“I ciccioni esplosivi” di Pelagio D’Afro: un nuovo prodotto dimagrante

Un romanzo dall’incalzare cinematografico, in un susseguirsi di gag che ricordano un nostrano Nonno scatenato o Fuga da Reuma Park, il tutto scandito da una lingua che gioca a circonfondersi in un incastro di parole sapientemente miscelate da mani giocose.

I ciccioni esplosivi di Pelagio D'Afro
I ciccioni esplosivi di Pelagio D’Afro

È così che definirei I ciccioni esplosivi di Pelagio D’Afro, pseudonimo del quartetto Giuseppe D’Emilio, Arturo Fabra, Roberto Fogliardi ed Alessandro Papini, tutti membri del laboratorio creativo di autori denominato Carboneria letteraria”, fondato nel 2003, che si colloca tra il mondo del gioco e quello letterario: una quarantina di scrittori, la metà dei quali in pianta stabile, operanti sia come singoli che come soggetto collettivo e che pongono l’accento sull’aspetto ludico del momento creativo.

Eh sì, perché scrivere è innanzitutto divertirsi, utilizzare le potenzialità della lingua come un balocco.

Si annoverano nel ‘movimento’ una pluralità di titoli, tra i quali, La scrittura uccide, Alla periferia della Galassia stanca, L’uomo che volle farsi strega e, appunto, I ciccioni esplosivi, uscito nel 2009 per Edizioni Montag.

Vi si rinvengono, in un crescendo di azione e colpi di scena, ghirigori stilistici, sbeffeggi all’apparto pubblicitario, citazioni letterarie, riferimenti a teorie psico-filosofiche, atmosfere poliziesche, ammiccamenti di soubrettine… frutto delle provenienze culturali eterogenee dei quattro scrittori che ne suggellano la paternità.

La storia è surreale, degna delle più classiche crazy comedy all’americana: su una serie di misteriose esplosioni di personaggi extralarge indagano un’improbabile poliziotta bigotta, con attendente partenopeo appassionato di Dante al seguito, tre arzilli vecchietti assetati di vita con tanto di avvenente nipote acquisita e amica prostituta cubana trasformista, il tutto intrecciato con un complotto sventato di jihadisti.

La scoperta che l’innesco delle esplosioni sia dato da un nuovo prodotto dimagrante che si attiva in sinergia con le pulsioni sessuali condurrà il seguito del libro in una corsa contro il tempo per silurare, nel senso letterale del termine, con l’antidoto preparato da un dott. Jekill pregiudicato, gli assuntori noti prima che deflagrino.

“Dante Iaccarino si stava preparando ad andarsene bel bello a casa. Era distrutto. La sera prima, tra un sopralluogo e l’altro, aveva fatto tardi e quello era già un motivo sufficiente per tagliare la corda. Per giunta la moglie gli aveva appena ricordato al telefono che quello era ’o juorno d’o sfizio. La famiglia Iaccarino, per via del mutuo, non poteva permettersi il ristorante ma, una volta al mese, si toglieva appunto uno sfizio: un parente napoletano camionista, prima di imbarcarsi per la Sclavonia col suo mezzo carico di scarpe cinesi made in Italy, gli consegnava della vera mozzarella fiordilatte, assieme a vero basilico e veri pomodori. Oggi era il giorno in cui si officiava il Cerimoniale della Pizza. La birra (la migliore dell’hard discount «Magnolia», bando alle spese) era in fresco da due giorni… e magari, se c’erano le condizioni giuste, dopo la pennichella postprandiale ci scappava pure il coniugale amplesso trimestrale. Insomma: una festa.”

E ancora:

Pelagio D'Afro
Pelagio D’Afro

“Moreno Macaluso, 27 anni e meglio noto come Moe, era il tipico sottoprodotto delle culture d’importazione. Portava barba e capelli alla maniera di Bob Marley, indossava pantaloni mimetici e stivaloni militari, un gilet di cuoio sormontato dalla kefiah, la sciarpa che fa tanto «pugno armato di Hamas», e teneva a tracolla uno zaino da guerrigliero sudamericano, da cui facevano capolino – ad arte – alcuni testi sacri quali La forza della nonviolenza di Gandhi, Marxismo e rivoluzione di Marcuse e, messo in modo da saltare all’occhio, il celebre Capitale. Ovviamente non li aveva mai aperti, ma ne conosceva approssimativamente il contenuto per averlo letto su «Come conquistare le donne fingendosi alternativo (un profilattico equosolidale in omaggio)». Moe era il capo redattore di un giornale di stampo rivoluzionario a distribuzione gratuita, Il rantolo, giornale indipendente popolare.”

 

Written by Barbara Orlacchio

 

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