“Dal tamburo mangiai, dal cembalo bevvi…” di Elémire Zolla: mente, parola, corpo, appese al filo del respiro

Sicché la morte dell’io cui tende il mistico è la morte della personalità corazzata, preoccupata dalla propria immagine, e la sua rinuncia al discorso è la stessa del terapeuta che sa quanto sia inutile una conoscenza esclusivamente raziocinante dei vizi psicologici.” Mancherebbe in tal caso l’utilizzo dell’emisfero del cervello in cui assumerebbe la sua forma il misticismo.

Dal tamburo mangiai, dal cembalo bevvi di Elémire Zolla
Dal tamburo mangiai, dal cembalo bevvi… di Elémire Zolla

Il mistico può ben riconoscere di amare il cibo, gli amici, i vicini, l’onore e l’agio purché non ne dipenda ansiosamente e sia incapace di affrontare la situazione opposta, quando invece privo di desideri e aperto ad ogni esperienza, persegue il fine che gli suona acconci rallegrandosene.” –Vedi Herbet Fingarette, The Ego and Mystic Selflessness, 1858 – Selflessness: l’essenza dell’assenza di sé. Qualcosa che assomiglia tantissimo al tantrismo.

Il fine dell’iniziazione era di eliminare il terrore delle sciagure, sostituendolo con la reverenza alle forze divine.” Un mero cambiare guinzaglio e padrone? Uno scegliere il proprio bau bau di fiducia?

Il mistico si pone fuori dalla competizione per il prestigio e il potere, acquista cioè potere sulla potenza…” – il controllo di quel che in genere tramite il sé controlla te.

L’uomo, dice Zolla, citando Bertrand de Jouvenel, “è diventato compiutamente spostabile”, manovrabile?,il suo ambiente d’altro canto è fungibile rispetto a quasi ogni altro sicché egli è naturalmente disposto a un ascetismo capovolto”: rinuncia alla sua libertà, fuggendo, come suggerisce Fromm, all’Eros, come intuiva Marcuse, in nome della Civiltà. Alienato, direbbe Marx.

L’inserimento in questo nuovo ordine carcerario comporta fiacchezza, istinti repressi, un regredire di qua delle passioni laddove il mistico le trascendeva.” Entrambi, l’operaio che svolge un lavoro altrui, e il misticonon sono asserviti ai beni naturali della terra.”

Si deve tornare a esercitare l’accettazione del cosmo:Per trascendere il mondo occorre che il mondo ci sia, per attingere il soprannaturale è necessario che ci si rappresenti il naturale.

Occorre esercitare “la critica del bisogno falso, del consumo coatto, della repressione della natura”; mentre il secondo passaggio deve far apparirela configurazione della propria vita nell’ordine anteriore alla modernità.

La nota n. 4 a piè di pagina 32 mi fa pensare (e penare), poiché l’autore cita le poesie del pur ammogliato Brother Antoninus (aka William Emerson): “‘Annullami nella mia virilità, Signore – esclama in una di esse – dammi/ il sesso della donna e rendimi debole/ se grazie a questa trasformazione totale/ potrò conoscerti meglio.’” Quel se mi pare adombri un do ut des. Mi sono sempre chiesto come si sentisse Origene dopo la sua volontaria evirazione e se l’abbiano fatta, com’è probabile, senza anestesia locale. Propongo il detto arşân: at ringrâsi nôster Sgnòur che t’ m’ē castrê sèinsa dulòur! Ma non il deleterio, seppur simpatico: quând la fadîga sópera al góst móla la f… e dât al lambrósch! Intuisco che sia un’assurdità credere che la virilità sia un male, come non lo è la femminilità, o la farfallità. Virile è l’essere che ha quel tipo forza a cui si intende rinunciare. Può essere virile[1] anche una bambina di pochi anni, quando ha un carattere che sa come porsi rispetto al mondo.

Volere il sesso delle donne, cosa significa: amputare una parte di sé sperando di ottenere tutto il resto? È un rifiuto della naturalità che porta alla morte di quel che è vivo e normalmente si erige fiero. E che non è necessariamente quello che ho volontariamente visualizzato? Potrebbe essere anche il clitoride, oppure il dito medio?

“È superstiziosa l’idea della minorità spirituale degli uomini ‘primitivi’…” come dire che lo spirito non ha età.

Senza scomodare Jung, non è necessario ribadire che noi siamo quello che altri furono, e qualcosa si è perso e qualcosa si è aggiunto. Mia madre diceva: Per cgnòsser na persouna a môd occòr magnêr un quintêl ed sêl insèm, ovviamente distribuito in mille pasti e poi ancora ancora… Era troppo buona, mamma, perché Verga, ne i Malavoglia, parlava addirittura di sette salme (una salma sono circa 280 litri). Un antico proverbio camune (popolazione della Val Camonica ai tempi di Roma) stabilisce alla corretta misura in un quintale, specificando che deve trattarsi di sale amaro. A tal proposito, Aristotele parlava di μέδιμνος, médimnos, sei moggi. Un moggio = 52 litri. La mia genitrice, titolare di licenza elementare, fu donna saggia e avveduta. Fu più primitiva di Aristotele, il quale credeva che i vermi si producessero per germinazione spontanea e che aveva concezioni astronomiche in cui oggi confidano soltanto i terrapiattisti? La paradossale domanda indica che il termine stesso di primitivo è ambiguo. Se lo è in ambito scientifico e culturale, a maggior ragione lo è in quello spirituale. A volte succede che un giovane laureato compia atti molto ingenui. Un’esclamazione comune è: oh, à studiê trôp! Chi dedica troppo tempo allo studio, invece di rapportarsi con la vita pratica, rischia di perdere il senso della vita, quello di cui sovente parla Vito Mancuso.

Non essere giunti a fissare i pensieri nella loro forma discorsiva è per Hegel un segno di rozzezza, così come egli ritiene l’arte simbolica un grado inferiore rispetto a quella classica, che è affermazione del soggetto.” Il confidare che le lettere dell’alfabeto siano eterogenee rispetto alle note musicali è una diversa forma di superstizione.

“Ma esistono miti di individuazione: la soggettività trova anche espressione per figuras…”, mentre Hegel quel che “pone in cima al pensiero e all’arte è la forma discorsiva.” Logicus, ergo sum.

“… Hegel giunge, comunque, alla soglia dell’ammissione ultima: che, con il prevalere di una conoscenza discorsiva, la conoscenza stessa si è isterilita.”

Elémire Zolla
Elémire Zolla

Amo in Zolla un espediente retorico: comincia una propria frase e la congiunge con un testo altrui. Esempio: “quelle figure possono, certo ‘significare la cultura dei campi e questa non è di per sé un’attività spirituale, ma non è nemmeno una…’La citazione deriva da Estetica di Hegel, II, 1, 3a-b. In tal modo il suo discorso entra in contatto e feconda quello che parrebbe perfetto, nel senso di deceduto, da anni, decenni o secoli, che resuscita grazie a lui. Questo è il compito della scrittura: far rinascere Qui quel che ancor giace Altrove.

Una delle mie ignoranze che più mi danno sensi di colpa si riferisce alla musica. Il mio amico Riccardo, che ha studiato pianoforte per anni e che sa distinguere fra i valori di un Pollini e di un Damerini, ha tentato più volte di tranquillizzarmi, dicendomi che nulla è più semplice e afferrabile della musica, bastando solo ascoltarla, magari a occhi chiusi. Forse è vero, ma non ci credo davvero. Viviamo in un mondo tale che qualsiasi interesse culturale diventa tecnicistico e specialistico.

Nel mondo zodiacale il negativo non viene palliato o represso, ma se ne ha una conoscenza chiara e distinta, non si concepisce cosa alcuna senza la sua ombra o viceversa senza la sua luce. Le coppie immediatamente evidenti sono la luce e la tenebra nel giorno…” Il fotone e il suo nemico, il black hole, che tutto interiorizza, anche la luce, e che si ritiene quasi evaporabile a causa di un’emissione, e il tutto si gioca nei pressi dell’orizzonte degli eventi, la cui metà fugge positiva da una parte e ricade, negativa, dall’altra. Quasi significa sicuramente, prima o poi. Dall’inizio dei tempi (espressione assurda) qualcosa è fuggito e potrebbe tornare nella singolarità. Chi non vivrà non vedrà. Qualcun altro lo farà per lui.

La forza elettro-magnetica determina le differenze del creato. Quella gravitazionale le annulla, riducendo a quello che meno assomiglia al quasi Nulla, bensì al quasi Tutto. Secondo lo psicologo Eric Berne,il verde può indicare rinnovamento primaverile o putrefazione”, derivando da vis, forza, energia. Dipende da quale orientamento assume.

“… ogni oggetto simboleggia cose opposte e differenti: il suo significato dipende dalla situazione in un contesto di opposizioni diverse e vivificanti.” Essendo la velocità della luce una costante insuperabile, si è ipotizzato che succederebbe se andasse oltre: il tempo indietreggerebbe terrorizzato.

Si suppone che Dio per creare debba sacrificare la sua infinità, così come l’uomo per trasformarsi deve sacrificare la sua natura terrena.” Deve cambiare stati quantici, rinunciare all’eternità. Io sono io solo se rinunciò alla mia immediatezza, se accetto che mentre il corpo si evolve, la mia anima rimane ancorata al mio io.

La morte, la privazione si sacrificherà per diventare vita e determinazione.” Per diventare qualcos’altro devi rinunciare a te.

Due opposti, due traumi, si possono guarire a vicenda se sono proporzionali l’uno all’altro.” – in comunicazione fra di loro, come succede alle staffette.

Il musicologo Marius Schneiderdice che ‘il creatore non attua da solo la sua opera. Lo assiste un trickster, una specie di santo o folle di natura semidivina e semibestiale…’Un orfico musico che sa far bene suo mestiere di truffatore, col suo lavoro sporco e assordante inganna persino Dio, negando all’uomo, che è Sua immagine, il messaggio dell’immortalità. “Il rapporto fra l’uomo e trickster è pari a quello fra l’uomo e Dio: per comprendere Dio basta invertirsi verso l’alto nella misura in cui ci si inverte verso il basso per comprendere il trickster.  ‘Come in basso così in alto’ è una massima ricorrente nella saggezza misterica.” Purtroppo la scienza moderna ha definito soltanto l’impossibilità di definire con certezza ed esattezza le misure, quantità di moto e posizione (Werner Karl Heisenberg). E l’aritmetica è stata definita indecidibile (Kurt Gödel). La cosmologia, come colpo di grazia, ha deciso che non esiste né un centro, né un alto, né un basso (l’intera comunità dei cosmologi).

