Antonio Saporito: l’acciaio, l’armonia della forma e l’astrazione geometrica
A ottantasei anni Antonio Saporito continua a guardare in avanti, verso il futuro. La sua curiosità, la voglia di sperimentare e il desiderio di confrontarsi con nuove idee, sono rimasti giovani.

Nel corso della sua lunga carriera ha avuto occasione di conoscere e frequentare artisti che hanno segnato la storia dell’arte italiana del Novecento ‒ da Lucio Fontana a Ennio Morlotti, da Enrico Calabria a Ugo Nespolo, fino a Sergio Ramella e Sergio Soffiantino ‒ ma non ha mai smesso di interessarsi alle nuove generazioni e alle ricerche più innovative.
Viene spontaneo pensare che Antonio Saporito sia fatto dello stesso materiale che ha scelto come protagonista di molte sue opere: l’acciaio. Un materiale resistente, rigoroso e capace di attraversare il tempo senza perdere la propria forza.
Nato nel 1940 a Rocchetta Sant’Antonio, piccolo centro della provincia di Foggia che negli ultimi decenni ha conosciuto un progressivo spopolamento, Saporito si forma inizialmente all’interno della tradizione figurativa. Già nei primi decenni della sua attività realizza opere di notevole qualità tecnica, tra cui Natura morta con melograno, Natura morta (1982) e Brocca in rame (1991), lavori che testimoniano una solida padronanza del disegno, della composizione e della luce.
Negli anni Novanta avviene una svolta decisiva nel suo approccio creativo; pur senza rinnegare il proprio passato, l’artista sente la necessità di esplorare nuove possibilità espressive. Ai pennelli e alla pittura tradizionale si affiancano materiali inconsueti: piombo, alluminio, masonite, legno, sabbia, vetro e soprattutto ecco l’acciaio, destinato a diventare uno degli elementi più caratteristici della sua ricerca.
La sua produzione si orienta così verso l’astrazione geometrica, tuttavia non si tratta mai di un astrattismo freddo o puramente teorico. Le forme di Saporito sembrano conservare un legame con la realtà, come se l’artista cercasse non tanto di cancellarla quanto di sintetizzarla, organizzarla e trasformarla in un linguaggio essenziale.
Rigore ed eleganza diventano le parole chiave della sua poetica. Tagli, perforazioni, incastri e superfici lavorate con estrema precisione, testimoniano una perizia tecnica che ricorda come ogni vero artista, per dare forma alle proprie idee, debba essere sempre un artigiano di alto livello. Viene spontaneo pensare a Michelangelo e al suo rapporto con il marmo: anche nel lavoro di Saporito la materia non è mai un semplice supporto, ma parte integrante del processo creativo.
In opere come Fantasia Geometrica (2002) e nelle serie Forma Geometrica e Astratto Geometrico (2006-2007), la geometria non si irrigidisce in formule astratte, ma si trasforma in equilibrio, ritmo e armonia visiva; le linee dialogano tra loro come note musicali all’interno di una composizione.
Talvolta questo linguaggio geometrico richiama direttamente il mondo reale. È il caso di La luna e lo spazio (2005), dove perforazioni circolari e tagli obliqui suggeriscono la presenza di una luna sospesa sopra una skyline di edifici stilizzati. Lo stesso tema ritorna in Sotto la luna, realizzata nello stesso anno su acciaio blu, confermando l’interesse dell’artista per il rapporto tra astrazione e immagine evocata.
In altri lavori emerge invece una dimensione più ludica e fantastica. Passeggiata dei piccoli robò (2000), realizzata in acciaio e collage di alluminio, introduce un tono ironico e leggero che dimostra come il rigore geometrico possa convivere con il gioco e l’immaginazione.

A marzo del 2026, la scultura monumentale Il Pianeta Marte, inaugurata nel 2018 e collocata nel Parco Italia ad Alessandria, vicino al Ponte Meier, è stata oggetto di un restauro conservativo curata dallo stesso artista.
Seguire l’intero percorso espositivo di Antonio Saporito è quasi impossibile negli spazi di un modesto articolo: le mostre a cui ha partecipato nel corso dei decenni sono numerosissime.
Ho avuto occasione di incontrarlo e parlargli nel maggio 2026 al MIIT di Torino, grazie alla disponibilità del direttore Guido Folco che ringrazio, e ho trovato un artista ancora pieno di entusiasmo, idee e progetti, animato da un sincero amore per il proprio lavoro.
Tra le opere che erano esposte ricordo Composizione e Concetto spaziale, entrambe in tecnica mista su alluminio, e soprattutto Porta dell’Universo (2013), realizzata in legno di carrubo. Un’opera che ben rappresenta la sua ricerca: una soglia simbolica attraverso cui la materia si trasforma in pensiero e la geometria diventa linguaggio poetico.
Written by Marco Salvario
