“Lettere persiane” di Montesquieu: una critica esplicita e incisiva contro la religione e lo Stato

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Le “Lettere persiane”, il celebre romanzo epistolare di Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu, furono pubblicate anonimamente nel 1721 ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, allora caratterizzati da una relativa maggiore libertà di stampa rispetto alla Francia.

Lettere persiane di Montesquieu
Lettere persiane di Montesquieu

Dato il suo carattere leggero e irriverente, il romanzo Lettere persiane ebbe un enorme successo quasi immediato. Montesquieu non volle firmare direttamente quest’opera per non incorrere nella censura, perché il romanzo rappresentava una critica esplicita e incisiva contro la religione e lo Stato, il clero e il governo, la corruzione morale e il disordine finanziario, la decadenza delle classi privilegiate e anche della letteratura. Ma l’anonimato proteggeva anche l’autore dalle conseguenze di una critica tanto audace delle istituzioni politiche e religiose.

Montesquieu adotta l’espediente di far raccontare questa realtà a due visitatori provenienti dalla Persia, di nome Usbek e Rica, facendosi in questo modo scudo dell’ignoranza e dei pregiudizi dei due esotici viaggiatori.

L’Oriente presentato da Montesquieu è certamente filtrato dalle convenzioni letterarie europee del tempo, ma è soprattutto uno strumento per rendere visibili, attraverso il confronto, le contraddizioni della società occidentale.

La trama del romanzo raccontato attraverso le lettere prende il via dal viaggio che l’aristocratico Usbek intraprende alla volta di Parigi partendo da Isfahan, capitale della Persia, insieme all’amico Rica.

Usbek lascia nel serraglio[1] le sue cinque mogli, affidate alla sorveglianza degli eunuchi. Per tutta la loro permanenza di diversi anni i due si mantengono in contatto tra loro e con tutti gli amici in Persia. Il finale del romanzo è abbastanza drammatico per la situazione che si verrà a creare nel serraglio del suo palazzo a Isfahan.

Quindi, se da un lato colpiscono e divertono le singolari reazioni dei due viaggiatori orientali di fronte all’Occidente e ai suoi costumi, dall’altro incuriosisce e intrattiene i lettori la calda rappresentazione di quel mondo lontano e all’epoca assai misterioso per i più. Usbek e Rica, essendo due giovani colti appartenenti all’alta società persiana, sanno cogliere le contraddizioni e le ipocrisie tipiche di una società dominata dal cattolicesimo e dall’assolutismo monarchico come la Francia dell’epoca.

Il contrasto che emerge, attraverso le lettere tra i due viaggiatori e i loro amici rimasti in Persia, offre l’opportunità a Montesquieu di un’intensa critica dei costumi francesi. Attraverso lo sguardo dei due viaggiatori, Montesquieu ne Lettere persiane mette in discussione il regime monarchico francese e si allontana da una concezione del potere riconducibile, per alcuni aspetti, a quella di Thomas Hobbes. Negli sviluppi successivi del suo pensiero, questa critica troverà una formulazione più compiuta nella difesa dell’equilibrio tra le istituzioni e nella limitazione del potere politico. Considerando Charles-Louis De Secondat De Montesquieu uno dei protagonisti della cultura illuministica nascente, ritengo interessante osservare la posizione che assume già in questo suo primo testo sul tema della tolleranza, ma sarebbe meglio dire: dell’intolleranza. 

Tra le altre osservazioni, i due viaggiatori rilevano come la convivenza tra cristiani ed ebrei in Francia sia migliorata e ricordano che gli spagnoli si sono pentiti di aver espulso gli ebrei, sebbene soprattutto per ragioni economiche. Osservano inoltre come i cristiani francesi, dopo aver perseguitato a lungo coloro che professavano una confessione appena diversa da quella del re, abbiano cominciato a comprendere che lo scrupolo religioso è cosa diversa dall’autentica devozione: per amare e osservare la propria religione non è necessario odiare e perseguitare chi non la condivide.

Montesquieu citazioni Lettere persiane
Montesquieu citazioni Lettere persiane

La realtà storica, tuttavia, induce a ridimensionare questo ottimismo: la revoca dell’Editto di Nantes nel 1685, appena trentasei anni prima della pubblicazione del romanzo, dimostrava quanto fosse fragile la convivenza religiosa e quanto profonde fossero ancora le conseguenze dell’intolleranza. Resta però importante cogliere lo spirito dell’autore, orientato al superamento di quelle persecuzioni confessionali che avevano segnato profondamente i secoli precedenti.

Personalmente, considero Montesquieu un genio, senza esagerare. Fu un anticipatore sotto molti aspetti della riflessione sulla società, sulle istituzioni politiche e su temi che diverranno centrali nella sociologia. Le Lettere persiane, di primo acchito, possono sembrare soltanto un romanzo giovanile di carattere satirico, ma introducono già temi fondamentali che saranno affrontati e approfonditi nel suo capolavoro, Lo spirito delle leggi.

La critica di Montesquieu investe la società europea e le sue istituzioni, ma non risparmia neppure il mondo orientale e le sue strutture di potere. Il metodo adottato è quello della comparazione, che nella sociologia diverrà uno strumento fondamentale di analisi. Le Lettere persiane non sono un trattato sistematico sulla tolleranza. La loro forza consiste proprio nel far emergere il problema attraverso la satira, il confronto tra culture e la critica delle istituzioni. Anche le religioni, tanto quella cristiana quanto quella islamica, sono sottoposte al vaglio critico dell’autore, che mette in luce le contraddizioni tra i principi professati e i comportamenti concreti. Già nelle Lettere persiane emerge così una riflessione sulla libertà e sulla tolleranza destinata a svilupparsi nelle opere successive e a lasciare un’impronta profonda nel pensiero politico moderno.

 

Written by Algo Ferrari

 

Bibliografia

Montesquieu, Lettere persiane, Rizzoli Editore, 1952

 

Note

[1] In quest’opera Montesquieu non usa mai il termine harem, ma sempre “serraglio”.

 

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