Johann Wolfgang von Goethe: biografia ed opere di un intellettuale a tutto tondo

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Se tratti una persona per come è, essa rimarrà quella che è, ma se la tratti come se fosse quella che dovrebbe essere, diventerà quella che dovrebbe e potrebbe essere.”

Johann Wolfgang von Goethe citazioni
Johann Wolfgang von Goethe citazioni

Poeta, drammaturgo, romanziere, scienziato, pensatore e uomo di Stato, Johann Wolfgang von Goethe è il poeta simbolo della cultura europea a cavallo dei secoli XVIII e IX.

Nato a Francoforte sul Meno il 28 agosto 1749 in una famiglia borghese colta e agiata, la sua formazione si fonda su lezioni private piuttosto che sulla scuola pubblica.

La madre, appartenente all’alta borghesia locale, gli trasmette sani principi religiosi, mentre il padre, giurista, gli garantisce fin dalla tenera età l’amore per la cultura umanistica. Emblematico è un episodio legato alla sua infanzia in cui si racconta, che ad alimentare in lui la passione per la drammaturgia sarà un regalo della nonna: si trattava di un teatro di   marionette.

Ben presto Goethe si trasferisce a Lipsia e poi a Strasburgo per studiare legge. Tuttavia, la sua passione letteraria avrà la meglio sui suoi studi di giurisprudenza. A Lipsia, la sua formazione culturale si arricchisce grazie ad un ambiente ricco di spirito innovativo, dove affina il proprio personale stile fin dalle sue prime prove poetiche e drammatiche.

“Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in sé genialità, magia e forza. Comincia ora.”

Principale esponente del movimento preromantico Sturm und Drang (tempesta e impeto), viene spesso accostato a Dante e a Shakespeare, quale autore massimo del sapere del suo tempo.  Sturm und Drang è una corrente letteraria che trae ispirazione dal pensiero di Rousseau. Che, esaltando la natura e autentici sentimenti, promuove un rinnovamento della cultura tedesca, rompendo con i dogmi letterari del passato e contro il razionalismo illuminista.

Il 1774 è l’anno della pubblicazione del suo romanzo epistolare e simbolo del movimento I dolori del giovane Werther, che dà a Goethe un’eccellente fama. Nell’opera, che segna un’epoca, l’autore dà voce al dolore esistenziale dei giovani romantici, il cui impatto è così dirompente da ispirare un’intera generazione. Che, in seguito a una forma di emulazione del protagonista, provoca un’ondata di suicidi in molti giovani. Probabile però, che tale narrazione sia un mito storiografico diventato poi leggenda. Raccontando la genesi dell’opera, lo stesso Goethe affermava che la fonte di ispirazione di tale lavoro è stato il suicidio di un amico, vicenda che lo aveva toccato nel profondo.

È il 1775 quando il duca Carlo Augusto di Sassonia invita il poeta a Weimar, dove alterna l’attività letteraria a incarichi di governo: assume la direzione delle strade e delle miniere, diviene consigliere di Stato e in seguito ministro (1815). Le cronache dei contemporanei, che hanno il privilegio di incontrarlo a Weimar, descrivono una figura che incuteva un rispetto quasi reverenziale. Seppur non eccezionalmente alto, la sua postura eretta e il portamento fiero lo facevano apparire monumentale. L’elemento che più impressionava chiunque lo guardasse erano i suoi occhi: scuri, grandi e descritti come “animati da un fuoco interiore”, e capaci di entrare nei pensieri del suo interlocutore.

La sua intensa attività amministrativa, unita all’amore per la dama di corte Charlotte von Stein, segnano l’allontanamento di Wolfgang von Goethe dallo Sturm und Drang, che rivolge la sua attenzione alla classicità.

L’abbandono lo spinge a intraprendere un viaggio, nel 1786, che si configura quasi come una fuga da impegni troppo gravosi a favore di una ritrovata libertà. La sua meta è l’Italia, per il poeta luogo simbolo di un ideale estetico e culturale, che affonda le sue origini nella civiltà classica e rinascimentale. Il viaggio di Goethe non è soltanto culturale, e neppure progettato per dare spazio a una vita dal sapore spensierato. Ma è un viaggio che lo porta a riflettere sul suo percorso interiore, oltre che sul proprio operato di uomo di intelletto. Le tappe del suo viaggio, davvero prolifico, sono alcune città del Nord, Perugia, Assisi, Napoli e la Sicilia. Ma è Roma la città che lo incanta, e dove vive uno dei periodi più felici della sua vita. Anche perché accoglie il suo sentire più profondo, che si coniuga in una sintesi davvero gratificante fra natura e arte, fra passato e presente, nonché fra spiritualità e sensualità.

