“L’ottavo giorno” di Georges Simenon: il malato è l’uomo più sconcertante?

CONDIVIDI... CUM GRANO SALIS

“L’ottavo giorno” è il romanzo in cui Georges Simenon racconta la storia di un magnate della stampa che, colpito da un’emiplegia mentre banchettava con gli amici, sopravvive e viene ricoverato in ospedale. Ciò che può accadere a tutti noi da un momento all’altro. Anche se cerchiamo di non pensarci.

L’ottavo giorno di Georges Simenon
L’ottavo giorno di Georges Simenon

“L’ottavo giorno” venne pubblicato per la prima volta in Francia, nel 1963, con il titolo: “Les Anneaux De Bicêtre” e poi in Italia, dapprima con il titolo in oggetto, e in seguito da Adelphi, nel 2009, con il titolo “Le campane di Bicêtre”.

È un romanzo abbastanza anomalo questo di Simenon, non ci sono morti misteriose, non ci sono ispettori e non ci sono indagini. Non c’è nemmeno la solita tensione dei romanzi anche non polizieschi di Simenon.

C’è solo un uomo alle prese con la sua malattia. Ma non è poco, ve lo garantisco. Per un uomo potente, abituato fino al giorno prima a comandare, abituato a tutti i privilegi che la sua condizione di potere gli consentiva, ritrovarsi di punto in bianco inchiodato in un letto di ospedale senza più il controllo di gran parte del proprio corpo e della propria mente è un colpo duro, durissimo, da tutti i punti di vista. Ma lo sarebbe anche per tutti noi, nel nostro piccolo, ne sono convinto.

«Il primo segno che gli perviene dall’esterno ha la forma di anelli, anelli sonori che vanno allargandosi sino a formare delle onde sempre più lontane. Tenendo gli occhi chiusi, cerca di seguirli, di capire, e allora si produce un fenomeno del quale non oserà mai parlare ad alcuno: riconosce quelle onde e ha voglia di sorridere loro», ecco ciò che affiora nella mente di Renè Maugras risvegliandosi da un pozzo buio e profondo, metaforicamente parlando.

Maugras non soffre, ma gli occorre molta fatica per ritrovare il suo sé, quello attuale, quello di un uomo di cinquantaquattro anni, non quello di lui bambino o adolescente. Quegli anelli sono appunto ciò che il piccolo Renè sentiva e vedeva mentre suonavano le campane di St. Etienne a Fécamp.

Simenon ci racconta ora dopo ora, giorno dopo giorno, almeno negli iniziali otto giorni, la battaglia che il malato deve portare avanti per uscire, almeno in parte, da quello stato di minorità. Fino al fatidico “ottavo giorno” atteso con tanta trepidazione. Cosa succederà l’ottavo giorno di degenza però non ve lo voglio svelare, per lasciarvi aperta almeno un po’ di curiosità.

In questo contesto di vulnerabilità e fragilità, il protagonista si abbandona ai ricordi e alle riflessioni del passato. La malattia diventa un’occasione per riflettere sulla vita e sulle scelte fatte.

La sua esistenza ora dipende da figure sempre più indispensabili, come la graziosa e amorevole signorina Blanche, l’infermiera che lo assiste e lo sostiene, anche psicologicamente, verso la guarigione, l’insopportabile capo-sala o la sensuale Joséfa, l’infermiera di notte.

Il protagonista si trova a confrontarsi con il proprio passato, con le persone che ha amato e con le decisioni che ha preso. La sua mente è un turbinio di ricordi e di emozioni, che si mescolano con la realtà presente dell’ospedale. In particolare, Maugras è tormentato dalla situazione della sua seconda moglie, la giovane Lina, una ragazza fragile che senza di lui sta affondando nell’alcool e nella vita dissoluta.

Simenon esplora magistralmente la mente del protagonista, facendo riaffiorare ricordi e immagini che si mescolano con la realtà presente. La scrittura è caratterizzata da una profonda introspezione e da una capacità di evocare atmosfere e sentimenti con grande accuratezza. Il lettore è immerso nella mente del protagonista, condividendo le sue riflessioni e le sue emozioni.

“L’ottavo giorno” è anche un viaggio nella memoria e nella coscienza del protagonista che si trova a confrontarsi con la propria malattia e con il senso della propria esistenza. La malattia diventa quindi un’occasione per ripensare alle scelte fatte, e per cercare di trovare un senso più profondo alle cose.

Georges Simenon citazioni L'ottavo giorno
Georges Simenon citazioni L’ottavo giorno

La prosa di Simenon è semplice e diretta, ma allo stesso tempo è capace, come sempre, di evocare una grande profondità di sentimenti e di emozioni. Il lettore è portato a riflettere, a sua volta, sulla propria vita e sulle proprie scelte, e a chiedersi cosa sia veramente importante.

In “L’ottavo giorno”, Simenon dimostra ancora una volta la sua maestria nel raccontare storie di introspezione e di psicologia.

Quest’opera è per me un vero capolavoro, che permette al lettore di assistere alla lenta rinascita di un uomo che sembrava sul punto di lasciarsi andare completamente e irrimediabilmente.

Vorrei infine riportare la dedica che Simenon inserisce all’inizio del libro e che ritengo molto significativa, a conclusione della mia recensione: «A tutti coloro, professori, medici, infermieri e infermiere che, negli ospedali e altrove, si sforzano di capire e di confortare l’uomo più sconcertante: il malato».

 

Written by Algo Ferrari

 

Bibliografia

Georges Simenon, L’ottavo giorno, Mondadori, 1966

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *