“Il canto dell’allodola” di Willa Cather: un’anima eletta baciata dalla sorte

La lodola perduta nell’aurora si spazia, e di lassù canta alla villa, che un fil di fumo qua e là vapora”.

Il canto dell'allodola - Photo by Tiziana Topa
Il canto dell’allodola – Photo by Tiziana Topa

Così canta Giovanni Pascoli in Myricae. L’allodola, che con il suo canto annuncia il giorno, è fonte di ispirazione per tante generazioni di artisti. Da Dante a Shakespeare, che la definisce “messaggera del mattino”, da Percy Bysshe Shelley fino a Baudelaire, essa è protagonista di liriche e prose.

Sotto forma di metafora questo animale compare nel titolo di un’opera del 1915, Il canto dell’allodola (Fazi Editore, 2019, pp. 573, trad. di Giuseppina Oneto), monumentale romanzo di Willa Cather che fa della musica e dell’abilità canora la spina dorsale della vicenda e la colonna sonora – è il caso di dirlo – del vissuto della protagonista.

Thea Kronborg vive a Moonstone, piccolo centro polveroso del Colorado. È la figlia del reverendo Peter, pastore metodista; studia pianoforte dal professor Wunsch ed è una giovane e talentuosa promessa della musica.

Wunsch, anima inquieta e girovaga, lascia il paese e Thea ne raccoglie l’eredità didattica: a quindici anni ella è la nuova insegnante di piano di Moonstone. La Kronborg ha un caro amico, molto più grande di lei, Ray Kennedy, il quale lavora nelle ferrovie. Egli nutre progetti matrimoniali verso Thea ma un destino beffardo lo porta via nel fiore degli anni.

All’indomani della morte di Ray i Kronborg scoprono che il giovane ha stipulato un’assicurazione sulla vita a favore della ragazza affinché ella possa andare a Chicago per perfezionarsi nello studio della musica.

In questo viaggio verso la metropoli Thea è accompagnata dal dottor Archie a cui la lega una bella amicizia; in città la Kronborg inizia a prendere lezioni di piano dall’insegnante ungherese Andor Harsanyi. Costui intuisce che il futuro della giovane non è lo strumento ma il canto, arte nella quale Thea è particolarmente dotata. La indirizza quindi dal maestro Bowers, uomo dai modi bruschi ma dotato di grande professionalità.

Nel suo studio Thea incontra Fred Ottenburg con il quale intreccia un rapporto sentimentale, senonché l’uomo è già sposato. Su esortazione di Fred, Thea si reca in Germania a studiare canto, aiutata economicamente dal dottor Archie.

Ritroviamo i personaggi dieci anni più tardi, tutti cresciuti e maturati e con un arricchito bagaglio di esperienze, soprattutto Thea la cui vita subirà una svolta decisiva.

Thea è il nome di una rosa; come un fiore ne assistiamo allo sbocciare alla vita e all’arte, ne seguiamo la crescita umana e professionale. Ella è una di quelle anime elette baciate dalla sorte la quale ha elargito un dono, una scintilla che è quella del talento musicale e di una voce che affascina e irretisce chi l’ascolta.

È la madre la prima ad accorgersi di tale dono e spinge la figlia a lanciarsi nella musica. Michelangelo diceva che la forma è insita nel blocco di pietra e sta all’artista tirarla fuori. Allo stesso modo, dopo anni trascorsi a esercitarsi al piano, Thea trova in Harsanyi il suo mentore che sbozza il blocco in cui è imprigionata la sua voce melodiosa.

Ci vuole un grande caos per generare una stella danzantediceva Nietzsche; ebbene, nel magma informe della coscienza di Thea esplode la luce che dissipa le tenebre e le apre la strada alla carriera di cantante. È una gestazione lunga e dolorosa perché il cammino verso il successo è lastricato di ostacoli e difficoltà, di passi avanti e ritorni indietro. Ma Thea, da buona svedese con ascendenze norvegesi, ha un piglio tenace e caparbio e, scoperto il proprio talento, lotta ostinatamente per realizzare il suo sogno. Per questo da Moonstone tenta l’avventura a Chicago per poi spingersi in Germania, sempre animata dal suo ideale.

