“Platone. Una storia d’amore” di Matteo Nucci: chi è lo Straniero?

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Alla voce eros, il vocabolario di greco Lorenzo Rocci indica un primo significato di ‘amore, passione, trasporto’; di seguito, l’altro di ‘brama ardente, desiderio’. Due significati, una sola parola; ciò ricorda “fare di due uno”, come vuole l’Amore secondo Platone. Il padre della Filosofia non ha soltanto teorizzato l’Eros; lo ha vissuto, se ne è nutrito, si è fatto divorare.

Platone. Una storia d'amore di Matteo Nucci
Platone. Una storia d’amore di Matteo Nucci

Il romanzo di Matteo Nucci Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli Editore, 2025, pp. 566) è frutto di un accurato studio delle fonti; immaginando le vicende salienti della biografia platonica, l’autore ha incentrato il lavoro sull’opera filosofica, sulle lettere e sulle liriche con uno sguardo attento al contesto storico e ai racconti antichi. Bambino timido e facile all’ira, giovane in cerca della propria strada; il cammino di Platone è impervio. Sarà sempre segnato da Eros, l’amore sensuale, la passione; la forza che trascina e spinge all’umano agire.

Platone. Una storia d’amore si snoda attraverso il racconto dello Straniero; di lui si dirà più avanti. Aristone ha deciso che il quarto figlio sarà quello definitivo; sarà l’ultima possibilità di lasciare alla stirpe il nome del padre. Una vecchia gli ha rivolto una oscura profezia; a suo dire, il frutto del concepimento sarà divino. Il pargolo pare non voler arrivare; colpa di Aristone, afflito da un male indicibile. Colpa dei doveri, delle incertezze, delle paure legate alla guerra contro Sparta; il rimedio è cambiare vita, dimenticare le responsabilità ateniesi. Lasciata la casa nel demo di Collito, la famiglia si trasferisce a Egina; il lotto assegnato si trova nel porto a sud dell’isola.

Un sogno visita Aristone; sfolgorante, Apollo lo ammonisce. Dopo quella notte, per l’uomo si apre una stagione trionfale; rigenerato dalla nuova vita, perde il contatto con il recente passato. Ha smesso di coltivare quel desiderio; è proprio allora che tutto si compie. Nell’autunno del 428 a.C. si svolge la prima vendemmia sull’isola; chiamati a sé i figli, Perittione annuncia un nuovo arrivo per l’inizio dell’estate successiva.

Le doglie la colgono il sesto giorno di Targelione, genetliaco di Artemide; finiscono il settimo, con la nascita del cigno di Apollo. Gli zii ateniesi Crizia e Carmide accorrono a Egina; durante la festa dei Dieci Giorni, il neonato riceve il nome. Si chiama Aristocle; come il nonno paterno. Nell’autunno 427 la guerra subisce un cambiamento tattico; già fulcro del progetto pericleo, Egina perde il ruolo strategico. L’isola non è un luogo sicuro; la famiglia si prepara a ristabilirsi in città.

Platone. Una storia d’amore ci porta a Atene; il piccolo Aristocle cresce nella casa del Collito. Non sembra un essere privo di pensiero e di carattere, come in genere si considera il bambino fino ai due anni; ha occhi attenti, non gli sfugge niente di ciò che lo circonda. Segue con interesse i racconti paterni; le storie crude intessute di sangue, la favola che insegna il disincanto dello scorpione. Aristocle ricorderà per sempre il volto del padre; non pallido di morte, ma splendente di vitalità nel secondo giorno delle Antesterie.

Aristone è sicuro che il figlio vincerà; mani intrecciano velocemente una coroncina di gelsomini. Trema, Aristocle; dentro di lui si scontrano due desideri opposti. Uno è bianco, uno è nero; come quella coppia di cavalli. Il bambino vorrebbe lanciarsi; ma non vuole. Gli piacerebbe vincere; ma non vuole. Vorrebbe gridare quelle parole; ma quelle parole non escono dalla chiostra dei denti. La coroncina finisce per terra; il ricordo di quella lotta mortale si incide nell’animo di Aristocle.

La fine dell’estate del 424 consegna alla sua memoria un’altra immagine vivida; il corpo di Potone squassato dal pianto su quello esanime del padre. Nei due anni che seguono, il bambino prende a frequentare le stalle; lì sono aggiogati Lefkos e Melanchros, Bianco e Nero. I cavalli “bramosi di volare” lo porteranno oltre il cielo, oltre le stelle; nel mondo in cui ora fluttua l’anima del genitore.

Nel 420 Aristocle raggiunge l’età scolastica; una mattina d’autunno varca la soglia della casa di Dionisio, l’insegnante di lettura e scrittura.

Platone. Una storia d’amore racconta che Dracone gli impartisce lezioni di musica; sottesa a tutte le arti, essa plasma le nostre anime. Nell’estate dei nove anni può cominciare il corso di ginnastica; la scelta del maestro cade sull’argivo Aristone. Il bambino ha modo di avvicinare Alcibiade; l’uomo quasi divino è in compagnia di un tipo calvo, dal naso schiacciato. Quest’ultimo è un personaggio discusso; tanto ammirato quanto temuto. Aristocle esprime l’intenzione di farsi poeta; un caso insolito per i maestri, abituati ad allievi svogliati.

Dopo una lunga attesa, ottiene il permesso di andare a teatro; rapito dalla voce morbida e vibrante di Agatone, ne predice la vittoria. Il tragediografo chiede di parlargli in privato; labbra umide, una predizione, una promessa. Aristocle aspetta; continua ad aspettare che la promessa venga mantenuta. Il dolore mette radici dentro di lui; crescerà, sarà ispirazione. Dopo l’attesa febbrile, torna alla vita quotidiana; oltre a proseguire gli studi e gli allenamenti, si consacra alla poesia. È attento alle novità sulla scena politica ateniese; Alcibiade infiamma gli animi.

La conquista della Sicilia pare cosa certa; la città si divide tra entusiasmo e terrore. È l’inizio dell’estate del 415; Aristocle siede in compagnia dei fratelli, dietro a una roccia che sporge sul Pireo. Un altro ragazzo si inerpica fino alla cima; come loro, è salito fin lassù per osservare la partenza delle triremi.

Platone. Una storia d’amore compie un salto temporale; due anni dopo il primo incontro, il ragazzo lo riconosce. Aristocle è sotto il cavallo di Fidia, scolpito nel fregio del Partenone; sta diventando un uomo. “Straniero”; così apostrofa l’altro. Gli chiede del Pireo, della vita che ferve laggiù; a casa sua è vietato scendervi. Nei giorni seguenti, dal porto arrivano notizie della catastrofe; spinta nel baratro da Alcibiade, Atene ha ricominciato la guerra con Sparta. Aristocle ottiene il permesso di recarsi alle Grandi Dionisie; la tragedia di Euripide segna la scoperta dell’illusione. Una voce sarcastica lancia invettive infuocate contro il poeta, reo di aver scritto “meschinità”; non le manda a dire, Aristofane.

Platone Una storia d'amore Photo by Tiziana Topa
Platone Una storia d’amore Photo by Tiziana Topa

Aristocle è cresciuto; è largo di spalle, possente. È Platone; così lo chiama Aristone, così anche lo Straniero. Scelto dal maestro come miglior lottatore, partecipa ai giochi Pitici; pur distinguendosi, non conquista alcun premio. Fuori dalla gara, si immerge nella contemplazione di Delfi; si getta tra le braccia della passione che lo brucia. Platone prende ad ascoltare un sapiente, Cratilo; prima di compiere diciotto anni, partecipa ai giochi Istmici. Le sue vittorie indicano che Aristone ha lavorato bene; grazie a lui, il ragazzo sta superando l’assenza del “morso della fame”.

Avvinto da Eros, Platone individua la propria strada; è sicuro che la sua vocazione sia la tragedia. Durante il primo anno di efebia, frequenta gli ambienti sordidi del Pireo; nel tempo libero si dedica alla scrittura. Trascorre a Ramnunte il secondo anno; comprende quanto sia difficile comporre una tragedia. È arduo dire di Eros; pur lontano da Afrodite, non esiste senza i suoi piaceri.

Nel 407 Alcibiade ritorna a Atene; è il 25 di Targelione, giorno delle feste Plinterie. Per qualcuno è presagio di sventura; per altri motivi di giubilo. Socrate continua a interrogarsi sulle contraddizioni del condottiero; in lui divampano bellezza, amore e morte. Ligio alle consuetudini aristocratiche, Platone ha sempre evitato l’agorà; è arrivato il momento di varcarne la soglia.

Nel giardino sacro a Academo, sull’altare c’è un piccolo cigno dall’aspetto nobile; libratosi in volo, si posa sulle gambe di Socrate. Eccolo, il cigno; preannunciato dall’incontro con quel ragazzino, molti anni prima. Platone comincia a riflettere sulla giustizia; quella che può realizzare l’individuo, quella che può assicurare lo Stato. I ragionamenti di Socrate fanno presa; da aspirante poeta, si fa commentatore di poeti.

Platone. Una storia d’amore ci porta sulla collina delle Muse; mentre il tramonto infiamma l’orizzonte di Atene, arde un altro fuoco. “Efesto vieni qui! Platone ha bisogno di te”. Dalla cenere si salvano solo alcune poesie; dalla perdita inizia una ricostruzione. In città si insediano nuovi governanti; trenta uomini, incaricati di riscrivere la Costituzione di Atene. Li guida Crizia; Carmide è tra i dieci che si occupano degli affari del Pireo. Tra i nipoti, lo zio sceglie Platone per collaborare; tutt’altro che lusingato, il ragazzo chiede tempo. Accade in primavera, nello stesso luogo in cui si trovavano ventiquattro anni prima; allora Crizia e Carmide stavano per salpare alla volta di Egina.

