“Vinzenz e l’amica degli uomini importanti” di Robert Musil: una farsa in tre atti

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Vinzenz e l’amica degli uomini importanti è un’opera minore di Robert Musil. Ed è come dire che quel monile d’oro a 24 carati (pari a una purezza del 99,99%) è di vil qualità, che poco interessa il collezionista di… di che?… di oggetti preziosissimi.

Vinzenz e l’amica degli uomini importanti di Robert Musil
Vinzenz e l’amica degli uomini importanti di Robert Musil

Esistono autori che si dovrebbero leggere per intero, compresi i numeri delle pagine, e che a volte se la filano per i fatti loro, come dei mariuoli.

Di Robert Musil ho letto troppo poco, solo alcuni fra i maggiori (ma chi l’ha deciso?) capolavori. Se mi si chiedesse di scrivere una recensione de Congiungimenti o de I turbamenti del giovane Törless o dei due volumi de L’uomo senza qualità – oh, se qualcuno mi convincesse dell’utilità dell’impresa (con tutti i volumi che ancora giacciono apparentemente inerti e vergini, da me non compenetrati, su quegli ameni scaffali!), lo farei. Il mestiere di reagente letterario è un metzeriano heavy duty, si sa! Pochi lo sanno, ma è così, lo garantisco. No pain no gain! – rincarava le dosi Arnold Schwarzenegger, collega di Mike Mentzer. Se a qualcuno paresse che stia appena un po’ ciurlando sul manico della ramazza, è davvero così. Se qualcun altro mi chiedesse di esprimere un acuto parere sul (doppia preposizione malamente articolata) Sulle teorie di Mach, che potrei dire?… me la caverei forse con una battuta: Mach e cavolo vuoi da me!? E, nel frattempo, lì di fronte mi stanno fissando quelle strambe Tre donne. Verrò, verrò, tranquille, un bel dì anche da voi…

E il bello (e il brutto) è che ancora non si percepisce che un vago sentore che pure oggi spunterà un pallido e annacquato sole, quando… all’improvviso… sogno o son forse desto?) che sto ciarlando con due amici su quello che è capitato ieri nella sede del quotidiano La Stampa. Non so chi abbia sobillato chi, ma ipotizzo che chi l’ha fatto, magari se n’è rimasto poi a casa ad attendere gli eventi. Sì!, potrebbe esserci stato. Chissà. Il detto Armiamoci e partite! (titolo di due film, uno del 1915, con un giovanissimo Totò; e uno del 1971, con Franco e Ciccio) darebbe l’idea. Chi promuove a volte si limita (infatti) a muovere in avanti gli altrui destini, stando stravaccato su un sofà.

Sto divagando? Ebbene sì! Lo ammetto… come mia penosa costumanza.

Ancora cincischiando: farsa deriva dal francese antico farse, carne tritata. Quello che è successo a Torino è una farsesca assurdità e lo sarebbe anche se quel giornale fosse meno autorevole.

Ma torno a te, smilzo libretto Vinzenz e l’amica degli uomini importanti. Consiglio vivamente, a chi proprio non ce la fa a esimersi di farlo, di leggere la farsa musiliana, ma prima d’ingoiare tutt’in un fiato la Prefazione di Aloisio Rendi, che è così completa che non lascia spiragli ad alcun commento e di cui perciò rinuncio all’esegesi. Che poi anche quello testé scritto lo è, in fondo, un commento esegetico.

Ho cercato su linea qualche informazione sull’autore e sull’opera. Riporto la motivazione che fu addotta dai rappresentanti dell’Accademia Prussiana delle Arti in merito alla mancata ammissione di Robert, che fu a suo modo farsesca. Egli fu giudicato troppo intelligente per essere un poeta (letto su Wikipedia tedesco in data 2.12.2025). Vorrà forse dire che, se intendo il mio scribacchiare come un’illogica poesia, risulterò inadeguato, a meno che non sia un imbecille. Ho seri dubbi a riguardo, in toto!

Il poeta è talvolta come quel finto tonto che si veste in un certo modo per non andare alla guerra, o per non pagare il dazio (similitudini tratte da un paio di detti, uno amalfitano e l’altro reggiano).

Robert Musil era un intellettuale di tipo ingegneristico, più teorico che pratico… ma anche parecchio pratico, sennò come avrebbe fatto a scrivere tutti quei libraccioni? E questo libriccinello? Conoscendolo, pur in minima parte, c’avrà passato un anno o due per scribacchiare ‘ste quattro righe.

