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“Cura la tua destra…” film di Jean-Luc Godard: il caos e la bellezza

Il 13 settembre 2022 è scomparso a Rolle, in Svizzera, Jean-Luc Godard, uno dei massimi Maestri della storia del Cinema.

Cura la tua destra... film di Jean-Luc Godard
Cura la tua destra… film di Jean-Luc Godard

Autore di punta della Nouvelle Vague con film, come Fino all’ultimo respiro, Una donna sposata, Il bandito delle 11, che hanno contribuito a rivoluzionare il linguaggio cinematografico. Dalla fine degli anni Sessanta Godard si era dato a un cinema politico (inclusi dei Ciné-Pravda girati con il “Gruppo Dziga Vertov”), tornando poi – dopo una parentesi televisiva – a film narrativi nel 1980 con Si salvi chi può (la vita).

Film che, in realtà, decostruivano la narrazione tradizionale, portando alle estreme conseguenze quelle sperimentazioni sul linguaggio che da sempre avevano caratterizzato la sua produzione.

I film dei primi anni Ottanta avevano però riportato l’attenzione del pubblico – non solo dei cinefili – su questo autore “scomodo”: Prénom Carmen aveva vinto il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1983; il successivo Je vous salue, Marie era stato soprattutto al centro di aspre contestazioni per la sua presunta blasfemia (con tanto di picchetti davanti ai cinema da parte di gruppi di cattolici oltranzisti per impedire l’ingresso del pubblico).

Quella che segue è una recensione (inedita) ritrovata da chi scrive tra i propri materiali: fu redatta all’uscita in Italia di un film tutto sommato poco conosciuto, Cura la tua destra… (in originale Soigne ta droite) del 1987.

Viene quindi pubblicata qui per la prima volta, come omaggio al regista scomparso.

Cura la tua destra... film di Jean-Luc Godard
Cura la tua destra… film di Jean-Luc Godard

Come Prénom Carmen, anche questo film di Jean-Luc Godard si svolge su tre piani paralleli: un cineasta (impersonato dallo stesso regista) riceve la commissione di realizzare un film in 24 ore; un “Individuo” (Jacques Villeret) passa attraverso una serie di situazioni tra di loro sconnesse (da un dialogo con Jane Birkin in cui lei è la “cicala” e lui “la formica” che finisce col mandare a quel paese La Fontaine, a un episodio in cui appare ammanettato, a un altro ancora in cui è cadavere trafitto da una coltellata); il terzo piano, infine, è costituito da spezzoni di una sorta di documentario sulle prove del gruppo rock Rita Mitsouko al lavoro su un nuovo pezzo.

Il film, come si è detto, si svolge, ma non si sviluppa: a differenza di Prénom Carmen, dove i diversi piani narrativi finivano col coincidere, qui essi rimangono del tutto indipendenti, e a rigor di termini si dovrebbe parlare in qualche misura di piano narrativo solo per la parte che vede protagonista lo stesso Godard, che tutti chiamano “Principe” e che porta sempre con sé una copia dell’Idiota di Dostoevskij.

Quanto alla parte sull’Individuo, potrebbero essere spezzoni del film che l’Idiota ha realizzato in 24 ore (la voce fuori campo: «Che differenza c’è tra l’Idiota, l’Individuo e l’uomo?»).

Cura la tua destra… è un film deliberatamente caotico sul caos. Al di là della struttura, anche gli episodi in sé testimoniano di un’attonita constatazione dell’incomprensibilità del mondo attuale. Il caos, appunto: «Qualche volta ci si chiede se siamo capitati sul pianeta giusto», dice l’Individuo (Louis Aragon nel 1965 aveva scritto: «Nessuno meglio di Godard sa dipingere l’ordine del disordine. […] Il disordine del mondo è la sua materia»).

Il titolo (Soigne ta droite) tocca una molteplicità di aree semantiche (dal lato del corpo “istituzionalmente” ritenuto corretto, alle tendenze politiche conservatrici ecc.) ricalcando e ribaltando il titolo di un cortometraggio del 1936 con Jacques Tati, Soigne ton gauche, diretto dall’allora esordiente René Clement (e Godard in persona parodizza nel film le pantomime del celebre comico). Affiorano più spesso che mai citazioni e rimandi letterari, quasi una “coazione a citare” — oltre a Dostoevskij: Racine, Lautréamont, Malraux ecc.

La narrazione del caos – con l’intervento costante di una voce fuori campo che tenderebbe a “trarre una morale” dalle scene ma con discorsi pseudofilosofici che finiscono con l’annullarne le intenzioni – pian piano si trasforma in una meditazione sulla precarietà dell’Essere e sul problema della Morte e del Nulla.

La maniera di filosofare di Godard è tipica: la consequenzialità del ragionamento filosofico viene come “minata dall’interno”, i sillogismi perdono di vista le loro premesse, l’apoditticità di un’affermazione si dissolve in un rimandare oltre; in fondo – riprendendo un “tormentone” del film – Godard non fa che giocare a tennis con il linguaggio.

Cura la tua destra... film di Jean-Luc Godard
Cura la tua destra… film di Jean-Luc Godard

Ecco allora che la vera cifra letteraria del film si svela essere quella di Beckett, cui non a caso si fa un riferimento diretto nella scena in cui l’Individuo dialoga col registratore.

Come Beckett, Godard di fronte alla constatazione del caos che fa da schermo al Nulla continua a creare, anche anagrammando significanti che hanno perduto il loro significato.

Se ci può essere un “luogo a venire” («Un posto sulla terra, come in cielo»), la creazione è un atto di fede in esso. Di qui il terzo piano del film, le prove dei Rita Mitsouko: il fatto che esso sia nettamente astratto dal resto della “trama” appare forse come un segno di resa, da parte del regista, nei confronti dell’intrinseca inutilità dell’Arte nella realtà odierna, eppure il Principe si muove nel mondo portando con sé il proprio romanzoLa bellezza salverà il mondo»?).

 

Written by Sandro Naglia

 

 

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