Darcy Ribeiro: le citazioni tratte dal romanzo “Utopia selvaggia”

Darcy Ribeiro: le citazioni tratte dal romanzo “Utopia selvaggia”

Feb 23, 2019

Utopia selvaggia ‒ Saudade dell’innocenza perduta. Una fiaba” di Darcy Ribeiro sarà pubblicato nel mese di maggio 2019 dalla casa editrice mantovana Negretto Editore con la traduzione di Katia Zornetta e con prefazione di Giancorrado Barozzi.

Utopia selvaggia

Di seguito vogliamo darvi un assaggio del romanzo del famoso sociologo, antropologo, scrittore, educatore ed uomo politico brasiliano Darcy Ribeiro (Montes Claros – Minas Gerais 26-10-1922/ Brasilia 17-2-1997).

 

Pitum pensava che tutte queste loro dimostrazioni di bellicismo fossero la sublimazione della mancanza di uomini. Ma non lo è, non lo credo. Tanto estro combattivo, protratto nel tempo, nasce dall’odio che hanno imparato dagli uomini. Credono che la convivenza tra i sessi sia impossibile. «Con i maschi, solo in guerra» penseranno. «Se alle donne di queste parti, venisse in mente di proclamare l’indipendenza, saremmo perduti. Diventerebbero autarchiche pure loro».”

 

Il nostro enigma è molto, ma molto, più complicato. Comincia con la tenebrosa invasione della civiltà. Infiniti popoli unici, nati vergini dalle mani del Creatore, con i loro mille volti e lingue proprie, si sono mescolati nel calderone con milioni di pitum, per fondare la Nuova Roma moltitudinaria. Una Galibia Neolatina così grande come spaventata da se stessa. Inspiegabile. Quei tanti popoli innocenti che si trovavano qui incuriosirono notevolmente lo scopritore e i suoi teologi: Sono uomini o sono animali razionali? Hanno un’anima capace di provare colpa? Possono ricevere la comunione?

 

Chi siamo noi, se non siamo europei, e nemmeno siamo indios, se non una specie intermedia, tra aborigeni e spagnoli? Siamo coloro che furono disfatti in quel che eravamo, senza mai arrivare ad essere quel che saremmo stati o avremmo voluto essere. Non sapendo chi eravamo quando permanevamo innocenti in loro, inconsapevoli di noi, ancor meno sapremo chi saremo. […] Stanchi e nauseati dallo sforzo di fingere di essere chi non siamo, imparammo finalmente ad aprire gli occhi e a creare specchi per guardarci.

 

“[…] la sopravvivenza delle Amazzoni pone problemi cruciali al Brasile. Sul piano umano, c’è e appare evidente la questione dell’antropofagia, denigrata perversione dietetica che nessun popolo civilizzato può acconsentire che si perpetui sul suo territorio, né in nessuno altro. Eccetto se ne dimostri il carattere puramente rituale e persino evangelico, come avviene con l’antropofagia brasiliana. Ed è questo quel che salva il nostro onore.”

 

[…] offriva a Pitum due pappagalli, facendogli capire a gesti che gli sarebbero serviti per apprendere a parlare.”

 

«Ma se io non ho fatto nessun voto di castità, perché non posso?». Loro insistettero: «vuoi diventare indio? Vuoi essere un immorale? Chi sei tu per andare per la foresta cacciando e pescando come un indio? Hai già pensato a cos’è abbattere la Foresta Amazzonica per farci una piantagione? Tu sei capace di questo! Diventerai immorale. Così perderai l’onore e anche la donna.”

 

Comincia a sospettare di essere proprio pazzo: se nemmeno so di esistere, com’è che posso sapere di aver visto quel che vidi? Se nemmeno so dove sono, com’è che posso sapere, esattamente, dov’ero?

 

“«Queste saranno visioni vere o sono mere allucinazioni? Questi indios sorridenti, che le monache vogliono indurre al Cristianesimo, saranno davvero indios? Domani, grazie alle monache, saranno indios serafici, pregheranno contriti per la salvezza eterna … Stando attenti ai peccati di gola e alla lussuria. Tutto questo può essere verità reale, palpabile? Sono io che sono pazzo, o lo sono le monache? O è tutto il mondo che è impazzito?».”