“Bärli” parla con “Alfa” – e qui mi chiedo perché si chiama così, e non Beta, per esempio, oppure Omega? Bär in tedesco è orso, simile al bear inglese. Quando si dice che uno è un po’ un orso s’intende che è poco espressivo in compagnia. L’uomo mi pare candido, ma non so. La donna mi sa di no. Una cosa mi fa ricordare. Quando uno ha la coscienza non del tutto immacolata, dalle mie parti di dice che a gh à la patâia spôrca, ha quel lembo di camicia che, fuoriuscendo, esibisce l’urgente necessità di una buona dose di candeggina. L’uomo fa pena e tenerezza, lei invece, pur madida di chissà quali colpe, reca soggezione. Sono contento di non averla conosciuta. Anche se forse avrebbe mutato la mia vita e lordato ad arte la mia psiche.

E ora cala in scena il deux ex machina (una 500 truccata da Maserati), il vincente “Vinzenz”. Di norma, in qualsiasi tenzone, la spunta infine chi sa influire sul risultato, rimandandolo il più possibile, all’occorrenza. Per poi ritenerlo all’improvviso cogente e inevitabile. Egli confida alla donna la sua razionale convinzione di essere in sintonia con lei. In modalità analoga un prestigiatore riesce ad estrarre dal cappello un coniglio o una tortorella, catturando in tal modo l’attenzione.

Le dice: “Quando due, peregrinando, smarriscono la strada insieme, non possono ritrovarla che insieme.” – uno appresso all’altro: uno quantisticamente più energetico, dotato di quella genetica genialità che rende unico e fatale anche il più demente dei tapini.

Saper ingannare è cedere con misericordia un pizzico del proprio cuore ai bisognosi, ai miserandi, elemosinandoli di quel magico granellino di verità. Dice ancora quel cervellone: “… un mitomane è un bugiardo le cui bugie corrispondono alla realtà.” – la quale, essendo quasi imperscrutabile, si può adattare a ogni sorta di teorie. E questo è poco ma sicuro. Dopodiché continua a dire quel savio: “Perché devi sapere che la realtà è fantastica.” – come lo sono io, Tuo Maestro!

Robert Musil citazioni
Robert Musil citazioni

Nell’antico tedesco gaman è inganno, con la medesima etimologia dell’inglese game, gioco. Quando ad Amalfi si prende in giro una persona, si dice: aggio jucato! A volte pure: aggio pazziato. La vita è una noia che, se non ci fosse quel pizzico di pazzia, sarebbe una scelta irrazionale esistere. Chi si suicida non ha più voglia di giocare. Si dice che Vladimir Vladimirovič Majakovskij abbia giocato, perdendo, per la penultima volta alla roulette russa. L’ultima volta, a modo suo, vinse. Ecco, Vincenz non sarebbe mai arrivato a tanto, ma avrebbe potuto limitarsi a suggerire all’allieva l’esperimento. La quale è rimasta solo una chance: la provocazione. Ella può dire, per esempio: “Tu sei un genio difettoso.” – ché ti manca qualcosa: l’Altro su cui dominare. Se sei solo, puoi svettare unicamente sul tuo Io, rischiando di diventare bipolare. Al che quel genio, che è quello che è, e null’altro, può sparare l’estrema cartuccia, esclamando: “Io vedo tutto chiarissimo, intorno a me: un arcobaleno di serietà diverse. Tuttavia sono una persona armonica, ho questa disgrazia: mentre gli altri sono ciascuno di un solo colore…” – vilmente monotoni! Per cui. egli assicura l’utente, dicendole lui è miracolosamente “screziato”, essendo madido di secreti liquidi che possono creare screzi, qualora si cerchi di svelarne l’arcano segreto: oh!, come adoro i pleonasmi, ancor più degli ossimori!

I gemelli non esistono, anche se si dice che, da qualche parte del pianeta, esiste un nostro sosia, che ha la medesima cicatrice sul labbro, come quella che m’uscì allorché, a tre anni e un po’, sbattei la faccina sulla ghiaia, ché avevo da poco imparato a camminare e a parlare: più precoce di quattro anni rispetto ad Albert Einstein! 

Cosa può dire un professore alla propria bi…, alla propria operatrice scolastica preferita, per rinsaldare quel fragile legame, se non: “… credo infatti che ci assomigliamo troppo, noi due”. E ora, insieme, giungeranno alla più serena delle quiescenze. Forse che sì, forse che no. Intanto perciò andiamo: Avanti, marsch! Un due un due un due! Stop! Un due un due un due! Stop! Avanti, marsch! Un due un due un due! Stop! Un due un due un due! Stop! Avanti, marsch! Lei, Pioli, non sa marciare!, mi sbraitò a Piacenza quel Capitano! Meno male (urlai dentro di me)!

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Robert Musil, Vinzenz e l’amica degli uomini importanti, Einaudi, 1966

 

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