“Messaggio” di Fernando Pessoa: la celebrazione del Portogallo
“L’essere tuo è quell’algida/ Luce che anticipa l’aurora/ Ed è ormai il giorno imminente/ Al primo albore, un confuso niente” – Fernando Pessoa

Nel panorama culturale italiano da qualche mese è nata una casa editrice dedicata essenzialmente alla poesia: la Molesini Editore; ne è stato fondatore il veneziano Andrea Molesini.
Tra i titoli che ho avuto modo di leggere c’è la raccolta poetica Messaggio di Fernando Pessoa.
Si tratta di un’edizione critica caratterizzata da ampia introduzione, testo in lingua con accanto traduzione e alla fine una sezione commentata di tutte le poesie. Il commento è essenziale, ma esaustivo, chiaro e leggibile. Le liriche sono divise in tre parti.
La leggibilità è del resto una qualità apprezzabile all’interno di tutto il libretto impreziosito da un font di scrittura gradevole; la copertina, azzurra, risalta per la sua sobrietà.
Messaggio è un titolo misterioso, un titolo sovrapponibile a quello, precedente, di Portogallo.
Il Portogallo è, in questa raccolta, latore di un messaggio di salvezza e di universalità.
Il Portogallo è la figura del Quinto Impero, dopo quello greco, romano, cristiano, inglese e viene esaltato attraverso i suoi personaggi mitici, leggendari, storici.
Anche Ulisse, fondatore di Lisbona, rientra in questo novero: “Il mito è il nulla che è tutto./ Lo stesso sole che apre i cieli/ […] Questi, che qui approdò,/ Fu per non essere esistito./ Senza esistere ci bastò. Per non essere venuto venne”.
Tra gli eroi realmente esistiti della storia portoghese non può mancare Re Sebastiano (1554 – 1578) la cui fine misteriosa, però, evoca sempre il senso di attesa per un suo eventuale ritorno.
L’epoca di Sebastiano è un momento di approdo, ma anche di partenza, un’epoca di forte sentimento cristiano, còlto in una dimensione universale e non dottrinale.
Si tratta di una fase in cui, alla vigilia dell’età moderna, le potenze europee iniziano a configurarsi nella loro essenza, nonostante la nostalgia di uno statuto imperiale.
L’impero portoghese anelato è quello del ritorno di re Sebastiano, un impero di pace, di poesia, un impero spirituale, un impero di grandezza, un ritorno nostalgico alla gloria che fu.
Così parla Don Sebastiano: “Folle, sì, folle: volli una grandezza/ Che la Sorte non dà/ […] Resto il mio essere che fu, non quello che è./ […]. La mia follia, che altri me la prendano/ Con quel che c’era in essa./ Senza follia che cosa è l’uomo/ Più di una forte bestia,/ Cadavere vivente che procrea?”
Il Portogallo è stato la terra di Ferdinando Magellano, ovvero “Del marinaio che volle abbracciare ‒ Primo fra gli uomini ‒ il materno volto,/ Per finire, lontano, sepolto sulla spiaggia”; oppure di Vasco da Gama, ovvero “dell’Argonauta”, la cui anima è degna di “inabissarsi in cielo”.
Pessoa sintetizza e armonizza linguaggio cristiano e linguaggio pagano, figure cattoliche e funzioni classiche: è questo del resto l’essenza dell’Occidente: “Con due mani ‒ Atto e Destino ‒ noi/ svelammo./ […] Fosse Occasione o Volontà o Tempesta/ La mano che la torcia alzò lucente, Dio fu l’anima e il corpo il Portogallo/ Della mano che la guidò”.

La via dell’approdo verso l’Occidente è il Mare portoghese: “Mare salato, quanto del tuo sale/ Sono lacrime del Portogallo!/ [… ] Dio diede al mare pericolo e abisso/ Ma di esso fece lo specchio del cielo”.
Pubblicata nel 1943, questa raccolta attraversò varie peripezie, superando ben presto i motivi contingenti per cui era nata. Nella estesa e distesa introduzione il curatore, Francesco Zambon, ci racconta anche questo ulteriore mistero.
Pessoa, con un linguaggio messianico, patetico e profondo, passa in rassegna la storia portoghese, trasfigurandola a emblema di un Destino ideale di libertà. Ciò non toglie valore allo stile epico, narrativo, puntuale del testo che risuona di uomini, luoghi, momenti partecipi di un Orizzonte collettivo più ampio, più indefinito e remoto, il cui correlativo oggettivo è la Nebbia: “Tutto è incerto ed è estremo/ Tutto è disperso, nulla è intero./ Oggi sei nebbia, o Portogallo”. L’anafora (Tutto/Tutto), il verso antitetico (Tutto/disperso/nulla/intero), l’invocazione (o Portogallo) rendono l’approdo vertiginoso e immersivo, folle e rassegnato, pacifico e sfumato: niente altro è possibile per chi attende.
E la poesia è l’attesa più meritevole di tutte.
Ancora grazie a Molesini per questo grande impegno culturale e ad maiora!
Written by Filomena Gagliardi
Bibliografia
Fernando Pessoa, Messaggio, introduzione, traduzione e commento di Francesco Zambon; Molesini Editore Venezia, Venezia 2022, duecentosette pagine, 18 euro

