AdBlock Detected

Stai usando AdBlock

Per continuare a leggere l'articolo è necessario disattivare l'AdBlock installato nel tuo computer. Oubliette Magazine è un sito certificato e sicuro per i naviganti.

“Critica della ragion criminale” di Michael Gregorio: nei panni del celebre filosofo Immanuel Kant

Ciò che vidi a Königsberg mi ossessionerà per il resto dei miei giorni sulla Terra…[1].

Critica della ragion criminale di Michael Gregorio
Critica della ragion criminale di Michael Gregorio

Il procuratore Hanno Stiffeniis viene chiamato, apparentemente dal re Federico Guglielmo III, nella città di Königsberg, per occuparsi di alcuni efferati delitti avvenuti nella città baltica.

Il primo delitto era stato commesso più di un anno prima. Jan Konnen, un fabbro ferraio di mezza età, era stato ritrovato morto in Merrenstrasse la mattina del 3 gennaio 1803[2].

Il modo in cui fu trovato il cadavere diverrà una costante, nel prosieguo del romanzo: “Il cadavere fu trovato all’alba da una levatrice che stava recandosi ad assistere una partoriente. Mentre fendeva in tutta fretta la nebbia, eccezionalmente fitta quella mattina, la donna era quasi inciampata in Konnen, che era genuflesso contro un muro. La levatrice immaginò che stesse male, ma andandogli più vicino vide che era morto.” [3].

Nel rapporto delle autorità militari, però, mancano dei particolari importanti: la causa della morte e l’arma del delitto, indicata come l’“artiglio del diavolo”, un’arma che, come si scoprirà da un esame più approfondito dei cadaveri, uccide all’istante, lasciando un segno quasi non visto.

Il procuratore Stiffeniis avrà modo di incontrare nuovamente, dopo qualche anno di lontananza, una sua vecchia conoscenza, ossia il professor Immanuel Kant (sic!).

Questo incontro da un lato chiarirà alcuni aspetti dell’intera vicenda, ma dall’altro ombre ben più sinistre si profileranno all’orizzonte, ombre cui il celebre filosofo non sarà estraneo.

Quando lo sguardo mi cadde sul titolo “Critica della ragion criminale“, mi incuriosii sin dal primo momento e il pensiero andò inevitabilmente alle Critiche del celebre filosofo Immanuel Kant, che qui vediamo come personaggio centrale della vicenda, accanto ad Hanno Stiffeniis.

Tutta la vicenda si snoda tra ragione ed irrazionalismo e i due personaggi principali di cui sopra saranno immersi in questa dialettica praticamente per tutta la durata del libro. L’incrollabile razionalismo di stampo illuministico di Kant sarà visto vacillare a più riprese ma mai capitolare del tutto, illuminando la strada a Stiffeniis.

Curiosamente, il termine tedesco che sta per “Illuminismo” è “Aufklärung”, che al lettore può far sorgere l’associazione con “chiarire”, “fare chiarezza” e questo sarà proprio il compito di Kant nell’intera vicenda.

La dialettica di cui sopra tra ragione e irrazionale o, se vogliamo, tra luce e ombra, pervaderà non soltanto l’intera vicenda, ma il comportamento dei personaggi principali della vicenda, come se le paure generate dal momentaneo farsi da parte della ragione fossero una sorta di “risveglio” che consente ai protagonisti di entrare meglio nella mente dell’assassino.

I personaggi, alla luce di quanto detto sopra, non sono certo stereotipati o prevedibili e l’autore descrive molto bene le sfumature dei singoli caratteri, i dubbi, le fragilità, le incertezze e i limiti di ognuno.

Michael Gregorio
Michael Gregorio

Tutto si comporrà in un caleidoscopio di luce ed ombra, di intrecci politici animati dalla temuta invasione delle armate napoleoniche, di frammenti di penombra che camminano nei sentieri della foresta baltica nelle fredde notti di Königsberg, aspettando l’alba del nuovo giorno, in cui un nuovo cadavere sarà ritrovato.

I giorni, a Königsberg, stentano a sorgere: la nebbia tarda a dissolversi ed è ben lesta a manifestarsi, poco prima dell’imbrunire, accompagnata dalla fredda risacca delle acque del Mar Baltico.

Qui è difficile che la ragione non vacilli: ma non è sempre così, quando la nebbia e il buio sono attorno a noi?

E quando sembra che stiano a poco a poco effondendosi nel nostro sangue, sino a giungere al cuore, alla sede dell’anima, come ritenevano gli studiosi antichi.

Non diveniamo forse parte di questa sorta di Totentanz, di danza della morte, la danza degli occhi dell’assassino di Königsberg e la danza dei fantasmi della ragione.

Una lettura più che consigliata, avvincente e con un sapiente dosaggio di tensione e mistero.

 

Written by Alberto Rossignoli

 

Note

[1]    Michael Gregorio, “Critica della ragion criminale”, Einaudi, Torino 2008, p. 4.

[2]    Michael Gregorio, Ibidem, p. 19.

[3]    Michael Gregorio, Ibidem, p. 20.

 

Bibliografia

Michael Gregorio, “Critica della ragion criminale”, Giulio Einaudi Editore, Torino 2008

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: