne nell’universo calcistico, se non l’ignoranza e il pregiudizio.

Anche io, nel mio piccolo, amo discutere di calcio e dire la mia, confrontarmi: nella mia esperienza, talora trovo “uomini illuminati” che mi prendono sul serio, ma non sempre è così.

I migliori però sono i miei studenti, perché i giovani non hanno la malignità del pregiudizio!

Molto è stato fatto, tantissimo resta ancora da fare… in ogni caso ad maiora, semper!

 

Written by Filomena Gagliardi

 

 

Bibliografia

Pier Paolo Pasolini, Il mio calcio, con prefazione di Gabriele Romagnoli, Garzanti, Milano 2020, 89 pagine, 4.90 euro

 

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