“La pace della fede” di Niccolò Cusano: un precursore dell’ideale moderno di tolleranza

CONDIVIDI... CUM GRANO SALIS

Tra le opere più rilevanti del Rinascimento, “La pace della fede” (“De Pace Fidei”) di Niccolò Cusano è stato spesso interpretato dalla storiografia come una delle più significative anticipazioni di quella che diverrà la moderna idea di tolleranza.

La pace della fede Niccolò Cusano
La pace della fede Niccolò Cusano

Questa nuova edizione pubblicata dalla BUR classici dell’opera del teologo, filosofo e umanista Niccolò Cusano (1401-1464) è stata curata e commentata in modo meticoloso da Enrico Peroli, insegnante universitario di Filosofia morale e tra i più considerati studiosi di livello internazionale del pensiero di Cusano. Il volume è impreziosito dall’accompagnamento finale di un saggio di Massimo Cacciari, noto filosofo italiano, dal titolo: “La pace trina”.

Il saggio si apre con la grande paura che si diffuse in Europa dopo la caduta di Costantinopoli nelle mani del Sultano Maometto II. La data del 29 maggio 1453 ha assunto nella storia un valore simbolico, essendo il giorno in cui, dopo un assedio estenuante di circa un mese, l’esercito turco-ottomanno pose fine a un impero che durava da oltre mille anni.

Argomenta Peroli: «La notizia della caduta della sacra capitale d’Oriente si era diffusa abbastanza rapidamente […] Dalla fine di Luglio le cronache meticolose dell’assedio, i racconti delle bombarde, degli stupri, di Santa Sofia già diventata moschea turca, con le statue e le immagini religiose fatte a pezzi, inizia a essere rielaborata e interpretata in Europa nel contesto di un immaginario storico e teologico che si richiamava alle profezie e ai presagi sull’imminente venuta dell’Anticristo, spingendo a vedere nella caduta della “seconda Roma” il preludio a un imminente scontro di civiltà che avrebbe condotto alla distruzione dell’Occidente»[1].

Oltretutto, la caduta di Costantinopoli non pose affatto fine alla guerra. Al contrario, segnò l’inizio della fase di massima espansione dell’Impero ottomano sotto Maometto II e i suoi successori.

Cusano, interpellato dall’amico cardinale Enea Silvio Piccolomini in ragione della sua esperienza maturata in quelle terre, rispose all’appello per una guerra santa con una lettera nella quale elaborò, sorprendentemente, una teoria fondata sul dialogo e sulla concordia tra le religioni, destinata a prendere forma ne “La pace della fede”.

Ciò, sebbene che: «i turchi venivano descritti come un popolo crudele, nemico della civiltà, che, se non contrastato militarmente, avrebbe condotto a una seconda morte Omero, Pindaro, Menandro e tutti i più famosi poeti e avrebbe prodotto l’ultima distruzione dei filosofi greci».[2]

Quest’idea viene elaborata da Cusano nello stile di una “visione”, nella quale mostra come potrebbe essere possibile trovare un accordo tra le diverse religioni e in questo modo assicurare la pace perpetua tra i popoli della terra. La chiave di questa teoria si trova nella convinzione che le diverse tradizioni con i loro riti siano fondamentalmente riferite a un unico vero culto di Dio.

Il testo sulla pace di Cusano viene spesso menzionato dunque come una delle più approfondite argomentazioni non sfavorevoli alle religioni non cristiane, diversamente dalla generalità di posizioni definibili come «intolleranti» della tradizione cattolica precedente. Cusano viene così interpretato come un precursore dell’ideale moderno di «tolleranza». Per molti ricercatori Cusano può essere considerato «un illuminista prima dell’illuminismo».

Una delle peculiarità del suo testo è quella che è stata definita la «filosofia del presupposto», secondo la quale in ogni religione risiede un presupposto comune, che è quello della fede in Dio, dal quale si può partire per trovare un accordo tra le diverse fedi religiose.

L’idea di pace, di superamento della conflittualità, si esprime dunque come la ricerca dell’unicità nella varietà. Paradossalmente questo pensiero ecumenico fondato sul dialogo e sull’incontro tra le diverse religioni è divenuto molto più di attualità oggi, nelle nostre società multietniche e multi religiose, che non all’epoca in cui scrive Cusano.

La storia mostrò rapidamente quanto quel progetto fosse lontano dalla realtà: dopo il 1453 l’espansione ottomana proseguì ancora per oltre due secoli, fino alla svolta rappresentata dalla pace di Karlowitz (1699).

Comunque, sul piano della storia delle idee, la questione è più sfumata. Molti studiosi vedono nel “La pace della fede” non tanto un progetto politico realizzabile, quanto una delle prime riflessioni sistematiche sul dialogo tra le religioni.

Sul piano storico e politico il progetto delineato nel “La pace della fede” rimase indubbiamente un’utopia in quanto l’Europa non si avviò verso il dialogo religioso immaginato da Cusano, ma verso nuove guerre e nuovi conflitti, probabilmente non evitabili.

Sul piano della storia del pensiero filosofico e delle idee, tuttavia, quell’opera conservò un’importanza duratura, anticipando alcuni temi che, secoli dopo, sarebbero stati al centro della riflessione sul dialogo tra le religioni.

Il volume si chiude con un denso saggio di Massimo Cacciari, “La pace trina”, nel quale il filosofo riprende l’intuizione cusaniana sottolineando come il dialogo tra le religioni non possa ridursi alla semplice tolleranza reciproca, ma richieda un autentico riconoscimento della relazione con l’altro. Anche per Cacciari, tuttavia, l’umanesimo di Cusano mantiene inevitabilmente un carattere utopico.

Se il progetto di Cusano rimase un’utopia sul piano della storia, non lo fu certamente sul piano della riflessione filosofica. Ed è proprio questa tensione fra realismo storico e forza ideale a rendere ancora oggi il trattato una lettura preziosa per chiunque voglia comprendere le origini del moderno dibattito sul dialogo tra le religioni e sulla tolleranza.

 

Written by Algo Ferrari

 

Bibliografia

Niccolò Cusano, La pace della fede, a cura di Enrico Peroli, con un saggio di Massimo Cacciari, BUR classici Rizzoli, 2026

 

Note

[1] Niccolò Cusano, La pace della fede, BUR classici, p. 6

[2] Ivi, p. 7

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *