“Il troncarami a battuta curva e altri attrezzi” di Paola Ranzani: educazione sentimentale d’Appennino

Raccontare equivale a contare, computare dei dati che alla fine devono quadrare, se non del tutto, almeno quasi.

Il troncarami a battuta curva e altri attrezzi di Paola Ranzani
Il troncarami a battuta curva e altri attrezzi di Paola Ranzani

È plausibile anche che il termine sia riconducibile al latino cȯgnitus, contratto in con’tus, palese, manifesto, e questa è decisamente la mia etimologia preferita.

Ogni riga del racconto lungo (o romanzo breve?) di Paola Ranzani è stata conosciuta da lei, dapprima nella sua vita di montanara d’elezione, poi nella scrittura che, lo sento, da quelle bande è sgorgata, forse dalle Fonti di Poiano.

In altre parole: l’autrice sa quel che scrive e perché lo scrive.

Protagonista e io narrante è un diciottenne di nome Alan, il quale risiede abitualmente a Bologna, che, quando vuol vivere meglio, ama raggiungere la casetta sugli Appennini degli amati zii, Marisa e il quasi onnipotente (in materia di aggiustaggi e manutenzioni) Luigi.

Stavo quasi per dire San Luigi, perché quest’uomo è molto buono, un po’ fesso, ma non stolto. Stolto è chi continua a sbagliare, nonostante gli errori, ma Luigi no, lui sa quando è l’ora di smettere d’esser fesso.

Un altro protagonista del racconto è Giona, casualmente genovese, stranamente scroccone. Parecchi degli attrezzi che Luigi gli ha imprestato (tra cui, casualmente e stranamente, una troncarami a battuta curva) sono spariti per sempre in quell’abissale caos (uno dei miei pleonasmi preferiti) che è la vita (nella fattispecie, un mercatino di tutto un po’ in quel di Villa Minozzo).

Luigi non è fesso, anche se non cessa di essere un vicino gentile e sempre disponibile ad aiutare chi è in difficoltà. Ogni volta, però, che impresta un attrezzo, ne segna con precisione il dato, comprensivo del giorno previsto per la restituzione (quasi mai rispettato). A questo punto, Luigi sa che deve agire per farsi ridare l’attrezzo (salvo che non siano sorte diverse e urgenti problematiche).

Giona e Alan diventano amici, perché sono quasi coetanei, non in senso d’età, ma di maturità, anzi forse è più adulto il secondo, anche se è più stempiato il primo.

Per quanto Giona sia inaffidabile, si rivela essere, per Alan, un confidente come pochi. Inoltre, tra i due, lo scambio è eco-solidale, in quanto, alla fine, i problemi più importanti ce li ha il meno saggio e, insieme, il più anziano d’età.

È importante, per entrambi, avere un interlocutore disposto a condividere con l’altro, più che le gioie, le speranze, e più ancora le ansie.

Amicizia è passione, e chi dimentica ‘sto fatto non sa cosa perde: “In effetti era vero, nell’amicizia c’è una componente non verbale, emotiva che non è utile analizzare. È una sintonia che c’è o non c’è, indipendentemente dai discorsi e dai segreti condivisi.”

Caro Giona, il mondo è bello perché è vario. La penso diversamente da te, quando dici che: “I discorsi non servono a niente, figeu…” – soprattutto con le donne: “… quante parole spenderai anche tu per convincere una donna che non ti vuole.” – caro Giona, posso anche essere d’accordo su questo. Ma non per questo occorre sempre tacere.

Figeu, è una parola che mi piace tanto e mi fa sentire meglio. A Pixuntum dicono zurieddu, a Reggio ragasôl, ma il senso è sempre lo stesso: colui che ha della vita davanti a sé. Poca o tanto non importa: ce l’ha.

Intanto essa continua a scorrere serenamente, come le già citate Fonti di Poiano!

Le vicissitudini narrate da Paola sono gradevoli e ognuno di noi in parte le ha già vissute, in un modo o nell’altro. Altre invece, ci appartengono solo quando le si leggono. Allora accade il solito miracolo racchiuso nella verità della scrittura: quel che non è ancora esistito in te, si affaccia finalmente e diventa un momento della tua vita che non riuscirai, mai, davvero mai, a scordare del tutto.

E se vorrai riviverlo, non ti resta che rileggerlo: nulla di più facile. La lettura non ruba nemmeno un attimo all’esistenza, perché essa stessa è esistenza. Un libro non finisce il suo percorso dopo che è stato pubblicato, anzi, è solo l’atto della sua nascita.

Ogni scritto riprenderà vita ogni qual volta vi sarà un lettore a ridargli il proprio spirito, l’anima. Secondo Borges, esiste un solo scrittore, che non si chiama Paola, o un solo lettore, che si chiama Stefano; ma Paola e Stefano esistono insieme ogni volta che s’incontrano nelle loro rispettive vesti di scrittrice e di lettore.

Paola Ranzani
Paola Ranzani

Finita questa sacrosanta e ormai risaputa messa cantata, torno al romanzo breve (o racconto lungo) di Paola (e di Stefano che lo sta leggendo).

L’educazione sentimentale di Alan (che tutti noi abbiamo in un qualche modo avuto, e chi l’ha mancata, fa ancora in tempo, pur se ha superato i novant’anni) si srotola come un tappeto, che è una piccola e non so quanto graziosa allegoria.

La nostra vita percorre una passatoia che qualcuno ha prefissato e, a ogni piè sospinto, dal Nulla appaiono diramazioni che ti conducono Altrove, in un grafico intricatissimo, dove non ha senso rivolgersi troppo a quel che è stato, perché, nel frattempo, qualcun altro ha già raccolto la stuoia che si è lasciato e di cui, ormai, non appare più alcuna traccia, se non nei geroglifici disegnati ai tuoi piedi.

Quel che conta, ormai, è saper scegliere la propria traiettoria, a ogni improvvisa biforcazione. Questo dimostra, alla fine, di essere in grado di fare Alan, la cui consapevolezza cresce a ogni pagina.

Ha le sue idee, che chiunque può, se vuole, condividere. O rifuggire. Ciascuno è libero, anch’egli di accettare o di rifiutare. Quel che conta è osservare, pensarci su e poi decidere.

Quella tal storia “… fu come una medicina, mi guarì definitivamente, dandomi la certezza che il sesso e le emozioni sono il combustibile della vita e che per vivere bisogna bruciare.” – teoria interessante, ma non da tutti concretizzabile.

L’unica certezza è che qualcosa da ardere si trova sempre.

E non occorre specificare se egli è ancora single e quante storie abbia avuto. È quella che s’affaccerà tra poco che avrà una rinnovata importanza.

E poi basta leggere (e rileggere) l’opera scritta da Paola, racconto lungo o romanzo corto che sia.

Ed ecco ora il momento da spoiler, che non deve mai mancare, anche in una recensione/reazione bislacca come questa: cinque anni dopo, Alan si èlaureato in Storia, scegliendo un indirizzo sociale-antropologico.” Indovinate un po’ quale è stato l’argomento della sua tesi.

Ho fatto una tesi sulla storia dell’utensile e credo che Luigi mi abbia in qualche modo aiutato a scriverla.”

110 e lode, e bacio accademico, Paola!

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Paola Randazi, Il troncarami a battuta curva e altri attrezzi, Youcanprint, 2021

 

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