“Ossa di serpe” di Stefano Raspini: sognare è destarsi?

Il primo (di una complessa serie) elemento di pregio che colgo in Ossa di serpe del poeta Stefano Raspini appartiene a Paolo Briganti, che ne ha curato la presentazione, la quale è intitolata L’incontenibile voce di un poeta-contro.

Ossa di serpe di Stefano Raspini
Ossa di serpe di Stefano Raspini

Lo ringrazio della metafora: Raspini è “un po’ come lo squalo che, solo continuando a nuotare, può ‘filtrare l’acqua’ e così restare in vita. E dunque anche azzannare.” – egli non consente mai al suo uditore di appisolarsi: o l’attenzione o la vita! 

Al di là dei numerosi premi da lui vinti nelle gare “di Poetry-slam” – in cui di certo ebbe a che fare con altri, deliranti, affabulatori poetici, credo che l’onda-Raspini necessiti di quella voce e di quella figura soda per potersi librare nell’aere. Un libro come questo è l’attestazione bohriana della particella che, fra un attimo, o forse prima ancora, tornerà a mutarsi in onda.

Per chi lo frequenta nei social, è un plurimo evento quotidiano l’imbattersi in un suo nuovo componimento, che vive lo spazio di un istante e che si tramuta subito in energia poetica che finirà, fra non molto, anzi pochissimo, anzi, subito per generare una nuova, pur sempre temporanea, versificazione.

“Si può anche notare, già nei primi versi, un andamento ritmico, variato sì, ma non casuale…”Caso o necessità?, si chiederebbe il lettore di Jacques Monod. Chi lo sa?! Il Mondo, che è anche l’anagramma di quel franco cognome, è un Mistero.

Il poeta non lo scopre: si limita a cantarne il velo che, sempre più diversamente, pare celarlo e, al contempo, inebriarlo.

“… senza riguardi per niente e per nessuno…” – se non per il che sta ruggendo sul palco” – … e neppure, talora, per l’ortografia…” – badando però che la maggior parte dei suoi refusi sono covati nell’alveo dell’accentazione e dell’interpunzione, inutili ammenicoli nel corso della performance letteraria, la quale in nulla differisce dall’esecuzione musicale. Questo ho forse ca(r)pito leggendo i prosastici passi di Roberto Moscardin, secondo cui ogni virgola è un Kosmos a sé stante.

Ho assistito alla premiazione del “premio biennale Luciano Serra” – in cui Raspini fu finalista. Si pensi alla differenza psicologica fra lui e il vincitore Michele Meschi, il cui Trittico per dame mi fu in seguito regalato dal medesimo Raspini… O fra quest’ultimo e il critico Giorgio Vioni, che fu mio insegnante liceale: tipo affabile, attento e preciso. Eppure tutti i tre, quattro con Paolo (e io sarei quinto fra cotanto senno, oppure sesto se ci infiliamo Gino Ruozzi, critico benevolo per le altrui piolate, mio compagno di classe, ovviamente quel dì assente perché, come talvolta (spesso) gli accade, era smarrito in remote contrade )… tutti noi, si diceva, viviamo per quell’immondizia che talvolta diventa aurea: la parola, nuda, agganciata alle di lei consanguinee, rorida (i versi introduttivi della prima poesia de Ossa di serpe sono: “Alzo ogni tanto il velo/ della parola è rorido…”) e, insieme, secca, gridata sottovoce, mimata in modo assordante: chiamala, se vuoi, carme (dal sanscrito çà-s-man, preghiera, lode, relazione di sé con l’Altro). Che è quello che maggiormente difetta in quest’angusto e poco socievole mondo, dove ognuno cova il suo egoismo, ma non allorché esclama: “… io che sogno son desto…” – e mi chiedo se mai troverò il biografo di quell’altra vita che mi passa accanto dormendo…

Provò a descriverla il mio (il nostro) Jack Keroauc nell’incompiuto e più che sacro Libro dei sogni.

“Così ti voglio poesia./ Dura sincera rossa di speranza…” – e il rimando che fa Paolo Briganti a Pier Paolo Pasolini è di natura salvifica: la speranza è fatta di humus umano, parole con l’identico etimo, e può contenere ogni sorta di liquami, anche quelli bio-umorali del sangue: del poeta, del poeta di riferimento, del critico, dell’illimitata e anch’essa contusa turba dei lettori.

Nella poesia Voi occidentali! de Ossa di serpe – conto più di otto e meno di dieci reiterazioni di queste due parole. “… voi occidentali!…”: non siamo più in grado di accettarci e di dialogare fra noi, Noi occidentali!

I carmi del mio mezzo omonimo sono posti l’uno dopo l’altro, senza quasi mai una troncata che trasvoli alla pagina successiva, se non in un paio di casi, come se fossero dei singulti che covano la medesima ubriacatura. Similmente accade nel social dove il Poeta-Bidello (io per lui sono il maestro-bidello: collega) non c’è soluzione di continuità se non ridotta al minimo, fra un’ode e l’altra, ché tali sono quelle di Stefano, a prescindere dalla metrica usata, magari inconsciamente: “… un andamento ritmico, variato sì, ma non casuale, che facilita appunto la scansione esecutiva; e, sul piano fonico, sottili ritorni di suoni…” – così avvertiva Paolo nella presentazione, che, ripeto, s’intitolava L’incontenibile voce di un poeta-contro – contro il mondo, ovviamente, contro l’Altro, ed è in quell’urto che l’energia si diffonde, poi, ovunque: Je est un autre, ci rivela le poète maudit Arthur Rimbaud.

Le poesie di Stefano si susseguono né più né meno come i battiti cardiaci, specie quelli della tempia destra o sinistra, a piacimento…

Il titolo Ossa di serpe non è una propaggine, né un segnale: è l’inizio del percorso, greve e lieve che sia, beffardo e ammirato, amoroso e violento: e non o. Il carattere in grassetto è segno di interpunzione, ma anche di collegamento: si è concluso il pregresso gemito, ora tocca all’attuale.

“… compreso il vecchio tram di plastica/ forgia una stampa del percorso pleonastico/ al cervo non sono le ossute antenne/ pugnali d’informazione/ il sangue resta assuefatto/ alle sole burocratiche faccende…”che ne dici di tutto ciò, Gregory (Corso)?

“… sopprimevano i morti in/ dirittura d’arrivo come omicidi/ incompiuti e per valenza stavano/ fermi in catatonica ritualità…” – la tua poesia, mio mezzo omonimo, con o senza interpunzione finale, è quel pugno dato allo stomaco non per provocare vomito ma per rinforzare i muscoli addominali (che era l’esergo di un romanzo di Gianni Padoan, ricordi?).

A pagina 32 de Ossa di serpe “… al dio natura cercherò’ nella…” ribadisce l’anomalia in fatto di accenti, apostrofi e compagnia cantando (sei un poeta che urla, tu).

My arşân wolf, you are howling, as Allen Ginsberg did…

Chinati”: poeta… questa è la tua poesia più riversata, in un flusso di enjambement per cui il tuo amico Giacomo Leopardichinerebbe, ghignante, il/ capo, levando il berretto che/ non recherebbe mai/ seco/ né cerco ora d’imitarti/ bidello poeta mio/ tu sei tu io non/ so manch’io chi so’/ né intendo ironizzar/ sulla tua ironia sol/ son d’essa/ ormai/ integrante parte…”

Anche oggi abbiamo dato, tu a me, com’hai voluto, e io a te, com’ho dovuto, entrambi come si è potuto: a breve, caro… PoetaBidello

Non so. Bramo sempre d’ignorare le ragioni dell’incidente, sentendo che è un concorso di colpe che non reca solo opportunità. Tu, Poeta-Bidello, leggevi quel Russo scampato all’esecuzione a sette o dieci anni, non ricordo, mentre io, a tale età, ingurgitavo Capitan Miki. Poco importa il mezzo: essenziale è giungere a una momentanea, salvifica, meta. Solo leggendo si può evitare di scrivere. Solo scrivendo si può evitare di leggere. Ci hai mai pensato?

“… si faceva d’oppio restano/ le sue liriche oscene mentre è/ perduta la sua cartella clinica…” – dove si ciarla solo, senza mai dire il motivo dell’umano ricovero. Alla lettera di dimissione sarà abbinata una foto segnaletica, che rimarrà a eterno ricordo… (nessuno è/ indispensabile allora/ perché vivo?) ogni risposta – is blowing in the phon.

“… le forze si vedono riprendono/ venia si fanno arcigne/ disgusto di calabroni messi/ in controluce lacere e confuse…” – e mai conflitto, così ozioso, fu tanto essenziale.

