“Gaza Odio e amore per Israele” di Gad Lerner: due popoli, due stati?
«Si può vivere in paradiso sapendo di avere l’inferno accanto?» si chiede Gad Lerner.

La risposta è abbastanza scontata, alla luce di ciò che accaduto e soprattutto di ciò sta accadendo in Medio Oriente. Però, quali possono essere i percorsi per arrivare ad una situazione di convivenza che eviti questa dicotomia? Certo, si può sempre rispondere con lo slogan: “Due popoli, due stati”, che potrebbe rappresentare un punto di arrivo, ma che, ad oggi, non è nemmeno una via percorribile, dato che, sia il governo israeliano guidato da Netanyahu, sia Hamas, sono contrari a questa soluzione.
Gad Lerner, nato a Beirut nel 1954 da famiglia ebraica, è un profondo conoscitore delle problematiche legate a questo eterno conflitto, sia in quanto giornalista, sia per la sua esperienza familiare.
Egli, data la sua storia e provenienza, non ha potuto esimersi dallo scrivere “Gaza Odio e amore per Israele”, anche se inizialmente non avrebbe voluto scrivere alcunché. D’altra parte, non deve essere facile parlare di ciò che ha preso avvio dal 7 Ottobre ’23, cioè da un evento che risulta essere quasi inenarrabile.
“Gaza Odio e amore per Israele” è un libro che tutti dovrebbero leggere, specialmente i più giovani, perché non racconta solo i fatti, ma anche ciò che sta dietro ai fatti, senza mai scadere in luoghi comuni, ideologismi o prese di posizione pregiudiziali.
Non è certamente facile per un ebreo, come Lerner, che proviene da una famiglia di sopravissuti alla “Shoa” essere imparziale di fronte a un evento epocale come quello di cui parla.
Eppure, il sottotitolo del libro: “Odio e amore per Israele” esprime già la posizione di Lerner, il quale, tuttavia, aborrisce l’essere identificato come “l’ebreo buono” un’immagine che fa da contraltare a uno stereotipo che vede gli ebrei come naturalmente “cattivi”.
Dall’altra parte, tra gli ebrei ortodossi più conservatori, Lerner si espone all’accusa di “tradimento”. Insomma, una posizione davvero difficile la sua.
Lerner inizia il libro raccontando di come viene a sapere dell’attacco terroristico del 7 ottobre nel Sud di Israele nei paraggi della città di Sderot. Gli arrivano in diretta immagini raccapriccianti dell’attacco, delle uccisioni perpetrate dai miliziani di Hamas, delle violenze indicibili, anche su bambini e donne e dei successivi rapimenti. Gli arrivano sotto forma di filmati di GoPro, bodycam e smartphone forniti dagli stessi assalitori.
Il bilancio alla fine del triste conteggio sarà pesantissimo: 1200 morti e 240 sequestrati.
Solo dopo ore Netanyahu pronuncerà la fatidica quanto inevitabile frase: «Siamo in guerra».
Scrive ancora Lerner: «… la terribile umiliazione inflitta da Hamas all’apparato di sicurezza israeliano il 7 ottobre segnava un voltapagina epocale nel conflitto mediorientale, rimetteva in discussione la sorte futura dello Stato ebraico, era gravido di conseguenze drammatiche nei futuri equilibri internazionali. Di più, cambiava la vita di ciascuno di noi che con quel luogo abbiamo legami».
Inevitabile che torni in mente la fatidica frase che era diventata una specie di ritornello dopo l’attentato del 11 settembre alle torri gemelle: “Nulla sarà più come prima”, nel senso che sarà molto peggio.
Certo che risultano altrettanto raccapriccianti i festeggiamenti e le manifestazioni di esultanza di tanti palestinesi una volta saputa la notizia, quasi non sapessero cosa aspettasse al loro popolo, visto la destra più conservatrice e nazionalista che governa tuttora Israele. Un governo, quello di Netanyahu, di cui Lerner è fiero oppositore.
Non è servito molto tempo, infatti, per vedere l’inizio di una reazione sconsiderata da parte di Israele, tale da far perdere la solidarietà che gli aspettava.
Già all’indomani della strage del 7 ottobre Netanyahu annuncia l’inizio di una guerra lunga che non si sarebbe conclusa se non con il definitivo annientamento di Hamas. Proprio a causa di questa spropositata reazione militare, senza alcun riguardo per la popolazione civile, donne e bambini compresi, abbiamo assistito ad una riacutizzazione dell’antisemitismo nel mondo e ad una crescita del consenso non solo ai palestinesi ma proprio ad Hamas in quanto tale.
Lerner approfondisce poi da un punto di vista politico e culturale la diaspora israeliana, vista sia da chi vive fuori che dentro. Descrive inoltre il sionismo nelle sue diverse declinazioni, spiegandone bene origini e sviluppo, come anche la sua posizione personale rispetto al esso, evitando di cadere nei soliti luoghi comuni.
La conoscenza della storia resta fondamentale per capire il conflitto arabo-israeliano fin dalle sue origini.
Ciò che mi ha colpito molto è quanto Israele sia piccolo, di soli 22.000 km quadrati (meno della Lombardia), per giunta circondato da potenze a lui ostili fin dalla nascita. Un paese dove i ragazzi debbono prestare tre anni di servizio militare mentre le ragazze, due.
Sebbene la posizione di Lerner sia per trovare una convivenza pacifica tra israeliani e palestinesi, egli non nega il suo scetticismo per una soluzione accettabile a breve. Gaza è ormai una striscia di terreno sempre più ristretta e sovrappopolata, dominata da un’organizzazione allo stesso tempo integralista e combattente, che esercita in Gaza una funzione amministrativa e religiosa.

Scrive a questo proposito Lerner: «I sionisti messianici aspirano a colonizzarla, facendovi ritorno per adempiere alla missione di ricostituire l’antico regno di Israele. Avevano vissuto come un oltraggio sacrilego il ritiro unilaterale imposto loro da Ariel Sharon nell’Agosto 2005. Il vecchio leader della destra israeliana non aveva messo in conto che Hamas potesse trasformare quella prigione a cielo aperto nella sua roccaforte, l’avamposto della guerra santa per scacciare i sionisti dalla Palestina».
Se la soluzione “due popoli, due stati” non pare realisticamente perseguibile anche la soluzione di un solo paese per ambedue i popoli pare oggi del tutto impossibile. Per convivere in pace servono requisiti indispensabili come la democrazia, il pluralismo, lo stato di diritto e la parità di genere, pura utopia, oggi come oggi. Però, è forse solo attingendo nell’utopia, scrive ancora Lerner, che possiamo trarre ispirazione per un futuro migliore.
A questo proposito direi che è significativo il ringraziamento che alla fine del libro “Gaza Odio e amore per Israele” Lerner manda ad Alexander Langer, perché fu lui ad incoraggiarlo a far la spola tra mondi che ancor oggi si combattono.
Langer, infatti, fu un precursore dell’esigenza di costruire ponti là dove esistono solo ostilità e contrapposizioni, apparentemente senza via d’uscita. Assieme a lui il ringraziamento dell’autore va anche a Inge Feltrinelli, che di questo spirito fu interprete appassionata.
Written by Algo Ferrari
Bibliografia
Gad Lerner, Gaza Odio e amore per Israele, Feltrinelli, 2024
