“Il velo dipinto” film di John Curran: ispirato al romanzo dello scrittore britannico William Somerset Maugham

Di seguito il sonetto di Percy Bysshe Shelley.

Il velo dipinto di John Curran
Il velo dipinto di John Curran

“Non sollevare quel velo dipinto, che quelli che vivono
Chiamano Vita: per quanto forme irreali vi siano
Rappresentate lì, e tutto quello che vorremmo credere
Vi sia imitato con capriccio a colori, dietro
Stanno in agguato Paura e Speranza,
Destini gemelli, che tessono le ombre in eterno
Sopra l’abisso, cieco e desolato.
Conobbi qualcuno che aveva provato
A sollevarlo: cercava
Perché il suo cuore era tenero e perduto,
Cose da amare, ma, ahimè, non ne trovò,
Né trovò nulla di ciò che il mondo contiene
Cui poter dare la propria approvazione.
Sebbene passò in mezzo alla folla distratta,
Splendore in mezzo alle ombre, una macchia di luce
Su questa lugubre scena, uno Spirito in lotta
per il Vero, ma come il Predicatore non lo trovò.”[1]

Parole, quelle del sonetto sopra riportato, che hanno ispirato il regista John Curran per il personaggio di Walter Fane (Edward Norton), protagonista insieme a Kitty Karstin (Naomi Watts) della pellicola Il velo dipinto.

In esse si possono, infatti, rintracciare alcuni rimandi alla storia d’amore che nella narrazione filmica, si è consumata fra Kitty e Walter. La paura e la speranza fra questi, fino allo spirito che lotta per raggiungere la verità.

“Quando dovere e amore coincidono la grazia di dio è in te…” – Madre superiora

Ispirato a un romanzo dello scrittore britannico William Somerset Maugham, Il velo dipinto è film del 2006 e ascrivibile al genere drammatico-sentimentale.

A proposito del titolo, piuttosto singolare, come già detto, è legato a un sonetto di Percy Shelley, ed è stato motivo di varie interpretazioni. Alcuni lo hanno inteso come il simbolo di un’innocenza perduta, quella dei protagonisti probabilmente. Per altri, il titolo evidenzia il fatto che i personaggi indossino un velo per nascondere la propria interiorità. Un’ulteriore interpretazione suggerisce, che l’espressione potrebbe riferirsi a una società che non conosce innocenza in quanto frutto delle convenzioni sociali secondo cui vivono gran parte delle persone.

“In genere non parlo quando non ho niente da dire…” – Walter Fane

Inizialmente, il luogo in cui il film si sviluppa è la Londra degli anni Venti. In seguito, le vicende si svolgono nella Cina, sempre degli anni Venti, in balia di agitazioni sociali e politiche, determinate dalla presenza dei cosiddetti ‘signori della guerra’, negligenti e in preda alla superstizione; oltre che interessati a mantenere lo status quo non certo per scopi benefici. Potenti che decidono le sorti di una moltitudine di poveretti che si aggirano per le strade di Shangai in balia di un destino senza speranza.

In breve, il racconto filmico, che vede Walter e Kitty, sposi uniti da un recente matrimonio, trasferirsi in una Cina sconvolta da sollevazioni e proteste, rivolte soprattutto contro gli occidentali, e contro gli inglesi nel particolare. Che lì soggiornano come fossero a casa propria.

“In fondo, è stato sciocco cercare l’uno nell’altra qualità che non avevamo…” – Kitty

La quinta scenica che mostra la Cina degli anni Venti è ambientazione assai evocativa, ed è elemento che arricchisce, in una storia che racconta passioni e sentimenti, di cui la fragilità umana è la più evidente, in una narrazione intensa e toccante.

Argomenti che coinvolgono a pieno lo spettatore, i quali fruisce di un film dal contenuto importante. Perché gli ingredienti per apprezzare come merita Il velo dipinto ci sono tutti.

Che sommati fra loro conferiscono alla pellicola un tocco di verosimiglianza ai fatti portati sullo schermo grazie a un’eccellente regia.

Il velo dipinto di John Curran
Il velo dipinto di John Curran

Perché Il velo dipinto è storia di altruismo, di generosità, di uomini e donne che a causa delle loro debolezze si trovano invischiati in situazioni più grandi di loro. Nello specifico, è il tradimento di Kitty che procura a Walter un dolore che gli spezza il cuore l’episodio trainante che dà il via a un susseguirsi di eventi dal significato importante.

Tradimento che rende Walter, eccellente batteriologo e medico, un uomo, non solo indifferente e pieno di disprezzo nei confronti della sua giovane sposa, ma addirittura ostile e malvagio nella misura in cui la mette di fronte a una decisione difficile quanto drammatica.

O creare uno scandalo dovuto al tradimento subito, o farsi seguire da lei nel suo trasferimento nella città di Shangai prima, e successivamente in uno sperduto villaggio della Cina devastato dal colera.