 

Darcy Ribeiro e índios Urubu-Kapoor – Foto Instituto Darcy Ribeiro

Ora, detto tra noi, cara lettrice, la conclusione conciliatoria che si trae da tutto ciò, è che essendo ogni cosa possibile, simultaneamente, in maniera tanto diversa, in realtà non c’è niente di vero, né le parole hanno alcuna importanza. Proprio così, perché questa è una fiaba.”

 

Vedi lettore: immersi in questa confusione, discutendo di utopie, il birbante e le due santedame perdono la testa. È così poco plausibile nel Brasile delle monache la rotazione semestrale delle occupazioni, quanto lo è il cambiamento quotidiano delle attività con cui gli utopisti inglesi vollero incoraggiare l’umana vocazione al dolce far niente. E tu cara lettrice, hai visto questa novità del tornare alla vita bucolica? Tanti secoli di lotta e di lavoro in millenni di civiltà urbana per poi, alla fine, abbandonare la vita civile. È mai possibile?

 

«Qualunque pazzo che va in giro, presentato a tutti quanti come pazzo incurabile, trattato e maltrattato per tutta la vita come matto, non è né più né meno pazzo di me. Quel che noi pazzi siamo, è questo: testimoni dell’impossibile. Il tempo è molti tempi simultanei. Impossibili. Così come pure lo spazio. Chi ha attraversato la coltre bianca lo sa. Ogni cosa impossibile è possibile in qualche luogo. Proprio così».”

 

“«Non si è mai sentito dire di una missione che alfabetizzi gli indios adulti. Si alfabetizzano i bambini che, innocenti come sono, apprendono e obbediscono. Crescendo, si distingueranno e si chiariranno le idee. Un domani, vestiti, con un lavoro per le mani, lavorando assieme ai caboclos per qualche padrone, capiranno che i loro usi e costumi sono delle stupidaggini. L’importante è guadagnare del denaro e comprarci da sopravvivere. Così abbandoneranno pian piano le superstizioni e le abominazioni».”

 

“«Alfabetizzando gli adulti, abbiamo trasformato la lettura in un gioco, il che fa di noi, protestanti, i veri cristiani. Lutero, traducendo e stampando la Santa Bibbia, restituì la parola di Dio a tutti gli uomini. Trasformò così la semplice lettura nella suprema forma di preghiera. Creò un canale diretto dalla creatura al Creatore. Noi qui facciamo il contrario di questo. La scrittura e la lettura, messe in queste rozze mani selvagge, hanno fatto dei nostri indios dei burloni. Colpa nostra, esclusivamente nostra, dobbiamo ammetterlo e riconoscerlo senza orgoglio».”

 

I missionari si battono per anni, decenni e spendono le loro vite in questa pia vocazione, per niente. Ogni nuova generazione di indios – come di ebrei o di zingari – nasce india e permane india nel profondo del cuore, e vede in noi, gli altri, i cristiani. Sarà perché noi stessi li vediamo solamente come i selvaggi che sono stati?

 

Secondo quanto penso e professo, il selvaggio, per essere autentico, deve fare delle azioni selvagge, così come il cristiano deve vivere nella misericordia e nella carità. Quando si contaminano, la Civiltà diventa selvaggia e la Selvaggeria diventa cristiana, il che può solo portare alla disgrazia, cristiani inselvatichiti e selvaggi pii. I Galibi sono selvaggi, devi essere d’accordo con me in tutto e per tutto. Su questo non ho dubbio. Sono selvaggi non solo perché, come silvicoli, vivono nella selva che è appunto la casa dei selvaggi, ma anche per le loro qualità spirituali, o meglio, per la mancanza di queste.”

 

L’Antropofagia, che è la prova del nove della selvaggeria, qui non viene praticata come cannibalismo, ma come culto. Mangiare carne umana, che loro mangiano per davvero, anche se soltanto sotto forma di pirão piccante fatta con i parenti morti, è una pratica di benevolenza, per fare continuare a vivere gli antenati nei loro corpi.”

 

C’è solo da chiedersi se sia caritatevole da parte delle monache togliere i Galibi dall’Innocenza per dare loro la parola di Dio. Pensando di regalargli la Salvezza, non stanno forse riscuotendo un prezzo terribile? Non stanno aprendo ai poveri indios le porte dell’Inferno? Finché furono Pagani, ignari del Verbo Rivelato, essendo inconsapevoli, loro erano innocenti e quindi incapaci di colpa e di peccato.”

