Meditazioni Metafisiche #23: l’uomo non è una monade

L’idea che esista una mente separata dal corpo dipende in ultima analisi dal dualismo platonico tra anima e corpo, ed è stata rafforzata dalla visione cartesiana. Oggi le discipline che studiano l’uomo lo pongono come una sintesi tra fattori esterni e fattori interni.

Sinapsi - Photo by Galileonet.it
Sinapsi – Photo by Galileonet.it

Il corpo influenza la mente e la mente influenza il corpo. Ciò che l’individuo è, dipende dalle esperienze esterne mediante la plasticità cerebrale e la epigenetica.

I neuroni non sono l’unità funzionale del sistema nervoso, ma sono le sinapsi, cioè le connessioni tra neuroni. Le esperienze si sedimentano nel nostro cervello determinando il ricordo mediante modificazioni sinaptiche (modello di Hebb). Tutto quello che ci accade nel mondo esterno trova un riflesso in noi per via di tali modificazioni sinaptiche. Si tratta del fenomeno della plasticità cerebrale. Il cervello non è un organo fisso ma in gran parte plastico. Nel periodo dello sviluppo infantile abbiamo una enorme plasticità rispetto al periodo della vita adulta: perché il cervello infantile assimila in questo modo le esperienze, cosa che produce la individualità.

Ciò che accade nel mondo esterno (eventi, relazioni) ha la capacità di cambiare anche la epigenetica. Mentre i geni non si modificano, eccettuate le mutazioni, come in caso di tumore, è possibile che nel tempo cambi la loro espressione mediante la metilazione. L’ambiente esterno ha la capacità di influire sulla metilazione.

Inoltre non esiste solo una mente senza il corpo. Lowen, il fondatore della Bioenergetica, ha scoperto assieme a Reich che il nostro corpo risente degli stati emotivi. La psicoanalisi classica voleva risalire all’inconscio mediante i sogni, i lapsus, gli atti mancati, i sintomi, il discorso sul lettino dello psicoanalista. Lowen ha allargato il campo di indagine al corpo. Il nostro inconscio ci parla anche attraverso segni corporei perché l’individuo è un tutto unico di mente e corpo. Oggi questo approccio pionieristico riscuote molte conferme da parte delle neuroscienze. La psiconeuroendocrinologia postula la mente in strettissima unione con il cervello e le ghiandole endocrine.

Lowen parlava di un “corpo emotivo”, nel quale trovano espressione le nostre emozioni più profonde. Per Lowen il corpo serba una memoria vera e propria degli stati psichici e di quanto succede all’esterno. Oggi gli studi di Kandel hanno confermato questa intuizione basata sulla osservazione dei pazienti fatta da Lowen. Van der Kolk riconosce nello specifico che il trauma psicologico riguarda tutto il corpo: nel trauma abbiamo una naturale trasformazione nel modo in cui mente e cervello organizzano le percezioni.

Per la Bioenergetica il trauma è un evento stressante, suddiviso in due categorie:

  1. Trauma fattuale: un evento esterno quale stupro, guerra, incidente;
  2. Trauma di sviluppo: rientra nella relazione di attaccamento, quindi si genera all’interno della famiglia, come lutti dei genitori, abusi, inganno o tradimento da parte dei genitori. Sono questi i traumi particolarmente inscritti entro la storia emotiva della persona, quindi nel corpo, pertanto in psicoterapia si trattano soprattutto i traumi di questo tipo.

Lowen ha osservato che quando un bambino incontra un grave evento stressante, per reggere il colpo deve immobilizzare il corpo e scindersi nella psiche. La scissione è quella difesa dell’io per la quale il soggetto può disarticolare la parte razionale da quella emotiva per non sentire il dolore dell’evento traumatico. Questo avviene sempre appena dopo l’evento stressante, ma può ripresentarsi nell’adulto, sempre con segni corporei, assieme a una potente scissione oppure una rimozione (un’altra difesa dell’io per la quale l’evento traumatico viene relegato nell’inconscio, cioè dimenticato).

Alexander Lowen
Alexander Lowen

Il nostro sistema nervoso si distingue in centrale (cervello e midollo spinale) e in periferico. Quest’ultimo è costituito dai nervi che si dipartono dal cranio (12 paia) e dal midollo (31 paia) per raggiungere tutto il corpo: essi sono sensitivi o di movimento. Il sistema periferico può essere volontario o involontario. Quest’ultimo è detto anche sistema nervoso autonomo (SNA), suddiviso in simpatico e in parasimpatico.