Altro ingrediente che fa de Il velo dipinto una storia dal contenuto notevole è la redenzione della donna, che confrontandosi con una tristissima realtà sconosciuta prima di allora, non esita a mettersi al servizio della collettività, aiutando le suore di un convento a istruire le fanciulle, rimaste a prestare la loro opera su di un territorio disgraziato e impervio. Con l’unico scopo di aiutare la popolazione e diffondere il loro credo: saranno proprio le suore il tramite per Kitty di un riscatto morale e umano.

Un riscatto che fa il paio con il suo cambiamento interiore. Una metamorfosi, da interpretarsi come un viaggio nelle profondità del suo sé, un’esortazione che la spinge ad abbandonare il suo comportamento di donna viziata e dalla vita frivola, e a misurarsi con un senso di appartenenza per una comunità toccata da uno sciagurato destino.

Una redenzione che porterà la coppia a riavvicinarsi, nel momento in cui la donna vede nel marito un uomo nuovo, una persona che non esita a spendersi per il benessere altrui, trascurando anche la propria incolumità nel tentativo di sconfiggere quella bestia nera rappresentata dall’epidemia di colera.

In una Cina sottoposta a estreme difficoltà; un paese che vive un drammatico momento storico e sanitario: con una violenta epidemia di colera che decima gran parte del villaggio di Mei-tan-fu, che si abbatte con fare demoniaco sul destino dei suoi abitanti.

“Se tutti noi parlassimo solo quando abbiamo qualcosa da dire, l’umanità perderebbe molto presto l’uso della parola…”

Il velo dipinto di John Curran
Il velo dipinto di John Curran

Film struggente, che celebra la profondità dei sentimenti insiti nei personaggi interpretati magistralmente da Naomi Watts, calata a dovere nella parte della moglie infedele, e Edward Norton, studioso e medico scrupoloso che non esita a raggiungere un luogo sciagurato e mettersi al servizio degli altri. Ma, come non citare gli altri interpreti, tutti di uguale bravura che non si possono classificare come personaggi secondari, in quanto dotati di ampia qualità espressiva, la quale ne fa esemplari di grande umanità, con pregi e difetti, propri di tutti gli esseri umani.

Da ricordare Diana Rigg, nel ruolo della badessa del convento; persona dal fine intuito, prova fin da subito empatia per Kitty, che le appare come una giovane smarrita ed è pronta ad accoglierla con amore.

Il colonnello Yu, interpretato dall’attore Anthony Wong Cheau-sang, che segue le mosse di Walter Fane. Con tratti caratteristici che ne fanno un esempio di militare dedito al dovere, ma partecipe delle disgrazie della sua gente.

“Mi disprezzo per averti amato così tanto in passato…” – Walter

Arricchita da dialoghi e atmosfera toccanti, Il velo dipinto restituisce allo spettatore un racconto aderente al libro, descrivendo un viaggio, più che geografico, un viaggio alla scoperta del proprio sentire. Nel profondo della propria interiorità, spesso trascurata anche a causa delle convenzioni sociali del tempo. Temi già messi in evidenza in una precedente versione della pellicola, in bianco e nero dell’anno 1934 e valorizzata dalla grande presenza scenica di Greta Garbo.

Altro aspetto da non trascurare è che la pellicola non soltanto è occasione di svago, ma grazie al suo notevole contenuto offre notevoli spunti di riflessione. Sulla fragilità umana, innanzitutto. E sulla possibilità di recupero e conseguente opportunità di redenzione degli esseri umani. Se naturalmente protesi a un autentico riscatto umano e morale che li porti ad avere consapevolezza degli errori compiuti.

Valorizzato, inoltre, da un’eccellente fotografia, la quale ha immortalato scenari di struggente bellezza, anche se dalle sembianze spettrali a causa della mala sorte che si è abbattuta sul paese asiatico.

Dotata di una colonna sonora originale, adatta a mettere in luce l’aspetto evocativo del film, che ha ottenuto un riconoscimento importante come l’assegnazione del Golden Globe.

“Perdonarti? Non c’è niente da perdonare Walter…” – Kitty

 

Written by Carolina Colombi

 

Note 

[1] In lingua originale:

“Lift not the painted veil which those who live
Call Life: though unreal shapes be pictured there,
And it but mimic all we would believe
With colours idly spread, behind, lurk Fear
And Hope, twin Destinies; who ever weave
Their shadows, o’er the chasm, sightless and drear.
I knew one who had lifted it – he sought,
For his lost heart was tender, things to love
But found them not, alas! nor was there aught
The world contains, the which he could approve.
Through the unheeding many he did move,
A splendour among shadows, a bright blot
Upon this gloomy scene, a Spirit that strove
For truth, and like the Preacher found it not.”

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: