“Sotto lo stesso sole” di Cinzia Milite: il carnefice diventa vittima

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Martino è un ragazzino che vive nella parte “fortunata” del mondo: ha genitori ricchi, ma emotivamente e fisicamente assenti: di fatto è sempre solo. Il suo unico punto di riferimento è il nonno, il suo unico passatempo è fare il boss di un gruppo di “amici” del tutto dediti a lui e insieme a loro fare scherzi di pessimo gusto ai ragazzi più deboli.

Sotto lo stesso sole di Cinzia Milite
Sotto lo stesso sole di Cinzia Milite

Ne “Sotto lo stesso sole” di Cinzia Milite, un giorno, però, gli è dato di vivere un’esperienza inedita. Mediante un evento non meglio specificato, un sogno dovuto ad una malattia, una visione fantastica o un vero e proprio viaggio, si ritrova in un villaggio africano, dove usi, costumi, condizioni di vita sono molto diverse da ciò a cui è abituato.

Inizialmente applica nel nuovo ambiente gli schemi di sempre. Si rende conto, poco dopo, che non funzionano. Anzi.

Si rende conto che, lamentandosi sempre, ha spinto Waysuare, la prima ragazzina che ha incontrato al villaggio e che lo ha accolto incondizionatamente, a privarsi della propria razione di cibo e darla a lui, con la speranza almeno di fargli cosa gradita. Invece, la conseguenza è che ora la vera vittima è lei e non lui.

Ad un certo punto, infatti, lei si ammala, come svela suo fratello Fiero al nostro “eroe”: «Non capisci? Era lei a darti la sua razione quotidiana di cibo e di acqua perché seguiva la nostra prima regola: “Nessuno è troppo piccolo o troppo povero per fare qualcosa per gli altri” ‒ spiegò amaramente Fiero come il baobab. Poi proseguì: “Ecco perché è ridotta così! Per la mia famiglia sarebbe una grave perdita se Waysuare dovesse morire. Lei è la prima delle figlie femmine, il suo nome vuol dire: “Figlia delle nuvole”. Il ragazzo tacque per un attimo. Poi, accennando un sorriso, riprese a spiegare: “Per noi, lei è importante come la pioggia. Non solo per il lavoro che svolge tutti i giorni, ma soprattutto perché è capace di dare valore agli amici, ai fratelli e alle persone, più di chiunque altro. Ciò la rende felice e noi tutti l’amiamo per questa sua grande dote”».

Martino, che ha sempre ritenuto la ragazza la sua carceriera, comincia a farsi diverse domande. Tuttavia, prima che possa pensarci troppo, è convocato dal capo del villaggio: in questa situazione piuttosto che piangersi addosso, lui avrà modo di riscattarsi completamente aiutando gli abitanti del luogo nella caccia. Così gli dice il capo del villaggio ne “Sotto lo stesso sole”: “Se accetterai, potrai riacquistare la nostra fiducia, ma naturalmente potrai anche rifiutarti. A te la decisione ‒ concluse il capo villaggio”. Quello che suona strano agli occhi del nostro Martino, abituato a pensare ai rapporti umani secondo le proprie categorie, è trovare nei membri del villaggio un clima per niente vendicativo, nonostante la giovane sia malata per aver rinunciato al suo cibo per lui, essendo in cambio trattata pure male da lui.

Al di là della singola vicenda, trova in quella civiltà africana contro cui tanto infierisce, dei valori altissimi come quello della fiducia inteso come qualcosa da sapersi meritare a prescindere da chi sia l’altro; sono questi principi così alti posseduti da parte degli “altri” a metterlo in discussione, a scuotere le sue certezze, a porlo in crisi, nel senso greco del termine.

Nella foresta, Martino, dovrà superare vari riti di passaggio, diventare umile, farsi prendere in giro dai suoi compagni per l’ingenuità con cui affronta un pericolo per lui nuovo. Ma tutto questo ha come una funzione catartica: lo mette nelle condizioni della vittima, lui che è sempre il carnefice.

Alla fine del suo sogno, o viaggio immaginario o malattia, il premio è ritrovare una famiglia che mette al centro lui e non il lavoro. Così chiede, infatti, ai suoi genitori quando può parlare di nuovo con loro: “… d’ora in poi vorrei che fossimo una vera famiglia. Stare insieme a voi, per me, sarebbe il più grande regalo!”

Alla fine lui è consapevole degli insegnamenti ricevuti dalla propria esperienza, a prescindere da come possa definirla: “Una cosa era certa: non avrebbe mai dimenticato Waysuare, che gli aveva insegnato cos’è l’amicizia e l’amore per il prossimo […] e neppure quel popolo generoso che aveva dimostrato indulgenza e gli aveva fatto capire il valore della solidarietà […] Per Martino ora la cosa importante era che il sole splendeva anche dentro il suo cuore”.

Si tratta dello stesso sole che splende dove vive lui, dove approda e dove abita il suo cuore.

Il libro “Sotto lo stesso sole” è corredato da illustrazioni di Marga Biazzi e da schede di lavoro finali, dato che la casa editrice del testo, il Gruppo editoriale Raffaello, è specializzato nel settore scolastico.

Sono orgogliosa che Cinzia Milite, persone che “milita” (mai più appropriato fu il detto nomen omen) nell’ambito educativo, si sia affidata ad un editore che conosco bene in quanto marchigiano come me.

Buona lettura e buon sole a tutte/i.

 

Written by Filomena Gagliardi

 

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