Il SNA si attiva a stimoli viscerali e corporei, è la cosiddetta neurocezione, cioè una percezione operata dal sistema nervoso senza che raggiunga direttamente la corteccia, sede della coscienza. Nel trauma psicologico accade che il SNA si disregola nelle sue due componenti: simpatico e parasimpatico. Esse di norma lavorano in integrazione, per esempio mentre il simpatico accelera il battito cardiaco, il parasimpatico lo diminuisce, e questa azione sinergica produce il normale battito sinusale del cuore. Tale integrato buon funzionamento dell’organismo è detto omeostasi. Nel trauma psicologico avviene o una ipereccitazione (prodotta dal simpatic1o) o una dissociazione (prodotta dal parasimpatico).

Quando nel mondo esterno avvertiamo una minaccia o un pericolo il SNA entra in azione, poi esso fa attivare il sistema limbico e infine avviene la attivazione della corteccia (con conseguente presa di coscienza di quanto sta accadendo). Nel trauma l’evento improprio fa scuotere talmente tanto il SNA che avviene la disregolazione tra simpatico e parasimpatico. Per questo il trauma psicologico è innanzitutto una esperienza preverbale (il linguaggio verbale dipende dalla corteccia di sinistra, è una attività superiore). Non solo, ma dato che il SNA è collegato a tutto il corpo, il trauma è una esperienza che riguarda l’intero organismo. Solo dopo che avvengono cascate di reazioni biochimiche in tutto il corpo, il soggetto prende consapevolezza del trauma (per la attivazione finale della corteccia) e può decidere di farsi aiutare da qualche professionista.

È precisamente la corteccia frontale a rappresentare lo stimolo attraverso la integrazione delle caratteristiche sensoriali e delle informazioni enterocettive (che provengono dall’interno del corpo). La corteccia frontale riceve segnali dal sistema limbico (luogo delle emozioni), che filtra e interpreta tutte le informazioni provenienti dal SNA.

I ricordi del trauma possono essere rievocati da due modalità di memoria:

  1. Quella verbale, come quando lo psicoanalista chiede al paziente sul lettino di raccontare la sua storia. Ma è una memoria che dà minori informazioni, perché c’è l’intervento delle emozioni;
  2. Memoria SAM, cioè alla quale si accede rivivendo il trauma. È una memoria senza parole, ma legata alla paura di rivivere quell’esperienza traumatica. È una memoria profonda e corporea.

La paura dipende dal sistema limbico, al contrario della parola che è collegata alla corteccia: dato che il sistema limbico ha collegamenti diretti con il SNA (mentre i collegamenti della corteccia con il SNA sono mediati dal sistema limbico), solo la paura dà quelle informazioni profonde e corporee che servono a capire il trauma e a elaborarlo in vista della guarigione.

Bioenergetica - Photo by StudiodiPsicologiaLibre
Bioenergetica – Photo by StudiodiPsicologiaLibre

La Bioenergetica si basa sulla memoria SAM: mediante tecniche di stimolazione corporea e di drammatizzazione del trauma, il paziente riscopre elementi traumatici scissi o rimossi, quindi non più accessibili direttamente alla consapevolezza. Una volta ottenuta l’informazione il terapeuta lavora su quella con lo scopo di liberare il paziente dal sintomo e dalla causa.

Lo sviluppo relativamente recente delle discipline psicologiche ci insegna che l’uomo deve accettare pienamente sé stesso e per farlo deve conoscersi.

Deve richiamare alla mente quegli aspetti scissi o rimossi i quali sono fondamentali per capire cosa lo turba nel profondo. Solo se accettiamo noi stessi con tutte le miserie (Jung parlerebbe di Ombra) e con tutti i limiti possiamo avere consapevolezza del nostro stato attuale. Chi siamo? Siamo ciò che sappiamo di noi!

Unicamente se ci conosciamo veramente, possiamo non solo trovare la pace (che gli elementi scissi o rimossi ci precludevano, bussando in mille modi alla nostra coscienza mediante sintomi e malesseri) ma anche diventare forti nelle avversità. Chi vive di illusioni, non sa chi è, si crede qualcun altro, sperimenta una vita vuota e senza senso. Quindi quando avviene la tempesta, non ha una base forte su cui appoggiarsi, e crolla come un castello di carte.

La psicofarmacologia (uso dei farmaci per le malattie mentali) nasce quando si è scoperto che il corpo influenza la mente. La farmacologia è una disciplina sofisticata e in continua evoluzione.