A cosa servirà ora essere lievi come una piuma, e lievitare verso il cielo, se l’alto non si sa più dove si sia ficcato, oppure se sia residente ovunque?

La mistica ha perso tutti i suoi strumenti di precisione, e ora deve al più presto costruirsene uno senza più utilizzare quelli del mondo, così imperfetti. Una minima traccia di realtà condannerebbe il mistico all’insuccesso. A questo punto, gli conviene togliere il disturbo e filarsela.

L’amicizia di questo modo è inimicizia verso Dio; pertanto chiunque voglia essere amico di questo mondo, si fa nemico di Dio” – (Gc, 4,4). Mi viene da dire che non vorrei essere amico di San Giacomo, che frequenta cattivi soggetti, a partire da se stesso. L’amicizia è una forma di passione. Se la si toglie dal mondo, si muore. È Dio oltre il mondo? Non se ne può com-patire l’esistenza, parrebbe.

“La verità da assimilare nell’atteggiamento religioso è la stessa di ciò che giova nel imparare nel compimento degli atti più semplici: per nuotare bisogna rinunciare alla sicurezza la cui mancanza fa contrarre i muscoli…” per avere un nuovo equilibrio occorre rinunciarne a un po’ del precedente.

“Sacrificio è qualsiasi corretta operazione matematica dove l’operatore si cancella, qualsiasi accostamento appropriato di forme e di equo rapporto fra persone, qualsiasi insegnamento in cui si elargisce ciò che si sa.” – tutto l’operatore? Può esistere un tutto l’operatore?

“Non si dà una vera mediazione che sia riconducibile a una formula, dovrà piuttosto apparire impossibile e concessa gratuitamente. Se la formula della sua risoluzione fosse precostituita a ogni situazione ambigua, non ci sarebbe vera opposizione.” – la risoluzione non è mai ri-, ma sempre nuova, si deve sciogliere ogni volta come se fosse la prima. Si deve accrescere e diminuire, variare il proprio stato, annullarsi e riformularsi, in un perenne e mai esausto E = mc2.

Antonio Rosmini suggerisce che il Cristianodeve concentrarsi su se stesso, ed ascoltare attentamente se egli senta qualche inquietudine. Se ci bada attentamente, troverà in ciò il segno della sua condizione.” Nella contraddizione individuerà una nuova dizione. Nel donare a Dio la propria inquietudine, ci si solleva un po’. Ma resta ancora tanto il lavoro da fare.

Nella vita cristiana si rimette a Dio ogni cura nella misura in cui si ha fede, e questo è un moto perpetuo dalla condizione non più peccaminosa allo stato non ancora quieto, non è possesso della quiete perché non si dà possesso della non possessività.” E se Dio non esistesse? Pardon, non fosse? Pardon, non apparisse? Poco importerebbe, cogente è utilizzarlo come discarica dei nostri malesseri.

“… non si dà un mero consiglio bensì una serie di precetti che si contraddicono l’un l’altro e, meglio ancora, si rivolge un invito ad abbassare ciò che si innalza alzando contemporaneamente ciò che si abbassa, che è la Regola pastorale di san Gregorio Magno.” regola metafisica e irreale?

Dal tamburo mangiai, dal cembalo bevvi”, da De errore profanarum religionum di Formico Materno: “Il tamburo e il cembalo (organo o litofono a tastiera) rappresentano rispettivamente la carne e il cuore (o anima), i due principi opposti nell’uomo.” Simbologia che significa: “mangia della carne mortificata (tesa a tamburo) e bevvi dell’anima fatta vibrare; la formula associa armoniosamente anima e carne.”

Curioso questo accordo:Se ciò che sta in cielo corrisponde a ciò che sta in terra salvo che la destra diventa la sinistra e l’alto basso ‘l’uomo si nutre fisicamente con la bocca e psichicamente con l’orecchio, diminuendo la sua forza vitale con la trasformazione del cibo ed il sacrificio del soffio sonoro. Invece gli dei, assumendo cibo e ascoltando (bevendo) i canti, muoiono e si sacrificano per poi resuscitare grazie all’emissione vocale…’” Si dà a Dio quel che è di Dio, tramite un eccellente banchiere umano, che poi forse restituirebbe con gli interessi. A prescindere dalla fede, tale simbologia ricorda sempre quella magica formula E = mc2. Tutto si trasforma da opera a preghiera, mutata di nuovo in opera e poi in preghiera. In eterno finché dura la spinta cosmica. Finché non subentra la morte termica, il disordine assoluto e incomunicabile.

Dio espirando crea, inspirando distrugge, all’inverso dell’uomo che espira il fiato ammorbato e inala aria benefica.Gravita su di sé il mondo e lo risospinge fuori, lontano dal proprio centro (tanto non ne ha uno); Fiat Lux!

