“Il segreto” di Camillo Loriedo e Chiara Angiolari: la complessità nascosta nel sistema familiare

Il segreto può curare. Ognuno di noi presenta, nella sua mente, zone d’ombra a cui nessuno ha accesso, che costituiscono i nodi delle relazioni familiari. Segreti che possono nel contempo fornire la chiave per lo scioglimento di tali grovigli intricati.

Il segreto di Camillo Loriedo e Chiara Angiolari
Il segreto di Camillo Loriedo e Chiara Angiolari

Una delle radici etimologiche del termine risiede del resto nel verbo cernere, che significa “separare”, “vagliare”, setacciare al fine di conservare qualcosa di utile.

Il saggio “Il segreto”, scritto a quattro mani da Camillo Loriedo e Chiara Angiolari, edito da Raffaello Cortina Editore, affonda nei meandri prismatici e ambigui del segreto familiare, considerato fondamentale, in un approccio sistemico e relazionale, per la comprensione e la cura dei disagi individuali e interpersonali. Come afferma il prefatore del volume Maurizio Andolfi, neuropsichiatra e direttore dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia, si tratta del primo manuale in Italia che illustra come il disvelamento del segreto familiare possa rappresentare un’opportunità terapeutica.

Tenere per sé, occultare i propri segreti agli altri, è un dilemma quotidiano di ogni sistema familiare, dalla cui risoluzione può dipendere il benessere di una famiglia o, viceversa, causarne ferite dolorose e talvolta insanabili. Ciò che rende appetibile la lettura del libro è la scelta di presentare una tematica complessa a un pubblico eterogeneo e non addetto ai lavori di taglio psicologico, attraverso il filtro letterario e cinematografico.

É così che il primo segreto svelato risiede nel drammatico dialogo di una delle più note sedute di psicoterapia della cinematografia mondiale, contenuto nel film Gente comune, diretto da Robert Redford, premio Oscar nel 1981.

Il filmscrivono gli autori del saggioè una straordinaria rappresentazione del peso, tanto protettivo quanto lesivo, del segreto nelle relazioni umane”, perché ne ritrae l’incombente presenza nella tragedia di una famiglia “qualsiasi”. Nel film, come spesso accade nell’esperienza psicoterapeutica, l’emersione di sentimenti segreti come il senso di colpa e la rabbia, dà vita a un processo catartico che permetterà di superarli.

Dopo aver analizzato le componenti elementari dell’anatomia semantica del segreto, ossia la conoscenza superiore, il contenuto, la rilevanza, il detentore, il destinatario, l’occultamento e la rivelazione, il volume ne indaga gli effetti pragmatici, che determinano profonde modificazioni delle relazioni interpersonali. Nonostante la sua natura ambivalente, tale da generare effetti lesivi ma anche protettivi, il libro rassicura sul fatto che il segreto non è necessariamente una modalità comunicativa dannosa e da condannare tout court, né, d’altra parte, si deve ritenere che la rivelazione di segreti sia da considerarsi la scelta giusta in ogni circostanza.

La disfunzionalità intra e interpersonale, infatti, non dipende tanto dal segreto, quanto dal tipo di relazione che produce. Viceversa, per sanare la disfunzionalità non sempre è necessario rivelare il segreto, quanto piuttosto lavorare sulla relazione che lo sottende.

“Il possesso di segreti equivale all’azione di un veleno psichico che estrania dalla comunità chi ne è detentore […], ma in piccole dosi, questo veleno può essere un rimedio inestimabile, addirittura l’indispensabile premessa di ogni differenziazione individuale”, scriveva Jung.

James Hillman
James Hillman

L’individuo cioè avvertirebbe, a livello primitivo, l’irresistibile impulso di detenere dei segreti allo scopo di evitare di confondersi e dissolversi nella dimensione inconscia della comunità. Un concetto, quello dell’importanza della segretezza per l’affermazione dell’individualità, ripreso da James Hillman, lo psicoanalista americano autore de Il codice dell’anima.

You are invisible now/ You have no secrets to conceal” (“Tu sei invisibile ora/ Non hai nessun segreto da nascondere”), cantava il menestrello contemporaneo Bob Dylan nel brano Like a Rolling Stone.

Il segreto, dunque, come valore da custodire gelosamente per preservare la propria singolarità, benché in questa particolare valenza – avvertono gli autori – sarebbe meglio definirlo semplicemente riserbo.

Altro ancora è il concetto di privacy condivisa, che si ha quando “un gruppo di persone, una coppia o una famiglia, avverte la necessità di mantenere concordemente il riserbo su alcune parti comuni della loro esistenza”, allo scopo di proteggersi dal mondo esterno. Ogni cultura, ogni famiglia, ogni individuo ha dentro di sé quali segreti debbano essere custoditi e possano avere un effetto protettivo. Altre volte è invece la rivelazione ad avere effetto cautelare, quando vengono svelate delle verità a chi ha diritto di sapere.

Come sempre, il testo puntella i concetti chiave con esempi artistici. Ed è così che Filumena Marturano rivela a don Mimì Soriano di essere madre di tre figli cresciuti di nascosto, di uno dei quali il suo convivente, da cui è determinata a farsi sposare, è il padre; alle sue ripetute richieste di sapere quale sia dei tre, Filumena, impassibile, risponde sentenziando che “E figlie so ‘ffiglie… E so’ tutte eguale…”. Una rivelazione che ben illustra come il valore lesivo o protettivo del segreto non stia nel contenuto, ma nell’avanzamento delle relazioni che ne deriva.

Più spesso però il bilancio fra danni e benefici dello svelamento non risulta chiaro al detentore, che può essere incapace di calcolare le conseguenze della sua decisione. Concetto efficacemente esemplificato dalla stessa vita di Leonardo da Vinci, costellata di segreti che ne determinano il nome e la stessa carriera. Se non fosse stato figlio illegittimo, di natali ignoti per proteggere l’onorabilità della casata familiare, il genio dell’arte non sarebbe mai entrato nella bottega del Verrocchio ad apprendere la maestrìa delle tecniche pittoriche, deprivandolo però, nel contempo, del rapporto con la sua vera madre.

Le valutazioni arbitrarie circa l’opportunità di rivelare o meno un segreto sono tipiche delle relazioni familiari: pensiamo a tutti gli occultamenti posti in essere dai figli nei confronti dei genitori riguardo alla loro vita privata, al fine di tutelare la propria identità personale; oppure alla rete di protezione che si crea attorno a un malato grave, nascondendogli la natura della sua stessa patologia. Si parla in tal caso di occultamento benevolo.

La parentela si conferma in ogni caso il terreno privilegiato per la coltivazione dei segreti che, pervadendo con onde multiple l’intero sistema relazionale, fanno della famiglia una potente cassa di risonanza emotiva.

Il lavoro, nell’affermare l’importanza del dire o non dire nel determinare relazioni sane o disfunzionali, prosegue il percorso narrativo illustrando anche l’effetto lesivo del segreto, stabilendo una scala di “lesività”, per facilitare la scelta dell’approccio terapeutico più adeguato. È innegabile infatti che un abuso intrafamiliare negato possa avere effetti drammaticamente più lesivi rispetto al nascondere un brutto voto a scuola, per quanto la valutazione di danno da occultamento sia soggettiva, in relazione alla risonanza emotiva di ognuno, oltre che a numerose e complementari variabili personali e socioculturali.

Camillo Loriedo e Chiara Angiolari
Camillo Loriedo e Chiara Angiolari

Sulla base dell’entità del danno prodotto dall’occultamento di un segreto, gli autori suddividono i segreti lesivi in tre categorie: il segreto tossico, che danneggia in maniera significativa la relazione e le persone coinvolte in essa, senza indurre alcuna patologia conclamata; il segreto patogeno, in grado di produrre una patologia di ordine medico o psichiatrico; e il segreto pericoloso, che copre un’azione criminosa o illecita tale da mettere a repentaglio la vita o l’incolumità di una o più persone. Con l’avvertenza che talvolta la rivelazione potrebbe dimostrarsi non meno dannosa dell’occultamento.

L’accurata analisi del segreto familiare illustra poi le costellazioni interattive che la gestione del balance mistero/rivelazione può determinare in casi di psicopatologia all’interno del contesto parentale; nei contesti in cui siano presenti disturbi alimentari, in cui la famiglia protegge i segreti evitando la comunicazione emozionale; e nell’isteria, in cui il soggetto interessato vuol far sapere i propri segreti e il resto della famiglia non li vuole conoscere, determinando in tutti questi casi paradossi o cortocircuiti nella comunicazione.

Il saggio si conclude con l’illustrazione degli approcci terapeutici basati sul segreto, considerato come un costrutto complesso, in cui non vi è spazio per una verità assoluta, ma per una serie di strategie che si alimentano di incertezza alla ricerca di possibili soluzioni a problematiche concrete, di volta in volta perseguibili e negoziate con la famiglia interessata. Il fine ultimo del lavoro del terapeuta è quello di operare per trasformare le relazioni nel profondo e ricucire le trame familiari sfaldate dal lavorio sotterraneo del segreto.

Il segreto dunque può avvelenare le relazioni, depositandosi al fondo della coscienza individuale o familiare ed esercitando un’azione occulta capace di condizionare il comportamento e la vita di molte persone. Al pari di una lotta, riduce alcuni alla prigionia del non detto, investendo altri del potere del controllo, permettendo di stabilire alleanze inedite e rompere equilibri consolidati. Laddove l’alleanza vincente è quella stabilita col terapeuta, a patto che si basi su un rapporto di collaborazione e di reciproca fiducia, finalizzato al raggiungimento di obiettivi concordati e condivisi.

In conclusione, il segreto emerge dalla illuminante trattazione, non solo come un’arma potente di dispiegamento e chiarificazione delle relazioni familiari, ma anche come straordinario mezzo di rivelazione del sé e dell’irriducibile bisogno umano di empatia e condivisione.

 

Written by Maggie S. Lorelli

 

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