Una sua branca è la farmacocinetica, che studia la vita del farmaco all’interno dell’organismo:

  1. Assorbimento: una fase saliente di questo processo è la Biodisponibilità, cioè la quantità di principio attivo del farmaco assorbito e che raggiunge il circolo sanguigno sistemico (non è detto che ogni sostanza estranea entri nel circolo sistemico, potrebbe essere assorbita dal corpo senza arrivare al torrente sanguigno);
  2.  Distribuzione: il passaggio del principio attivo dal sangue all’organo;
  3. Metabolismo: la scomposizione del farmaco;
  4. Eliminazione: quella renale è la più importante per la rimozione dei farmaci dall’organismo.

I processi dell’Assorbimento e della Distribuzione riforniscono il farmaco ai tessuti, mentre quelli del Metabolismo e della Eliminazione lo sottraggono. Tra i primi due e gli ultimi due eventi, la risultante istantanea è la concentrazione plasmatica del farmaco.

Questa è la formula più accettata della variazione della concentrazione plasmatica del farmaco (C) in funzione del tempo (t):

dC/dt = – kC (elevato n)

Un’altra branca della farmacologia è la farmacodinamica, che tratta gli effetti dei farmaci (meccanismo d’azione, teoria recettoriale). La integrazione della farmacocinetica e della farmacodinamica è l’efficacia terapeutica di un farmaco. La variabilità della risposta individuale ai farmaci è su base genetica (farmacogenetica): vale a dire che i geni influiscono sulla farmacocinetica e sulla farmacodinamica.

Meditazioni Metafisiche #23 l'uomo non è una monade
Meditazioni Metafisiche #23 l’uomo non è una monade

Prendiamo una malattia mentale come la depressione. In molti depressi la malattia viene spiegata come una diminuzione della serotonina. Due neuroni fanno sinapsi: il primo rilascia verso l’altro la serotonina, il secondo lega questa sostanza ai suoi recettori, mediante i quali essa entra nella cellula. In condizioni normali i neuroni rilasciano una certa quantità di serotonina necessaria al buon funzionamento dell’umore. Nel depresso, per varie cause, la serotonina può essere in difetto, scatenando una depressione. A questo punto la farmacodinamica dei farmaci antidepressivi è quella di far aumentare i livelli di serotonina, cosicché essa sia sufficiente alle funzioni psichiche cui è deputata. I meccanismi d’azione, mediante i quali i vari farmaci operano questo effetto, sono diversi. Per esempio gli anti-MAO bloccano la degradazione della serotonina, quindi la fanno vivere di più nel cervello.

In ogni modo, contro ogni teoria che vedeva solo la psiche sganciata dal corpo, l’efficacia degli psicofarmaci dimostra che mente e corpo formano una unità. Lo psicofarmaco agisce sul cervello e determina un miglioramento dei sintomi psichici.

Anche se da soli gli psicofarmaci spesso non sono sufficienti per un buon trattamento. L’uomo non è una monade, ma è strutturato dalle esperienze che fa ogni giorno. Per questo la psicoterapia, oltretutto offrendo al paziente una relazione funzionale entro il setting terapeutico, permette a questi di imparare di nuovo la buona comunicazione interpersonale, e quindi di porre le basi della rinascita.

Non esiste un solo tipo di depressione. In alcune è necessaria la somministrazione anche dell’ormone tiroideo. In molte depressioni è indicata solo la psicoterapia se siamo agli inizi della manifestazione dei sintomi. Quando i sintomi sono vecchi di anni, è consigliabile anche il supporto farmacologico.

Ogni tipo di depressione non va mai affrontato da solo, ma sempre con un professionista della salute mentale. Anche perché il malato tende a non riconoscere i sintomi più gravi intendendoli come normali modi di essere. Di più, ogni disagio psichico necessita del consiglio del personale esperto.

La malattia mentale è particolarmente insidiosa perché il malato, oltre a non accorgersi spesso della gravità della situazione e quindi della necessità dell’aiuto, tende anche ad aggravare i sintomi con comportamenti sbagliati.

Per la Bioenergetica l’evento stressante traumatizzante nello sviluppo ha fatto sì che il bambino non abbia creato stabili confini tra sé e il mondo, quindi da adulto non sarà libero di esprimersi, di lasciarsi andare, in maniera proporzionale al livello di stress che ha sperimentato da bambino. Questo può essere un vero problema per il malato, che resta dubbioso se confidarsi o meno con un professionista.

 

Written by Marco Calzoli

 

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