Julian Barbour
Julian Barbour

“Proclo infine illustra l’inversione del tempo: così come il tempo di indefinita durata suggerisce l’eterno, egualmente l’eterno imita il tempo perché sembra moltiplicare l’unico presente che lo costituisce, facendogli percorrere il tempo al modo dell’istante.” Somigliano queste alle ragioni del fisico Julian Barbour, e della sua allegoria del tempo, ridotto a un insieme di cartoline stese e appese a un ciappetto, tante configurazioni di stati fisici che formavano una specie di unità. Immaginarsi un Dio che ne stende una e rivede la fila precedente, nonché (Essendo Dio) quella successiva. Il suo stendere è simbolico ed, essendo quello che Egli è, fa diventare la sua creazione cosmica.

Le nozze sono simbolo della conciliazione degli opposti, dell’uomo con la sua parte oscura, l’intelletto, virile, con la parte femminile, la sensibilità; nonché la conciliazione dell’uomo e della Chiesa, della testa e del corpo.” I due emisferi cerebrali, a cui sono stati associati arbitrariamente i sessi.

“… la parte femminile, per essere degna, dev’essere vergine, cioè la sensibilità ha da essere pura, arresa all’intelletto; il corpo non deve essere schiavo di abitudini, ma pronto come la cera al sigillo.”  Una parte dà, l’altra riceve e ridà, aspettando ancora il suo nuovo turno.

Dio della pietra”: “la pietra è come Dio, Diversità e Silenzio assoluti.” – parla, narrando la storia del mondo, senza aprire la bocca, che non ha. È un silenzio fatto di tutto tranne che di parole.

La pietra-Cristo ha interstizi nei quali è dato vedere Dio ‘da dietro’.” Quello che rimane di Lui, dopo che è passato. Quel che gli è davanti lo scorge solo lui. Cristo è venuto dentro la nostra Storia, hic et nunc, non deinde.

“Le pietre sono le ossa della terra, la sua parte non fluida, come il seme nella pianta.” Illusioni umane: la pietra è in gran parte vuota, con i nuclei atomici distanti dalle orbite elettroniche, ed è grazie a esse che simulano la durezza. Diversamente, senza l’opera divina dei fotoni, l’altrettanto divina gravitazione renderebbe tutto una singolarità, né fluida, né solida, né gassosa: Uno. Dio?

“Il conoscere discorsivo è un’organizzazione che stacca sempre più dai sensi del tatto e dell’odorato per attenersi all’udito e poi alla sola vista, con un lento processo, da quando fu scoperto l’alfabeto (la prima spazializzazione dell’unità del discorso).” Di fatto parliamo (e pensiamo) di quello che sentiamo (verbalmente) e leggiamo più di quello che abbiamo realmente visto (e udito, toccato, gustato e annusato).

“L’introduzione della stampa accrebbe il primato della visibilità…”e l’utilizzo dei computer ha fatto il resto.

“Si rafforzò la differenza tra la società occidentale dalle altre, nel suo fissare in diagrammi e modelli spaziali il proprio tipo di conoscenza, nell’accrescere la rapidità dei processi mentali grazie alla stampa onde un testo veniva scorso velocemente invece che letto con lentezza, e la sua logica divenne topologica (basata su luoghi comuni) e non predicativa (esposta a parole).” A volte mi sento tutto un algoritmo che si attorciglia su di sé!

“… e la musica perde il primato auditivo, slegata ormai da un’occasione sociale esprimibile verbalmente, e priva di un’organizzazione simile al discorso sintattico…” Forse “più leggera” ma evanescente.

“Siamo cioè in un universo dove la razionalità è silenziosa, non dialogica, le comunicazioni fra gli uomini avvengono senza più risuonare o evocare un risuonare.” Si parla di letteratura medica e anche lo stregone ormai è crittografato, codificato in ASCII e rigorosamente online. In un incontro antropologico ho conosciuto una giovane medgòuna (guaritrice di storte, herpes zoster e mali affini) che agisce anche a distanza tramite whatsapp. Quel che conta è credere.

Manca la base stessa del conoscere integrale, uditivo e tattile oltre che visivo; oggi il discorso è mera elocuzione rettorica, una dialettica operante con modelli spaziali e simboli equazionali.Anche il poeta lirico ormai ha impegnato lo strumento e si affida agli spazi bianchi, più che a quelli lordati dall’inchiostro. Mi è capitato di leggere alcune note intorno alla scrittura necessaria, per cui da un verso dato, ne conseguiva incondizionatamente un altro. Stranezze durate una o due stagioni, però esemplari.

Per intendere la mistica, bisognerebbe riesumare il conoscere pieno, fondato sui cinque sensi, per poi negarlo e negarne la negazione.” – sempre secondo la consueta formula einsteniana.

“Quando il tuo orecchio s’affina, diventa un occhio; le parole altrimenti sono irretite e non possono arrivare al cuore” – così si scrisse e senz’altro si cantò in Mathnawi, II, 858-862.

“Il saggio si astiene dal ricorrere agli occhi per vedere, alle orecchie per udire, rifiuta di fare un uso separato dei sensi nel timore che gli orifizi che ne sono gli organi, si intasino…” – così è scritto in La Pensée chnoise di Marcel Granet.

Non è quindi vero che a tiempu ri timpesta ogni pirtusu è puortu, ma tutti i pertugi devono essere strutturati per poter accogliere all’unisono i naufraghi.

La parola divina che suscita l’unificazione estatica e riempie il cuore della conoscenza divina corrisponde al fiat che produsse la loro esistenza.– da Illuminazioni meccane di Ibn ‘Arabī.

“… questo fiat viene udito sulla punta dell’anima; nella vita naturale esso è il gioco delle quattro direzioni, dei quattro umori, ‘ai quali corrispondo i quattro suoni musicali’…” – le quattro dimensioni della realtà fisica. Bang! Big or Little doesn’t matter!

“Maschile è la serie ascendente (il fuoco, la destra, la luce), femminile la discendente (la terra, la pietra, la sinistra, le tenebre” – interazione elettromagnetica e gravità.

Il brano La mistica come matematica è complesso e variegato. Non se ne può fare una sintesi, ché ogni dato è prezioso, per cui si raccomanda la lettura integrale dell’opera. Sto riportando i punti che mi hanno maggiormente colpito.

“I pitagorici consideravano tutti i termini della serie naturale dei numeri come principi, sicché per esempio la triade era il principio di tutti i tre fra gli oggetti sensibili.” Si cerca un’analogia fra i concetti che possano rientrare in un principio generale. Einstein confidava in un divino principio che logicizzasse il cosmo, che lo regolasse. Non ho mai capito quanto ci credesse, ma era l’energia che lo spingeva a indagare il mistero della phisis.

“La teoria musicale concorda con la numerologia e con la riflessione sulle lettere, infatti gli stessi segni valgono per la notazione musicale così come per la scrittura e la numerazione, per la ripartizione delle funzioni sociali.” – se una regola c’è, deve essere Una e Onnicomprensiva.

“… i numeri sono i principi del pensiero mistico che la psicoanalisi odierna viene faticosamente, rozzamente riscoprendo.” – dopotututto la psiche non è altro che l’anima mascherata da persona, da individuo.

“Essi si presentano identici nella filosofia pitagorica, nel sistema indù Sāṃkhya, nel pensiero buddhista, nella religione iranica, nella patristica e tra i mistici medioevali, per non dire delle tradizioni divine.” – si tratta di concezioni forse risalenti all’alba dell’uomo.

Unità: “La corrispondenza musicale è con la nota generatrice dei suoni, che presuppone il silenzio; la corrispondenza geometrica è il punto, che presuppone il vuoto; nella mistica occidentale la condizione dell’unità, prima causa ovvero causa non causante, è detta sovraessenzialità, e nella Qabbālāh‘ayn, il nome più segreto di Dio, il Nulla.” Il nulla o il Nulla è? Verità religiosa, a prescindere (assicurava Totò). Il punto della fisica che più m’affascina è quello di cui si può solo ciarlare: quel che avviene al di sotto dello spazio di Planck, dove pare non abbiano senso le leggi del mondo, almeno quelle definite dall’uomo. Ma anch’esso non è nullo: 1,616199256 x 10ⁿ, con n = -35, metri, con un’incertezza (che non manca mai) di 0,000081 x 10ⁿ, con sempre n = -35, metri.

Giuseppe Ungaretti
Giuseppe Ungaretti

Del Nulla si può sì filosofare, e c’è chi lo vorrebbe escludere dal parlato comune. Io non sono d’accordo: anche il filosofare è un parlare comune e Niente mi emoziona quanto i versi di Ungaretti: Tra un fiore colto e/ l’altro donato/l’inesprimibile nulla”. La lirica si intitola, guarda caso, Eterno. Senza quest’atroce invenzione umana, la poesia sarebbe soltanto a part-time, oppure lavoratrice intermittente o a progetto.

“L’uno si può considerare in se stesso come generatore della serie di numeri, e in quanto rapporto fra sé e il generare.”Un punto di partenza che conduce a misurarsi con l’Altrove.

“Il nucleo inconfondibile, irripetibile dell’individuo è il divino in lui; suo destino specifico è il contatto con l’universale dove il massimo e il minimo si convertono l’uno nell’altro perché sono entrambi un’unità.” – affascinante questione.

Fato: Qualcuno o Qualcosa ha deciso Tutto per te. Destino, hai una minima possibilità di contribure alla tua sorte, perché tutto è Uno, e tu sei Uno. Nella singolarità che precedette il Big or Little Bang, la Piccola o Grande Fuga darebbe più l’idea, tu eri in quel colà, tu eri Il Colà, come tutti il resto, Juppiter compreso. Uno vale uno, perché Tutto è Uno, anche Te.

“Al gran principio di tutte le cose c’era il senza forma, l’essere impercettibile, nonn c’era nessun essere percettibile, pertanto nessun nome. Il primo essere che fu, fu l’Uno non sensibile, il Principio. Si chiama norma la virtà emanata dall’uno che creò tutti gli esseri.” – il Principio divino in cui confidava Albert.

Dualità: “Il prodursi della dualità dall’unità è simboleggiato (in quanto avviene in tono minore) dallo smembramento, dalla divisione del Dio in parti…”, il che mi ricorda qualcosa.

“… l’unità, in minore, va sacrificata, deve diventare serva della molteplicità. Invece in maggiore si espande, emana.” Radiazione di Hawking, di cui esiste solo una teoria fino a oggi non sperimentabile; le fluttuazioni quantistiche, che agiscono appena oltre l’orizzonte degli eventi che circonda il buco nero, producono una coppia di enti, una particella negativa e una positiva.

La prima piomba dentro la singolarità, indebolendola al punto che, prima o poi, che indica un tempo spaventosamente lungo, essa cesserà di esistere, evaporando. L’altra tornerà al mondo, oppure verrà inghiottita. Chissà! In bocca al buco nero a entrambe!

Triade: “La somma dell’uno e del due è lo scambio, la neutralità, la comunicazione, la copula del giudizio. Nel tre ricompare l’uno dopo lo smembramento, in forma ancora immateriale come neutralità, scambio. Diversità (dualità) e necessità (unità) si conciliano nella triade, che è consonanza, cioè il rapporto necessario tra diversi…” Mi astengo da ogni commento, non essendoci alcuna possibilità di effettuare altrettanto assurde correzioni di eventuali e indicibili errori.

Quaternità: “Sulla base del tre (triangolo) si eleva verso il punto dell’uno (vertice) la piramide, che nasce dal rapporto di quattro punti.” – idem come sopra, anche per l’opinione del buon San Bernardo, che c’informa che “quattro figlie di Dio lottano fra di loro: Giustizia e Misericordia contro Verità e Pace.La Giustizia non è fatta di Verità, la Misericordia non ama la pace?

Pentade: “Questo mondo è fatto di cinque realtà: terra, acqua fuoco, aria e il quinto chiamato da alcuni cielo, da altri luce, da altri etere e da altri ancora quintessenza”, a parlare, anzi, a scrivere è Plutarco, in De e apud Delphos, 389e-390), tratta dai suoi Moralia.

Esade: “Il sei designa tutte le direzioni possibili: dritta, manciona, sopra, sotto, davanti, dietro. Secondo Rumi, uno “specchio a sei facce” è il Santo, che butta l’occhio, e tutto il resto, dappertutto e “Dio gli guarda attraverso nelle sei direzioni”.

Eptade:Filone spiega che il sette è unico nella decade perché, a differenza dell’uno, non è generatore ingenerato, né generato non generante come l’otto…” – è un simbolo diversamente unico.

Ottoade:Nelle Upaniṣad gli elementi (etere, aria, fuoco, acqua, terra, mente, mente illuminata o buddhi, coscienza) sono ripartiti secondo il numero otto.” Inoltre, “Otto sono le beatitudini; nelle associazioni psicoanalitiche l’otto è sempre in rapporto con l’infinito e la morte,”

Nonade: secondo il Dante di Vita nova, XXIX,3, Beatrice “fue accompagnata da questo numero del nove a dare ad intendere, ch’ella era un nove, ciò è uno miracolo, la cui radice è solamente la mirabile Trinitade.”

Decina: “Delle dieci Sefirōth della Qabbāìāh, ‘dieci numeri (misure) sospesi al nulla e il vincolo dell’unità stabilito nel mezzo’; uno è ‘lo spirito del Dio vievente, due il soffio dello Spirito, tre…’” e si va avanti fino al dieci. Dieci sono i comandamenti consegnati da Dio a Mosè.

Endeade: “Alle dieci Sefirōth gli Ebrei usavano aggiungere un circolo sopra di esse…”, a volte basta poco per creare un Ēn sōf, non fine, infinito.

Dozzina: “Dodici le ore del giorno, i mesi dell’anno solare, la serie di toni e semitoni dell’ottava. I pitagorici chiamavano dodici il matrimonio definitivo.”

Tredici: “Tredici e quattordici erano le parti del corpo smembrato di Osiride, i mesi dell’anno solare, il tredicesimo è il mese mortale per il sole, rappresenta cioè la luna (il mese) che media tra il cielo (anno) e la terra (giorno); 28 x 13 = 364 giorni.” Infine: “Il significato degli altri numeri si ricava dalla loro composizione.” – misteri per gli “archeologi dello spirito”, scrive Zolla.

Io sto già dando i numeri. Che significa, anche, che sto tentando di verificare il mistero che è dentro di me.

“La natura naturata implica, lascia intuire una natura naturante invisibile esoterica (parola che in greco vuol dire semplicemente ‘più interno’, ossia l’insieme di tutte le intelligenze o cause informanti che l’occhio, pur non scorgendole, indovina nell’opera.” – discorso che non riesco a interiorizzare fino in fondo. L’insieme di tutte le intelligenze o cause: un gruppo, non un unico principio? Da tante altret-tante? Non mi va di accettare l’idea, né di rifiutarla. Ascolto.

“In queste intrinseche forze informatrici la ragione riconosce un linguaggio e una tecnica che sono anche i suoi ma anche smisuratamente più perfetti.” smisuratamente più perfetti, un ossimoro: non hanno misura ma hanno fine.

“Ogni vita comporta un’invisibile interiorità, che ne è la sostanza.” Ci vuole una vista che intra-veda oltre.

Padre Aldo Bergamaschi
Padre Aldo Bergamaschi

“Per coglierla occorre un aggiramento delle forze sensibili, un salto controcorrente quale fa il salmone, simbolo vivente della conoscenza esoterica nelle Scritture norrene.” – una metanoia, direbbe il profeta, ad esempio Padre Aldo Bergamaschi, mio maestro spirituale che non mi trasmise la fede, bensì la speranza. Viviamo in “un campo di trappole”, per cui occorre volare in alto per evitare le fosse e le panie.

“Ogni filosofia o cosmogonia assomiglia a un gioco di bussolotti, ma è vero anche l’inverso, cioè che ogni raggiro mette in luce la Grande Illusione cosmica” – anche un po’ comica, perché bisogna prenderla in ridere.

“In noi dobbiamo accertare la forza più intrinseca ed esoterica che ci suggestiona e regge soprattutto e anche a nostra insaputa, che ci vela e disvela a suo modo la realtà.” – in noi? Nella nostra psiche/anima?

“La fede è la capacità di autoallucinarsi o di configurare in un certo modo la percezione: queste due definizioni sono alternative e anche simultaneamente vere.” La fede è coscienza ma soprattutto in-coscienza. Lasciare libero il mistero che è in noi.

“La fede è l’anima delle merci ed esse quando dilegua la fede, appaiono quel che sono, materia.” – anche l’ostia torna a essere pane con scarso potere nutritivo.

Nel testo si insiste su un punto che mi fa venire in mente il mio conoscente Massimo R., che non legge libri, che non ha la mia cultura, ma che ha in sé un’idea simile a quella qui esposta. Disse una volta: Un uomo che ha letto molto è come una Ferrari, che va più veloce di ogni altra macchina. Però deve avere nel serbatoio la benzina, altrimenti anche una lumaca la supera. E questa benzina, nelle cose di Dio, si chiama benzina.

Pongo a te, spettro di Elémire, e a lui la domanda: se prego, per un qualche motivo mio interno, pare non accendersi nulla. Sono forse guasto? È un problema di batteria? O mi manca la miscela di carburante compatibile con questo catorcio? La sintesi di quel che ho creduto (?) di capire: la fede è un’illusione che serva per avanzare, dove non si sa. Dove non si cadrà, se non Là.

“Si finge che la moneta sia sostenuta dalla possibilità di attingere il Tesoro, ma coll’andar del tempo ci si sente abbastanza forti da confessare che la copertura è una burla, che essa è data semmai dall’impossibilità di rifondere il circolante: imposta non dalle riserve del Tesoro, ma dalla mole del debito pubblico.” Occorre soltanto una briciola di fede per andare avanti e confidare nel futuro. Ma averla!

L’errore di sistema,il mistico era come uno che entrasse in Borsa e pretendesse di smerciare non azioni di miniere di diamanti ma proprio diamanti.” – non aspettative di fatti, ma fatti.

“La Chiesa risolse di disfarsi di ciò che poteva ferirla al cuore. La mistica, suo tesoro, non era di fatto necessaria.” – era come un ramo che offrisse succhi gustosi, ma portatori di infezioni.

Inizio ufficiale del nuovo corso fula condanna del presbitero, mistico e scrittore spagnolo Miguel de Molinos, che aveva osato divulgare, com’egli stesso confessava, l’arte dell’orazione interiore ‘a gente comune, ordinaria e senza importanza’, vale a dire incontrollabile, non vidimabile e liquidabile.” – non irreggimentata.

Per ben più di 30 denari, “la chiesa diventava lo strumento ideale di regno. Difendeva lo Stato dalla minaccia mistica e in seconda istanza garantiva una difesa dalla ‘minaccia dell’irrazionale’.” Ageminata è definita da Zolla la Chiesa nei confronti dello Stato: sapientemente e riccamente intarsiata. Egli cita il pensiero del fisico Olivier Costa de Beauregard che “riscopre che l’energia è mera trasmissione d’informazione e che l’informazione è forma formante.” Forma formante: natura naturata che è a sua volta naturans. Ancora, e per sempre, E = mc2, attualmente la formula meno crollante, più fideisticamente stabile. Olivier credeva nella sintropia, o niroentropia, o sintaxia, o entropia negativa, la tendenza che ha la materia di formarsi, di ordinarsi, non meno autorevole e fatale dell’entropia, l’orientamento al disordine, alla dispersione, al raffreddamento inane e inerte del cosmo, conseguenza, illusoria?, del secondo principio della termidinamica. Chi vivrà, si raffredderà, oppure il Tutto si unirà a sé, chissà.

Una concentrazione ferma e l’estasi immobilizzano il flusso.”? – il punto di domanda è mio, non avendone assunto la caotica fermezza.

“L’uomo, che era stato luminoso, cibandosi di quella terra diventò meno fulgido, e nacque la notte con le stelle e sorsero il giorno, il maschio e la femmina (il moto triadico), donde l’attaccamento: il male, la lotta, la materia.” – fermi tutti, questa è un’ascesi!

“Il corpo dell’asceta in estasi è come morto…” – come Pinocchio, che se non era morto era vivo.

Paracelso dice che ne sortisce l’oleum mumiale, la ‘forma oleosa’ che Jacob Böhme definiva ‘luce dei quattro elementi’: essa li vivifica e ne sortisce un’angoscia di morte. L’esempio è dato dai corpi dei santi essudanti manna: corpi divenuti gloriosi, infusi dalla prima materia alchemica: pietre filosofali.”

Il 29 novembre 1304, ad Amalfi, un vecchio indicò al sagrista la presenza di un liquido che si era formato al di sopra della tomba di Sant’Andrea. In memoria di tale evento, il miracolo si ripete (o, arcanamente, talvolta non si ripete) sei volte all’anno: e la sostanza liquida viene raccolta (quando c’è) dalle autorità religiose del posto, e distribuita alla gente in pezzetti d’ovatta, offrendo al vescovo la chance di ammonire i fedeli.

“La meditazione mahāyāna ha affinato in modo meticoloso la tecnica di addestrare l’immaginazione fino al limite dell’allucinazione volontaria.” Dopo “un addestramento severo come quello che il danzatore infligge al proprio corpo”, o il lettore in casi come il presente, “la fantasia va piegata e snodata”. Occorre: “disciplinarla, disarticolarla, ricomporla, renderla elastica, ubbidiente, remissiva, scattante.” Op-là! Come ammoniva Arnold Shwarzegger: No pain no gain!

“Le teniche mahāyāna insegnano a imprimerle le figure sacre, ad allucinarla a volontà su di esse. Così perdono vigore e sostanza le immagini di una paurosa, aliena potenza che nell’uomo comune, il quale mai ha tentato di intervenire sulle proprie facoltà fantastiche, stanno acquattate al fondo tenebroso della sua persona.” – da notare i quasi impalpabili pleonasmi.

“… incominceranno a muoversi nella vita interiore di chi le ha plasmate.” – in una specie di carosello?

“Cinque sono i Buddha maggiori, collocati ai quattro lati e al centro dei diagrammi cosmici, da meditare a seconda dell’ora, del giorno, della stagione e del bisogno del momento.” Eintein, a suo stesso dire, compì l’errore di credere nella costante cosmologica, per spiegare la dinamica dell’universo. Errore su cui ancora si sta meditando e qualcuno, ancora… Ne fece un altro, e di questo non si parla granché, quando credeva, almeno all’inizio della sua teorizzazione, nella necessità dell’etere onnicomprensivo, che pare non esista fisicamente. Eppure, al suo formarsi, lo spazio (senza materia) fuggiva a una velocità superluminale, di gran lunga superiore a 300.000 km/sec, dovendo formare l’alveo in cui sarebbe stata ricoverato, soltanto in seguito, l’esistente. E se fosse lo spazio etereo? Ecco che non costa nulla immaginare che le quattro dimensioni spazio-temporali, dimorino in quella quinta, ineffabile ed essente.

“Io cammino” deve diventare “c’è il camminare”. Per cui “converrà meditare sull’eco della ‘nostra’ voce, quando, una volta, echeggiata non ci suona più ‘nostra’.” – Quando? “Oppure guardare allo specchio l’espressione mutevole del nostro volto per vincere l’illusione di essere un io.” – di Essere un Io?

“Per riacquistare la quiete dobbiamo uscire da noi stessi, e l’unico mezzo è provare a fondo, senza limite la compassione per ogni creatura vivente.” Pietas!

“L’universo è un’immensa risata.” – ah ah ah!

La scrittura di Zolla, come pochissime altre, fa sobbalzare a ogni passo, a ogni capoverso, a ogni parola, a ogni sillaba, a ogni lettera, a ogni ineffabile vocalizzo, a ogni impalpabile apostrofo.

“Osserviamoli, scomponiamoli, si riveleranno simili alle larghe e lunghe foglie del banano, così strettamente invaginate da simulare un fusto: a sfogliarle a una a una, si scopre che si avvitano sul vuoto.” inguainate non avrebbe reso la folle idea.

“Le singole, svariate realtà che altro non sono se non il loro ritmo?” L’interazione elettromagnetica compie il miracolo della diversità, senza di cui si sarebbe in quel black hole in cui nulla si muove, ma arde soltanto nella singolarità di un Ente Unico e Oscuro.

“Questo è il mondo ‘degli spiriti infernali’, torpido e demente; inerte o furibondo.” – torpido e non torbido.

“Dopo la morte, un sapore accidioso ci attrarrà con il suo sozzo biancore o ci getterà il suo sinistro richiamo, l’orrore puro, il nero inferno.”

Chissà se basterà aver letto e meditato ogni sera, prima di addormentarsi, il Bardo Tödröl?

“Questo è il momento di immaginare il Buddha incrollabile (Aksobhya): calvo, nero-turchino, colmo di compassione per il mondo infernale, dal suo cuore adamantino emana un arcobaleno.” E tu, ormai perennemente stempiato Elémire? Come te la sei spassata in quell’attimo eterno?

Poiché un Dio morto non serve più a nessuno, occorre resuscitarlo, praticandogli la respirazione bocca a bocca: Ohm Ohm Ohm!

“Ricordiamo che non è né vero, né falso, è aldilà di queste categorie. In Lui compassione e vuoto interiore sono tutt’uno.” – se non ha esistenza né non esistenza, perché quella L maiuscola?

Allora “le parti che ci compongono: mente, parola, corpo, appese al filo del respiro sono unificate, sogno e veglia ci si mostrano equivalenti inganni e di diviene l’Incrollabile. Si è pietre filosofali ovvero vive” – Interessante, con la I maiuscola.

Quel tutto non c’entra mai nulla e sempre va ricordato, poiché a thing of beauty is a joy for Ever. Leggerti è stata un’Eterna Emozione, Elémire.

 

Written by Stefano Pioli

 

Note

[1] La parola “vir” è la derivazione latina del greco ἥρως (heros), cioè eroe; derivante dall’arcaico ϝηρως dove la prima consonante viene aspirata, mentre in latino resta v.

 

Bibliografia

Elémire Zolla, Dal tamburo mangiai, dal cembalo bevvi…, Marsilio, 2021

 

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