“Dolores Claiborne” di Stephen King: il lungo soliloquio di una donna non più vittima
Certe volte fare la carogna è tutto quello che resta a una donna.

La mia versione del romanzo “Dolores Claiborne” è datata 1998, ma come ben sapete, tutti i romanzi di Stephen King sono stati spesse volte ripubblicati. Quindi non avrete nessuna difficoltà a reperirne una copia.
Questo libro è uno dei tanti diventato film, se non lo avete visto ve lo consiglio, intitolato “L’ultima eclissi”, con una spettacolare Kathie Bates che è riuscita a personificare esattamente il carattere burbero, la postura di Dolores Claiborne. Schietta, sboccata, dura, eppure… “Vi sembrerà magari impossibile che una vecchia bisbetica come me creda nell’amore, ma la verità è che è praticamente l’unica cosa in cui credo sul serio”.
Il romanzo “Dolores Claiborne” è un lungo soliloquio gestito interamente dalla protagonista, che, davanti ai poliziotti, racconta tutta la sua storia. Anche quando le fanno qualche domanda, questa non viene fatta tramite dialogo, ma sempre con lei che dice cosa le stanno chiedendo e quindi risponde; la sua parlata è genuina, a volte sbaglia i verbi, ma sempre sa toccare le corde del lettore.
Sessantasei anni, con tre figli, ha abitato per tutta la sua vita a Little Tall Island, facendo la donna di fatica prima, la badante poi, per Vera Donovan, una ricca carogna: “Anche dopo che gli anni l’avevano messa in ginocchio, era ancora un osso duro”.
Dolores ha sempre lavorato per portare avanti la famiglia, visto che il marito, ubriacone, ha saputo solo darle qualche legnata e rubarle i soldi che aveva messo via con fatica per i figli per farli studiare.
“La sua fissa era che tutto quanto il genere umano si ingegnava solo di metterla nel culo a lui.”
Nel momento di crisi più acuta, quando scopre che il marito sta cercando di portarsi a letto la figlia minorenne Selena, sarà proprio Vera la sua migliore amica e confidente.
Proprio Vera che, sposata a un uomo indifferente, è riuscita a perderlo in un incidente in seguito alla rottura dei freni dell’auto.
Dolores escogita così un piano praticamente perfetto: durante l’eclissi solare totale del 20 luglio 1963 (a inizio libro King riporta la cartina dell’evento), farà in modo che Joe cada in un vecchio pozzo, trovandovi la morte. Per poi farlo passare per un incidente.
Durante l’eclissi accade un fatto particolare: Dolores vede una ragazzina che viene molestata dal proprio padre e, leggendo un altro romanzo di King “Il gioco di Gerald”, sappiamo che anche la bambina ha visto una donna affacciata su un pozzo.
Dopo anni dall’incidente di Joe, Vera muore per una caduta e, Dolores, viene accusata della sua morte.
La donna non ci sta e racconta tutta la verità, su Joe, su Vera e su se stessa: “Ho ucciso Joe St. George, che era mio marito”.

Ne esce un ritratto di donna meraviglioso: una donna che ha sopportato, lottato, si è indurita; ma che ha deciso di non essere più una vittima. Dolores non scappa, decide di agire per se stessa e per i propri figli, sporcandosi la coscienza. Così come ha fatto Vera Donovan; due donne che più diverse l’una dall’ altra non possono essere. Che seppur incompatibili, la vita le ha costrette a restare unite, lottando contro i riccioli di polvere. Già, i loro misfatti si ripresentano con allucinazioni dove i riccioli di polvere hanno i volti delle loro vittime.
Dolores parla con tanta sincerità di ogni cosa, anche della merda che deve pulire, che necessariamente fa parte del lavoro della badante e che, se nella vita reale è normale saperlo, in un romanzo spesso verrebbe esclusa dal racconto. Per King anche quella fa parte di esso, rendendolo ancora più realistico.
“Dolores Claiborne” è n libro da leggere, assolutamente.
© Sperling & Kupfer 1998
88-7824-865-7
Pag. 267
€ 7,50
Written by Miriam Ballerini

