“L’altro io” di Miriam Ballerini: lo psicopatico che si mimetizza nelle pieghe della normalità
Alla fine degli anni Sessanta e agli inizi dei Settanta, il tasso di criminalità negli Stati Uniti aumenta sensibilmente. Il Behavioral Science Unit nato nel 1972 a Quantico su iniziativa del capo dell’FBI Edgar Hoover, cerca di dare una risposta al crescente ondata di indignazione da parte dell’opinione pubblica.

Negli anni a seguire, gli agenti addetti all’Unità creano un data base che racchiude i profili psicologico e comportamentale dei criminali seriali, per meglio definirne patterns e modus operandi.
Dopo aver intervistato decine di assassini rinchiusi nelle carceri dei vari stati, i supervisori John E. Douglas e Robert Ressler completano il lavoro, distinguendone quattro tipologie principali: il visionario, che soffre di un grave distacco dalla realtà, che lo porta ad avere visioni e sentire voci; il missionario, orientato a uccidere solo alcuni generi di persone, da lui giudicati degni di essere sterminati; l’edonista, che uccide per il puro gusto di ricavarne piacere; colui orientato al controllo e al dominio, che desidera soggiogare la vittima, il cui destino è totalmente nelle sue mani.
É forse a quest’ultima categoria appartiene Lucas Comaschi, conosciuto come il “Mostro delle lacrime” (per il gusto perverso di raccogliere in un fazzoletto le lacrime delle proprie vittime “Asciugava le loro lacrime per conservarle. Serbare la loro sofferenza, per goderne anche dopo la morte”, pag. 299) il serial killer protagonista di “L’altro io”, avvincente thriller della scrittrice comasca Miriam Ballerini, edito dalla casa editrice Kimerik.
Nicla Fantini lavora come archivista nella redazione di un quotidiano. Ha 24 anni, convive da due anni con Damiano e ha un figlio, Tommaso, avuto a sedici anni a seguito di un fugace rapporto sessuale con il coetaneo Efrem, ben presto scappato dalla responsabilità di una paternità non voluta. Nicla ha un obiettivo che è anche una ossessione: raccontare in un libro la tragica vicenda umana del Mostro delle lacrime. Per farlo, si avvale della collaborazione di Diego Fabbri, il commissario che da otto anni è sulle tracce dell’assassino.
Lucas è un postino. Lavora come volontario presso la Caritas e a tutti è sempre apparso come il classico vicino di casa gentile e premuroso, (“Lucas è la persona più dolce che io conosca” dice di lui un amico a pag. 41 de “L’altro io”) insomma l’esempio vivente dello psicopatico che si mimetizza nelle pieghe della normalità, “l’abile manipolatore che finge emozioni che non prova”, in questo simile a Ted Bundy, un altro che svolgeva opera di volontariato e che poteva essere scambiato per un boy scout e non per uno dei serial killer più famosi della storia criminale.
Quando poi Lucas viene arrestato, per Nicla si presenta l’occasione di dare forma e sostanza al suo progetto attraverso una serie di incontri con l’assassino nel penitenziario in cui è detenuto in attesa del processo, dai quali emergono particolari sulla sua esistenza che la portano a pensare che il Mostro delle lacrime sia stato costretto dalle circostanze a creare un altro se stesso, un altro io. “Aveva scelto ragazze coi capelli rossi, perché la madre indossava una parrucca di quel colore quando si prostituiva. Lui non uccideva la madre: ogni volta era la puttana che tentava di far scomparire.” (pag. 273)

Non solo gli incontri ad alta tensione emotiva con Lucas, perché Nicla si reca dai genitori delle vittime, cercando di sintonizzarsi sul loro dolore; incontra Barbara, la ex fidanzata di Lucas, immergendo tutta se stessa nella stesura della storia, nonostante gli ammonimenti di coloro che le stanno intorno. Eppure Lucas non confessa, iniziando un gioco psicologico ad alto grado manipolatorio con Nicla, scrivendole lettere attraverso le quali prova a insinuarsi nella psiche della giornalista.
Anche Nicla ha avuto un altro io con il quale convivere e fare i conti, e quando Damiano evapora dalla sua vita sarà Pietro a farsi carico del suo vissuto, ad accettare quella ragazza che, come Lucas, come tanti di noi in definitiva, è stata costretta dalle circostanze a creare un altro se stesso, un altro io.
È un romanzo che attraversa un territorio scivoloso, “L’altro io”. La figura di Lucas Comaschi diventa un prisma che rifrange paure sociali, ansie di controllo, pulsioni inconfessate. E Nicla Fantini è un po’ tutti noi, spesso costretti dalle circostanze a crearci un altro io, attraverso il quale camminare evitando gli spigoli della vita.
Written by Maurizio Fierro
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Leggi la recensione de “L’altro io” curata da Carolina Colombi
