Gino Paoli: il poeta della malinconia

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“Quando sei qui con me, questa stanza non ha più pareti, ma alberi, alberi infiniti… questo soffitto viola no, non esiste più, io vedo il cielo sopra noi.”

Gino Paoli citazioni
Gino Paoli citazioni

La sua voce, roca e inconfondibile, ha raccontato per oltre sessant’anni amori impossibili, estati infinite e la malinconia di un uomo che, pur avendo tutto, cercava sempre qualcosa di più. Questo era Gino Paoli.

“Tu sei un attimo senza fine, non hai ieri, non hai domani. Tutto è ormai nelle tue mani, mani grandi, mani senza fine.”

Gino Paoli nasce a Monfalcone il 23 settembre 1934, ma la sua storia si lega indissolubilmente a Genova, dove la famiglia si trasferisce quando lui è ancora bambino. Lasciata Monfalcone, si ritrova a Genova senza sapere che sarebbe diventato uno dei padri della canzone d’autore italiana.

Genova, però, non sarà solo un rifugio: sarà la culla del suo mondo musicale. Qui, nei locali fumosi e tra le strade del centro storico, Paoli incontra un gruppo di ragazzi destinati a cambiare la musica italiana: Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Fabrizio De André e Umberto Bindi. Insieme, avrebbero dato vita alla leggendaria “scuola genovese”. Anche se, come ha avuto modo di dire Ivano Fossati, “scuola” non è proprio il termine giusto. Si trattava di artisti votati alla musica che condividevano la stessa passione per la chanson francese e per Georges Brassens, ma ciascuno aveva un proprio stile.

Paoli arriva alla musica quasi per caso: faceva il pittore e solo quando un amico gli chiede di incidere delle canzoni, scopre il suo talento musicale.

Il 1960 è l’anno della svolta. Con La gatta, un brano autobiografico, ottiene il primo successo. Ma a consacrarlo come un cantante amato dal pubblico, rendendolo immortale, è Il cielo in una stanza, forse la canzone d’amore più famosa della musica italiana. Paoli la scrive dopo un incontro con una donna di strada, ma il contenuto del testo va oltre: il brano racconta quell’incontro con delicatezza e una poetica struggente.

“Descrivere l’abbraccio amoroso è praticamente impossibile, così ho trovato questa tecnica: ci giro intorno e il non detto arrivo a suggerirlo con l’ambiente.”

Il pezzo, in un primo momento, non viene accolto con entusiasmo. Molti discografici lo rifiutano, e un’amica cantante lo definisce con parole veramente deleterie. A credere in quel testo particolare, dato il contesto sociale ancora intriso di perbenismo, è Mogol, che ne propone l’interpretazione a Mina. Da quel momento, il brano ottiene un successo strepitoso, e a Paoli viene riconosciuta una vena artistica non comune, che lo pone fra gli autori musicali di primissimo piano.

Nel 1961 scrive Senza fine, dedicato alla cantante Ornella Vanoni, suo grande amore: una canzone che ancora oggi emoziona per la sua intensità. La grandezza di Gino Paoli sta nella capacità di parlare del quotidiano o del transitorio, e trasformarlo in assoluto, regalando agli ascoltatori attimi senza fine. Con Vanoni, Paoli vive una storia d’amore tormentata e profonda, che avrebbe segnato entrambi per sempre.

Il culmine del successo arriva nell’estate del 1963 con Sapore di sale. La canzone, arrangiata da Ennio Morricone con il sax di Gato Barbieri, diventa il simbolo di un’epoca, quasi un inno alla spensieratezza dell’estate vissuta all’insegna di storie d’amore importanti. È dedicata a Stefania Sandrelli, altro suo grande amore, che gli darà una figlia.

Eppure, proprio nel momento di fama professionale e sentimentale, Paoli tocca il fondo. Con una vita privata tormentata, già sposato con Anna Fabbri e con un figlio, si innamora della giovanissima Stefania Sandrelli, allora minorenne. Incapace di gestire una situazione sentimentale difficile e lo scandalo che ne consegue, in un’epoca in cui le convenzioni sociali giocavano un ruolo importante, Paoli compie un gesto estremo.

Era il 12 luglio 1963 quando Paoli si spara un colpo di pistola al cuore. Il proiettile, miracolosamente, si ferma nel pericardio senza intaccare il miocardio. I medici decidono di non estrarlo: un intervento gli sarebbe stato fatale. Da quel giorno, per oltre sessant’anni, Gino Paoli ha vissuto con un proiettile conficcato nel petto, vicino al cuore.

Dopo il tentato suicidio, la carriera di Paoli subisce un lento declino. Negli anni Settanta pubblica album apprezzati dalla critica ma non dal pubblico, allontanandosi progressivamente dalla musica. Attraversa una crisi profonda, segnata anche dall’uso di alcol, come dichiarato dallo stesso Paoli in una lunga intervista rilasciata al giornalista Aldo Cazzullo, nella sua bella casa di Nervi.

Ma il talento artistico, come ben si sa, è una qualità che non muore mai. Nel 1984, Paoli torna sulle scene con Una lunga storia d’amore, un brano maturo e malinconico che riconquista le classifiche e il cuore del pubblico. Seguono anni di rinnovato successo, con canzoni come Quattro amici, che nel 1991 gli vale la vittoria al Festivalbar nella sezione Interpreti.

Negli ultimi anni, Paoli si riavvicina alle sue radici jazz, esibendosi in concerti più intimi e raffinati accanto a grandi musicisti come Danilo Rea, fino all’ultimo album del 2019, Appunti di un lungo viaggio.

Gino Paoli non è stato solo un musicista, ma anche un uomo di profondo impegno civile. Si autodefiniva anarchico, ma viene eletto deputato nel 1987 nelle file del Partito Comunista Italiano. Ricoprì anche l’incarico di assessore alla Cultura ad Arenzano e, dal 2010 al 2012, fu Presidente della SIAE.

La sua vita privata è stata animata, così come le sue canzoni. Due matrimoni, il primo con Anna Fabbri (da cui nacque Giovanni) e il secondo con Paola Penzo (madre di Nicolò, Tommaso e Francesco), e una figlia, Amanda, avuta dalla relazione con Stefania Sandrelli.

Un dolore immenso lo colpisce nel marzo 2025, quando il figlio Giovanni muore improvvisamente per un infarto. Forse, un dolore che l’ha avvicinato maggiormente alla sua dipartita il 24 marzo 2026, all’età di 91 anni, nella sua amata Genova.

Con lui se ne va uno dei padri della canzone d’autore, un poeta che ha saputo raccontare l’amore, la malinconia e la vita con una sincerità disarmante. Tuttavia, restano le sue canzoni che hanno fatto sognare, e tuttora continuano a far sognare.

Ogni estate, quando sentiamo Sapore di sale, ogni volta che ascoltiamo Il cielo in una stanza, Gino Paoli sembra essere ancora lì, con la sua voce roca e il suo proiettile nel cuore, a ricordarci che la vera poesia è fatta di vita vissuta, di passioni estreme e di una malinconia che sa essere, allo stesso tempo, dolcissima e straziante.

“Suona un’armonica/ Mi sembra un organo/ Che vibra per te e per me/ Su nell’immensità del cielo.”

 

Written by Carolina Colombi

 

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