“Una grande storia d’amore” di Susanna Tamaro: un incontro del tutto casuale

Nel grande e fino ad allora perfetto puzzle della mia vita mancava una tessera. Quella tessera eri tu.” – Susanna Tamaro

Una grande storia d’amore di Susanna Tamaro
Una grande storia d’amore di Susanna Tamaro

Durante la presentazione online con la libreria Rinascita di Ascoli Piceno della sua ultima fatica letteraria, Una grande storia d’amore, Susanna Tamaro ha dichiarato che arriva sempre, nella carriera di un autore, il momento di scrivere un libro dal titolo impegnato, proprio come il suo.

Il titolo già promette bene e, alla luce della lettura, risulta ben speso.

Colpisce soprattutto che la voce narrante del romanzo sia affidata al protagonista maschile della storia che racconta in prima persona, con focalizzazione interna, dunque, i fatti.

La narrazione, inoltre, viene portata avanti come una sorta di dialogo continuo con il personaggio femminile, co-protagnista delle vicende. Chi narra dà ripetutamente del tu alla sua interlocutrice, in un confronto serrato e vivace.

Risalta, infine, l’incessante sfasamento fra i piani temporali messo in atto dalla voce narrante che inizia in medias res a raccontare dei fatti presenti per tornare indietro al passato, per portare avanti poi un gioco avvincente tra attualità e anteriorità; non mancano, inoltre, aperture verso il futuro come si evince dal finale della storia, che rimane aperto.

Andrea è ormai anziano e solo. Si trova in un’isola, nella casa che lui e Edith hanno scelto come loro abitazione a partire da un certo punto della loro vita, per motivi che si capiranno leggendo il libro. Anche se in modo non esplicito capiamo che si trova sulla costa tirrenica.

Dal presente, interloquendo con la sua amata, inizia a ricordare il loro primo incontro del tutto casuale. Lui era il capitano di un traghetto che faceva tratta da Venezia al Pireo e su questo traghetto c’era lei: una giovane donna ribelle e nutrita di ideali comunisti, completamente diversa da lui. Di fatto, il loro primo incontro è uno scontro.

Il caso è del resto benevolo, in quanto permette loro di incontrarsi quasi subito di nuovo, ma anche in altri momenti nel prosieguo della storia. Andrea, un uomo forte, razionale, il cui futuro sembra ormai scritto, comincia a non poter fare a meno di lei e a cercarla, tanto che arriva a dire: “Prima dei cellulari, incontrare la persona desiderata dipendeva dalla caparbietà e dalla fortuna”.

Inizialmente non riesce ad accettare questa dipendenza, cercando di convincersi che dovrebbe tirare dritto sposando Erica, la ragazza perfetta con cui sta e che la renderà sicuramente felice.

Quanta ironia o meglio, quanta (voluta) ingenuità nel confronto che Andrea fa tra Edith ed Erica! Da questo confronto dovrebbe vincere Erica, invece non c’è storia.

Come tipico di molto uomini nella vita reale, Andrea non sceglie la sicurezza, ma l’insicurezza: “Quali garanzie mi davi tu? Nessuna. Quali garanzie mi dava Erica? Tutte. Purtroppo la vita degli esseri viventi difficilmente si fa rinchiudere nella serenità di un’addizione. Anzi, spesso per ragioni misteriose, ci sentiamo fatalmente attratti dalla forza della sottrazione”.

Si coinvolge sempre di più in una storia che non gli dà mai certezze, in cui sembra che sia sempre lui a dare di più e a ricevere di meno. Anzi chi legge spesso trova inaccettabile il comportamento di lei, sempre sfuggente, a tratti egoista, se non infantile. Tanto che viene da chiedersi se sia proprio così o se faccia di proposito. Non nego che spesso mi ha innervosita, almeno nella prima parte del romanzo. Eppure, paradossalmente, è proprio questo fattore che tiene in vita a lungo la loro storia che, tra diversi e imprescindibili tira e molla, si mostra longeva e sempre più seria e profonda. Non per questo, però, priva di colpi di scena, segreti, omissioni. Nonostante tutto, lui la perdona sempre, anche quando non vorrebbe. Perché ne è succube e perché, come già detto, gli uomini sembrano innamorarsi di più quando la donna non dà loro garanzie.