Il ricordo di quel mattino affiora sulle loro labbra; insieme al nome di Aristocle, li accompagna nell’Ade. Socrate consiglia a Platone un viaggio, alla ricerca del nuovo Edipo; sulla strada per Colono, forse troverà delle risposte. Una doppia perdita precipita il ragazzo nel dolore; chiuso in casa, ignora le allarmanti voci sul maestro. Pare che un gruppo di democratici abbia deciso; corruttore di giovani, va messo al bando e cacciato. Si dice che lo porteranno sul banco degli imputati; ne chiederanno la morte, per ottenere almeno l’esilio.

È l’inverno del 399; depositata nelle mani dell’Arconte Re, l’accusa non viene respinta. A primavera Socrate affronta il processo; intende comportarsi come ha fatto per tutta la vita. Platone sceglie di andare incontro alla paura; lontano dal chiacchiericcio, prepara un intervento. Se il maestro si mostrerà ragionevole, potrebbe salvarsi; ma troppo sicuro di sé, rischierebbe il peggio. Se necessario, il discepolo parlerà; dirà che Socrate non è un corruttore di giovani. Piuttosto è uno che li spinge a desiderare la felicità; dunque il Bene che da essa è inscindibile.

Platone. Una storia d’amore racconta il processo; dopo i discorsi di accusa, gli animi si accendono. L’imputato mantiene la calma; nel produrre i suoi ragionamenti, si rivolge ai giudici come “Cittadini ateniesi”. Colpevole; con uno scarto di soli trenta voti, viene condannato. Arriva il momento di proporre una pena alternativa alla morte; come gli amici temevano, Socrate fa sfoggio di presunzione. Sulla tribuna, Platone cerca di prendere la parola; il tumulto gli impedisce di finire la frase. “Giudici ateniesi”; lo ripete. Insiste, arranca; una gragnuola di risate, motteggi, insulti.

China il capo, sconfitto; Socrate è condannato alla pena capitale. Quel fallimento segna Platone; è un profondo graffio che continuerà a sanguinare. Ha aspettato a lungo, prima di prendere parte alla vita politica; arrivato il momento di parlare in difesa di un innocente, non è riuscito nemmeno a cominciare. Non si dà pace.

Alla vigilia dell’ultimo giorno, Socrate decide di parlare con tutti gli amici; anche se è tra quelli che possono stare con lui fino alla fine, Platone non vuole saperne. Non va a salutarlo; non lo vedrà mai più. Insieme ai giovani socratici, lascia Atene; ospite di Euclide a Megara, presto avverte il bisogno di completa solitudine.

È pronto ad aprirsi al mondo; nell’estate del 399 si mette in viaggio. Vuole conoscere, studiare e superare i dubbi che lo tormentano; al ritorno riprenderà a scrivere. Ha concepito una forma capace di superare gli stili esistenti; la sconfitta di Socrate insegna che occorre un cambiamento drastico. A Cirene lo accoglie Teeteto; a Eliopoli, Timandra lo guida alla comprensione.

Nell’estate del 395 torna a Atene, dove consacra la sua opera a un obiettivo; la battaglia di Socrate contro gli pseudo intellettuali, artefici della sua condanna a morte. Avrà nomea di traditore; fonderà l’Accademia, in cui si distinguerà un Lettore destinato alla fama; si dedicherà alla scrittura dei dialoghi. Amerà, con il corpo, con i sensi, con l’anima; sarà tanto amato, quanto odiato e invidiato.

Aristocle, l’uomo prima del filosofo; Platone, filosofo e uomo. Matteo Nucci ci consegna un romanzo vibrante; dall’intreccio tra la dimensione privata e quella pubblica, emerge una personalità frastagliata. Aristocle-Platone è un uomo pieno di contraddizioni; lucente e oscuro come Apollo, il dio che presiede alla sua nascita. È un uomo in continua ricerca; come figlio e fratello, come amante, come scrittore e pensatore. Lo spinge il desiderio; di giustizia, di felicità, del Bene.

Matteo Nucci citazioni Platone Una storia d'amore
Matteo Nucci citazioni Platone Una storia d’amore

“Dove possiamo noi trovare la felicità? Come possiamo trovarla se tutto attorno è morte e distruzione?”

È Eros a indicare la strada; Eros che spinge l’anima all’azione giusta, verso la conquista del Bene in cui risiede la felicità.

“Amare sempre, per sempre. Lottare per la giustizia con tutto l’amore che c’è. Di Due uno. Terra e Cielo. Non c’è altro da fare.”

Platone insegna che per vivere è necessario affrontare l’oscurità; andare incontro nella paura, immergersi nel terrore fino a perdersi. Insegna che vivere è bruciare di passione; e farsi bruciare dalla passione.

Abbiamo ascoltato il racconto dello Straniero; attraverso la sua voce, le parole di Platone hanno soffiato sulla nostra anima. Chi è lo Straniero? È uno che si è interessato a Platone fin da ragazzino; rappresenta tutti i buoni amici del filosofo, perché è libero dall’invidia. Lo Straniero è – anche – l’autore; sono io; sono tutti quelli che si avvicinano a Platone senza invidia, spinti solo da Eros.

 

Written by Tiziana Topa

 

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