Da questo suo soggiorno italiano nasce il volume dal titolo Viaggio in Italia, pubblicato in due volumi intorno al 1816-1817. Si tratta di una produzione letteraria, da intendersi come un viaggio che attraversa le frontiere del pensiero umano. Tanto che le sue riflessioni sull’individuo, sulla natura e sul destino dell’uomo sono a tutt’oggi fonte di ispirazione per lettori e studiosi. Viaggio in Italia non è un semplice reportage, ma un’opera letteraria viva, e attuale a tutt’oggi. Un’opera senza tempo che testimonia il desiderio del poeta di un mondo ideale.

Di Goethe letterato, si può dunque affermare che il suo pensiero ha avuto riflessi sulla cultura mondiale, tanto da influenzare scrittori, poeti e pensatori di ogni epoca.

Friedrich NietzscheHermann HesseThomas Mann e molti altri grandi autori del XX secolo sono stati profondamente ispirati dalle sue idee, grazie alla sua capacità di fondere poesia, filosofia e scienza in una sintesi armonica.

Goethe rifiutava le catalogazioni spicciole. Per lui, poesia e scienza erano due facce della stessa medaglia, ovvero il tentativo umano di comprendere l’universo attraverso un insieme simbiotico.  Principio, manifestato dal suo modo di interagire con le diverse discipline. Passava, infatti, con disinvoltura dalla scrittura agli studi di ottica sulla Teoria dei Colori, o alla ricerca dell’Urpflanze, la pianta originaria da cui, secondo lui, derivano tutte le altre.

“Non ama colui al quale i difetti della persona amata non appaiano virtù.”

Il Faust, l’opera più famosa di Goethe, è quella a cui lavorò per sessant’anni fino a pochi mesi prima della morte. Il Faust di Goethe è il personaggio simbolo dell’anima moderna, rappresentato da uno scienziato insoddisfatto dei limiti del sapere umano che, ormai vecchio, viene tentato da Mefistofele (il demonio) e gli vende l’anima in cambio di giovinezza, sapienza e potere. Nella prima parte, Faust seduce l’ingenua Margherita (Gretchen), portandola alla follia e alla morte. Nella seconda parte, il dramma si arricchisce di simboli e allegorie, e Faust viene messo a confronto con la mitologia greca in un’apoteosi di classicismo e romanticismo. La tormentosa inquietudine di Faust può essere placata soltanto dall’azione, dall’azione utile. E benché tutto sembri congiurare contro la salvezza della sua anima, la pietà divina riconosce il desiderio di bene che è stato all’origine di tutti i suoi peccati.

Goethe non vede in Faust un grande peccatore da punire, ma il rappresentante dell’umanità stessa, della sua insofferenza per i limiti della coscienza e del tentativo di superarli. Ed è per Goethe la più nobile delle aspirazioni umane.

In breve, il pensiero di Goethe che emerge dal Faust si può riassumere nel concetto di Streben, ovvero un incessante sforzo, un continuo superamento dei propri limiti attraverso l’azione e la conoscenza, che porta l’uomo a salvarsi da solo; sempre se c’è continuità di evoluzione in lui e continuando ad essere fruitore della propria creatività.

“L’uomo erra finché aspira.”

Wolfgang Goethe non è stato soltanto un poeta e letterato, ma un vero e proprio pensatore poliedrico che ha abbracciato la scienza, la filosofia, l’arte con una stupefacente profondità. Un percorso di studioso, il suo, che si può definire come una sorta di una metamorfosi intellettuale, divisa in due grandi stagioni. Quella dello Sturm und Drang, stagione durante la quale Goethe è il simbolo della ribellione emotiva. In cui, con I dolori del giovane Werther (1774) dà voce al dolore esistenziale di un’intera generazione, trasformando il suicidio per amore in un mito letterario. È questo il Goethe romantico, passionale, che si lascia guidare dall’istinto e dall’intensità del sentimento. La seconda stagione vede la sua rinascita classica, con la svolta del viaggio in Italia. In fuga dalle responsabilità politiche di Weimar, Goethe scende in Italia. Tra le rovine di Roma e i paesaggi della Sicilia scopre la “nobile semplicità e quieta grandezza” dell’arte classica. Qui la sua anima trova la pace: l’irruenza giovanile si trasforma in una ricerca dell’ordine, della simmetria e delle leggi universali della natura.

“Le cose che amiamo ci modellano.”

Anche le sue osservazioni circa la pittura e sull’arte in genere hanno avuto una grande influenza sullo sviluppo del pensiero estetico. Mentre le sue teorie scientifiche, da ricordare che Goethe è stato, infatti, anche uno scienziato, hanno avuto un impatto duraturo in diversi campi. Sebbene, oggi, siano in parte superate.

Il suo amore per la scienza lo porta ad esplorare discipline quali botanica, anatomia, geologia e mineralogia, nonché l’ottica, con una condotta pragmatica: cerca di sviluppare una propria, originale concezione della natura, la cui visione è simbiotica con una concezione spirituale del mondo, in cui uomo e natura sono strettamente connessi.  Visione assolutamente dinamica quella di Goethe: per lui, conoscere significava entrare in armonia con il mondo, senza però dominarlo. Visione che lo pone in posizione di pioniere di un pensiero ecologico che troverà il suo approdo nei tempi a venire.

A proposito della Teoria dei colori, di cui lo stesso è stato autore, entrando in aperto conflitto con la comunità scientifica internazionale mette in discussione l’ipotesi di Isaac Newton secondo cui i colori derivano dalla rifrazione della luce bianca. Per Goethe, invece, che si richiama al principio della polarità naturale, i colori sono da ricondurre all’unione di luce e oscurità. Teoria, che viene però accolta con scetticismo dalla comunità scientifica dell’epoca.

Nel 1784 Goethe scopre la presenza dell’osso intermascellare nell’uomo. Fino ad allora gli anatomisti pensano che lo avessero soltanto gli animali: l’assenza nell’uomo avrebbe dimostrato la superiorità anatomica umana sulle bestie. Dimostrando che l’uomo possiede quell’osso, Goethe provò scientificamente la continuità biologica tra l’essere umano e il resto del regno animale, anticipando di decenni le intuizioni dell’evoluzionismo.

“Il talento si nutre meglio nella solitudine; il carattere si forma nelle tempeste del mondo.”

Se la letteratura e la filosofia tedesca hanno toccato vette ineguagliabili alla fine del Settecento, lo si deve a quello che è stato definito il sodalizio più fruttuoso della storia letteraria: il rapporto fra Goethe e Schiller, che inizialmente non è stato facile.

Schiller vedeva in Goethe un gigante irraggiungibile e distaccato; Goethe vedeva in Schiller un giovane irruento, ancora troppo legato agli eccessi dello Sturm und Drang che lui stesso aveva ormai superato. La svolta avviene a Jena durante una conversazione casuale sulla botanica e sulla metamorfosi delle piante. Da quel momento, le menti dei due pensatori si incuneano alla perfezione. Tanto che per anni i due si scrivono quasi quotidianamente, con un epistolario di oltre mille lettere. Criticandosi, correggendosi e spronandosi vicendevolmente: opposti ma al contempo complementari.

Schiller è l’idealista filosofico, l’uomo del pensiero astratto e della libertà politica; Goethe è il realista, l’osservatore della natura, l’uomo dell’armonia visiva. Goethe stesso dirà che Schiller gli restituisce la giovinezza poetica, spingendolo a completare la prima parte del Faust. Quando Schiller, nel 1805, muore prematuramente, Goethe cade in una depressione profonda. Confesserà agli amici: “Ho perso la metà della mia esistenza”. Il loro legame è stato così intenso che oggi riposano uno di fianco all’altro nella Cripta Principesca di Weimar.

“Non basta sapere, si deve anche applicare; non è abbastanza volere, si deve anche fare.”

Oggi, alla luce del suo percorso di intellettuale a tutto tondo, è inevitabile porsi un interrogativo: perché Goethe è ancora attuale? Perché le sue opere sono frutto di un pensiero senza tempo?

La risposta, incontrovertibile, è che il nostro sommo ha saputo dare voce alle inquietudini e alle perplessità delle generazioni a lui vicine, come a quelle lontane. Un genio universale che ha saputo coniugare poesia e verità, scienza e arte, spirito e materia. Leggendo i suoi libri, ancora oggi, è difficile non sentirsi compresi nelle proprie inquietudini e confortati nei propri tormenti.

“I più felici sono coloro che vivono giorno per giorno come i bambini.”

Il 22 marzo 1832, all’età di 82 anni, Johann Wolfgang von Goethe si spegne nella sua casa di Weimar, seduto sulla sua poltrona. La sua morte è diventata leggenda letteraria soprattutto per le sue ultime parole, entrate nel mito, quando chiede “Più luce!” (Mehr Licht!)

Questo frammento finale di frase è stato interpretato dai critici e dai posteri in più chiavi di lettura. Secondo l’interpretazione illuminista sarebbe il grido supremo del genio che, anche sul punto di morire, reclama la ragione, la conoscenza e la verità contro le tenebre dell’ignoranza e della morte. Con un’interpretazione spirituale, invece, la frase sarebbe la richiesta mistica di una visione ultraterrena, e il desiderio dell’anima di ricongiungersi alla sorgente divina della creazione. Altra interpretazione suggerisce, che più prosaicamente l’anziano poeta, indebolito e con la vista ormai offuscata dall’agonia, chiedeva al suo servitore di aprire le imposte della finestra per far entrare la luce.

Resta il fatto che, persino prima del suo ultimo respiro, Goethe ha saputo trasformare un bisogno fisico nel manifesto perfetto della sua intera esistenza: la ricerca incessante della verità e della bellezza.

“Il dubbio cresce con la conoscenza.”

 

Written by Carolina Colombi

 

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