Se Alfonso Berardinelli, nella prefazione a La grande orchestra di Giorgio Manacorda, parla di poema, mi chiedo quale rigurgito umano non lo sia. Chi non ha avuto un’ava in affanno (in cardacia si usa dire altrove): “… lavori e campi/ cent’anni coi consigli della/ nonna col carrello in giardino mentre…” – ed è ‘sto mentre che congiunge, divergendo dal consanguineo invece che (invece) nega… Mentre invece è un bel casino! Un matrimonio morganatico!

Stefano Raspini citazioni
Stefano Raspini citazioni

Estrapolo (quasi) a caso i versi a cui appigliarmi, per scalare chissà quale rampa, o raspa a dir si voglia… Ed è come pigliare un verso a caso di Gregory Corso, ognuno scoppiettante di egra salute come in The Bomb… quale scegliere, quale scartare: facile, da leggere è il primo che ti passa sotto il naso… i primi saranno gli ultimi, occlusi nelle retrovie… prima o poi ce la faranno ad azzannare alla gola il lettore… anch’essi hanno una bocca che agogna quel rubro sangue!

“… so good le grida di piacere/ oltra la soglia stabilita…” – oltre le quali solo il poeta, e chi confida in lui, ha accesso…

“… fuori dalla porta tieni la natura/ a cuccia cadono le stelle e si…” – … si ritrovano a gestire una nuova, astrale esistenza: che ben otto “… so good…” le promettono chissà quale illusione: polveri di stelle a Reggio si trovano come gatti coavti sotto il letto… Così son detti, mica è colpa di Stefano…

“… morire così è essere all’infinito…” – l’essere non si misura, essendo, ossimoricamente, l’esistente…

“… è solo uno sparo a salve/ di vita a credito…”Morte a credito scrisse Celine. Di crediti e debiti ce ne saranno che non ci saremo noi: evanescenti come noi, soltanto più coriacei.

“Se noti le formiche…” – ‘ste oneste lavoratrici – “… sono tutte uguali hanno/ le unghie curate e un paio/ di drink sotto le zampette…” – mai vorrei essere una di loro, ma al bisogno m’adeguerei:

“… ad hoc così è l’uomo con i simili” – chi è il simile del poeta? Uno, nessuno e centomila (e rotti)…

“… le regole intraviste con piglio/ deciso non servo rancore…”servo e serbo hanno il medesimo etimo; e, se il poeta non lo sa, prima o poi ci arriverà da sé… Ogni sentimento è alloggiato nella sua scatola cranica fino all’attimo in cui esploderà, rigurgitando versi…

“… penso all’irrita poesia che segna/ il confine tra il prima e il dopo in modo…” – che non esiste un limite alla tua azione, Poeta Bidello… La tua poesia non ha valore legale: è eterna, è se stessa!

“… l’universo è una sindrome mentale” – per decenni Hilary Putnam si chiese: siamo forse dei cervelli immersi in una vasca che galleggia in un Kósmic Kaos?

“E nell’infinito risveglio/ giace questa passione…” – e se fosse l’Estrema Burla, non sarebbe forse En-thu-siasmante? Perché si poetizza, collega Bidello? Perché non si può evitare di farlo!

Nella Nota postfattiva (col sorriso), sempre di Paolo Briganti, colgo un dato notevole: “nel caso di Stefano Raspini la funzione accompagnatrice fondamentale è sicuramente quella conativa, quella cioè orientata sul destinatario, per suscitare in lui…”: quel che è sorto, in primis, in … e ch’è eruttato (chi l’ha sentito recitare capisce perché il verbo è quello) a chi, ormai colto al di là dell’orizzonte del suo evento, non potrà più indietreggiare… E il Poeta-Bidello, attraverso quel Buco Nero, ti recherà Altrove, nell’ulteriore, s’ignora quanto Novella, Candida, Singolarità, ove non saresti potuto mai accedere da solo, da per te.

Alla fine di ogni performance, il Poeta-Bidello pare come svegliarsi da uno stato ipnotico, dove non era Lui, ma l’Altro a gridare il sempiterno ringhio di Arthur!

In Una biografia, breve saggio di Francesco Gelati, che conclude l’opera, si legge: “La sua parola

è una parola quasi sempre ‘urlata’. Con un tono alto di voce. A voce alta. Non per modo, ma per necessità…” – per tutti, ma per quel Poeta il fatto è patente: il Caso e la Necessità ora coincidono. Se non fosse così, egli si zittirebbe all’istante. E uno Stefano Raspini quieto e silente io non riesco a immaginarlo!…

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Stefano Raspini, Ossa di serpe, Consulta librieprogetti, 2024

 

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