L’esperienza di Chicago segna una cesura, uno strappo nella vita di Thea, la quale comprende che la sua infanzia è ormai conclusa. Moonstone è piccola, troppo limitata per le sue velleità; Chicago è invece l’occasione da cogliere, la mela da mordere; New York è il teatro del trionfo. Eppure Thea resterà per sempre legata con il cuore a Moonstone, con gli occhi della mente continuerà a guardare le dune di sabbia colorata che la affascinavano da piccina, a immergersi nel giardino dei Kohler o a odorare i fiori notturni della signora Tellamantez.

“Estate svedese”, come viene definita, bellissima, fin da piccola la Kronborg emana un’aura che irretisce gli uomini che le gravitano intorno, tutti platonicamente innamorati di lei e del suo sacro fuoco. Ray Kennedy, leale amico, il dottor Archie e Fred Ottenburg, entrambi ingabbiati in matrimoni grigi e naufragati con donne che escono sconfitte dal paragone con la vitalità di Thea; e poi Wunsch e Harsanyi: tutti costoro assurgono al ruolo di numina tutelari nei confronti della giovane, vezzeggiata e coccolata come una stella in erba ma altresì rimproverata e spronata.

Willa Cather
Willa Cather

Anche la zia Tillie nutre per Thea un’ammirazione che sconfina nella venerazione e vive attraverso i successi della nipote. Quest’ultima è una di quelle donne che sacrificano gli affetti e la vita privata sull’altare della perfezione artistica, in ciò ricordando quasi Jo March con la quale condivide la dedizione all’affermazione professionale, entrambe diffidenti verso il matrimonio salvo poi cedere al richiamo del talamo nuziale.

L’arte rappresenta per Thea lo sforzo di creare un guscio, una protezione in cui imprigionare e custodire il momento fuggente che è la vita.

Nel canto, si usavano come suo contenitore la gola e le narici, si tratteneva nel respiro, catturandone il flusso in una scala di intervalli naturali”.

La musica è per la Kronborg non solo una passione e una vocazione ma un modo per esperire la realtà; essa ne trasfigura ogni aspetto attraverso il suo potere sublimatore, regalando emozioni e sensazioni. È una forma d’arte immateriale e materiata di sentimenti forti, quasi violenti, che abbatte le barriere dell’umana comunicazione. E la voce, quella voce di allodola che interpreta sempre nuovi personaggi, permette a Thea di vivere mille vite; le modulazioni danno corpo alle risonanze emotive come la luce che si riflette su un cristallo e si rifrange in un arcobaleno di colori.

La voce non è uno strumento che si trova pronto per l’uso. La voce è personalità. Può essere grande come un circo equestre o comune terriccio”.

E quella di Thea comune non lo è di certo; per la ragazza è un’esplosione di vitalità, leggerezza nelle fibre del corpo e potenza forsennata nel sangue.

Willa Cather ci regala un romanzo di formazione a tutto tondo: tale processo non riguarda solo Thea ma anche i personaggi – quasi tutti maschili – che ruotano intorno a lei. Già adulti all’inizio della vicenda, costoro diventano uomini maturi che si sono lasciati alle spalle i turbamenti giovanili in una nuova dimensione intimista di pacatezza.

Con una prosa elegante la Cather sonda in profondità i recessi della psiche rappresentando con garbata potenza il progressivo risveglio di una coscienza fino all’epifania della propria vocazione. È una prosa onesta e sincera, che non blandisce, non illude ma ammonisce che per fare della propria vita una fiaba occorre passare attraverso ostacoli e peregrinazioni e, sì, smarrire la strada. Per poi ripartire più forti di prima con tenacia e disciplina.

A Moonstone tutto inizia, a Moonstone tutto finisce; Il canto dell’allodola esibisce la struttura circolare della ring composition.

Moonstone, il paesino che evoca la pietra e la Luna e che ha dato i natali a una Stella, grande fra le grandi.

 

Written by Tiziana Topa

 

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