Detto questo, però, Andrea non si riduce mai completamente ad uno zerbino: “In fondo, ciò che ci ha unito è stato anche l’essere entrambi persone solitarie. Avevamo i nostri spazi interiori e sono stati questi spazi a permetterci di navigare uno accanto all’altra così a lungo con un certo livello di armonia. Nessuno dei due si è mai annullato né è stato fagocitato dall’altro. Essere uniti, rimanendo diversi. Ci tenevo molto a questo concetto. Lo ritenevi l’unica possibile forma di libertà all’interno di una coppia stabile”.

Anzi, in alcuni momenti importanti e decisivi della trama, egli emerge come uomo orgoglioso, coraggioso, fermo nei suoi valori, come del resto il suo nome stesso sembra evocare. Come si evince dalla storia, e per esplicita affermazione dell’autrice, molta cura è stata data alla scelta dei nomi, in quanto essi sono forieri di significati ben precisi: così Edith ècolei che cerca la felicità”.

La buona riuscita della storia, inoltre, sta nel fatto che per molto tempo, il lettore non sa se i due si sposeranno e se lei, alla fine, sia di nuovo fuggita o meno, oppure se tornerà ancora. Quindi il lettore si muove sempre tra un passato e un futuro in cui certi (ma fino ad un certo punto) sono solo gli spazi che cambiano sempre, da Venezia a Livorno, passando per l’ Estremo Oriente e il Nord Europa.

Susanna Tamaro - Photo by Andreas Bohnenstengel
Susanna Tamaro – Photo by Andreas Bohnenstengel

Per quanto riguarda il tempo in cui le vicende sono ambientate, non ci sono riferimenti ben precisi, tuttavia capiamo nel complesso che essa abbraccia un arco che va sostanzialmente dagli anni Cinquanta del Novecento fino ai giorni nostri: la voce narrante la ripercorre a ritroso.

Altro elemento di rilievo è, infine, la trasformazione di questo sentimento travolgente in qualcosa che, pian piano, richiede certezze, una quotidianità, una sorta di vita borghese, seppure mai in modo definitivo.

Infine, la più grande dimostrazione d’amore che Andrea può rinnovare nei confronti di Edith, anche a distanza, è il fatto di entrare nel suo mondo, mettendosi a fare ciò che faceva lei, come allevare le api, nonostante sulle prime egli fosse spaventato da questi esseri. Troverà in questo un modo per sopravvivere al dolore della solitudine e ai tanti lutti che hanno attraversato la sua vita e quella di Edith. Si tratta di dolori che spesso hanno rimesso in discussione la loro precaria stabilità, sempre raggiunta con grande sforzo, ma mai il loro amore. Quest’ultimo, forse, è destinato ad avere un’altra opportunità, seppure, è il caso di dirlo, mutatis mutandis.

Anche in questo caso, il merito è di Andrea che, secondo me, è tra i due i personaggi più riusciti. Questo è evidente del resto anche nei momenti in cui emerge anche il punto di vista di Edith.

In questi passaggi certamente lei si riscatta, non solo perché capiamo i motivi di certe sue azioni apparentemente ingiustificabili, ma anche perché lei riconosce al suo capitano molti meriti, tra cui il più importante è il seguente: “Un’ultima cosa, mio caro amatissimo Andrea. Volendo fare – dopo tutti questi alti voli – i conti della serva, credo di poter dire che tra noi due tu sei quello che ha dato di più, per questo non posso che dirti grazie e prometterti che da domani in poi cercherò di riequilibrare i conti”.

Pur nella loro diversità, tuttavia, i due innamorati vivono ciascuno di luce propria ed emergono attraverso il loro carattere e le loro azioni: per questo la storia fa benissimo a meno della loro dettagliata descrizione fisica (quest’ultima ricorre solo sporadicamente e si sofferma solo su pochi dettagli), o di scene di amore fisico.

Insomma le quasi trecento pagine di questo romanzo, distribuite in trenta capitoli mediamente brevi, si leggono voracemente e con grande passione: lo consiglio certamente per affrontare al meglio questa giornata in cui ricorre San Valentino!

Buona lettura nell’equilibrio, mai scontato dell’amore!

Ad maiora, semper!

 

Written by Filomena Gagliardi

 

Bibliografia

Susanna Tamaro, Una grande storia d’amore, Solferino, Milano 2020, 284 pagine,17 euro

 

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