 

Darcy Ribeiro – Utopia Selvaggia

Amici, amiche, scusatemi, ma devo intromettermi un’altra volta nella vostra lettura. Come sempre, sappiate che lo faccio per il vostro bene. Questa volta per mettervi a disposizione delle informazioni complementari, magari decisive per lo sviluppo di questa fiaba. Riconosco, però, che questo capitolo è un po’ noioso e non me ne avrò se lo vorrete saltare.

 

Per concretizzare l’ideale utopico, il potere supremo è simboleggiato dalla persona sacra dell’Imperatore Integerrimo, garante della felicità dei cittadini, e incarnato nel potere di Prospero, responsabile della prosperità imprenditoriale.”

 

Il Televisore Ecumenico dà accesso immediato a qualunque programma, film, libro, corso o informazione che l’utopiano desideri o che gli sia consigliato. Il Canale Feedback rende possibile la comunicazione audiovisiva diretta con Prospero, sia per ricevere che per trasmettere informazioni, opinioni, voti, opzioni, lezioni, istruzioni e ordini. Serve anche per solitari giochi erotici.”

 

Il Seguito dei Calciatori, che dirige il calcio, sport nazionale giocato in diretta nei giorni festivi ed elettronicamente contro Prospero attraverso il CF individuale.

 

Quello che il saggio teutonico sperò tanto dallo Spirito Assoluto e quello che il suo infedele discepolo affidò, invano, alla Lotta di Classe, si raggiungerà in Utopia grazie al matrimonio tra l’Ingegneria Genetica e la Cibernetica Frenetica.”

 

Chi può credere a quel che viene da mani sovietiche, con la loro fissazione anticapitalista? E ancora, come non dubitare di quel che ci arriva da mani castriste, notoriamente di sinistra? Non tenteranno questi comunisti di voler sovvertire la mia coscienza e invadere la tua di coscienza, mia graziosa lettrice? Chi ci garantisce contro tali inganni? Attenzione!

 

“… per gli indios Galibi, il sogno è l’anima della gente che se ne esce dal corpo, svolazzando a far monellerie. In questo modo quel che succede nel sogno, succede davvero, sebbene avvenga nel mondo dei sogni, tanto che gli indios chiedono un risarcimento se qualcuno li ha maltrattati in sogno. E dànno, spontaneamente, la dovuta ricompensa a un compagno se, nei sogni, lo hanno ingannato.”

 

Negretto Editore

Ma, caro lettore, non pensare che perori il ritorno alla Barbarie. Lungi da me un tale sproposito. Quel che ho è un’incurabile nostalgia di un mondo che avrebbe ben potuto essere, ma che non fu, e che nemmeno so come sarebbe e che, se anche lo sapessi, non lo direi. Faccio della poesia su questi giochi utopici foderato di cautela. Sospetto molto che riformare la società – disfacendola per rifarla migliore -, anche se indispensabile, sarebbe un lavoro estremamente rischioso e complicato. […] Stalin ci tentò e andò tutto a monte, ma garantì il socialismo sotto assedio. Mao raddoppiò le nostre speranze quando praticò il giardinaggio e vietò il mandarinato.  Fidel, imprudente, insiste. Persistendo nella follia, finirà col dimostrare che la Galibia Martiana deve fiorire. 113 Faccio il tifo perché funzioni: deve funzionare! Deve funzionare!”

 

È un chiarore bianco, azzurro da tanto è bianco, accecante. Poi, si spegne in un’oscurità che diventa nero di un nerume di pece. Dopo, si riaccende di un rosso urucum e, poi, di un rosso sangue, imporporando, insanguinando tutto quanto.”

 

Info

Sito Negretto Editore

Pagina Facebook Negretto Editore

Leggi la prefazione di Giancorrado Barozzi

Leggi Darcy Ribeiro e la Saudade

Acquista Utopia selvaggia

 

Nessun commento

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Trackbacks/Pingbacks

  1. In libreria: "Utopia selvaggia ‒ Saudade dell’innocenza perduta" di Darcy Ribeiro edito da Negretto Editore - OUBLIETTE MAGAZINE | OUBLIETTE MAGAZINE - […] Citazioni selezionate da Utopia selvaggia […]
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: